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sabato 30 marzo 2019

Dì, ti ricordi dei sogni

Pedro Salinas
Ci troviamo all’altro lato
di quei sogni che sogniamo,
da quel lato che si chiama
la vita che si è compiuta.

Dì, ti ricordi dei sogni,

 
Dì, ti ricordi dei sogni,
quand’erano proprio lì,
davanti?
Che distanza, in apparenza,
dagli occhi!
Sembravano alte nuvole,
fantasmi senza un appiglio,
orizzonti irraggiungibili.
Ora guardali, con me,
eccoli dietro di noi.
Se erano nuvole,
siamo su nuvole più alte.
E se orizzonti, lontani,
ora per vederli,
bisogna voltare la testa
perché li abbiamo passati.
Se erano fantasmi,
senti
sulle palme delle mani,
sulle labbra
quell’orma ancora calda
dell’abbraccio
in cui smisero di esserlo.
Ci troviamo all’altro lato
di quei sogni che sogniamo,
da quel lato che si chiama
la vita che si è compiuta.
E ora,
da tanto aver realizzato
il nostro sognare,
il nostro sogno è in due corpi.
E non bisogna guardarli,
senza che uno veda l’altro,
da lontano, dalle nuvole,
per ritrovarne altri nuovi
che ci spingano alla vita.
Guardandoci faccia a faccia,
vedendoci nel già fatto
sboccia
da quelle gioie compiute
ieri, la gioia futura
che ci chiama. E un’altra volta
la vita si sente un sogno
tremante, appena nato.
 
Pedro Salinas

martedì 16 ottobre 2018

È come canticchiare il ritornello (con la testa tra le nuvole)

Carlos Pujol
con la testa tra le nuvole,
ignorando quali indizi prodigiosi
si celano nella routine,

È come canticchiare il ritornello

 
È come canticchiare il ritornello
di una vecchia canzone
andando per la strada;
con la testa tra le nuvole,
ignorando quali indizi prodigiosi
si celano nella routine,
come l’amore, che a forza di aspettarlo
un giorno finalmente arriva.
 
Carlos Pujol

sabato 6 ottobre 2018

i fantasmi dei bambini che eravamo stati





Ricordi? Era una mattina come questa, di cielo chiaro e luce trasparente. L’inganno della primavera bisbigliava agli alberi le prime gemme sui rami. Ogni angolo della città gridava gioventù e bellezza. Ero partita all'alba, mentre andavo a piedi verso la stazione, otto chilometri dalla mia casa, non avevo incontrato una sola persona con i capelli grigi o bianchi. Prima della lunga strada che segnava il triangolo del confine occidentale, dovevo attraversare il pioppeto che era stato la foresta della mia infanzia. Poche foglie secche scricchiolavano al mio passaggio e nessuna foglia nuova si profilava dal ramo verso la fiamma dei lampioni.

Tra quegli alberi ormai giganteschi si rincorrevano ancora i fantasmi dei bambini che eravamo stati, dei bambini che alcuni sarebbero rimasti per sempre.

Elena Petrassi
In giornate identiche a nuvole


mercoledì 23 maggio 2018

Cammina sui tuoi sogni


Mi rabbuiano queste nuvole
Mischiano parole fino a
confonderle


 
Cammina sui tuoi sogni

Nuvole e parole
Vento e pensieri.
 
Mi scompiglia questo vento
Agita i pensieri
 
Mi rabbuiano queste nuvole
Mischiano parole fino a
confonderle
 
Chiudi gli occhi e cammina suoi tuoi
sogni

D.N. 20/05/2018


martedì 16 gennaio 2018

siamo nuvole

Chandra livia Candiani

Siamo nuvole
cambiamo vita di frequente
lì, sopra il disordine della realtà
Siamo nuvole
Siamo nuvole
i nomi complicano la tessitura
ma siamo nuvole,
notturne mattiniere
dipende,
oltraggiose spaurite
candide sprezzanti,
cavalieri e cavalcature
bastimenti e animali
siamo pronte
a dissolverci con fierezza
in quel tutto pacatissimo
del cielo ultimo
che ci affida il mondo.
Siamo nuvole
cambiamo vita di frequente
lì, sopra il disordine della realtà
il fondo
sereno delle cose,
la pioggia
la sete.

Chandra Livia Candiani



martedì 16 maggio 2017

Una nube le somiglia

Adonis
Una nube che nutre il pensiero – il mio pensiero:
è pioggia tra le sue ciglia o un richiamo?

Una nube le somiglia
Una nube le somiglia –
simile alle sue palpebre,
alle sue membra,
ai rami che si irradiano sul suo viso
nei nostri incontri.
 
Una nube che nutre il pensiero – il mio pensiero:
è pioggia tra le sue ciglia o un richiamo?
È un viaggio nel profondo dei suoi enigmi
o nelle carovane di questa aria?
 
Adonis

martedì 24 gennaio 2017

La melanconia è la tristezza diventata leggera.








E’ come se nella mia mente ci fossero due parti che giocano a rincorrersi da una stanza all’altra: l’incanto e la malinconia. E ci sono giorni che, dopo una lunga rincorsa, dalla stanza vedo sbucare solo l’incanto e giorni in cui vedo sbucare solo la malinconia.
(Fabrizio Caramagna)

domenica 22 gennaio 2017

Quando i tuoi occhi incontrano la mia solitudine

Joumana Haddad
Quando la mia solitudine incontra i tuoi occhi
il desiderio sale e si spande
a volte marea insolente
onda che corre senza fine

Quando i tuoi occhi incontrano la mia solitudine
 
Quando i tuoi occhi incontrano la mia solitudine
il silenzio diventa frutto
e il sonno tempesta
si socchiudono porte proibite
e l’acqua impara a soffrire.
 
Quando la mia solitudine incontra i tuoi occhi
il desiderio sale e si spande
a volte marea insolente
onda che corre senza fine
nettare che cola goccia a goccia
nettare più ardente che un tormento
inizio che non si compie mai.
 
Quando i tuoi occhi e la mia solitudine si incontrano
mi arrendo nuda come la pioggia
e nuda come un seno sognato
tenera come la vite che matura al sole
molteplice mi arrendo
finché nasca l’albero del tuo amore
 
Tanto alto e ribelle
Tanto alto e tanto mio
Freccia che ritorna all’arco
Palma azzurra piantata nelle mie nuvole
Cielo crescente che niente fermerà.

Joumana Haddad


venerdì 6 gennaio 2017

Fiore di luce


Fiore di luce



Si levò la mia anima come dalla corolla
di un giglio. Sapeva restare nuda e sola.
Sola, come nell'acqua o nel vento. Leggera,
trasparente, sottile, meravigliosa. Era
quasi un divino fiore di luce, o un divino
uccello che nell'aria appare all'improvviso.
Non sapeva ascoltare, comprendere, vedere;
non sapeva ove andava,
né qual ch'era materia qua in basso, lassù in alto...

Ruben Dario


sabato 31 dicembre 2016

naufragio


Naufragio

Approderemo
nell'intimità del silenzio 
colmeremo i vuoti e le mancanze
cammineremo sull'acqua che
limpida scorre tra le due rive

ci morderemo gli occhi
per aver sciupato questo fiore 
stolti e ingrati e ciechi 
e stupidamente muti

Ti darò la buonanotte mentre già
dormi mi stringerò 
nel tuo respiro 
per sentire i tuoi pensieri che mi diranno
quando è finita la tua illusione 
quanti anni di finzione dovrò cancellare
quanta pena per me hai dovuto sopportare
e perchè non è finita quando doveva finire


mi morderò le mani che non hanno saputo 
abbracciarti
mi morderò la bocca 
per tutti i baci non dati 
in quei brevi attimi fugaci in cui siamo stati 
l'uno per l'altra
mi strapperò gli occhi per non aver voluto vedere
il filo spezzato
la lenta agonia di una illusione

per non essere sparito quando hai preso la tua strada
per aver mendicato un bacio 
per aver confuso la pietà con la speranza   
per non aver capito in tempo che tu non eri per me
ed io non sono mai stato per te 

ma ti starò accanto fino al risveglio 
candida come una bimba rinasci nell'alba
e non avrai bisogno di aprire la tua anima
e sarà tutto rimosso tutto dimenticato 
e non avremo bisogno di capire 

nell'intimità del silenzio 
dove siamo naufragati.

Marcello C.





La fine e l'inizio


Wislawa Szymborska

Sull’erba che ha ricoperto
c’è chi deve starsene disteso
con una spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole.

La fine e l'inizio
Dopo ogni guerra 
c’è chi deve ripulire. 
In fondo un po’ d’ordine 
da solo non si fa.

C’è chi deve spingere le macerie 
ai bordi delle strade 
per far passare 
i carri pieni di cadaveri.

C’è chi deve sprofondare 
nella melma e nella cenere, 
tra le molle dei divani letto, 
le schegge di vetro 
e gli stracci insanguinati.

C’è chi deve trascinare una trave 
per puntellare il muro, 
c’è chi deve mettere i vetri alla finestra 
e montare la porta sui cardini.

Non è fotogenico, 
e ci vogliono anni. 
Tutte le telecamere sono già partite 
per un’altra guerra.

Bisogna ricostruire i ponti 
e anche le stazioni. 
Le maniche saranno a brandelli 
a forza di rimboccarle.

C’è chi, con la scopa in mano, 
ricorda ancora com’era.

C’è chi ascolta 
annuendo con la testa non mozzata. 
Ma presto lì si aggireranno altri 
che troveranno il tutto 
un po’ noioso.

C’è chi talvolta 
dissotterrerà da sotto un cespuglio 
argomenti corrosi dalla ruggine 
e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti.

Chi sapeva 
di che si trattava, 
deve far posto a quelli 
che ne sanno poco. 
E meno di poco. 
E infine assolutamente nulla.

Sull’erba che ha ricoperto 
le cause e gli effetti, 
c’è chi deve starsene disteso 
con una spiga tra i denti, 
perso a fissare le nuvole.
 
Wislawa Szymborska



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domenica 18 settembre 2016

storia delle nuvole



LA STORIA DELLE NUVOLE, XII
Un minuto passato senza guardare
ed eccole, inaspettate, bianche,
floride sì, ma poco consistenti –
un po’ d’umidità, alta lassù, qualcosa
d’impercettibile che sulla pelle
si liquefa: velocissimo transitar
di fase in fase – d’accordo. Però
anche la fisica delle nuvole
non ha tutto sotto controllo.
In caso di dubbio “si suppone”,
“si è dell’avviso”. Arcani gli arcobaleni
imperfetti, le verghe meteorologiche,
le colonne di luce, gli aloni.
Al cielo è chiaro come esse facciano.
Una specie passeggera, ma di noi più antica.
Eppure ci sopravvivrà di qualche
milione d’anni, più o meno,
questo è certo.
 
Hans Magnus Enzensberger

martedì 13 settembre 2016

Non ti salvare

Mario Benedetti

allora
non restare con me.

Non ti salvare
Non restare immobile
sul bordo della strada
non congelare la gioia
non amare con noia
non ti salvare adesso
né mai
non ti salvare
non riempirti di calma

non ti appartare dal mondo
solo un angolo tranquillo
non lasciar cadere le palpebre
pesanti come giudizi

non restare senza labbra
non t’addormentare senza sonno
non pensarti senza sangue
non ti giudicare senza tempo

però se
malgrado tutto
non puoi evitarlo
e congeli la gioia
e ami con noia

e ti salvi adesso
e ti riempi di calma
e apparti del mondo
solo un angolo tranquillo
e lasci cadere le palpebre
pesanti come giudizi
e ti asciughi senza labbra
e ti addormenti senza sonno
e ti pensi senza sangue
e ti giudichi senza tempo
e resti immobile
al bordo della strada
e ti salvi
allora
non restare con me.

 
Mario Benedetti


martedì 9 agosto 2016

el dolor permanece




Efraim Medina Reyes

Le nubi passano,
le parole si spengono
e il dolore rimane.
     Efraim Medina Reyes


sabato 9 luglio 2016

le parole sulle nuvole







incontrarsi sulle nuvole


lettere immaginarie

non è facile incontrarsi 
sulle nuvole

lasciarsi dietro tutti i pesi 
e i cattvi pensieri 

spogliarsi delle armature 
degli specchi e delle maschere

abbandonarsi senza paura 
di cadere nel vuoto 


 
Gonzalo



Le nuvole

Vanno vengono
per una vera mille sono finte
e si mettono lì tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia

C.'playlist

Fabrizio De Abdrè - Nuvole


Vanno vengono 
ogni tanto si fermano 
e quando si fermano 
sono nere come il corvo 
sembra che ti guardano con malocchio 

Certe volte sono bianche e corrono
e prendono la forma dell'airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore

Vengono vanno ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai

Vanno vengono
per una vera mille sono finte
e si mettono lì tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia



 
Fabrizio De Abdrè - Nuvole


 

 
                    - #playluglio


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