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giovedì 22 giugno 2017

Tutti noi vediamo solo ciò che siamo


“Se provate a indicare qualcuno tenendo la mano dritta davanti a voi, vi accorgete che un dito è puntato verso l’altra persona ma tre sono rivolte verso di voi: questo può servire a ricordarvi che quando denigriamo gli altri in realtà stiamo solo negando un aspetto di noi stessi.

Quando siamo ansiosi riguardo alle nostre emozioni o ai lati inaccettabili della nostra personalità, per un meccanismo di difesa attribuiamo queste qualità agli oggetti esterni e agli altri. Se per esempio abbiamo scarsa tolleranza nei confronti degli altri, probabilmente è perché tendiamo ad attribuire loro il nostro stesso senso di inferiorità.
[...]
Così qualunque cosa dell’io non riconosciamo come nostra viene proiettata sugli altri. Tutti noi vediamo solo ciò che siamo.
 
Debbie Ford

giovedì 17 dicembre 2015

gli uomini non vanno dietro, vanno intorno


Per un mese e mezzo abbondante ha fatto un po’ di girondella (gli uomini non vanno dietro, vanno intorno), accorciando progressivamente le distanze; ha cercato di non risultare troppo invadente e ha fatto in modo che Irene cogliesse la studiata casualità delle sue ripetute apparizioni al distributore automatico del caffè, per poi ritrattare tutto al momento dell’approccio, come se arrivato al dunque volesse ritirarsi per prepararsi meglio.
Eccone un altro, ha pensato Irene fin dalla prima retromarcia.

Il problema era che per ovviare agli attacchi d’insicurezza che lo assalivano quando arrivava il momento di aprire bocca e praticamente dichiararsi, doveva inventarsi qualcosa da dire che in apparenza contraddicesse la fatica che aveva fatto per arrivare fin lí, e allo stesso tempo suonasse come una disperata richiesta di dilazione alle orecchie di lei, che perciò avrebbe dovuto comprendere la sua difficoltà, fingere di assecondarlo e permettergli di tornare alla carica senza perdere i punti accumulati (un compito tremendamente oneroso, che solo a descriverlo viene da domandarsi perché mai qualcuno dovrebbe pensare di assumerselo).

Diego De Silva Mancarsi


sabato 11 luglio 2015

Torni bambino e ti struggi dalla nostalgia


È sempre così che succede. Sono le cose prive di importanza che possono spezzare i legami più profondi. Una mezza parola buttata lì senza pensarci, uno scatto di nervi, una sfumatura nel tono di voce, un’occhiata che credi non sia per te e che pare mettere in dubbio ciò che solo un attimo prima davi per certo.

In quei momenti, sei attraversato da una tristezza così enorme che sembra essere la quintessenza di tutte le sofferenze sperimentate in passato. Torni bambino e ti struggi dalla nostalgia. Vorresti essere tra le braccia di tua madre, sentire il suo calore, avvertire il tocco leggero delle sue mani, mentre ti accarezzano dolcemente. Vorresti essere di nuovo piccolo, per rifugiarti in quell’abbraccio, l’unico davvero capace di farti sentire al sicuro e immune a qualsiasi dolore del mondo.

Ferzan Ozpetek  - Sei la mia vita




E' così dovevo essere io pensavo mentre divoravo la città vecchia camminando veloce.
Ero una bomba innescata sul punto di esplodere.
Non so come succede e cosa fa scattare questa sensazione di abbandono. Un gesto, un movimento degli occhi, una mezza parola, un pretesto qualsiasi perchè il bambino si impossessi di me.
E con lui emerge il dolore dell'abbandono, nessuno mi ama e tu mi respingi, qualcosa di me ti spaventa.
Voglio fuggire e spezzare questa angoscia, non sopporto il tuo rifiuto non lo capisco non lo posso accettare
voglio starmene solo con il mio dolore e la mia solitudine voglio precipitare nel buio della mia anima e rannicchiarmi, nascosto dal mondo.

Marcello C.


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