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giovedì 24 novembre 2016

notò che la mamma e lo zio stavano con le ginocchia unite

Ercole Patti
Un giorno rientrando dalla scuola aveva trovato la mamma e lo zio Concetto seduti di fronte come tante altre volte dietro i vetri del balcone dal quale si vedeva un pezzetto di via Caronda e la bottega del barbiere di fronte con dentro due o tre persone; osservare quelli che entravano e uscivano dal barbiere, stavano a farsi fare la barba o tagliare i capelli era uno degli spettacoli di maggiore interesse che si potevano vedere da quel balcone dato lo scarso movimento che c'era in quel tratto di strada.
 
Entrando nella stanza Nino notò che la mamma e lo zio stavano con le ginocchia unite anzi lo zio teneva le ginocchia della mamma fra le sue e una mano sulla gamba di lei. Chissà quante altre volte erano stati in atteggiamenti simili davanti al ragazzo; infatti non si mossero. Ma Nino si accorse per la prima volta in vita sua che quel gesto era molto intimo. Fece finta di non guardarli nemmeno e si avviò verso la sua stanza ma con la coda dell'occhio vide che lo zio stava accarezzando la gamba della mamma con un movimento lento soffermandosi ogni tanto per stringerla.
 
Improvvisamente gli venne come una specie di gelosia per i rapporti che c'erano fra la madre e lo zio. Si chiuse nella sua stanza, il suo cervello cominciò a lavorare: certamente lo zio Concetto era l'amante della mamma chissà da quanto tempo, forse da sempre, da quando lui era bambino e non poteva capire queste cose. Quel pensiero lo in-fastidiva molto, gli provocava una specie di avvilimento come una cosa vergognosa fatta alle sue spalle che lo offendeva e che lui doveva subire.

    Ercole Patti
Un bellisimo novembre

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venerdì 25 marzo 2016

la nostalgia per un altro passato

Letture
Martedi, invece, quando sono andato al porto ad accompagnare Alicia, ero convinto che fosse la soluzione migliore. In fondo è quello che ho sempre voluto: che affrontasse i suoi rimorsi, il suo morboso rimuginare su quel che avrebbe potuto essere, la nostalgia per un altro passato e, dunque, per un altro presente. Non Provo rancore, non potrei provarne, nè per lei nè per Lucas. Ma voglio vivere tranquillo senza quella specie di fantasma che veglia sul mio lavoro, i miei pasti, il mio riposo.
[...]
Non provo odio, è questa la cosa peggiore. L'odio sarebbe per me una salvezza e a volte mi manca, come un antipodo della felicità

Mario Benedetti Chi di noi

martedì 20 ottobre 2015

il malanimo, la malafede, la malignità, la malevolenza, ne posseggono a bizzeffe i piú rozzi e i piú limitati



Non era questo il caso di Eduardo Muriel e Beatriz Noguera, la loro non era un'aggressività distratta e perfuntoria, per dirlo con pedanteria. C'era da parte di lui un'avversione radicata profonda, e al tempo stesso palpitante e viva, non rutinaria, e come una volontà di castigo frequente, stranamente non continuativa. Era come se si sforzasse di tenere a mente (quando attivava la modalità gelida) che doveva mosstrarle irriguardosità e fastidio e disprezzo, ricordarle la condanna e il peso rappresentati per lui dall solo fatto di doverla sopportare, maltrattarla e perfino ingiuriarla, certamente minarle l'umore e crearle insicurezze o smarrimenti rispetto alla sua personalità, a quello che faceva e al suo aspetto fisico, e ci riusciva, in realtà è alla portata di chiunque, anche del piú perfetto idiota, è la cosa piú facile del mondo distruggere e fare del male, non occorrono sagacia né astuzia e nemmeno intelligenza, uno scemo può sempre mandare in pezzi una persona intelligente, e per di piú Muriel era da annoverarsi tra le persone piú intelligenti.

Bastano il malanimo, la malafede, la malignità, la malevolenza, ne posseggono a bizzeffe i piú rozzi e i piú limitati. Ogni tanto avevo la sensazione che Muricl, a un certo punto della sua vita coniugale, avesse deciso di mettere in atto una vendetta che non si sarebbe mai esaurita né saziata, e mi interrogavo sui possibili motivi, sull'imperdonabile mancanza in cui Beatriz Noguera poteva essere incorsa. Ma non la davo per certa. Già allora sapevo che i personaggi piú feroci fanno affidamento sull'incredulità altrui, se ne fanno scudo: sono cosi sproporzionati i loro attacchi che piú d'uno, invece di giudicarli con severità o tentare di placarli o farli smettere, si limiterà a stringersi nelle spalle o a chiedersi quale gravissimo male possa aver arrecato loro l'oggetto di quella ferocia, e finisce per concludere, pur non sapendone nulla, che «qualcosa di assolutamente terribile dev'essere successo, non si spiegherebbe altrimenti tan-to rancore; ci sarà pure una ragione, qualunque essa sia». E il malvagio fa in modo che non si sappia né si scopra né trapeli mai questa «ragione», la misteriosa giustificazione che gli viene accordata e che in buona misura lo protegge e gli salva la faccia.

Javier Marias *** Così ha inizio il male




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