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domenica 23 ottobre 2016

le poesie di Antonia Pozzi

Appoggiami la testa sulla spalla

Antonia Pozzi

È il momento in cui potrebbero quasi lasciarci liberi.

Appoggiami la testa sulla spalla



Appoggiami la testa sulla spalla:
ch'io ti accarezzi con un gesto lento,
come se la mia mano accompagnasse
una lunga invisibile gugliata.
Non sul tuo capo solo: su ogni fronte
che dolga di tormento e di stanchezza
scendono queste mie carezze cieche,
come foglie ingiallite d'autunno
in una pozza che riflette il cielo.


Antonia Pozzi



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sabato 17 settembre 2016

Dopo il bacio, dall'ombra degli olmi

Antonia Pozzi

Io ero un immenso
cielo d'estate
all'alba
su sconfinate
distese di grano.

Dopo il bacio, dall'ombra degli olmi
Dopo il bacio, dall'ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani 
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d'estate
all'alba
su sconfinate
distese di grano.
E il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.
 
Antonia Pozzi


sabato 6 agosto 2016

Canto Rassegnato

Antonia Pozzi

CANTO RASSEGNATO
                   ad A.M.C.
  
Vieni, mio dolce amico: sulla bianca
e soda strada noi seguiteremo
finché tutta la valle s’inazzurri.
Vieni: è tanto soave camminare
a te d’accanto, anche se tu non m’ami.
C’è tanto verde, intorno, tanto odore
di timo c’è, e sono così ariose,
nell’indorato cielo, le montagne:
è quasi come se anche tu mi amassi.
Arriveremo giù, fino a quel ponte
sorretto dallo scroscio del torrente:
là tu continuerai pel tuo cammino.
Io resterò sul greto, fra i cespugli,
dove l’acqua non giunge, fra le pietre
chiare, rotonde, immote, come dorsi
di una gregge accosciata. Col mio pianto
vitreo, pari a lente che non pecca,
io specchierò e raddoppierò le stelle.
 
Antonia Pozzi


lunedì 23 maggio 2016

il cielo in me

Antonia Pozzi

Il cielo in me
 
Io non devo scordare
che il cielo
fu in me.

Tu
eri il cielo in me,
che non parlavi
mai del mio volto, ma solo
quand'io parlavo di Dio
mi toccavi la fronte
con lievi dita e dicevi:
- Sei più bella così, quando pensi
le cose buone -

Tu
eri il cielo in me,
che non mi amavi per la mia persona
ma per quel seme
di bene
che dormiva in me.

E se l'angoscia delle cose a un lungo
pianto mi costringeva,
tu con forti dita
mi asciugavi le lacrime e dicevi:
- Come potrai domani esser la mamma
del nostro bimbo, se ora piangi così? -

Tu
eri il cielo in me,
che non mi amavi
per la mia vita
ma per l'altra vita
che poteva destarsi
in me.
Tu
eri il cielo in me
il gran sole che muta
in foglie trasparenti le zolle

e chi volle colpirti
vide uscirsi di mano
uccelli
anzi che pietre
- uccelli -
e le lor piume scrivevano nel cielo
vivo il tuo nome
come nei miracoli
antichi.


Antonia Pozzi

martedì 26 aprile 2016

In questa doratura di sole






letture dell'adolescenza


a L.B.
 
In questa doratura di sole
io sono
una gemma pelosa
legata crudelmente con un filo di refe
perché non possa sbocciare
a bagnarsi di luce.
Accanto a me tu sei
una freschezza riposante d´erba
in cui vorrei affondare
perdutamente
per sfrangiarmi anch´io
in un ebbro ciuffo di verde –
per gettare in radici sottili
il mio piú acuto spasimo
ed immedesimarmi con la terra.
 
Antonia Pozzi ricordo del 1984



sabato 16 aprile 2016

Preghiera alla poesia

Antonia Pozzi

dove un mattino per la prima volta
vidi volar nel sereno l'allodola
e con gli occhi cercai di salire –

Preghiera alla poesia

Oh, tu bene mi pesi
l'anima, poesia:
tu sai se io manco e mi perdo,
tu che allora ti neghi
e taci.

Poesia, mi confesso con te
che sei la mia voce profonda:
tu lo sai,
tu lo sai che ho tradito,
ho camminato sul prato d'oro
che fu mio cuore,
ho rotto l'erba,
rovinata la terra –
poesia – quella terra
dove tu mi dicesti il più dolce
di tutti i tuoi canti,
dove un mattino per la prima volta
vidi volar nel sereno l'allodola
e con gli occhi cercai di salire –
Poesia, poesia che rimani
il mio profondo rimorso,
oh aiutami tu a ritrovare
il mio alto paese abbandonato –
Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.



Antonia Pozzi

mercoledì 27 gennaio 2016

Non è così



Non è così ...eppure mi sorridi, mi parla, ridiamo.. ma non è così Il mio volto è aperto sul vostro, il mio cuore è solo uno spiraglio il mio sorriso ed il vostro.. eppure non è così! Non è così che io sono, non è così che noi siamo! Non è così che io non provo non piango e non rido.. Non è così che noi viviamo, amiamo e sogniamo.. Non è così, Non è così.. Non è così.. ma.. D.N. 23 giugno 1984
Il porto Io vengo da mari lontani – io sono una nave sferzata dai flutti dai venti – corrosa dal sole – macerata dagli uragani – io vengo da mari lontani e carica d'innumeri cose disfatte di frutti strani corrotti di sete vermiglie spaccate – stremate le braccia lucenti dei mozzi e sradicate le antenne spente le vele ammollite le corde fracidi gli assi dei ponti – io sono una nave una nave che porta in sé l'orma di tutti i tramonti solcati sofferti – io sono una nave che cerca per tutte le rive un approdo. Risogna la nave ferita il primissimo porto – che vale se sopra la scia del suo viaggio ricade l'ondata sfinita? Oh, il cuore ben sa la sua scia ritrovare dentro tutte le onde! Oh, il cuore ben sa ritornare al suo lido! O tu, lido eterno – tu, nido ultimo della mia anima migrante – o tu, terra – tu, patria – tu, radice profonda del mio cammino sulle acque – o tu, quiete della mia errabonda pena – oh, accoglimi tu fra i tuoi moli – tu, porto – e in te sia il cadere d'ogni carico morto – nel tuo grembo il calare lento dell'ancora – nel tuo cuore il sognare di una sera velata – quando per troppa vecchiezza per troppa stanchezza naufragherà nelle tue mute acque la greve nave sfasciata – Antonia Pozzi 20 febbraio 1933


venerdì 27 novembre 2015

Signore, tu lo senti







letture dell'adolescenza



Preghiera Signore, tu lo senti ch’io non ho voce più per ridire il tuo canto segreto. Signore, tu lo vedi ch’io non ho occhi più per i tuoi cieli, per le nuvole tue consolatrici. Signore, per tutto il mio pianto, ridammi una stilla di Te ch’io riviva. Perché tu sai, Signore, che in un tempo lontano anch’io tenni nel cuore tutto un lago, un grande lago, specchio di Te. Ma tutta l’acqua mi fu bevuta, o Dio, ed ora dentro il cuore ho una caverna vuota cieca di Te. Signore, per tutto il mio pianto, ridammi una stilla di Te, ch’io riviva. Antonia Pozzi ricordo del 1984



giovedì 26 novembre 2015

la vita un bel giorno comincia, coi suoi gesti leggeri e sapienti





Antonia Pozzi

Perché e così:prima si sbaglia, ci si perde, ci si arrampica per astratte impalcature intellettuali, finché la vita un bel giorno comincia, coi suoi gesti leggeri e sapienti, a richiamarci a lei:è come aprire gli occhi ad un tratto e ritrovarsi su una striscia di prato al sole, vicino alle pietre e alle piante. Il senso della vita non è più sparso, nel cervello, nelle mani, negli occhi, ma è tutto raccolto nel centro del petto, come un enorme fiore o come una corazza: e il domani non è più che portare sempre più in avanti quel fiore, sereni, eretti, per una grande strada bianca.

 
lettera di Antonia Pozzi a Elvira Gandini
Il 15 settembre 1937

rai letteratura


Se qualcuna delle mie povere parole ti piace







letture dell'adolescenza



Pudore Se qualcuna delle mie povere parole ti piace e tu me lo dici sia pur solo con gli occhi io mi spalanco in un riso beato ma tremo come una mamma piccola giovane che perfino arrosisce se un passante le dice che il suo bambino è bello. Antonia Pozzi ricordo del GIUGNO 1984



mercoledì 25 novembre 2015

con gli occhi aperti sull’arcano cielo dell’ombra







letture dell'adolescenza



La porta che si chiude Tu lo vedi, sorella: io sono stanca, stanca, logora, scossa, come il pilastro d’un cancello angusto al limitare d’un immenso cortile; come un vecchio pilastro che per tutta la vita sia stato diga all’irruente fuga d’una folla rinchiusa. Oh, le parole prigioniere che battono battono furiosamente alla porta dell’anima e la porta dell’anima che a palmo a palmo spietatamente si chiude! Ed ogni giorno il varco si stringe ed ogni giorno l’assalto è piú duro. E l’ultimo giorno – io lo so – l’ultimo giorno quando un’unica lama di luce pioverà dall’estremo spiraglio dentro la tenebra, allora sarà l’onda mostruosa, l’urto tremendo, l’urlo mortale delle parole non nate verso l’ultimo sogno di sole. E poi, dietro la porta per sempre chiusa, sarà la notte intera, la frescura, il silenzio. E poi, con le labbra serrate, con gli occhi aperti sull’arcano cielo dell’ombra, sarà – tu lo sai – la pace. Antonia Pozzi ricordo del GIUGNO 1984



martedì 24 novembre 2015

Se qualcuna delle mie povere parole ti piace







letture dell'adolescenza



pudore Se qualcuna delle mie povere parole ti piace e tu me lo dici sia pur solo con gli occhi io mi spalanco in un riso beato ma tremo come una mamma piccola giovane che perfino arrossisce se un passante le dice che il suo bambino è bello. Antonia Pozzi 1° febbraio 1933 ricordo del GIUGNO 1984



lunedì 23 novembre 2015

resterà un’esile scìa di silenzio







letture dell'adolescenza



novembre E poi – se accadrà ch’io me ne vada – resterà qualche cosa di me nel mio mondo – resterà un’esile scìa di silenzio in mezzo alle voci – un tenue fiato di bianco in cuore all’azzurro – Ed una sera di novembre una bambina gracile all’angolo d’una strada venderà tanti crisantemi e ci saranno le stelle gelide verdi remote – Qualcuno piangerà chissà dove – chissà dove – Qualcuno cercherà i crisantemi per me nel mondo quando accadrà che senza ritorno io me ne debba andare. Antonia Pozzi Milano, 29 ottobre 1930 ricordo del GIUGNO 1984



martedì 3 novembre 2015

pure nell'amorosa opera come le mani dei fanciulli



Vola dai boschi, a brevi intervalli, un trillo d'uccello e s'ode sopra il fruscio dei passi nel viale bianco.
CIMITERO DI PAESE Cimitero di paese, che lontani monti col pensoso sorriso della prima neve guardano; dove entrano i vivi nel pallido meriggio come in un amato giardino. Portano i bimbi chiari crisantemi colti alle siepi degli orti: incespicano nei lunghi steli, salendo pei gradini di pietra al cancello. Portano le mamme altri bimbi sul petto, quieti nel sonno, rosei come crisantemi più grandi. Sui tumuli, con le corolle più belle, disegnano croci e parole di pace le mani degli uomini: pure nell'amorosa opera come le mani dei fanciulli alle quali s'intrecciano. Vola dai boschi, a brevi intervalli, un trillo d'uccello e s'ode sopra il fruscio dei passi nel viale bianco. ANTONIA POZZI 2 novembre 1933 (da Parole, 1939)


sabato 31 ottobre 2015

Vorrei che la mia anima ti fosse leggera



Lieve offerta Vorrei che la mia anima ti fosse leggera come le estreme foglie dei pioppi, che s’accendono di sole in cima ai tronchi fasciati di nebbia – Vorrei condurti con le mie parole per un deserto viale, segnato d’esili ombre – fino a una valle d’erboso silenzio, al lago – ove tinnisce per un fiato d’aria il canneto e le libellule si trastullano con l’acqua non profonda – Vorrei che la mia anima ti fosse leggera, che la mia poesia ti fosse un ponte, sottile e saldo, bianco – sulle oscure voragini della terra. Antonia Pozzi 5 dicembre 1934


con la fiducia che dai alle cose, come acqua che versi sulle mani



Voce di donna o nacqui sposa di te soldato. So che a marce e a guerre lunghe stagioni ti divelgon da me. Curva sul focolare aduno bragi, sopra il tuo letto ho disteso un vessillo - ma se ti penso all’addiaccio piove sul mio corpo autunnale come su un bosco tagliato. Quando balena il cielo di settembre e pare un’arma gigantesca sui monti, salvie rosse mi sbocciano sul cuore: che tu mi chiami, che tu mi usi con la fiducia che dai alle cose, come acqua che versi sulle mani o lana che ti avvolgi intorno al petto. Sono la scarna siepe del tuo orto che sta muta a fiorire sotto convogli di zingare stelle. Antonia Pozzi


giovedì 29 ottobre 2015

ricongiungimento



Ricongiungimento Se io capissi quel che vuole dire – non vederti più – credo che la mia vita qui – finirebbe. Ma per me la terra è soltanto la zolla che calpesto e l’altra che calpesti tu: il resto è aria in cui – zattere sciolte – navighiamo a incontrarci. Nel cielo limpido infatti sorgono a volte piccole nubi, fili di lana o piume – distanti – e chi guarda di lì a pochi istanti vede una nuvola sola che si allontana. Antonia Pozzi


domenica 4 ottobre 2015

un cadere d'uccelli cui le ali non reggono più.



LA VITA Alle soglie d'autunno in un tramonto muto scopri l'onda del tempo e la tua resa segreta come di ramo in ramo leggero un cadere d'uccelli cui le ali non reggono più. ANTONIA POZZI 18 agosto 1935 (da Parole, 1939)


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