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martedì 5 dicembre 2017

Sogno

Juan Ruiz
io cupo spasimo ero ma tu viva spina.

SOGNO
SOGNO Camminavi in un viale di platani,
ali i piedi in mezzo all’ocra delle foglie,
nel pensiero tumulto e tempesta
tu eri, nel sangue bruciavi
come sole inclemente in un tramonto
di bronzo e d’oro, fuggivi e non potevo
tenerti; eri spuma, vertigine marina.
 
Da una scala di tenebra e di sogno
scendevi (io nel sogno ero ambra
sui tuoi capelli ansia nei passi) e timo-
rosa tu venivi nel cuore della notte
(io teso t’aspettavo come l’agonia
del millennio): ti presi, ti effondesti
nel mio sangue, eri bruma mattutina.
 
La buia stanza fioriva in foglie timo
e rosa di luce e i nostri volti
non oppressi più dal buio e dal sonno
si aprivano al mondo e nel compiuto
desiderio si schiudeva una rosa
nera e fina insaziata sul lino,
io cupo spasimo ero ma tu viva spina.
 
Juan Ruiz
Poesia Senza pari link esterno

di Francesco Dalessandro

giovedì 19 gennaio 2017

Un sogno

Beatriz Altamira

 


Un sogno
 
Stanotte ti ho sognato e stamattina ho cercato di tenere gli occhi chiusi, di non muovermi, di farlo continuare quel sogno.
Non guardare l' ora, non farti prendere dal pensiero delle cose da fare...voglio ancora qualche minuto di magia.
 
Ho in bocca il sapore dolce dei tuoi baci, quello aspro del tuo sesso..sulla mia pelle l' odore del tuo sudore..sì lo sento ancora..mi annuso il braccio..mi lecco le dita..sì sei ancora qui...
Filtra una lama di luce dalle tende...devo alzarmi...nella mano stringo uno slip di pizzo nero...
 
Beatriz Altamira


martedì 1 novembre 2016

Sogno nel sogno - 2

Edna O'Brien

Fatto sta che è nel letto. Andrà per le lunghe, la cosa che vuole. Non oso girarmi a guardarlo. Poi una certa gentilezza nell’abbassare il lenzuolo mi fa capire che potrebbe essere Quello Nuovo. L’uomo che ho conosciuto qualche settimana fa. Non è affatto il mio tipo, con le venuzze rotte sulle guance e i capelli rossi, ma proprio rossi.
 
Eravamo su una pelle di capra. Sollevata da terra però, alta come un letto. Durante l’amore avevo fatto quasi tutto io; seno, mani, bocca, tutto smaniava di soddisfarlo. Mi sentivo sicura, non mi ero mai sentita cosí sicura della validità di quello che facevo.
 
Poi ha cominciato a baciarmi là sotto e sono venuta sulla lingua che mi leccava e avevo la sua testa sotto le natiche e mi sembrava di partorirlo, solo che provavo piacere anziché dolore. Si fidava di me. Eravamo due persone, nel senso che non mi stava sopra, non mi soffocava, non faceva cose che non vedevo. Vedevo. Volendo avrei potuto cacargli su quei capelli rossi. Si fidava di me. Ha trattenuto lo sburro fino all’ultimo.
 
E tutte le cose che avevo amato fino a quel momento, come il vetro o le bugie, gli specchi e le piume, e i bottoni di madreperla, la seta e i salici piangenti, sono passate in secondo piano rispetto a quello che aveva fatto lui. Era steso in modo che potessi vederlo: cosí delicato, cosí magro, con un mucchio di vene azzurre preoccupate lungo i fianchi.
 
Parlargli è stato come parlare con un bambino. La luce nella stanza era un bagliore bianco. Mi aveva ammorbidita e fatta bagnare molto perciò me lo sono messo dentro. È stato rapido, duro, energico, e lui ha detto: «Non sto pensando a te, adesso, a te ci abbiamo già pensato», e io ho detto che aveva ragione e che quella brutalità mi piaceva. Ho detto cosí. Non ero piú un’ipocrita, non ero piú una bugiarda. In precedenza mi aveva rimproverato spesso, aveva detto: «Ci sono parole che fra noi non useremo, parole come: “Scusa”, oppure: “Hai fame?”» Parole che io avevo usato tantissimo. Perciò dal delicato scivolare del copriletto, piú simile a una richiesta, in effetti, penso che potrebbe essere lui, e se è vero voglio affondare giú giú nel pozzo caldo, scuro e sonnolento di questo letto e restarci per sempre, venendo insieme a lui. Ma non guardo per la paura che non sia Lui ma Uno degli Altri.
 
Quando finalmente mi svegliai ero in preda al panico e avevo un bisogno terribile di telefonargli, solo che, anche se non me l’aveva mai davvero vietato, sapevo che gli avrebbe dato molto fastidio

Oggetto d'amore (raccolta)      (Oggetto d'amore racconto )
     Edna O'Brien

Edna O'Brien:

lunedì 31 ottobre 2016

Un sogno nel sogno - 1

Edna O'Brien

Tempo dopo ebbi quello che si può definire soltanto un sogno nel sogno.
 
Stavo uscendo dal torpore, cercando di svegliarmi, asciugandomi la saliva sulla federa, quando sentii qualcosa tirarmi, un peso enorme che mi inchiodava al letto, e pensai: sono diventata invalida. Ho perso l’uso degli arti, ecco perché da mesi mi sento fiacca e ho voglia di prendere il tè e guardare fuori dalla finestra e basta. Sono paralizzata. Dappertutto. Non riesco a muovere nemmeno la bocca. Soltanto il cervello funziona ancora. Il cervello mi dice che la signora che sta stirando al piano di sotto è l’unica in grado di trovarmi, ma potrebbe non salire quassú per giorni, potrebbe pensare che sono a letto con un uomo, a peccare.
 
A volte mi capita di dormire con un uomo, anche se di solito dormo da sola. Lascerà i vestiti stirati sul tavolo della cucina e il ferro in verticale sul pavimento per evitare che bruci qualcosa. Le camicette saranno appese alle grucce, le ruche dei colletti bianche e soffici come schiuma. È tipo da stirare perfino le punte e i calcagni delle calze di nylon, lei. Se ne andrà in silenzio e tornerà, come previsto, giovedí prossimo. Sento qualcosa dietro la schiena, per essere precisi strattona il copriletto che mi sono tirata su per la schiena per coprirmi la testa. Per ripararmi. E adesso so che non è l’invalidità a inchiodarmi al letto bensí un uomo. Come ha fatto a entrare? È in camera, vicino al muro. So che cosa sta per farmi, e la signora al piano di sotto non mi verrà mai a salvare, si vergogna troppo o forse non pensa che voglio essere salvata. Non so qual è dei tanti, se è il marcantonio grande e grosso che mi ritrovo di fronte ogni volta che apro ingenuamente la porta convinta che sia il ragazzo della tintoria e invece c’è Lui, con un vecchio coltello da scalco nero, la lama che scintilla perché l’ha appena affilata su un gradino. Vorrei urlare ma la lingua non è piú mia. O potrebbe essere l’Altro. Un colosso anche lui, mi afferra per il braccialetto mentre mi infilo tra i sostegni del corrimano. Ho dimenticato che non sono piú una bambina e non mi riesce facile infilarmi tra i sostegni del corrimano.
 
Se il braccialetto si fosse spezzato sarei riuscita a scappare, lasciandolo con mezzo braccialetto d’oro in mano, invece, siccome è di nove carati, mia madre che, accidenti a lei, è cosí previdente ci ha fatto mettere una catenella di sicurezza.

Oggetto d'amore (raccolta)      (Oggetto d'amore racconto )
     Edna O'Brien

Edna O'Brien:

giovedì 16 luglio 2015

ecco cosa faremo



tu mi svegliavi e dicevi:
ecco cosa faremo
ciò che devi fare ciò che puoi e non puoi fare


Marcello C.

domenica 28 giugno 2015

un sogno dentro a un sogno





Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro a un sogno?

Edgar Allan Poe frammento di poesia





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