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sabato 12 maggio 2018

ci sono uomini che risvegliano impulsi primitivi


Berta isla

Javier Marias








....e soprattutto una bocca troppo carnosa e soffice, o priva di consistenza, ed eccessiva nelle dimensioni, labbra slave che baciando dovevano cedere e allargarsi come plastilina ciancicata e molle o dare quella sensazione, produrre un effetto a ventosa e di sempre rinnovata e inesauribile umidità.
 
Ma l'oggettività dura poco, e quando si è dissolta non c'è più nulla che faccia ribrezzo, si tende a ignorare ciò che è stato sgradevole a prima vista. E non dovevano essere mancate le donne cui quella bocca piaceva, che ne erano eccitate, ci sono uomini che risvegliano impulsi primitivi e seducono senza la minima difficoltà, senza alcuno sforzo nè dedizione, come se bastasse loro emanare una sensualità malsana, diretta ed elementare
 
Javier Marias




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sabato 5 dicembre 2015

occhi che sbranano


“Era una sensazione folgorante, ma nessuno avrebbe avuto la forza e l’acume per confessarla a sé stesso. È impossibile ammettere qualcosa di così mostruoso: occhi più vasti della persona cui appartengono. Nella loro profondità trova posto tutto quello che puoi aver pensato, e adesso che c’è spazio per accoglierlo dovresti trovare le parole per esprimerlo.
 
Vi sono occhi che fanno paura perché mirano a sbranare. Servono a rintracciare la preda che, una volta scoperta, è condannata a essere preda: anche se riesce a sottrarsi resta bollata come tale. È tremenda la fissità di uno sguardo inesorabile. Non cambia mai, è prefigurata per sempre, non c’è vittima che possa modificarla. Chi entra nel suo campo visivo è già vittima, non può opporre alcuna difesa, potrebbe salvarsi solo attraverso una metamorfosi totale. Poiché nella realtà la metamorfosi non è possibile, miti e uomini sono sorti per causa sua.
 
È un mito anche l’occhio che non cerca vittime da sbranare e tuttavia non abbandona più ciò che ha visto una volta. Questo mito è diventato realtà, e chi ne ha fatto l’esperienza non può non ripensare con terrore ed emozione all’occhio che ha costretto ad annegare nella sua vastità e profondità. L’offerta è irrinunciabile: vieni a gettarti in me con tutto quello che puoi pensare e dire, vieni, dillo, e annega!
 
La profondità di questi occhi non ha limiti. Ciò che vi precipita non tocca mail fondo, e nulla ritorna più a galla. Il mare di questo occhio non ha memoria, è un mare che esige e riceve. Tutto quello che hai gli viene dato, tutto ciò che conta, ciò che forma la tua natura più intima. Non è possibile rifiutargli nulla. Non è un atto di violenza, non è un furto. Quello che dai lo dai con gioia, come se questa fosse la tua naturale destinazione, come se non ci fosse altra destinazione possibile.”

Elias Canetti, “Il gioco degli occhi”,
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