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mercoledì 14 settembre 2016

Il pistolero più anonimo del Far West

Efraim Medina Reyes

Adesso sembro un vecchio cowboy buttato nudo sul letto solitario di un albergo da quattro soldi. Il pistolero più anonimo del Far West. Potrei dare lezioni in un film porno. Una donna tra le mie mani non sarebbe una donna ma un luogo pieno di lampi, una furia di ardori e significati.
 
Peccato che nessuna donna sappia portarmi a questo, peccato che sia tu l’unica donna capace di accendere la vecchia lampadina del sotterraneo. Se ti avessi ora sarei un omicida sul fondo del mare, sarei il diavolo in persona. Quel che ho imparato non si trova nelle canzoni né al cinema, la mia è un’esperienza che aiuta ad attraversare i vicoli bui e a cuocere a puntino i manicaretti. Posso mettere le ossa di una donna al posto giusto, uno alla volta, posso correggere la natura, sono il complice di Dio. Direte che esagero ma voi non sarete mai lei.
 
La cosa più dura è pensare al tesoro perduto, al disgusto che mi divora. Sono il signor sesso, il signor morte pronta, il signor amore, e questo non mi aiuta a trovarti, questa è un'altra delle cose che perdo con te.
 
Tutto il futuro è pregno di te, tutto è ripetizione e squallore. Spero almeno che tu stia bene, che la tua festa duri, sarebbe un delitto se così non fosse.

C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
     Efraim Medina Reyes

mercoledì 17 agosto 2016

Amami un poco io ti adoro

Frida Kahlo - lettera a Diego Rivera



Nel mio cuore nel mio sogno
 
Credo che dipenda dal fatto che sono un tantino stupida perché tutte queste cose sono successe e si sono ripetute durante i sette anni vissuti insieme; e tutta la rabbia che ho ingoiato mi ha semplicemente fatto capir meglio che ti amo più della mia stessa vita, e che anche se tu non mi ami allo stesso modo, comunque un po’ mi ami – non è così?
 
E pur se ne dubito, mi rimarrà sempre la speranza che sia così, e di questo mi accontento.. Amami un poco, io ti adoro.
Frida Kahlo
 


Frida Kahlo




lunedì 18 luglio 2016

nei suoi pretesti…nei suoi occhi… nella sua bocca…nelle sue menzogne…

Frida Kahlo - lettera a Diego Rivera


Nella saliva…nella carta…nell’eclisse…in tutte le linee…in tutti i colori…in tutti i boccali…nel mio petto…fuori…dentro…nel calamaio…nelle difficoltà a scrivere…nello stupore dei miei occhi…nelle ultime lune del sole (il sole non ha lune)…in tutto (dire “in tutto” è stupido e magnifico)…DIEGO nelle mie urine…DIEGO nella mia bocca…nel mio cuore…nella mia follia…nel mio sogno…nella carta assorbente… nella punta della penna…nelle matite…nei paesaggi… nel cibo…nel metallo…nelle malattie… nelle rotture… nei suoi pretesti…nei suoi occhi… nella sua bocca…nelle sue menzogne…
Lettere di Frida Kahlo a Diego assente
 
Frida Kahlo


martedì 28 giugno 2016

so quanto tu sia comunque bello

Frida Kahlo - lettera a Diego Rivera


Anche se mi dici che ti vedi molto brutto quando ti guardi allo specchio con i tuoi capelli corti, io non ci credo, so quanto tu sia comunque bello e l’ unica cosa che rimpiango è di non essere lì a baciarti e a prendermi cura di te, anche se ogni tanto ti disturberei con i miei brontolii.
Ti adoro, Diego mio.
Mi sento come se avessi lasciato il mio bambino e sento che tu hai bisogno di me…
Non posso vivere senza il mio chiquito lindo , la casa senza di te non è niente.
Senza di te tutto mi sembra orribile.
Ti amo più che mai e ogni momento di più.
Ti mando tutto il mio amore.
La tua niña chiquititita »
 
10 settembre 1932 (lettera a Diego Rivera)

Frida Kahlo




venerdì 3 giugno 2016

siamo della stessa materia, delle stesse onde

Frida Kahlo - lettera a Diego Rivera


Sento che siamo stati insieme fin dal nostro luogo di origine, che siamo della stessa materia, delle stesse onde e che portiamo dentro lo stesso istinto.
Tu sei forte, il tuo genio e la tua umiltà prodigiose sono incomparabili e arricchisci la vita; dentro il tuo mondo straordinario, quello che ti offro è solo una verità in più che ricevi e che accarezzerà sempre la parte più profonda di te stesso.
Grazie di riceverlo, grazie perché vivi, perché ieri mi hai lasciato toccare la tua luce più intima e perché con la tua voce e i tuoi occhi hai detto quello che aspettavo da tutta la mia vita..

Frida Kahlo - Raccolta di lettere interviste e confessioni



domenica 29 maggio 2016

La mia notte ti aspetta. Il mio corpo ti attende. - 3/3

Frida Kahlo - lettera a Diego Rivera mai spedita - III parte

...ti amo più della mia stessa vita, e che anche se tu non mi ami allo stesso modo, comunque un po’ mi ami – non è così?..

Amami un poco, io ti adoro.
 
Frida Kahlo

 

 

 

 

 

La mia notte ti aspetta. Il mio corpo ti attende. La mia notte vorrebbe che tu riposassi nell’incavo della mia spalla e che io riposassi nell’incavo della tua. La mia notte vorrebbe essere spettatrice del mio e del tuo godimento, vederti e vedermi fremere di piacere. La mia notte vorrebbe vedere i nostri sguardi e avere i nostri sguardi pieni di desiderio. La mia notte vorrebbe tenere fra le mani ogni spasmo. La mia notte diventerebbe dolce. La mia notte si lamenta in silenzio della sua solitudine al ricordo di te. La mia notte è lunga, lunga, lunga. Perde la testa ma non può allontanare la tua immagine da me, non può dissipare il mio desiderio. Sta morendo perché non sei qui e mi uccide.

La mia notte ti cerca continuamente. Il mio corpo non riesce a concepire che qualche strada o una qualsiasi geografia ci separi. Il mio corpo diventa pazzo di dolore di non poter riconoscere nel cuore della notte la tua figura o la tua ombra. Il mio corpo vorrebbe abbracciarti nel sonno. Il mio corpo vorrebbe dormire in piena notte e in quelle tenebre essere risvegliato al tuo abbraccio. La mia notte urla e si strappa i veli, la mia notte si scontra con il proprio silenzio, ma il tuo corpo resta introvabile.
Mi manchi tanto, tanto.
Le tue parole.
Il tuo colore.
Fra poco si leverà il sole...

Frida Kahlo - lettere a Diego Rivera mai spedita - settembre 1939 - parte III

  • Lettera a Diego Rivera mai spedita - parte I
  • Lettera a Diego Rivera mai spedita - parte II
  • Lettera a Diego Rivera mai spedita - parte III



  • «Gliela raccomando, non come marito, ma come un ammiratore entusiasta della sua opera, acida e tenera, dura come l’acciaio e delicata e fine come l’ala di una farfalla, adorabile come un bel sorriso e profonda e crudele come l’amarezza della vita».
    Diego Rivera
    Biglietto inviato a un critico d’arte, in occasione di una mostra d’arte
     

     
    La sua presunta mitomania è in relazione diretta con la sua enorme fantasia.
    Vale a dire, lui è tanto bugiardo quanto i poeti o i bambini che non sono ancora stati trasformati in idioti dalla scuola o dalle madri.
    Gli ho sentito dire tutti i tipi di bugie: dalla più innocente, alle storie più complicate su persone che con la sua immaginazione combinava in situazioni o azioni fantastiche, sempre con un grande senso dell’umorismo e un meraviglioso senso critico, ma non gli ho mai sentito dire una sola bugia stupida o banale.
    Mentendo, o mentre gioca a mentire, egli smaschera molte persone, impara il meccanismo interno degli altri, che sono molto più ingenuamente bugiardi di lui, e la cosa più curiosa circa le presunte bugie di Diego, è che nel lungo o nel breve, coloro che sono coinvolti nella combinazione immaginaria si arrabbiano non a causa della menzogna, ma a causa della verità contenuta nella menzogna, che viene sempre a galla.
    Frida Kahlo
    Su Diego Rivera, nel saggio “Ritratto di Diego” (22 Gennaio 1949)

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    … una zavorra appesa a una mongolfiera.
     
    Frida Kahlo

     

     

     

     

     

    Sono le quattro e trenta del mattino. La mia notte mi strema. Sa bene che mi manchi e tutta la sua oscurità non basta a nascondere quest’evidenza che brilla come una lama nel buio, la mia notte vorrebbe avere ali per volare fino a te, avvolgerti nel sonno e ricondurti a me. Nel sonno mi sentiresti vicina e senza risvegliarti le tue braccia mi stringerebbero. La mia notte non porta consiglio. La mia notte pensa a te, come un sogno a occhi aperti. La mia notte si intristisce e si perde. La mia notte accentua la mia solitudine, tutte le solitudini. Il suo silenzio ascolta solo le mie voci interiori. La mia notte è lunga, lunga, lunga. La mia notte avrebbe paura che il giorno non appaia più ma allo stesso tempo la mia notte teme la sua apparizione, perché il giorno è un giorno artificiale in cui ogni ora vale il doppio e senza di te non è più veramente vissuta. La mia notte si chiede se il mio giorno somiglia alla mia notte. Cosa che spiegherebbe la mia notte, perché tempo anche il giorno. La mia notte ha voglia di vestirmi e di spingermi fuori per andare a cercare il mio uomo.
     
    Ma la mia notte sa che ciò che chiamano follia, da ogni ordine, semina disordine, è proibito. La mia notte si chiede cosa non sia proibito. Non è proibito fare corpo con lei, questo, lo sa, ma si irrita nel vedere una carne fare corpo con lei sul filo della disperazione. Una carne non è fatta per sposare il nulla. La mia notte ti ama fin nel suo intimo, e risuona anche del mio. La mia notte si nutre di echi immaginari. Essa, può farlo. Io, fallisco. La mia notte mi osserva. Il suo sguardo è liscio e si insinua in ogni cosa. La mia notte vorrebbe che tu fossi qui per insinuarsi anche dentro di te con tenerezza.

    Frida Kahlo - letterA a Diego Rivera mai spedita - settembre 1939 - parte II

  • Lettera a Diego Rivera mai spedita - parte I
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  • La sua enorme pancia, liscia e tesa come una sfera, riposa su gambe forti, colonne bellissime, che finiscono nei grandi piedi che puntano a angolo ottuso verso l’esterno come per abbracciare il mondo intero e sostenerlo sulla terra invincibilmente come un essere antidiluviano da cui emerge, dalla vita in su, un esempio di umanità a venire, distante da noi due o tremila anni.
    Frida Kahlo
    Commento scritto da Frida Kahlo al “Ritratto di Diego”, per il catalogo di una retrospettiva di Rivera.


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