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domenica 19 maggio 2024

domenica 8 marzo 2020

“Sono stato qui.”


Olga Tokarczuk



La vita mi è sempre sfuggita dalle mani. Ho sempre e solo trovato delle tracce, i resti della sua muta. Quando riuscivo a determinarne la posizione, lei era già da un’altra parte. Trovavo solo dei segni, come quelle scritte sui tronchi degli alberi nei parchi:
“Sono stato qui.”

I vagabondi


venerdì 18 ottobre 2019

non hanno neppure una reale autobiografia





Alla fine i soggetti ambigui, non avendo una reale identità
non hanno neppure una reale autobiogravia
non sono in grado di raccontarsi
come non sono in grado di rappresentarsi

Riccardo Dalle Luche, Simone Bertacca


Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo

Fernando Pessoa

La stessa maschera non si sente come una maschera
Ma guarda di fuori di sé con gli occhi mascherati.
Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo

Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo
Sul nostro contenitore dell’anima, così quando,
Se per un mero gioco, l’anima stessa si smaschera,
 
Sa d’aver tolto l’ultima e aver mostrato il volto?
La stessa maschera non si sente come una maschera
 
Ma guarda di fuori di sé con gli occhi mascherati.
Qualunque sia la coscienza che inizi l’opera
Sua, fatale e accettata sorte è l’ottundimento.
 
Come un bimbo impaurito dall’immagine allo specchio
Le nostre anime, fanciulle, rimangono disattente,
Cambiano i loro volti conosciuti, e un mondo intero
Creano su quella loro dimenticata causa;
 
E, quando un pensiero rivela l’anima mascherata
Esso stesso non va a smascherare da smascherato.
 


Fernando Pessoa
(trentacinque sonetti
 

 

giovedì 17 ottobre 2019

dimentica ciò che vuole

Buenas noches




La mente è subdola
dimentica ciò che vuole e ricorre a immagini ingannevoli
 
Gioconda Belli
Le febbri della memoria
Perchè ci accaniamo a tenere in vita
il nostro cadavere?

venerdì 27 settembre 2019

mai sicuri di ciò che siamo o di ciò che crediamo di essere

Fernando Pessoa
Tutta la vita dell'anima umana è un movimento nella penombra. Viviamo in un'incertezza della coscienza, mai sicuri di ciò che siamo o di ciò che crediamo di essere. Nei migliori di noi c'è la vanità di qualcosa e c'è un errore di cui non conosciamo l'angolo.
 
Siamo qualcosa che accade nell'intervallo di uno spettacolo; a volte, attraverso determinate porte, intravediamo quello che forse è soltanto lo scenario. Tutto il mondo è confuso come voci nella notte.

Fernando Pessoa
Il libro dell'inquietudine


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domenica 22 settembre 2019

se non siamo consapevoli non possiamo definire la nostra identità





Noi, infatti, non potremmo dichiarare la nostra identità, definirla come Io, se non avessimo la possibilità di riconoscere come “nostri” comportamenti, pensieri e sentimenti che ci appartengono intimamente.

Contemporaneamente, però, non potremmo neppure riconoscere il mondo se il ricordo non ci fornisse quelle basi solide sulle quali erigiamo relazioni fra gli oggetti, incaselliamo eventi e situazioni che altrimenti ci apparirebbero costantemente nuovi e sconnessi, simili ad apparizioni rapide e discontinue. La realtà, dunque, nasce dalla memoria.

l’aspetto più importante non riguarda la verosimiglianza dei nostri ricordi con la realtà e non ha una grande importanza se il nostro racconto sia più o meno conforme ai fatti, così come sono realmente accaduti, ma riguarda ciò che ricordiamo di aver fatto, le motivazioni che ci hanno spinto ad agire, piuttosto che le azioni stesse;

le situazioni nelle quali abbiamo scelto determinati comportamenti, piuttosto che i comportamenti stessi, cioè il “che cosa” abbiamo fatto; il tessuto relazionale sul quale abbiamo agito, piuttosto che il semplice rapporto con questa o con quella persona.



Giacomo Dallari






L’identità deriva quindi dalle scelte, consapevoli o meno, che una persona fa all’interno di un sistema che si va strutturando nel tempo e, soprattutto, in funzione degli altri. E tali scelte sono la risultante di un processo nel quale la memoria ricopre un ruolo dominante e funzionale. Nel rapporto fra memoria e identità non va quindi sottovalutato il fatto che nel corso della nostra esistenza ricopriamo ruoli differenti, abbiamo cioè molte identità dissimili, ausiliarie e aggiuntive e, in definitiva, possediamo diverse memorie di noi stessi.

Giacomo Dallari


identità





Identità:
"identità individuale, intesa come insieme di credenze, valori, atteggiamenti e inclinazioni che contribuiscono a strutturare la personalità di ciascuno"
Se non riusciamo a costruire una idenità profonda e consapevole
la nostra memoria sarà labile e instabile
non saremo capaci di sentimenti profondi
saremo preda dell'inconscienza, dell'instabilità e della manipolazione.



mercoledì 4 settembre 2019

un individuo “profondamente superficiale” e "inconsapevole"





L’ambiguo non è governato da sentimenti profondi e stabili ma frammentati perché legati invariabilmente alla sensazione di gratificazione e di protezione che in un dato momento una certa situazione o relazione può dargli. Anche se non è propriamente un soggetto "interessato" (cioè mosso da motivi di pura convenienza materiale) si salda immediatamente con le situazioni o relazioni che lo rassicurano e non gli richiedono di mettere in giuoco le sue carenti capacità affettive ed identitarie. L’ambiguo, in una parola, è un individuo "profondamente superficiale", come si definisce la pesciolina seduttiva in "Shark Tale".
 
Raramente è possibile trovare una certa consapevolezza nelle personalità ambigue che, nel momento in cui sono confrontate con i conflitti che creano, reagiscono con modalità molto confuse, "immediate", artificiali, a volte emotivamente discontrollate, ma senza mai poter prendere un vero e proprio insight, una vera e propria consapevolezza su se stesse. E’ l’osservatore invece ad avere intense reazioni di fronte ai loro improvvisi e inattesi cambiamenti comportamentali che generano talora iniziale incredulità, uno stupore perplesso, "lasciano di stucco" e, successivamente, impongono la necessità di rivedere criticamente l’evoluzione di questo rapporto per ristrutturare la loro immagine (internalizzata dai partners) di fronte all’incredibile mutamento della relazione il rapporto.
 
Spesso questi improvvisi viraggi inducono il partner a ricercare, indagare, scoprire e svelare nei soggetti ambigui rapporti simili in altri contesti, "altre identità", la presenza contemporanea di modi di pensare, percepire e sentire antitetici o comunque non compatibili con quelli mostrati nella relazione originaria. Il vissuto di assenza di coerenza, di tradimento, di falsità, di inautenticità successivo allo svelamento dell’ambiguo, viene poi rafforzato dalla mancanza di conflittualità interne a queste personalità che, anche se confrontate con la loro incoerenza, tendono a minimizzarla, come se non fosse successo niente. L’ambiguo non riconosce alcuna contraddizione nell’assumere posizioni antitetiche
 
Il loro stile predilige, l'omissione, la mezza verità, il depistaggio e l'insabbiamento. Se costretti allo smascheramento si allontanano bruscamente. Trincerandosi dietro un fastidio sdegnato di fronte ad ogni richiesta di chiarimenti, danno l’impressione di una pura esigenza di riservatezza. Sentono di essere sempre giustificati nelle proprie azioni delle quali vedono soltanto il lato positivo.
 
Lo svelamento di questa strategia mimetica è intollerabile per l’ambiguo che si vede costretto o alla fuga o alla soppressione del testimone dei suoi deficit, cioè alla distruzione della relazione.
 
Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,





domenica 9 luglio 2017

uno stato di bisogno non svelabile


Se esaminiamo l’ambiguità da un punto di vista psicologico, se ne possono distinguere due tipi. Il primo può essere considerato "normale", è infatti semplicemente uno stile cinico che nasce dalla necessità di mantenere un potere (politico o economico, di leadership, legato alla bellezza, all’intelligenza, al sex appeal etc..) nel contesto di una determinata relazione.
 
Il secondo, al contrario, appare meno comprensibile, talora incongruo rispetto ad un contesto, perché nasce dalla necessità soggettiva, per chi lo attua, di difendersi dalla percezione di una mancanza di potere legata a qualche difetto personale, di coprire cioè uno stato di bisogno, impotenza o inadeguatezza segreto, non ammesso e comunque non svelabile.
 
Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,

lunedì 19 giugno 2017

Persone interrotte


Quante volte sono stata interrotta
E tu
E tu
E tu
quante volte lo siamo stati?


 
Persone interrotte

Io troppe volte
Mi sono separata da me
 
E tu,
Tu quante volte hai dovuto?
 
E tu, invece,
Tuo malgrado?
 
Ho letto un giorno un libro
"La ragazza interrotta"
 
Il titolo mi fulminó
Noi tutti lo siamo stati
 
Quante volte sono stata interrotta
E tu
E tu
E tu
quante volte lo siamo stati?
 
Riuniamo questi pezzi
E incolliamo questi io, me, se e te
 
Che poi i pezzi
possono confondersi
e non ci rimontiamo più

D.N. 16/06/2017



Vermeer, Ragazza interrotta mentre suona
Avevo dei problemi con i motivi geometrici. Tappeti orientali, pavimenti piastrellati, tende stampate, cose di questo genere. Con i supermercati era particolarmente dura, per via dei lunghi e ipnotici corridoi a scacchi. Quando guardavo queste cose, al loro interno ne vedevo altre. La realtà si stava facendo troppo densa.
 
Vedevano tutti quella roba e facevano finta di nulla? La pazzia era solo questione di smettere di fingere? Cos’è che non andava nelle persone che non vedevano certe cose? Erano cieche, per caso?
 
Negare era la mia ambizione. Il mondo, denso o vuoto che fosse, provocava in me soltanto negazioni. Quando avrei dovuto stare sveglia dormivo, quando avrei dovuto parlare tacevo, quando mi offrivano qualcosa di piacevole lo rifiutavo. Tutte le mie armi - fame, sete, solitudine, noia e paura - erano puntate sul mio nemico: il mondo. Naturalmente al mondo non importava niente di loro, e loro infastidivano me, ma dalle mie sofferenze traevo una macabra soddisfazione. Dimostravano la mia esistenza. Sembrava che tutta la mia integrità consistesse nel dire

“Stavolta lessi il titolo: Ragazza interrotta mentre suona.
[...]
Interrotta mentre suona: com’era stata la mia vita, interrotta nella musica dei miei diciassette anni; com’era stata la sua vita, strappata e fissata su tela, un momento reso immobile per tutti gli altri momenti, qualsiasi cosa fossero o avrebbero potuto essere.
[...]
Quale vita può guarirne?”.
Susanna Kaysen, La ragazza interrotta,

 
E’ il 1967, Susanna ci va assieme al suo professore di letteratura inglese, con il quale comincerà di lì a poco una breve e scandalosa relazione. Resta immobile davanti a quel quadro, che secondo le enciclopedie d’arte raffigura la musica come allegoria del corteggiamento (lo testimonierebbe il Cupido dipinto sul fondo). Lei ci vede tutt’altro: una mano dispotica poggiata sulla sedia, quella del maestro-amante, e una fanciulla che l’ignora indolente, troppo impegnata a fissarla, a metterla in guardia da qualcosa, a chiederle di non farlo, di aspettare, di non andare via. Susanna ci vede premura in quello sguardo, una specie di monito silenzioso a lei rivolto; ci vede risposte a domande non fatte.

Chi decide cos’è bene e cos’è male; e quanto è bene, e quanto è male quello che ognuno di noi è per se stesso e di fronte al mondo? Chi decide se e quando e perché strapparci alla vita, alla nostra ricerca interiore che guai se non fosse sofferta, e certe volte può destare preoccupazione per le sue intemperanze, ma è pur sempre nostra e tale deve rimanere, almeno fin quando non diventi una minaccia per noi o per gli altri.
Racconti oltre link esterno

sabato 4 marzo 2017

Una forte identità





La tentazione all'isolamento e all'autosufficienza dei popoli che hanno una identità forte è grande. E sarebbe un peccato.

Avere robuste radici deve spingere a navigare in mare aperto, aprirsi a nuove culture, esperienze, sfide, sapendo di poter superare qualsiasi burrasca
Carmeliño



lunedì 23 gennaio 2017

non essendo io propriamente nessuno per me

Luigi Pirandello

“Non mi conoscevo affatto, non avevo per me alcuna realtà mia propria, ero in uno stato come di illusione continua, quasi fluido, malleabile; mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m'avevano data; cioé vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano.”
 
Uno nessuno centomila
Luigi Pirandello

Io e la mia vita



 



Io e la mia vita
 
Io e la mia vita
mutiamo continuamente 
Quando pensi di conoscerla
Ti gira la faccia nota
E ti mostra quella sconosciuta 

Cambia,Gira
Come una ruota

Mentre io dentro sono la stessa
Ma sono anche un'altra 
Un'altra da me
No, forse un'altra dagli altri 


Cambia,Gira
Come una ruota

Io e la mia vita
Mutiamo continuamente
Gira la faccia,Tante le medaglie
A volte torna quella che conosci 
e a volte forse no

D.N. 22 gennaio 2017

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