
Scende nel sotterraneo del suo ospedale e
seziona i cadaveri. Un’anima insaziabile
che vuole carpire segreti. Egli dice:
‘Quando uno è morto, è morto’.
Poiché è devoto pur non credendo,
ama le case di preghiera, altari sognanti,
occhi che vengono da lontano.
È un pagano evangelico, un cristiano
con la testa di un idolo, il naso
d’aquila e il cuore di leopardo. Il suo
cuore è di pelliccia pezzata e batte
veloce. Egli ama le pellicce, l’idromele
e i caproni arrostiti su un fuoco di
campo al limitare di un bosco. Una
volta gli dissi:
‘Lei ha di ogni ruvidezza
un po’, Lei è uno scoglio, un’aspra
pianura, anche tranquillità silvana, e
faggiole e cespugli e biancospino
rosso e castagni ombrosi e fogliame
dorato, foglie marroni e canneti. Oppure
Lei è terra con radici e selvaggina
e fumi autunnali e denti di leone e
ortica e tuono’. Egli è saldo come una
roccia, non vacilla mai, porta sulle
spalle il tetto di un mondo.
Quando
danzo tutta la notte e poi non so dove andare, vorrei essere una grigia
talpa vellutata e sollevare la sua
ascella per rintanarmici dentro. Sono
una zanzara e svolazzo sempre vicino
al suo volto. Ma vorrei essere
un’ape, così ronzerei attorno al suo
ombelico. Sono stata una sua lettrice
molto prima di aver fatto la sua conoscenza;
il suo volume di poesie
Morgue era sempre posato sulla mia
coperta: terrificanti prodigi dell’arte,
fantasticherie di morte che prendono
forma. Le sofferenze spalancano le
loro fauci e tacciono improvvisamente,
i camposanti s’insinuano nelle sale
degli ospedali e si fermano davanti
ai letti degli infelici. Le donne con
una creatura in grembo si sentono
gridare dalle sale parto fino agli
estremi confini del mondo. Ogni suo
verso un morso di leopardo, un balzo
di animale feroce. L’osso è la sua
matita, con la quale risveglia la parola
Else Lasker-Schüler - (trad. M. Gigliotti e E. Pedotti).
L’amicizia con Benn ebbe inizio
nel 1912, l’anno prima che uscissero
le Hebräische Balladen, il libro che
la consacrò agli occhi della comunità
letteraria. Lei, che era più vecchia di
17 anni, si innamorò subito. Lui la respinse
con un certo tatto. Della vicenda
è testimonianza tutto un ciclo
poetico, Gottfried Benn (quello che
aprono i versi di “Oh, deine Hände”).
Lui vi è invocato con i nomi di “Barbaro”
o “Giselheer”. Nella prima edizione
del ciclo Else incluse una prosa
introduttiva, “Il dottor Benn”, tutta
fervore di iperboli e di metafore