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domenica 1 marzo 2020

e aveva saputo che il senso di colpa era un processo banale.


Marco Missiroli



Ma lei un ventiseienne lo aveva già avuto, e tuttora era il ricordo che tentava di non perdere. Con lui aveva intuito che l’infedeltà poteva significare fedeltà verso se stessa. Andrea. Dopo che era uscita da casa sua, in quella serata di nove anni prima, era passata in agenzia anche se non c’era piú nessuno, si era chiusa in bagno e si era coperta gli occhi con una mano.

Poi se lo era detto: l’hai fatto. Hai preso in bocca ciò che non ti spettava, hai spogliato, ti sei fatta spogliare, hai aperto le gambe sul tavolo della cucina e hai preteso il ragazzo, abbarbicata a lui, le sue spalle forti, la sua presa sicura, ti sei ingozzata, ti sei fatta portare a letto, sentendoti giovane e desiderata e allegra.

Era rimasta a dirselo, chiusa nel bagno della sua agenzia per qualche minuto, percependosi le gambe indolenzite e la pelle scottata, un nuovo odore, infine aveva pronunciato quella parola: deragliare.....
.....
Era rimasta a fissare quelle tre soddisfazioni e aveva saputo che il senso di colpa era un processo banale.
La realtà dei fatti, la grande realtà dei fatti, era che era stato naturale. Aveva scopato un ragazzo che le piaceva e che l’aveva fatta godere. Cosa aveva tolto al suo matrimonio?
.....
Si era masturbata ripensando a come il ragazzo era stato indeciso e allo stesso tempo brutale: come se lo avesse convinto via via che si spogliavano. Per lungo tempo non aveva dimenticato il peso del suo corpo sopra di lei, in quel peso c’era il suo matrimonio.

Fedeltà


lunedì 5 agosto 2019

per il desiderio che il ragazzo aveva di lei


Fedeltà



Era certa che se avesse continuato con Andrea avrebbe esposto il suo matrimonio all’infrazione. Ebbrezza, avrebbe detto Némirovsky. Aprí la porta, disinnescò l’allarme e andò in bagno. Lo scandí davanti allo specchio: – Sei un’adescatrice di ventiseienni.

Si sentí diversa, piú salda, e seppe che il suo reale spavento era perdere Carlo dentro di sé poco alla volta. Per questo gli aveva rivelato di Andrea prima dell’orgasmo, sperando che la confidenza mettesse in comunicazione i loro compartimenti stagni. Del resto, cosa avrebbe tolto un corpo nuovo al suo matrimonio? Magari non le sarebbe piaciuto nemmeno. Magari avrebbe fatto scaturire nuova linfa miracolosa per il loro sentimento. Quanto detestava la psicologia da due soldi: riportare il tradimento all’infelicità. Lei avrebbe tradito per le spalle larghe di Andrea. Per il suo sedere. Perché era giovane. Perché era timido e lei poteva fargli scoprire qualcosa di sé. E soprattutto: per il desiderio che il ragazzo aveva di lei. Vedersi desiderata in un modo primordiale, come prima dei fidanzamenti e degli altari e delle case acquistate con i mutui. La sua disfatta non era l’ammissione del fermento, lo stava ammettendo, piuttosto quella di non accettare il compromesso: che lei potesse toccare il fisioterapista ma suo marito non potesse toccare le altre. Si era rivelata una donna despota e non aveva nessunissima intenzione di fare passi indietro. Aveva smussato il fastidio per il malinteso del bagno, era ben lontana dall’averlo accantonato. Andrea era la ricompensa? Andrea era una voglia.

Marco Missiroli


domenica 4 agosto 2019

Aveva esteso il desiderio oltre il suo matrimonio


Fedeltà



Al risveglio la prima immagine furono Margherita e il fisioterapista. Lei stesa su un lettino, le gambe schiuse, il ragazzo che le massaggiava l’interno coscia.....

come avrebbe reagito se avesse letto nel telefono di lei gli stessi messaggi che lui aveva indirizzato a Sofia?...

Come avrebbe reagito se avesse saputo che Margherita aveva un altro uomo?....

Aveva esteso il desiderio oltre il suo matrimonio, se avesse tentato di riconfinarlo avrebbe finito per vivere sua moglie come ripiego. Margherita era la felicità, lui lo avvertiva con certezza. Ma ora avvertiva anche una zona franca venuta a delimitarsi in modo solido, capriccioso, inconfutabile: questa parte della sua mente sprigionava energia ogni volta che sfiorava l’idea di Sofia. Sofia adesso, chissà chi in un futuro. L’altra felicità. Si era domandato se il fattore scatenante fosse una stanchezza del suo matrimonio, era arrivato alla conclusione di volerla finire con questa storia della compensazione affettiva. Sua moglie gli dava gioia, una gioia magnifica, Sofia gli dava gioia, una gioia magnifica.



sabato 18 maggio 2019

Ventisei anni di risentimenti vengono ora a galla come i resti di una nave che affonda:


L'intenso calore della luna

la rabbia


Ventisei anni di risentimenti vengono ora a galla come i resti di una nave che affonda: occhiate, disprezzo, orgoglio, un susseguirsi di istanti, di ferite più o meno profonde. Emma sente il cuore sul punto di scoppiare, tanta è la voglia di gridare, e non solo contro di lui ma anche contro se stessa, perché è stata lei che ha accettato e ha permesso che tutto ciò accadesse.
 
Tante volte ha frenato la voglia di evadere da queste quattro pareti raccontandosi delle storie, ridimensionando le proprie esigenze, sforzandosi di essere comprensiva, indulgente, di vedere il "lato buono" delle cose quando invece con tutta se stessa avrebbe voluto fuggire, andarsene per sopravvivere.
 
Quante volte ha pensato che sarebbe morta per il veleno che doveva inghiottire o per le parole che Fernando non voleva sentire o le rinfacciava come boomerang, costringendola a rendere conto di certe sofferenze o sentimenti che per lui erano solo vani e incomprensibili manifestazioni di sentimentalismo! Pensa a tutto il castello che ha costruito per nascondere - persino a se stessa - il pavimento arrugginito, marcio, della barca in cui navigava e di cui era l'unico motore impegnato a mediare, negoziare, cercare di mantenere viva quella debole fiamma d'affetto, di passione, quel minimo di ragione d'esistere del suo matrimonio che quantomeno giustificasse il suo impegno per mantenerlo a galla.

Gioconda Belli



giovedì 16 maggio 2019

Pagine e pagine di immagini, sofferenze, abbandono morale


L'intenso calore della luna

la solitudine


Pagine e pagine di immagini, sofferenze, abbandono morale: quanto ha patito la solitudine, l'indifferenza da parte di lui, l'accanimento con cui Fernando ha scoraggiato i suoi sforzi per continuare a studiare medicina insinuando velatamente un dubbio sulle sue capacità e sulla sua dedizione, brandendo il concetto di maternità come una spada

Gioconda Belli



domenica 14 aprile 2019

fulmini che colpiscono le sue parti più intime


Gioconda Belli



Emma pensa a Ernesto e al mare di nuove sensazioni che le suscita. Brividi, euforia, scariche elettriche e fulmini che colpiscono le sue parti più intime. Non riesce a smettere di domandarsi quale musica lei diffonderebbe tra le sue mani.
...
Chi avrà inventato la fedeltà? si domanda lasciandosi massaggiare dall'acqua del getto ultramoderno, tondo e liscio come un piatto. Desireé, la sua amica femminista e colta, sostiene che l'unica ragion d'essere della fedeltà sia il bisogno degli uomini di assicurarsi della paternità dei propri figli e che i loro figli siano i legittimi eredi degli sforzi sostenuti per accumulare beni e proprietà.

Gioconda Belli,
L'intenso calore della luna -


venerdì 29 marzo 2019

Infedeltà


Gioconda Belli



Non si odono suoni oltre a quello delle loro lingue, al ritmo del loro respiro e delle loro palpitazioni, le bocche come molluschi affamati. Ernesto fa scivolare la mano lungo la schiena di lei, accarezza la curva delle natiche, solleva la gonna dell'abito beige, il tessuto morbido. Emma indossa un completino intimo molto succinto e così lui sente subito la pelle e con mani ansiose, avide, la tocca dappertutto.
 
Anche lei gli accarezza la schiena, il collo, le orecchie, presa da un impulso di passione ma al contempo di tenerezza, la sapienza di una donna che si abbandona ma che vuole anche prolungare il momento, fare in modo che il suo corpo parli, che racconti a Ernesto quant ha desiderato morderlo, come abbia immaginato di posare le labbra sulla sua pelle quando invece baciava Fernando. Pensare a suo marito non la fa sentire in colpa. Non le importa. Lei è qui. Vuole sentire e lasciare che ogni centimetro della sua pelle provi piacere. In questo istante lei è solo il suo corpo il suo corpo intero, pronto a smettere di essere suo per essere condiviso.
 
Ernesto le infila la lingua in bocca. La bocca di lei è fresca, leggermente salata, la saliva densa. Il corpo che sta esplorando è caldo, e con la mano lo accarezza senza indugio, percorrendo la curva perfetta delle natiche tonde, sode. Ha fretta di conoscerla tutta, di scoprirla, di guardarla nuda, distesa, di morderle i piedi, ogni dito piccolo e perfetto.
 
Quando si fa l'amore, la coscienza non si ferma. Il pensiero divaga, la ménte produce immagini. Emma vibra dalla testa ai piedi e si domanda come abbia fatto questa donna così pervasa da fluide detonazioni a vivere tranquilla dentro di lei. Dai talloni su per le gambe, dalla vagina e dal ventre, come un faro che si accende all'improvviso, parte una serie di impulsi così intensi da essere dolorosi, come se certe zone del suo corpo che non aveva mai usato a un tratto respirassero. Non apre gli occhi perché un'altra parte di lei è intimorita, prova vergogna per questa metamorfosi che la fa gemere, anelare disperatamente che Ernesto si distenda su di lei, che la prenda e la tocchi e la penetri e le faccia tutto quello che gli passa per la testa.
 
Ernesto, invece, la guarda, e guardarla è ciò che lo fa eccitare, perché anche se lei tace, il suo corpo nudo, morbido e rilassato, la pelle liscia, abbandonata, in palpitante attesa, gli rivela tutto il desiderio accumulato e trattenuto durante i lunghi pomeriggi trascorsi a chiacchierare in falegnameria, i pranzi insieme, i caffè, il vento che entrava dalla porta del patio, il silenzio mentre guardavano insieme il tramonto. Il viso di Emma, spigoloso, gli zigomi alti, è un po' pallido, ma il petto è arrossato e i seni, appena rilassati - quelli di una donna che ha allattato - hanno i capezzoli spavaldamente eretti, come pezzetti di legno perfettamente rotondi e duri.
 
Lui non ha nessuna paura. Muore dalla voglia di darle ciò che vuole, di mostrarle forza, virilità, di farla godere come non ha mai goduto in vita sua. Evitando l'abbraccio di lei, che cerca istintivamente di nascondere la sua nudità, Ernesto la fa adagiare sul letto. Poi le apre le braccia, trattenendole, mentre osserva il corpo di lei che si prepara ad assecondarlo, aprendo le gambe per accoglierlo in quel punto che palpita come vi sia disceso il cuore, quel punto che Ernesto accarezza sentendo il brivido che la scuote appena lui lo sfiora, quel punto remoto che infine esplora lentamente con la lingua fino a trovare il clitoride.

Gioconda Belli,
L'intenso calore della luna -


domenica 24 marzo 2019

Cos’era quest’ossessione?


Marco Missiroli



E dopo aver baciato Margherita e sua suocera, si affrettò per le scale: la fame per Sofia diventava un’inquietudine che il focolare gli impediva di vivere, come se una metà di se stesso osteggiasse l’altra metà di se stesso. Voleva capire fino a che punto poteva spingersi.
 
Cos’era quest’ossessione? Il culo. Poi? La voce, ascoltargliela nella lussuria. Poi? La pillola anticoncezionale, le aveva visto il blister nella trousse: l’idea di liberarsi dentro di lei lo sconcertava. Poi? Disporre di un corpo nuovo, un corpo capace. Capire se questa volta ne sarebbe stato in grado. Si era dissolto il terrore di essere scoperto, come se fosse diventato un suo diritto. Poteva concedersi un vaso comunicante, la compiutezza con una moglie e la compiutezza con un’amante.
 
Che parola sbagliata, amante. Che parola sbagliata, tradimento. Rispetto a cosa avrebbe tradito? Cosa toglieva consumarsi con un’altra ragazza, accaparrandosi una gioia momentanea e dando, possibilmente, una gioia momentanea. Alzarsi, rivestirsi, senza instaurare rituali romantici o affettuosi, preservando la liturgia che con sua moglie aveva consolidato negli anni e non avrebbe mai messo in discussione.
 
Cura del patto, costruzione del rapporto, devozione: un lessico che in letteratura era sintomo di ingenuità ma che lo inchiodava alla prova dei fatti. Aveva il sospetto che fosse il senso di colpa, anche per lui, a mantenerlo sul confine. Quante volte si era immaginato di rientrare a casa, tre o quattro ore dopo essersi dato a un’altra donna, dopo aver stordito i corpuscoli di Krause del proprio glande, risvegliati dalla novità e ancora lividi per il coito inedito, intanto che apriva la serratura del focolare domestico, mentre baciava Margherita e guadagnava minuti per riabituarsi all’idea del proprio matrimonio.

Fedeltà - Marco Missiroli



martedì 22 gennaio 2019

No. È sposata, le ho visto la fede.




Gli affanni si ripetevano, s’interrompevano, diventavano un brontolio violento. La voce della donna sembrava esigere di più e, quando ottenne quello che voleva, lasciò scappare un grido, a cui seguirono gemiti e sussurri avidi. L’uomo le parlava a voce bassa, senza smettere, un mormorio interrotto da insulti e da ordini.
 
Wagner si avvicinò alla porta. Poi si inginocchiò all’altezza della serratura. Lo sguardo cadde prima su un pezzo di carta bianco, poi su un bicchiere; poi, vide il luccichio di un anello alla mano destra della donna. Fu solo un istante, perché la donna si allontanò subito, e dopo vide che appoggiava le mani sul pavimento e si faceva cadere all’indietro, nuda, addosso all’uomo che la abbracciava e la obbligava a girarsi. Ciò che vedeva si disintegrava in piccoli dettagli: il copriletto verde si dilatava come fosse un prato, una mano bianca si distendeva per aria senza un senso apparente e un bracciale alla schiava dorato avvolgeva la caviglia della donna.
 
Il maestro Pardo si appoggiò al corpo di Wagner e iniziò anche lui a guardare la scena dal buco. Attraverso la serratura vide la finestra, lo schienale di una sedia e due gambe di donna che sembravano aprirsi nel vuoto. Apparve poi, un’altra volta, il fascino dei corpi nudi, come se avesse infilato la testa sotto il panno nero del fotografo.
 
La posizione ricurva dei corpi che stava osservando gli fece ronzare il sangue nelle orecchie e le voci dall’altro lato della porta mormorarono e poi tacquero. Wagner, lentamente, si alzò. Anche il maestro Pardo si tirò su e si sentì un po’ nauseato.
 
«Se n’è accorto?», disse Wagner. «Lei ci guardava».
«Il tizio era un altro. Viene ogni volta con uno diverso».
«Gliel’ho detto, ha visto? È lei che affitta la stanza».
«Ma non è una zoccola».
«No. È sposata, le ho visto la fede. Si toglie i suoi sfizi».
 
Ricardo Piglia - Pomeriggio dìamore (racconto) - tratto da L'invasione


Fuoco del desiderio

lunedì 26 novembre 2018

le quattro cose peggiori che avete fatto al vostro partner

Buenas noches

Ma prima di esprimere un giudizio, benché sia probabile che ne abbiate già formulato uno, provate a scrivere le quattro cose peggiori che avete fatto voi al vostro partner, anche se - specie se - il vostro partner non ne sa niente.
                  Fatto? Ok, allora adesso lo stronzo chi è?
 

Nick Hornby
Alta fedeltà

lunedì 8 ottobre 2018

non permisi al rancore di offuscarmi le idee





Poi, sentendomi in obbligo di farlo, le chiesi del marito.
«Immagino stia bene» disse. «Per la verità lo vedo poco.»
Inarcai istintivamente le sopracciglia e, con un imbarazzato sorriso scherzoso, Claudia spiegò: «Ci siamo separati un'altra volta».
Fu in quel momento che mi salì alla bocca dello stomaco un rigurgito di tutto il veleno accumulato contro Claudia....
tutta la rabbia che ero riuscito a reprimere da quando l'avevo vista entrare al Bombay, e che adesso, per un attimo, con la fredda determinazione e il piacere puro di una vendetta tanto attesa, desideravo riversarle addosso raccontandole del mio incontro con suo marito nel ristorante....
Perché a quel punto avevo appurato che l'avventura del marito di Claudia era avvenuta immediatamente dopo la loro riconciliazione: stando al racconto della mia amica, avevano deciso di ripristinare i rapporti coniugali tra il sabato e il lunedì di quella settimana infausta, mentre il pranzo del marito con la bionda al Casablanca (me lo ricordavo benissimo) si era svolto il martedì.
 
Comunque, essendo deciso a non guastarmi il pranzo, non permisi al rancore di offuscarmi le idee, e riuscii così a restare sereno nei confronti di Claudia.
 
Claudia era stata infedele al marito poche ore dopo che io l'avevo incontrata, mentre a distanza di qualche ora avevo incrociato il marito mentre era infedele a Claudia......
 
e anche perché alla fine mi parve una crudeltà inutile rivelare a Claudia l'infedeltà del marito, rinunciai al dolce piacere della vendetta e dopo un lungo silenzio mi limitai a dire: «Mi dispiace».

Javier Cercas La donna del ritratto


martedì 18 settembre 2018

È venuta tutta intera,


Maram al-Masri

È venuta con tutti i miei dolori, la donna che vive con il mio uomo.


È venuta tutta intera,
 
È venuta tutta intera,
con l’odore del suo letto
e della sua cucina,
con i baci di suo marito
nascosti sotto la camicetta,
con il suo sperma
ancora caldo
nel ventre.
 
È venuta,
con la sua storia e i suoi sogni,
le sue rughe,
e il suo sorriso screpolato,
con la peluria che si tesse
sul bordo delle sue guance,
con i resti delle loro colazioni
appiccicati ai denti.
 
È venuta con tutti i miei dolori,
la donna che vive con il mio uomo.
Maram al-Masri
“Ho visto una sola volta Maram al-Masri , e una sola volta l’ho ascoltata leggere le sue poesie. Tanto è bastato per capire la qualità del suo lavoro e cogliere in lei un intreccio inscindibile di bellezza e sofferenza, come solo i poeti al mondo sono capaci di sopportare.”
Giuseppe Conte

domenica 20 maggio 2018

un’infedeltà (di ciò che colloquialmente, con poca fantasia, si chiama cosí)


Berta isla

Javier Marias








bisogna aver perduto molto prima di rinunciare a quello che si ha, soprattutto se quello che si ha risponde a un proposito antico, a una determinazione ostinata. Si limitano gli impulsi e le aspettative, ci si accontenta di versioni deteriorate di quello che si era desiderato o si era creduto di raggiungere, in ogni fase della vita si accettano riduzioni e imperfezioni, si mettono da parte le pretese: «Va bene, questo non è stato possibile», riconosciamo; «ma rimane ancora abbastanza, vale ancora la pena e si può far finta che non sia successo, sarebbe peggio se non ci fosse nulla o se fosse andato tutto a rotoli».
 
Quando si viene a conoscenza di un’infedeltà (di ciò che colloquialmente, con poca fantasia, si chiama cosí), ci si concede di montare in collera sul momento, di prendere a calci l’infedele, di buttarlo fuori di casa e di chiudergli le porte. Ci sono persone molto orgogliose, o forse puritane e integerrime, che portano questo atteggiamento fino in fondo. Ma quasi tutti, dopo l’accesso di furia, cominciano a pregare dentro di sé che sia stata una cosa veniale, una velleità, un capriccio dovuto a un momento di noia, di vanità, di obnubilazione temporanea; che non sia nulla di serio, tale da escludere del tutto la parte tradita, come si suol dire, di sostituirla e usurpare il suo posto.
 
Questa reazione non solo è dettata dal bisogno di conservare ciò che si è ottenuto e ancora si possiede – la paura del vuoto e l’enorme fatica di ricominciare da zero ?, ma consente anche il vantaggio di far sentire l’altro in debito. Chi rimane al fianco del traditore, chi decide di ignorare il tradimento, avrà sempre la facoltà di mostrare la cicatrice e di recriminare, anche solo con lo sguardo, o con il passo, o con il modo di respirare. O con quello di tacere, soprattutto quando non c’è motivo di tacere e il coniuge si chiederà: «Perché non risponde, perché non dice niente, perché non alza gli occhi? Starà rivivendo quello che è successo?»
 
Javier Marias




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mercoledì 4 aprile 2018

Lei e quel mezzo impotente del povero Ed dovevano avere educati e infrequenti rapporti sessuali


Richard Ford - Infiniti peccati



Sennonché, qui c’era un appetito sessuale incontenibile e sfrenato, e con un’arroganza che diceva che se tutto questo non fosse stato assolutamente fantastico Frances non se ne sarebbe nemmeno curata. Sennonché, era veramente fantastico. E da Frances, e dal sesso con Frances, Howard era stimolato come mai avrebbe creduto, in tutta la sua vita, sarebbe stato tanto fortunato da sperimentare.
 
Certo, non era il tipo di esperienza che potesse mai portare al matrimonio, o a una relazione importante e duratura. Howard ricordava ciò che Frances aveva detto dell’antico termine norreno.
 
Frances era una donna intelligente. Lei e quel mezzo impotente del povero Ed dovevano avere educati e infrequenti rapporti sessuali, proprio come i suoi genitori, sicché le voglie insaziabili di Frances erano eternamente tenute nel cassetto dal rispetto per i suoi servigi, per lacrimevoli che fossero.
 
La sua fortuna, capiva Howard, era di avere una particina nel piccolo trantran della loro vita. Che comunque era una cosa da non perdere, da qualunque parte venisse e ovunque conducesse
 
Abisso

Richard Ford
Infiniti peccati [racconti]

  • Infiniti peccati (antologia di racconti)
  • Tempo prezioso (racconto)
  • Abisso (racconto)
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  • Incontro (racconto)

  • martedì 3 aprile 2018

    come voglio essere posseduta da te


    Richard Ford - Infiniti peccati



    Una cosa che gli piaceva di Frances Bilandic era il modo diretto, innocente, quasi arcigno ma sempre appassionato, in cui gli faceva quasi perdere la testa a furia di scopare. Le sue preferenze sessuali erano sempre andate alle scopate vivaci e rumorose, vere e proprie sarabande di salti, tuffi e affondi; Mary parlava dei loro primi rapporti amorosi come dei numeri di un circo, e questo lo metteva in imbarazzo. Ma Frances diede alle scopate un significato nuovo.
     
    Gli occhi puntati su di lui con un’intensità che era spesso intimidatoria, entrava in un’altra dimensione sessuale, dicendogli senza peli sulla lingua in che modo, esattamente, prevedeva di possederlo, e di essere posseduta da lui, e provocandolo con precise istruzioni su come Howard doveva provvedere energicamente a soddisfarla; il tutto con un’energia senza limiti, e con un’originalità e una varietà orgasmica davvero sconcertanti. “Non così, non così, no, no, no, Cristo, Cristo” gli urlava all’orecchio proprio quando lui credeva di essere quasi arrivato al traguardo. Bastava questa voce inflessibile e insistente per fargli perdere le staffe. “Non smettere, non smettere, maledizione” ordinava lei. “Così va bene. Ora ti vedo. Eccoti. Non c’è nessuno come te, Howard. Nessuno. Howard. Nessuno!”
     
    Abisso

    Richard Ford
    Infiniti peccati [racconti]

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