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domenica 1 marzo 2020

e aveva saputo che il senso di colpa era un processo banale.


Marco Missiroli



Ma lei un ventiseienne lo aveva già avuto, e tuttora era il ricordo che tentava di non perdere. Con lui aveva intuito che l’infedeltà poteva significare fedeltà verso se stessa. Andrea. Dopo che era uscita da casa sua, in quella serata di nove anni prima, era passata in agenzia anche se non c’era piú nessuno, si era chiusa in bagno e si era coperta gli occhi con una mano.

Poi se lo era detto: l’hai fatto. Hai preso in bocca ciò che non ti spettava, hai spogliato, ti sei fatta spogliare, hai aperto le gambe sul tavolo della cucina e hai preteso il ragazzo, abbarbicata a lui, le sue spalle forti, la sua presa sicura, ti sei ingozzata, ti sei fatta portare a letto, sentendoti giovane e desiderata e allegra.

Era rimasta a dirselo, chiusa nel bagno della sua agenzia per qualche minuto, percependosi le gambe indolenzite e la pelle scottata, un nuovo odore, infine aveva pronunciato quella parola: deragliare.....
.....
Era rimasta a fissare quelle tre soddisfazioni e aveva saputo che il senso di colpa era un processo banale.
La realtà dei fatti, la grande realtà dei fatti, era che era stato naturale. Aveva scopato un ragazzo che le piaceva e che l’aveva fatta godere. Cosa aveva tolto al suo matrimonio?
.....
Si era masturbata ripensando a come il ragazzo era stato indeciso e allo stesso tempo brutale: come se lo avesse convinto via via che si spogliavano. Per lungo tempo non aveva dimenticato il peso del suo corpo sopra di lei, in quel peso c’era il suo matrimonio.

Fedeltà


mercoledì 7 agosto 2019

una dedica a mia moglie

Thomas Stearns Eliot

Nessun ostinato vento d’inverno potrà gelare
Nessun cupo sole tropicale potrà inaridire
Le rose nel roseto che è nostro, nostro soltanto.



Amore amore

Una dedica a mia moglie
Alla quale devo l’impulso di piacere
Che mi desta i sensi nelle nostre ore di veglia
E il ritmo che governa il riposo delle nostre ore di sonno, il respiro all’unisono
 
Di amanti i cui corpi odorano l’uno dell’altro
Che pensano gli stessi pensieri senza necessità di parole
E balbettano le stesse parole senza necessità di senso.
 
Nessun ostinato vento d’inverno potrà gelare
Nessun cupo sole tropicale potrà inaridire
Le rose nel roseto che è nostro, nostro soltanto.
 
Ma questa dedica è perché altri la leggano:
parole private che ti sono rivolte in pubblico.
 
Francis Beaumont e John Fletcher
 

 
dedica in epigrafe alla moglie nel suo ultimo dramma, Il grande statista
 
link esterno poesia senza pari
ùuna dedica

sabato 18 maggio 2019

Ventisei anni di risentimenti vengono ora a galla come i resti di una nave che affonda:


L'intenso calore della luna

la rabbia


Ventisei anni di risentimenti vengono ora a galla come i resti di una nave che affonda: occhiate, disprezzo, orgoglio, un susseguirsi di istanti, di ferite più o meno profonde. Emma sente il cuore sul punto di scoppiare, tanta è la voglia di gridare, e non solo contro di lui ma anche contro se stessa, perché è stata lei che ha accettato e ha permesso che tutto ciò accadesse.
 
Tante volte ha frenato la voglia di evadere da queste quattro pareti raccontandosi delle storie, ridimensionando le proprie esigenze, sforzandosi di essere comprensiva, indulgente, di vedere il "lato buono" delle cose quando invece con tutta se stessa avrebbe voluto fuggire, andarsene per sopravvivere.
 
Quante volte ha pensato che sarebbe morta per il veleno che doveva inghiottire o per le parole che Fernando non voleva sentire o le rinfacciava come boomerang, costringendola a rendere conto di certe sofferenze o sentimenti che per lui erano solo vani e incomprensibili manifestazioni di sentimentalismo! Pensa a tutto il castello che ha costruito per nascondere - persino a se stessa - il pavimento arrugginito, marcio, della barca in cui navigava e di cui era l'unico motore impegnato a mediare, negoziare, cercare di mantenere viva quella debole fiamma d'affetto, di passione, quel minimo di ragione d'esistere del suo matrimonio che quantomeno giustificasse il suo impegno per mantenerlo a galla.

Gioconda Belli



giovedì 16 maggio 2019

Pagine e pagine di immagini, sofferenze, abbandono morale


L'intenso calore della luna

la solitudine


Pagine e pagine di immagini, sofferenze, abbandono morale: quanto ha patito la solitudine, l'indifferenza da parte di lui, l'accanimento con cui Fernando ha scoraggiato i suoi sforzi per continuare a studiare medicina insinuando velatamente un dubbio sulle sue capacità e sulla sua dedizione, brandendo il concetto di maternità come una spada

Gioconda Belli



sabato 11 maggio 2019

Emma cerca di trattenere lo stupore per ciò che ha appena visto


L'intenso calore della luna

Il tradimento


Emma cammina piano, prendendosela con calma. Non ha più le vampate. Gira l'ultimo angolo. E dal punto più alto della strada scorge una figura conosciuta che scende da un'auto parcheggiata davanti alla farmacia. Esita un attimo, ma poi riconosce senza ombra di dubbio la macchina di Fernando.

Che cosa ci farà lì? È sorpresa dalla coincidenza. È in procinto di affrettare il passo per raggiungerlo e chiedergli come si somministra l'Aralen, quando all'improvviso si ferma e si nasconde dietro il muro di una casa. Fernando esce con Margarita dalla farmacia e con gesto galante apre la portiera per farla salire. I due si scambiano un sorriso complice. Poi anche lui monta in macchina, afferra il volante e parte senza rendersi conto che sua moglie lo guarda. E a quel punto, la mano alla bocca, Emma cerca di trattenere lo stupore per ciò che ha appena visto.

Gioconda Belli



Come ha sbagliato a smettere di studiare per sposare Fernando!


L'intenso calore della luna



Emma lascia Ernesto con la signora Beatriz e va a piedi in farmacia. E su di giri. La scena nel poliambulatorio, la vista sconcertante di quella misera casa l'hanno avvilita. Ma lei dove vive? Lei, che è, che potrebbe essere un medico, è completamente estranea a tutto questo. Eppure è illusa, pensa, una rondine non fa primavera. È la cosa peggiore: la sensazione d'impotenza, l'irrimediabile senso di colpa. Si nasce nel posto giusto o nel posto sbagliato. La vita è davvero assurda. Vorrebbe fare qualcosa. Ma non sa che cosa.

All'improvviso, mentre attraversa la strada, l'assale una vampata di calore. Il fuoco parte dal petto e si propaga al viso, alle braccia, al collo. Comincia a sudare copiosamente. Cerca i fazzolettini e il ventaglio nella borsetta. Non li ha. Ha dimenticato di prenderli. Per fortuna, nella tasca con la zip ha la ricetta di Jeanina. Sente che le suda la schiena, le gocce che scendono. Affretta il passo. E finalmente vede il banco illuminato, le scatole di medicinali impilate sugli scaffali. La porta della farmacia è più in alto rispetto al marciapiede. Per entrare bisogna fare due scalini. Però lei non vuole che Margarita la veda tutta sudata, trafelata. Farà un giro attorno all'isolato in attesa che passi la scalmana. Cammina fino all'angolo. Il sudore bagna la camicetta bianca di cotone. Il suo corpo è brace ardente, un tizzone. Non riesce a credere che tutte le donne della Terra patiscano questo inferno tranquille e rassegnate, senza lottare. Non ricorda di aver mai visto una delle sue amiche più anziane, o un'amica di sua madre, in preda a uno di questi attacchi. Come faranno per nasconderlo? si domanda.

Le rincresce scoprire che si sta conoscendo solo adesso, proprio quando il suo corpo comincia a mostrare i segni del tempo. Il tempo che prima o poi la raggiungerà e spegnerà la sua ribellione, il suo intelletto. Cammina più lentamente. La vampata comincia ad attenuarsi. Emma pensa alla signora Beatriz, che la sta aspettando. Sedere al suo capezzale, toccarle la fronte, vederla tremare di febbre è bastato a risvegliare la vocazione, che aveva accantonato, di intervenire, curare. Il ricordo della sua passione per lo studio della medicina affiora tristemente, lasciandole la sensazione di aver sprecato qualcosa. Che strano. Per anni la forza della chiamata di Ippocrate ha sonnecchiato in cuor suo, non si è risvegliata nemmeno quando i bambini sono stati ammalati. Sarà stata forse la presenza di Fernando a frenare la sua vocazione conferendo solo a lui l'autorità di essere "il medico"? Chiamandola dottoressa, la signora Beatriz ha innescato in lei un meccanismo il cui ingranaggio si è finalmente messo in moto. E nel puzzle dei suoi sogni e dei suoi propositi ogni pezzo è finalmente andato al suo posto. Accorgersi della velocità con cui è stata capace di studiare i sintomi, di analizzarli, di fare delle ipotesi, è stata una specie di illuminazione, e le ha procurato un piacere trascendente, soddisfazione pura.


Come ha sbagliato a smettere di studiare per sposare Fernando! Quando sei giovane non pensi al tempo che passa, che i tuoi figli cresceranno, che un giorno se ne andranno lasciandoti il vuoto.
[...]
Se avesse terminato gli studi, sarebbe diventata un ottimo medico, ma lui l'aveva convinta a lasciar perdere. E poi erano arrivati i bambini, che l'avevano completamente assorbita. È stato un egoista. Lo ha fatto per gelosia. Sapeva che lei avrebbe potuto incontrare un uomo che forse avrebbe meritato il Su amore più di lui, un uomo più bello di lui, un amante migliore. È questo che temeva. E così aveva costruito un castello nel quale tenerla sempre occupata e le aveva affidato un impegno che secondo lui avrebbe dovuto gratificarla. E lei lo aveva accettato. Ma adesso che i figli se ne sono andati, lo infastidisce vederla girare a vuoto, in gabbia. Gli dà fastidio che spenda così tanti soldi per certi trattamenti che cancellano il naturale invecchiamento dei tratti di una donna, però non può dire niente, e allora si limita a brontolare tra sé o si sfoga con sua figlia, che la pensa come lui - e non lo nasconde - sulle attuali occupazioni di sua madre. Non sa bene che cosa faccia Emma del suo tempo. A volte la trova taciturna, depressa, mentre altre percepisce in lei un'energia quasi animale. L'inizio della menopausa ha accresciuto il suo appetito sessuale. In principio aveva persino pensato di non essere lui l'oggetto di quel desiderio, di quegli orgasmi fulminei. Ma poi aveva scartato quest'idea. Aveva sentito dei colleghi, si era documentato.

Gioconda Belli



domenica 14 aprile 2019

fulmini che colpiscono le sue parti più intime


Gioconda Belli



Emma pensa a Ernesto e al mare di nuove sensazioni che le suscita. Brividi, euforia, scariche elettriche e fulmini che colpiscono le sue parti più intime. Non riesce a smettere di domandarsi quale musica lei diffonderebbe tra le sue mani.
...
Chi avrà inventato la fedeltà? si domanda lasciandosi massaggiare dall'acqua del getto ultramoderno, tondo e liscio come un piatto. Desireé, la sua amica femminista e colta, sostiene che l'unica ragion d'essere della fedeltà sia il bisogno degli uomini di assicurarsi della paternità dei propri figli e che i loro figli siano i legittimi eredi degli sforzi sostenuti per accumulare beni e proprietà.

Gioconda Belli,
L'intenso calore della luna -


sabato 13 aprile 2019

E lo sai questa cos'è? Una trappola.


Gioconda Belli



"Se ti dico che ciascuna di noi non si possiede appieno finché il suo corpo non rinuncia a essere il prolungamento di un altro corpo e che per questo la vita fa in modo che viviamo più a lungo, non ti sembra che in tutto ciò ci sia saggezza? E come se la Natura fosse consapevole che negli anni della fertilità non ci apparteniamo e perciò ci concedesse più tempo per conquistare la pienezza. Eppure, invece di afferrarla e goderci quest'epoca di grazia, quanta energia impieghiamo per rammaricarci di ciò che non siamo più? In questo ambulatorio vedo tante donne mature che piangono per la nostalgia di non poter più dare la vita. Le guardo e non riesco a crederci, te lo giuro. E lo sai questa cos'è? Una trappola. Una trappola come le tante altre che abbiamo dovuto affrontare lungo la strada.
 
Non ti farò certo una tirata sui mille e uno meccanismi con cui la società ci sminuisce. Tu li conosci già, come li conosco io o qualsiasi altra donna, ma quest'ultimo trabocchetto, cioè che la menopausa ci trasforma in esseri asessuati, invisibili e quasi inutili, è uno dei peggiori e dei più interiorizzati.
 
Dato che il massimo valore che la società ci concede è quello della maternità, quando questa non è più possibile è come se ci mancasse la terra sotto ai piedi e ci togliessero la base su cui risiede la nostra identità e il valore che noi stesse ci attribuiamo." "Io non voglio altri figli. Non è questo il problema."
 
"Però senti che il tuo corpo ti sta negando la femminilità, è vero o no? Sii sincera."
 
"Sì, è così che mi sento. Hai ragione."
 
"E tu ti ritieni una donna solo perché hai il ciclo?" "Non proprio, ma mi dà un senso di potere."
 
"Certo, ti dà il potere di moltiplicarti... di uscire fuori di te, di esistere attraverso un'altra persona. Ma tu non hai bisogno di doverti dare a un'altra persona per essere chi sei," sorride Jeanina.



Gioconda Belli,
L'intenso calore della luna -


venerdì 12 aprile 2019

la donna che dà la vita - la donna che vive per il puro piacere di esistere,


Gioconda Belli



Tuttavia è molto difficile trovare nella nostra cultura - che esalta la gioventù e l'aspetto fisico - una narrativa che renda merito al potere femminile di per sé, che riesca ad attribuirgli un valore oltre l'uso della sessualità come arma, a prescindere dalle grazie carnali femminili. In un simile contesto, una volta che viene meno la fertilità o terminano gli anni di manifesta sessualità, le sue pazienti, il cui senso di identità e di prestigio sociale sono inesorabilmente legati alla capacità fisica di attrarre e sedurre, non riescono più a concepirsi come esseri completi.
 
E così, quando nelle loro vite si presentano i ritardi, spariscono le mestruazioni e il corpo si adatta a un'esistenza in cui gli organi riproduttivi passano in secondo piano, ciò che dovrebbe essere una semplice transizione fisica verso una tappa più autonoma, che appartiene di più a loro, diventa un periodo tumultuoso e pieno di insicurezze e angosce.
 
Non esiste, tanto nella letteratura di intrattenimento come in quella scientifica, un modello che scinda la donna che dà la vita dalla donna che vive per il puro piacere di esistere, ormai spogliata della sua funzione di femmina riproduttrice della specie.



Gioconda Belli,
L'intenso calore della luna -


giovedì 11 aprile 2019

All'improvviso...l'assale una vampata di calore


Gioconda Belli



All'improvviso, mentre attraversa la strada, l'assale una vampata di calore. Il fuoco parte dal petto e si propaga al viso, alle braccia, al collo. Comincia a sudare copiosamente. Cerca i fazzolettini e il ventaglio nella borsetta. Non li ha. Ha dimenticato di prenderli. Per fortuna, nella tasca con la zip ha la ricetta di Jeanina.
[...]
Il sudore bagna la camicetta bianca di cotone. Il suo corpo è brace ardente, un tizzone. Non riesce a credere che tutte le donne della Terra patiscano questo inferno tranquille e rassegnate, senza lottare.
[...]
lei è stanca di quei fuochi fatui che la fanno consumare bruciando senza luce. E poi preferisce evitare la secchezza vaginale, vuole che la sua libido continui a avorare alacremente. Nemmeno da ragazza ha provato una tale energia, la gioia, la sensualità che sta conoscendo ora. Questa pienezza che le colma il cuore e il corpo la proteggerà, pensa.



Gioconda Belli,
L'intenso calore della luna -


martedì 9 aprile 2019

ciascuna di noi non si possiede appieno finché il suo corpo non rinuncia a essere il prolungamento di un altro corpo


Gioconda Belli



"Ma ti rendi conto, Emma, che la fertilità dura più o meno fino ai cinquant'anni, ma che poi, in base alle statistiche, la donna ha una speranza di vita superiore a quella dell'uomo? Non ti sembra che la Natura ci stia dicendo qualcosa, ricompensandoci in un certo modo per quegli anni che non abbiamo potuto dedicare a noi stesse?" Emma la guarda. Uno sguardo smarrito. "Se ti dico che ciascuna di noi non si possiede appieno finché il suo corpo non rinuncia a essere il prolungamento di un altro corpo e che per questo la vita fa in modo che viviamo più a lungo, non ti sembra che in tutto ciò ci sia saggezza? E come se la Natura fosse consapevole che negli anni della fertilità non ci apparteniamo e perciò ci concedesse più tempo per conquistare la pienezza. Eppure, invece di afferrarla e goderci quest'epoca di grazia, quanta energia impieghiamo per rammaricarci di ciò che non siamo più? In questo ambulatorio vedo tante donne mature che piangono per la nostalgia di non poter più dare la vita.

Questo è il tuo momento di essere più donna, di essere solo e interamente donna, di esistere per te stessa e di scoprire che il tuo potere non consiste nel ballare la danza dell'accoppiamento o nell'avere il piumaggio più vistoso. Il tuo potere non dipende dalla sessualità: vivila e goditela, ma non risiede lì. Sai qual è il nostro tesoro, la nostra miniera d'oro? L'amore. Ma non quello romantico. Quel che noi donne possediamo in abbondanza è un'innata capacità di dare e ricevere amore. Viverlo è ciò che ci dà potere perché gli uomini hanno bisogno di questo scambio. Il problema è che sono stati loro a stabilire chi debba trarne vantaggio e in quale contesto debba manifestarsi. La donna che utilizza questo potere solo per se stessa desta sospetto, perché l'amore femminile accettato, riconosciuto, è l'amore dell'abnegazione, del sacrificio, l'amore che dà e non chiede niente in cambio.

Gioconda Belli - L'intenso calore della luna


sabato 30 marzo 2019

a qualcuna di voi è capitato di avere orgasmi molto più rapidi?


Gioconda Belli



"Io voglio sapere se a qualcuna di voi è capitato di avere orgasmi molto più rapidi," chiede.

"Be', io non li ho veloci," risponde Laura, "però sono molto più intensi. Non mi interessa più di lui, a dire il vero. Prima facevo di tutto per 'compiacerlo', mentre adesso penso solo a me stessa. A lui ho già pensato abbastanza. Adesso chiudo gli occhi e immagino che sia Brad Pitt. Mi piace Brad Pitt." "Non c'è niente di meglio della fantasia," interviene Karla. "Ma dovete sapere, e ve lo dice una donna di sessantacinque anni, che non finisce niente di quello che voi non volete che finisca. Anzi, adesso non dobbiamo più compiacere nessuno. Possiamo essere semplicemente come siamo, ce lo siamo meritate. Io non farò mai più una dieta in vita mia. Sarò una cicciona felice. " Nessuna delle presenti annuisce.
 


Gioconda Belli,
L'intenso calore della luna -


Riflette su quel "te" sostituito con "me"


Gioconda Belli



"Passerò la notte con l'immenso deserto
che c'è tra me e stare con me".

"Passerò la notte con l'immenso deserto
che c'è tra me e stare con te".
Al-Sharif Al-Radi
Emma rimane colpita perché quel "me" è scritto con un pennarello nero sopra il "te" della poesia originaria.
[...]
l'ha colpita quella strana poesia: "che c'è tra me e stare con me"? Riflette su quel "te" sostituito con "me". In effetti, siamo tutti capaci di stare insieme agli altri, mentre non sempre siamo in grado di stare bene con noi stessi.
Hay una extensión cercada por el cielo,
una inmensa planicie descubierta por la luna,
un campo de flores pálidas
sitiadas por su propio perfume,
una casa en el bosque de los grandes abetos de la noche,
un camino entre los pinos,
el otoño de planetas cercanos,
el lago de orillas blanquísimas,
el violeta tenue en la madrugada del mar,
la pulpa entregada de un fruto
que sobrepasa la medida de la mano,
la noche de la selva,
la madrugada de la altiplanicie
y el corazón de todos los niños de la tierra.
Todo eso, Al-Sharif, todo eso
y "pasaré la noche con el inmenso desierto
que hay entre mí y el estar contigo".
Al-Sharif Al-Radi


Gioconda Belli,
L'intenso calore della luna -


venerdì 29 marzo 2019

Infedeltà


Gioconda Belli



Non si odono suoni oltre a quello delle loro lingue, al ritmo del loro respiro e delle loro palpitazioni, le bocche come molluschi affamati. Ernesto fa scivolare la mano lungo la schiena di lei, accarezza la curva delle natiche, solleva la gonna dell'abito beige, il tessuto morbido. Emma indossa un completino intimo molto succinto e così lui sente subito la pelle e con mani ansiose, avide, la tocca dappertutto.
 
Anche lei gli accarezza la schiena, il collo, le orecchie, presa da un impulso di passione ma al contempo di tenerezza, la sapienza di una donna che si abbandona ma che vuole anche prolungare il momento, fare in modo che il suo corpo parli, che racconti a Ernesto quant ha desiderato morderlo, come abbia immaginato di posare le labbra sulla sua pelle quando invece baciava Fernando. Pensare a suo marito non la fa sentire in colpa. Non le importa. Lei è qui. Vuole sentire e lasciare che ogni centimetro della sua pelle provi piacere. In questo istante lei è solo il suo corpo il suo corpo intero, pronto a smettere di essere suo per essere condiviso.
 
Ernesto le infila la lingua in bocca. La bocca di lei è fresca, leggermente salata, la saliva densa. Il corpo che sta esplorando è caldo, e con la mano lo accarezza senza indugio, percorrendo la curva perfetta delle natiche tonde, sode. Ha fretta di conoscerla tutta, di scoprirla, di guardarla nuda, distesa, di morderle i piedi, ogni dito piccolo e perfetto.
 
Quando si fa l'amore, la coscienza non si ferma. Il pensiero divaga, la ménte produce immagini. Emma vibra dalla testa ai piedi e si domanda come abbia fatto questa donna così pervasa da fluide detonazioni a vivere tranquilla dentro di lei. Dai talloni su per le gambe, dalla vagina e dal ventre, come un faro che si accende all'improvviso, parte una serie di impulsi così intensi da essere dolorosi, come se certe zone del suo corpo che non aveva mai usato a un tratto respirassero. Non apre gli occhi perché un'altra parte di lei è intimorita, prova vergogna per questa metamorfosi che la fa gemere, anelare disperatamente che Ernesto si distenda su di lei, che la prenda e la tocchi e la penetri e le faccia tutto quello che gli passa per la testa.
 
Ernesto, invece, la guarda, e guardarla è ciò che lo fa eccitare, perché anche se lei tace, il suo corpo nudo, morbido e rilassato, la pelle liscia, abbandonata, in palpitante attesa, gli rivela tutto il desiderio accumulato e trattenuto durante i lunghi pomeriggi trascorsi a chiacchierare in falegnameria, i pranzi insieme, i caffè, il vento che entrava dalla porta del patio, il silenzio mentre guardavano insieme il tramonto. Il viso di Emma, spigoloso, gli zigomi alti, è un po' pallido, ma il petto è arrossato e i seni, appena rilassati - quelli di una donna che ha allattato - hanno i capezzoli spavaldamente eretti, come pezzetti di legno perfettamente rotondi e duri.
 
Lui non ha nessuna paura. Muore dalla voglia di darle ciò che vuole, di mostrarle forza, virilità, di farla godere come non ha mai goduto in vita sua. Evitando l'abbraccio di lei, che cerca istintivamente di nascondere la sua nudità, Ernesto la fa adagiare sul letto. Poi le apre le braccia, trattenendole, mentre osserva il corpo di lei che si prepara ad assecondarlo, aprendo le gambe per accoglierlo in quel punto che palpita come vi sia disceso il cuore, quel punto che Ernesto accarezza sentendo il brivido che la scuote appena lui lo sfiora, quel punto remoto che infine esplora lentamente con la lingua fino a trovare il clitoride.

Gioconda Belli,
L'intenso calore della luna -


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