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giovedì 11 giugno 2015

quella riga dal profumo eccitante, rosa scuro, lenta, grassa, e il pozzo d’amore, che dire!


Omaggio dovuto

Son coricato per lungo sul suo fresco letto:
è giorno fatto; è più eccitante, più fatto apposta
per il prolungamento nella luce cruda
della festa notturna immensamente accresciuta
per la perseveranza e la rabbia del culo
e l’attenzione a farsi da solo cornuto.
È nuda e s’accoccola sul mio volto
per farsi leccare, perché buono son stato
ieri ed è – buona lei, aldilà del pensiero –
il suo regale modo di ricompensarmi.
Dico regale, dovrei dire divino:
quelle chiappe, carne sublime, alma pelle, polpa fine,
linea possentemente pura bianca, ricca, striata d’azzurro,
quella riga dal profumo eccitante, rosa scuro,
lenta, grassa, e il pozzo d’amore, che dire!
Festino finale, dessert della fica ingozzata, delirio
della mia lingua arpeggiante sulle labbra come su una lira!
E ancora quelle chiappe, come una luna in due
quarti, misteriosa e allegra, dove voglio
d’ora innanzi nascondere i miei sogni di poeta
e il mio cuore di cacciatore e i sogni d’esteta!
E amante, o meglio, padrona in silenzio obbedita,
troneggia su di me, caudatario abbagliato.

Paul Verlaine

martedì 9 giugno 2015

su di me s’abbattono tutti i miei ricordi, s’abbattono sul fogliame giallo del mio cuore



L'usignolo

Come un volo strepitoso di uccelli eccitati
su di me s’abbattono tutti i miei ricordi,
s’abbattono sul fogliame giallo del mio cuore
che rimira il suo tronco piegato d’ontano
nello specchio viola dell’acqua dei Rimpianti
che malinconicamente scivola li accanto,
s’abbattono, poi lo stridio malvagio che, alzandosi,
una folata umida va acquietando,
a poco a poco nel folto dell’albero si spegne
e in un momento non si sente più niente,
più niente se non la voce che celebra l’Assente:
più niente se non la voce – così languente –
dell’uccello che fu il mio Primo Amore
che come il primo giorno canta ancora;
e nello splendore triste d'una luna
che sorge pallida e solenne, una
sera d'estate malinconica e pesante
colma di buio e di silenzio, culla
sul turchino che un vento sfiora dolcemente
l'albero che rabbrividisce e l'uccello piangente.


Paul Verlaine

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