Visualizzazione post con etichetta Giorgio Agamben. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giorgio Agamben. Mostra tutti i post

domenica 22 maggio 2016

la decadenza della città

Giorgio Agamben
Noi viviamo una fase di estrema decadenza della citta`, nel senso che gli uomini sembrano aver perduto ogni rapporto con il luogo in cui vivono. È evidente che se – come avviene in molte citta` italiane – la citta` si trasforma in un cosiddetto ‘centro storico’, che deve servire solo al consumo turistico e al divertimento del fine settimana, essa non ha piu` alcuna reale ragion d’essere. La citta` era innanzitutto il luogo della vita politica e, insieme, dell’abitare come prerogativa umana. Tanto la politica quanto la facolta` di abitare (e non semplicemente di alloggiarsi) stanno scomparendo, grazie anche alle iniziative congiunte dei capitalisti e degli architetti.
 
La nostalgia non basta. Sarebbe necessaria una nuova forma di vita che ritrovi insieme la capacita` di abitare e la vita politica. Va da se´ che tanto l’abitare che la politica dovrebbero essere pensati da capo e ridefiniti.
 
Ugo di San Vittore distingueva tre modi dell’abitare: quello per il quale la patria e` dolce, quello per il quale ogni suolo e` patria, e, terzo, quello per cui tutto il mondo e` un esilio.
 
Occorre inventare un quarto modo e, con questo, una politica che ne sia all’altezza.

     Giorgio Agamben

 

intensità

Giorgio Agamben

.....un'intensità che può di colpo animare qualunque ambito: l'arte, la religione, l'economia, la poesia, il desiderio, l'amore, persino la noia.
 
Assomiglia più a qualcosa come il vento o le nuvole o una tempesta: come queste, si produce all'improvviso, scuote, trasforma e perfino distrugge il luogo in cui si è prodotta, ma altrettanto imprevedibilmente passa e scompare".

     Giorgio Agamben
Tu dunque sei un'intensità:
Improvvisa ti manfesti
scuoti, trascini, sollevi
Finchè tutto è di nuovo calmo
invaso dal silenzio
G.


 

le intensità sono più interessanti delle sostanze

Giorgio Agamben

Ho l'abitudine di dividere l'ambito dell'esperienza in due grandi categorie: le sostanze da una parte e, dall'altra, l'intensità. Di una sostanza si possono disegnare i confini, definire i temi e l'oggetto, tracciare la cartografia;
l'intensità invece non ha un luogo proprio".
 
Va da sé che le intensità sono più interessanti delle sostanze. Se le sostanze e le discipline - come la vita, del resto - rimangono inerti, se non raggiungono una certa intensità, esse decadono a pratiche burocratiche".

     Giorgio Agamben

 
frammenti di prosa,

sabato 21 maggio 2016

Incontri

Buenas noches

Ci sono nella vita degli eventi e degli incontri
che sono troppo grandi per poter avvenire una volta per tutte.
Essi, per così dire, non cessano di accompagnarci.
 
Giorgio Agamben

sabato 21 marzo 2015

l'amicizia perfetta


il fatto che la “philía” sia alla radice stessa della filosofia, contenuta fin dentro la parola che la definisce, non può che aprire ulteriori scenari di riflessione… Così come colui che dedicandosi all’attività contemplativa è felice perché ama la conoscenza per se stessa, anche l’amico che è amato per se stesso in quanto altro me stesso non può non avere attinenza filosofica: amare l’amico è come amare la filosofia, perché è un condividere all’origine il piacere di esistere, così come amare la filosofia è esperire quell’amicizia originaria che è consonanza con le cose, con-essere.

Giorgio Agamben

Dall'eros alla Philia
Noi iniziamo amando il corpo, ma, diventando intimi con l’altro, assistiamo al trasformarsi dell’Eros in Philia, cioè la passione dell’anima. Tramite l’amore si diventa amici, ovvero la carne si fa relazione stabile e intensiva quando l’altro non è più solo il termine del desiderio, ma è qualcosa che mi sta a cuore e che custodisco – perché se Eros non diventa Philia degenera in vizio.

Salvatore Natoli

Philia

Aristotele distingue l’amicizia in tre specie: le prime due, caratterizzate dall’utilità e dal piacere, sono rette da motivazioni esteriori, e dunque sottoposte a fattori accidentali e caduchi. Non sono vere amicizie, come è facile desumere dall’esperienza.

Al contrario, “l’amicizia perfetta è quella dei buoni e dei simili nella virtù”: ci si vuole bene reciprocamente per se stessi, per come si è, per la propria virtù, e non per il tramite di cose esterne (la ricchezza, la bellezza, l’attrazione fisica, il calcolo, il desiderio, la goliardia, ecc.). Si è veramente amici di qualcuno quando lo si ama per quello che lui è nella sua intima essenza, in maniera pura e disinteressata. Tale genere di amicizia è sempre basato sull’eguaglianza e sulla reciprocità. Potremmo anzi dire che l’amicizia è l’unico vero rapporto democratico e orizzontale, che dovrebbe essere preso ad esempio anche dalla politica e dai cittadini.

Mario Domina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

home