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domenica 3 maggio 2015

se ci abbracciamo non moriamo

Conciliazione

Cadrà una grande stella nel mio grembo...
Vogliamo vegliare la notte,

Pregare nelle lingue
intagliate come arpe.

Vogliamo conciliarci la notte,
tanto trabocca Dio.

Son bimbi i cuori nostri,
che vorrebbero dolci di stanchezza posare.

E vogliono baciarsi
le nostre labbra – di che cosa temi?

non confina il mio cuore
col tuo – sempre il tuo sangue mi colora
le guance in rosso

Vogliamo conciliarci la notte,
se ci abbracciamo non moriamo.

Cadrà una grande stella nel mio grembo.

Else Lasker-Schüler

lunedì 20 aprile 2015

Io voglio riposarti in mano

Solo te

Il cielo si porta nel cinto di nuvole
La luna ricurva.

Sotto la forma di falce
Io voglio riposarti in mano.

Sempre devo fare come vuole la tempesta,
Sono un mare senza riva.

Ma poiché tu cerchi le mie conchiglie,
Mi si illumina il cuore.

Stregato
Giace sul mio fondo.

Forse il mio cuore è il mondo,
Batte -

E cerca ancora te -
Come ti devo invocare

Else Lasker-Schüler

domenica 19 aprile 2015

Io mi prendo nelle notti Le rose della tua bocca,

Ascolta

Io mi prendo nelle notti
Le rose della tua bocca,
Che nessun’altra ci beva.

Quella che ti abbraccia
Mi deruba dei miei brividi
Che intorno al tuo corpo io dipinsi.

Io sono il tuo ciglio di strada.
Quella che ti sfiora
Precipita.

Senti il mio vivere
Dovunque
Come orlo lontano?

Else Lasker-Schüler

sabato 18 aprile 2015

vorrei essere una grigia talpa vellutata



Scende nel sotterraneo del suo ospedale e seziona i cadaveri. Un’anima insaziabile che vuole carpire segreti. Egli dice:
‘Quando uno è morto, è morto’. Poiché è devoto pur non credendo, ama le case di preghiera, altari sognanti, occhi che vengono da lontano. È un pagano evangelico, un cristiano con la testa di un idolo, il naso d’aquila e il cuore di leopardo. Il suo cuore è di pelliccia pezzata e batte veloce. Egli ama le pellicce, l’idromele e i caproni arrostiti su un fuoco di campo al limitare di un bosco. Una volta gli dissi:
‘Lei ha di ogni ruvidezza un po’, Lei è uno scoglio, un’aspra pianura, anche tranquillità silvana, e faggiole e cespugli e biancospino rosso e castagni ombrosi e fogliame dorato, foglie marroni e canneti. Oppure Lei è terra con radici e selvaggina e fumi autunnali e denti di leone e ortica e tuono’. Egli è saldo come una roccia, non vacilla mai, porta sulle spalle il tetto di un mondo.

Quando danzo tutta la notte e poi non so dove andare, vorrei essere una grigia talpa vellutata e sollevare la sua ascella per rintanarmici dentro. Sono una zanzara e svolazzo sempre vicino al suo volto. Ma vorrei essere un’ape, così ronzerei attorno al suo ombelico. Sono stata una sua lettrice molto prima di aver fatto la sua conoscenza; il suo volume di poesie Morgue era sempre posato sulla mia coperta: terrificanti prodigi dell’arte, fantasticherie di morte che prendono forma. Le sofferenze spalancano le loro fauci e tacciono improvvisamente, i camposanti s’insinuano nelle sale degli ospedali e si fermano davanti ai letti degli infelici. Le donne con una creatura in grembo si sentono gridare dalle sale parto fino agli estremi confini del mondo. Ogni suo verso un morso di leopardo, un balzo di animale feroce. L’osso è la sua matita, con la quale risveglia la parola

Else Lasker-Schüler - (trad. M. Gigliotti e E. Pedotti).

L’amicizia con Benn ebbe inizio nel 1912, l’anno prima che uscissero le Hebräische Balladen, il libro che la consacrò agli occhi della comunità letteraria. Lei, che era più vecchia di 17 anni, si innamorò subito. Lui la respinse con un certo tatto. Della vicenda è testimonianza tutto un ciclo poetico, Gottfried Benn (quello che aprono i versi di “Oh, deine Hände”). Lui vi è invocato con i nomi di “Barbaro” o “Giselheer”. Nella prima edizione del ciclo Else incluse una prosa introduttiva, “Il dottor Benn”, tutta fervore di iperboli e di metafore

Nella mia anima fioriscono dolci i Tuoi sguardi

Ruth

E Tu mi cerchi davanti alle siepi,
I Tuoi passi sento sospirare,
E i miei occhi sono gocce grevi, scure.
Nella mia anima fioriscono dolci i Tuoi sguardi
E si riempiono,
Quando i miei occhi procedono nel sonno.
Alla fonte della mia terra
C’è un angelo
Che canta il canto del mio amore,
Che canta il canto di Ruth.

Else Lasker-Schüler - (traduzione di Anna Maria Curci)

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