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domenica 26 gennaio 2020

venerdì 18 ottobre 2019

Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo

Fernando Pessoa

La stessa maschera non si sente come una maschera
Ma guarda di fuori di sé con gli occhi mascherati.
Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo

Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo
Sul nostro contenitore dell’anima, così quando,
Se per un mero gioco, l’anima stessa si smaschera,
 
Sa d’aver tolto l’ultima e aver mostrato il volto?
La stessa maschera non si sente come una maschera
 
Ma guarda di fuori di sé con gli occhi mascherati.
Qualunque sia la coscienza che inizi l’opera
Sua, fatale e accettata sorte è l’ottundimento.
 
Come un bimbo impaurito dall’immagine allo specchio
Le nostre anime, fanciulle, rimangono disattente,
Cambiano i loro volti conosciuti, e un mondo intero
Creano su quella loro dimenticata causa;
 
E, quando un pensiero rivela l’anima mascherata
Esso stesso non va a smascherare da smascherato.
 


Fernando Pessoa
(trentacinque sonetti
 

 

giovedì 3 ottobre 2019

perchè non dovrebbe passare l'amore?





«Il Tempo, che invecchia i volti e i capelli, invecchia anche, ma ancor più rapidamente, gli affetti violenti. La maggior parte della gente, per la sua stupidità, riesce a non accorgersene, e crede di continuare ad amare perché ha contratto l’abitudine di sentire se stessa che ama. Le creature superiori, tuttavia, sono private della possibilità di codesta illusione, perché non possono credere che l’amore sia duraturo, né quando sentono che esso è finito, si sbagliano interpretando come amore la stima, o la gratitudine, che esso ha lasciato. Se la stessa vita, che è tutto, passa, perché non dovrebbero passare l’amore, il dolore e tutte le altre cose che sono parti della vita?»

Fernando Pessoa - lettera a Ophelia



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mercoledì 2 ottobre 2019

Non prolungare oltre





«Ophelinha, la ringrazio per la lettera. Essa mi ha portato dolore e sollievo allo stesso tempo. Dolore perché queste cose addolorano sempre; sollievo perché, in verità, l’unica soluzione è questa: non prolungare oltre una situazione che ormai non trova più una giustificazione nell’amore, né da una parte né dall’altra».

Fernando Pessoa - Lettera a Opheòia


martedì 1 ottobre 2019

la tenerezza che si prova verso la comune banalità umana

Fernando Pessoa
Anche se non posseggo altre virtù, ho almeno una virtù: la novità perenne della sensazione libera.
 
Oggi, mentre percorrevo Rua Nova de Almada mi son messo a osservare le spalle di un uomo che camminava davanti a me. Erano le spalle comuni di un uomo qualsiasi, la giacca di un vestito modesto addosso a un passante occasionale. Portava una vecchia borsa sotto il braccio sinistro e batteva per terra,
 
accompagnandolo al suo passo, un ombrello chiuso che reggeva con la mano destra.
 
All’improvviso ho provato per quell’uomo una sensazione simile alla tenerezza. Ho avuto per lui la tenerezza che si prova verso la comune banalità umana, verso il grigiore quotidiano verso il capofamiglia che si reca al lavoro, verso il suo focolare umile e allegro, verso i piaceri allegri e tristi di cui è fatta la sua vita senza scampo, verso l’innocenza di chi vive senza scervellarsi sulle cose, verso la naturalezza animalesca di quelle spalle vestite.
 
Ho puntato gli occhi sulla schiena di quell’uomo, finestra attraverso la quale ho visto questi miei pensieri. La sensazione è stata identica a quella che ci assale in presenza di qualcuno che dorme. Tutte le creature che dormono sono nuovamente bambini. Forse perché il sonno non si può fare del male e non ci si accorge della vita per una naturale magia, anche il peggiore criminale o il più assoluto egoista nel sonno diventano sacri. Credo che non ci sia differenza fra uccidere un bambino e uccidere qualcuno che dorme.
 
E le spalle di quest’uomo dormono. Tutto lui, che cammina davanti a me con un passo uguale al mio, dorme. Cammina innocente. Vive innocente. Dorme perché tutti dormiamo. Tutta la vita è un sonno. Nessuno sa quello che fa, nessuno sa quello che vuole, nessuno sa quello che sa. Dormiamo la vita, eterni bambini del Destino. Perciò, se penso con questa sensazione, provo tenerezza informe e immensa per tutta l’umanità infantile, per tutta la vita sociale che dorme, per tutti, per tutto. Ciò che provo in questo momento è un umanitarismo diretto, senza tesi e senza ideali: una tenerezza come un dio che guarda. Attraverso la compassione di un unico consapevole li vedo tutti, questi poveri uomini, questa povera umanità. Ma tutto ciò che senso ha?
 
Ogni movimento, ogni intenzione vitale, dalla primitiva vita respiratoria alla costruzione di città e di confini degli imperi, mi sembrano una sonnolenza: qualcosa come sogni o tregue che hanno luogo involontariamente nell’intervallo fra una realtà e un’altra realtà, fra un giorno e un altro giorno dell’Assoluto. E come una persona astrattamente materna, mi chino nottetempo sui buoni e sui cattivi figli, accomunati dal sonno che li fa miei. Mi intenerisco con una vastità di infinito. Distolgo gli occhi dalle spalle dell’uomo che mi precede e guardando tutti coloro che camminano in questa strada, tutti li abbraccio con nitore nella medesima tenerezza assurda e fredda che mi è giunta dalle spalle di colui che non sa che io seguo. Costui è tutto questo: sono tutte queste apprendiste che parlano presso il loro atelier, questi giovani impiegati che ridono sotto le finestre dell’ufficio, queste servette pettorute che ritornano dalle compere pesanti , questi garzoni che fanno la loro prima commissione; tutto ciò è una stessa incoscienza diversificata in volti e in corpi distinti, come fantocci mossi da fili che li collegano alle dita della mano di un essere invisibile. Camminano con tutti gli atteggiamenti con i quali la coscienza si manifesta, non hanno coscienza di nulla perché non hanno coscienza di avere coscienza. Alcuni intelligenti, altri stupidi, sono tutti ugualmente stupidi. Alcuni vecchi, altri giovani, sono della stessa età. Alcuni uomini, altri donne,sono di uno stesso sesso inesistente.

FERNANDO PESSOA
Il libro dell’inquietudine
Di Bernardo Soares
Traduzione di Maria José de Lancastre e Antonio Tabucchi


Fernando Pessoa



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sabato 28 settembre 2019

I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti

Fernando Pessoa
“I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l’ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c’è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l’insoddisfazione per l’esistenza del mondo”.

Fernando Pessoa



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venerdì 27 settembre 2019

mai sicuri di ciò che siamo o di ciò che crediamo di essere

Fernando Pessoa
Tutta la vita dell'anima umana è un movimento nella penombra. Viviamo in un'incertezza della coscienza, mai sicuri di ciò che siamo o di ciò che crediamo di essere. Nei migliori di noi c'è la vanità di qualcosa e c'è un errore di cui non conosciamo l'angolo.
 
Siamo qualcosa che accade nell'intervallo di uno spettacolo; a volte, attraverso determinate porte, intravediamo quello che forse è soltanto lo scenario. Tutto il mondo è confuso come voci nella notte.

Fernando Pessoa
Il libro dell'inquietudine


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giovedì 26 settembre 2019

restare vicini da noi stessi

Fernando Pessoa
C’è un tempo in cui devi lasciare i vestiti, quelli che hanno già la forma abituale del tuo corpo, e dimenticare il solito cammino, che sempre ci porta negli stessi luoghi.
 
È l’ora del passaggio: e se noi non osiamo farlo, resteremo sempre lontani da noi stessi.

Fernando Pessoa
Il libro dell'inquietudine


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giovedì 20 giugno 2019

Anche la sua assenza

Buenas noches


[...]
Anche la sua assenza è una cosa che sta con me.
E l’amo tanto che non so come desiderarla.
Se non la vedo, la immagino e sono forte come gli alberi alti.
Ma se la vedo tremo, non so che ne è di ciò che sento nella sua assenza.
[...]


Fernando Pessoa link esterno

sabato 15 giugno 2019

Come un cattivo adulatore disperato e tremante

Fernando Pessoa

Io vivo quotidianamente i sogni di gloria
Solo pensando quello che gli altri pensano di me.
Come un cattivo adulatore disperato e tremante

SONETTO XV
 
Come un cattivo adulatore disperato e tremante
Per la stridente sensazione di amare non riamato,
Con impaurita brama male comprende, confondendo
Il desiderio e quello che egli teme di provare
Col mio occhio interno osservo timoroso di osservare,
E anche incerto nell’osservare, il valore che
Questo verso possa avere vagheggiando i pensieri
Che il mio libro farà nascere nei cuori altrui.
Ma, così come colui che ama e, amando, spera,
Però, sperando, teme di aggiungere prova alla prova,
E nella sua mente va in cerca di possibili prove,
Rifiutando le vere, per timore della realtà,

Io vivo quotidianamente i sogni di gloria
Solo pensando quello che gli altri pensano di me.
 


Fernando Pessoa
 

 

mercoledì 23 gennaio 2019

Campana del mio villaggio

Fernando Pessoa

si fa più remoto il passato,
più presente la nostalgia.
Campana del mio villaggio

Campana del mio villaggio
dolente nella quieta sera
ogni rintocco tuo
nel mio animo risuona.
 
Così lento è il tuo suonare,
come fosse triste deliavita,
che già il tuo primo rintocco
porta il suono del successivo.
 
Per quanto rintocchi vicino
quando passo, eterno errante,
per me sei come un sogno,
mi riecheggi dentro distante.
 
Ad ogni rintocco tuo,
vibrante nel cielo aperto,
si fa più remoto il passato,
più presente la nostalgia.
 


Fernando Pessoa (Alvaro de Campos)
 

domenica 15 luglio 2018

Le isole fortunate ( Quale voce viene sul suono delle onde)

Fernando Pessoa

Sono isole fortunate,
sono terre che non hanno luogo,
dove il Re vive aspettando.
Ma, se vi andiamo destando
tace la voce e solo c'è il mare.
Le isole fortunate.

Quale voce viene sul suono delle onde
che non sia la voce del mare?
È la voce di qualcuno che ci parla,
ma che se ascoltiamo tace,
proprio per esserci messi ad ascoltare.
 
E solo se mezzo addormentati,
udiamo senza sapere che udiamo,
essa ci parla della speranza
verso la quale, come un bambino
che dorme, dormendo sorridiamo.
 
Sono isole fortunate,
sono terre che non hanno luogo,
dove il Re vive aspettando.
Ma, se vi andiamo destando
tace la voce e solo c'è il mare.
 


Fernando Pessoa
 

 

domenica 13 maggio 2018

Campane a morto

Fernando Pessoa

con l'anima solo commossa
del sogno e poco della vita
Campana a morto

Presi il mio cuore
e lo posi nella mia mano
 
lo guardai come chi guarda
grani di sabbia o un a foglia
 
Lo guardai pavido e assorto
come chi sa d'esser morto;
 
con l'anima solo commossa
del sogno e poco della vita
 


Fernando Pessoa (Alvaro de Campos)
 

 
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