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venerdì 22 settembre 2017

la vera bellezza dell’errore fiorisce nella reiterazione


Elogio dell'errore
Come nella techno o nel minimalismo di Steve Reich – la vera bellezza dell’errore fiorisce nella reiterazione, cioè attraverso la serie, è lì che l’errore svela il suo senso progressivo, e la sua forza creatrice. Non si sbaglia davvero se non ci si ricasca. E’ come pregare col rosario: perché gli errori diventino un manuale di vita, bisogna sgranarne tanti. Abitarli come un mantra. Sennò sei solo un dilettante dello sbaglio, un amatore.
 
Dunque: un singolo errore è perdonabile – è il capitombolo del clown di cui si può ridere e subito dopo dimenticarsene per passare a altro – l’errore seriale invece mette in gioco altro: l’ossessione, la dipendenza, il senso di colpa. La tara ereditaria, magari. E ci rivela di noi stessi molto di più dei comportamenti virtuosi. Per capire chi sei, bisogna sbagliare da professionista.
 
Peppe Fiore

perchè ci piacciono gli uomini che sbagliano link esterno

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giovedì 21 settembre 2017

Elogio dell'errore


Elogio dell'errore
Della mia esistenza quello che ricordo più nitidamente, quello che i miei amici ricordano sempre, sono le cazzate maggiori che ho fatto. Gli eventi significativi della mia vita, quelli che poi racconto all’analista, sono gli errori.
 
Anche il protagonista del mio ultimo romanzo è un uomo che costruisce la propria identità sull’errore anche se, dell’errore, vive solo le conseguenze. Fondamentalmente due: il senso di colpa – grande motore immobile di tanta narrativa borghese occidentale e di tante biografie, inclusa quella del sottoscritto – e il desiderio di espiazione.
 
Il nocciolo, vorrei dire il contenuto, dell’errore in sé è pretestuoso, forse neppure esiste, forse è una cosa che si è messo in testa lui e basta. Quello che conta sono le conseguenze di quell’errore, i modi in cui la colpa – vera o presunta – impatta sulla vita, la curva e la guida verso direzioni inaspettate. Da lì muove tutta la storia.
 
Peppe Fiore

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