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mercoledì 2 agosto 2017

la loro indeterminatezza è un terreno su cui sembra attecchire qualsiasi pianta


La seduttività è dunque una componente essenziale di queste personalità, che sono immediatamente ciò che l’altro si attende da loro nel momento in cui lo incontrano;, si plasmano sulle esigenze di quello dando vita a relazioni apparentemente perfette, confidenziali (anche se a senso unico, nel senso che suscitano nell’altro il desiderio di raccontarsi, senza farlo mai loro stesse). Si presentano sempre come persone leali, totalmente prese da un’unica situazione; se confrontati con la propria inaffidabilità possono perfino sentirsi offesi.
 
Questi soggetti sono insomma dei depositari dei problemi o dei desideri del partner, la loro indeterminatezza è un terreno su cui sembra attecchire qualsiasi pianta, assumono la forma che egli vuole, ma non esistono senza le sue proiezioni se non come individui privi di una reale identità. Questo fa sì che diventino facili prede di partner particolari, e soggetti di relazioni strutturalmente perverse con forti sfumature sadomasochistiche.
 
Riccardo Dalla Luche e Simone Bertacca,

mercoledì 12 luglio 2017

Esercizi di rinominazione

Giovanna Rosadini
A volte perdiamo il filo che lega insieme
le cose, tutto rotola disordinatamente
sul pavimento di una coscienza disossata,
fantasma di presenza ormai perduta,
eco sbiadita di antiche cantilene

Esercizi di rinominazione
A volte rimaniamo senza voce
perdiamo l’aderenza dei nomi con le cose
e il mondo se ne va per conto proprio
ci lascia indietro, non si cura di aspettare
che ritroviamo il passo adatto a proseguire
 
A volte finiamo per abitare un’assenza
nostro malgrado, consumati da una
nostalgia che sa di fumo, i sensi sfilacciati
e dispersi, noi che li vorremmo sempre acuti,
noi che non viviamo certo sulla luna
 
A volte ci piace raccontarci una storia
che possa colmare un bisogno elementare
bariamo con noi stessi per salvarci la vita
o forse solo per mantenerla mobile e vera
fino a prova contraria, finché la nota tiene
 
A volte perdiamo il filo che lega insieme
le cose, tutto rotola disordinatamente
sul pavimento di una coscienza disossata,
fantasma di presenza ormai perduta,
eco sbiadita di antiche cantilene
 
A volte il tempo condensa in modo strano
e non ci trova, perduti all’implicito della sua voce
sottotraccia, alle ragioni diurne del suo ritmo
che pare pulsare ormai lontano, e noi
assorbiti in un fondale arcano, altri da chi siamo
 
Giovanna Rosadini

giovedì 22 giugno 2017

Vocca rossa, vocca persa





'O tiempo d' 'e limone e ditt' 'o tiempo d' 'e limone

M'e fatto ascì pe' dint' 'e rrecchie 'sti limone

E dimme solo na parola parulella maliziosa

Pe' chella vocca rossa rossa deliziosa

Verminosa surecilla surecilla fastidiosa

Vocca bastarda cu na lengua 'nfracetosa

E dice po' vene 'a staggione e sarrà na rivoluzione

Na bella mucca carolina dint' 'o cazone

Dint' 'o cazone cunsumato vocca fatte dà nu vaso

Nu vaso 'mmocca 'nturcigliato dint' 'o naso

Piezz' 'e core 'e nu cardillo bastardiello 'nnammurato

'E chella bella vocca rossa 'nzuccarata

Vocca rossa vocca amara vocca persa

Vocca rossa rossa

Vocca rossa

Vocca fatte dà nu vaso

Vocca amara

Sputazzata cancrenosa

Vocca persa

Fuoco ca m' abbruscia 'ncapa

Vocca rossa rossa.

Passione mia 'nzevosa pizzaiola capricciosa

Vocca salata cu na lengua giudiziosa

Premurosa zingarella int'a 'sta vocca scustumata

Pìgliate 'o core mio 'stu core abbandunato

Fruscolillo bell' 'e mamma bastardiello sfurtunato

Sfurtuna mia dint' 'a chella vocca appassiunata

Addà venì baffone 'o tiempo d' 'e limone amare

Spremmute dint' 'e vvene secche comme 'o ssale
Labbra 'e sanghe amaro 'e vocca 'e zucculella accisa

Labbra cunsumate 'e sputazza 'e malavita

Sciore cundannato a na passione ogna 'ncarnata

'Ncarnata dint' a chella vocca toja dannata.

Vocca rossa vocca amara vocca persa

Vocca rossa rossa

Vocca rossa

Vocca fatte dà nu vaso

Vocca amara

Sputazzata cancrenosa

Vocca persa

Maledetta 'nfracetosa

Vocca rossa rossa.

Addà venì baffone 'o tiempo d' 'e limone amare

Spremmute dint' 'e vvene secche comme 'o ssale

Labbra 'e sanghe amaro 'e vocca 'e zucculella accisa

Labbra cunsumate 'e sputazza 'e malavita

Sciore cundannato a na passione ogna 'ncarnata

'Ncarnata dint' a chella vocca toja dannata.

Vocca rossa vocca amara vocca persa

Vocca rossa rossa

Vocca rossa

Vocca fatte dà nu vaso

Vocca amara

Sputazzata cancrenosa

Vocca persa

Maledetta 'nfracetosa

Vocca rossa rossa.


lunedì 24 aprile 2017

Racconto sentimentale - 1 Solo le parole volavano fra di noi

Nichita Stanescu

e poggiavo il gomito a terra,
solo per vedere l’erba inclinata
dalla caduta di qualche parola,



Amore amore

Racconto sentimentale - 1

In seguito ci vedevamo sempre più spesso.
Io stavo a un’estremità dell’ora,
tu - all’altra,
come le due anse di un’anfora.
Solo le parole volavano fra di noi,
avanti e indietro.
Il loro vortice pareva essere quasi visto,
e all’improvviso,
piegavo un ginocchio,
e poggiavo il gomito a terra,
solo per vedere l’erba inclinata
dalla caduta di qualche parola,
come sotto la zampa di un leone in corsa.
Le parole ruotavano, ruotavano fra di noi,
avanti e indietro,
e quanto più ti amavo, tanto più
ripetevano, in un vortice quasi visibile,
la struttura della materia, dall’inizio.

  Nichita Stanescu

mercoledì 12 aprile 2017

Che cos’è il passato se non una serie di sogni?

Buenos dias

il libro è un’estensione della memoria e dell’immaginazione.
Che cos’è il passato se non una serie di sogni? Che differenza può esserci fra il ricordare i sogni e il ricordare il passato? Questa è la funzione che svolge il libro
[...]

Jorge Luis Borges
....e il passato è anche un sogno...
Jorge Luis Borges

sabato 28 gennaio 2017

le parole sono pietre, le parole sono carezze



Gianni Rodari

«Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad avere tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni.
 
Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere.»
 
La grammatica della fantasia
Gianni Rodari




mercoledì 25 gennaio 2017

Indifferenze e inconcludenze


Se poi, in fondo, siamo sempre soli?

 


Indifferenze e inconcludenze
 
Ma che poi che ce ne facciamo
Noi
Di tutte queste parole che si rincorrono?
A che serve inseguirsi coi pensieri
Se poi, in fondo, siamo sempre soli?
 
Tutti questi silenzi indifferenti
più pesanti di queste inconcludenti parole
 
eppure il silenzio a volte fa pure compagnia
Che certe chiacchiere sono più vuote di un buco nero

D.N. 24/01/2017 h 22,40

lunedì 16 gennaio 2017

Il bisogno delle parole



 



Il bisogno delle parole
 
Le parole hanno bisogno
di porte per correre

Le parole hanno bisogno
Di finestre per occhieggiare

Le parole hanno bisogno
di varchi per infilarsi

I miei silenzi hanno
porte chiuse

I miei silenzi hanno
finestre serrate

Ma
I miei silenzi hanno
Anche
tanti varchi e spiragli
Con spifferi
e turbinii di pensieri 

D.N. 11 gennaio 2017

venerdì 10 giugno 2016

Ma per favore con leggerezza

Patrizia Cavalli
Ma per favore con leggerezza
 
Ma per favore con leggerezza
raccontami ogni cosa
anche la tua tristezza.
 
Patrizia Cavalli

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mercoledì 18 maggio 2016

Istruzioni per sedurre una parola

FEDERICO HERNÁNDEZ AGUILAR

Accertati che il suo respiro affannato
sia diminuito
prima di passare la punta delle dita
sulle tempie arrossate.

 
ISTRUZIONI PER SEDURRE UNA PAROLA
 

Come se bruciasse
ponila al centro della mano.
Con l’unghia del dito medio
con dolcezza e ardore
levale l’odore di semantica,
così da denudare la sua spalla.
Ricordati di parlarle calmo,
senza inganni,
lodando la sua determinazione
o la sua pigrizia
finché lei stessa smetta di muoversi
come un lombrico.
Toccala,
ammira le bontà del suo istinto,
lascia che senta il calore della tua arroganza.
Non dirle troppo presto
quale verso la richiede.
Non spaventarla con le tue ansie.
Frequenta i suoi multipli ombelichi
e sussurrale che la preferisci,
che non le accadrà nulla,
che ti conoscono là
da dove è venuta.
Accertati che il suo respiro affannato
sia diminuito
prima di passare la punta delle dita
sulle tempie arrossate.
Inumidendo ogni poro
prendila senza paura nelle tue mani.
Immagina i suoi peli rizzarsi.
Accondiscendi,
viziala
e così,
come si trasporta un uccello ferito,
porta la sua innocenza alla scrivania,
all’infinita pagina bianca!


 
(testo tradotto per la prima volta in Italia nel numero di gennaio 2008 di Sagarana)
FEDERICO HERNÁNDEZ AGUILAR

lunedì 16 maggio 2016

A parole ( le parole che parlano)


Julieta Dobles

La tua parola, furtiva nel mio orecchio,
vecchio moscone malizioso,
mi vellica l´istinto.

A PAROLE

La parola, la tua parola
è una barca che va dritta verso il desiderio,
lancia così primitiva,
carezza così urgente,
quasi al confine con il rosso
morso dell´osceno.
La tua parola mi fa sussultare,
mi scioglie, mi incita.
All´improvviso, solo a parole,
mi inumidisco di essenze germinali,
e si accendono le mie mani,
il mio corpo, la mia parola anche,
per domare l´aria con la tua.
La tua parola, furtiva nel mio orecchio,
vecchio moscone malizioso,
mi vellica l´istinto.
Se la ascolto, solleva i miei silenzi
e, tra pareti di penombra,
ci avvicina e ci unisce
in questa vecchia danza
di corpi appassionati e assoluti.
La tua voce e la mia si stanno amando
abbreviate, sussurranti,
piene di eccitazione, di gonfiori,
di respiri aggressivi o dolcissimi,
in un silenzio spettinato e gioioso.
Parole che si toccano, si mordono, rabbrividiscono
in questo rampicante di desideri
che è solo un´atmosfera madida e odorosa.
Facciamo l´amore anche con la parola.


Julieta Dobles


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sabato 14 maggio 2016

il danno che facciamo con la lingua

Buenas noches

Non sempre sappiamo valutare le nostre forze,
il danno che facciamo con la lingua
ci sembra piú lieve di quello
che potremmo arrecare con le mani,
e non è cosí.
 
Javier Marias

venerdì 23 ottobre 2015

poesia verticale


POESIA VERTICALE, 51 Un giorno troverò una parola che penetri il tuo corpo e ti fecondi, che si posi sul tuo seno come una mano aperta e chiusa al tempo stesso. Incontrerò una parola che trattenga il tuo corpo e lo faccia girare, che contenga il tuo corpo e apra i tuoi occhi come un dio senza nubi e usi la tua saliva e ti pieghi le gambe. Tu forse non la sentirai o forse non la capirai. Non è necessario. Vagherà dentro di te come una ruota fino a percorrerti da un estremo all’altro, donna mia e non mia e non si fermerà neanche quando tu morirai. Roberto Juarroz (51, da Poesía Vertical, 1958)


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