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giovedì 1 dicembre 2016

non sono mai partita


Non sono mai partita
Se non sono mai tornata
è perché non sono mai partita.
Il mio continuo viaggiare
è stato un eterno restare qua,
dove non sono stata mai.
 
Wislawa Szymborska



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lunedì 28 marzo 2016

viaggiando con WRUVFM - Burlington



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Il mio lunedi di pasqua:
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How Living is Round
- with -
Uli Schygulla ("life is medicine....")
 

lunedì 7 dicembre 2015

così spesso fuggono sogni e visioni del mio viaggiare.



Siepe di robinia che segui la strada ferrata ti lascio i miei pensieri sulle tue foglie verdi, sottili. Sul treno che mi portava veloce a quest'ora del tramonto pensavo al mio destino povero, meraviglioso al cammino che non so se farò. Ma mi accompagna il tuo verde filare, ora lo guardo e la campagna stanca: così spesso fuggono sogni e visioni del mio viaggiare. Luciano Erba


domenica 6 dicembre 2015

quante valigie chiuse mai aperte?









Quanti viaggi a vuoto abbiamo fatto? Quante valige chiuse ma mai aperte? Quanti sogni chiusi nel cassetto e dimenticati lì Daniela N. 6 dicembre 2015


E’ nel mondo, nello specchio delle cose e degli altri uomini, che si trova se stessi, come quel pittore di cui parla una parabola di #Borges, che dipinge paesaggi, monti, alberi, fiumi e alla fine si accorge di aver ritratto in questo modo il proprio volto. Ogni vero viaggio è un’odissea, un’avventura la cui grande domanda è se ci si perde o ci si trova attraversando il mondo e la vita, se si afferra il senso o si scopre l’insensatezza dell’esistenza. [..] Il viaggiatore procede, come nella vita, in una mescolanza di programma e causalità, mete prefissate e impreviste digressioni che portano altrove; sbaglia strada, torna indietro, salta fiumi e ruscelli; è incerto su cosa visitare e cosa trascurare, perché anche viaggiare, come scrivere e come vivere, è innanzitutto tralasciare.
Claudio Magris - Vietato rompere nidi e scrivere prefazioni

lunedì 31 agosto 2015

che la memoria era l'amore

Che leggendo s’imparava a dubitare e a ricordare.
Che la memoria era l’amore




E cos’è che impararono gli allievi di Amalfitano? Impararono a recitare a voce alta. Mandarono a memoria le due o tre poesie che più amavano per ricordarle e recitarle nei momenti opportuni: funerali, nozze, solitudini. Capirono che un libro era un labirinto e un deserto. Che la cosa più importante del mondo era leggere e viaggiare, forse la stessa cosa, senza fermarsi mai. Che una volta letti gli scrittori uscivano dall’anima delle pietre, che era dove vivevano da morti, e si stabilivano nell’anima dei lettori come in una prigione morbida, ma che poi questa prigione si allargava o scoppiava. Che ogni sistema di scrittura è un tradimento. Che la vera poesia vive tra l’abisso e la sventura e che vicino a casa sua passa la strada dei gesti gratuiti, dell’eleganza degli occhi e della sorte di Marcabruno. Che il principale insegnamento della letteratura era il coraggio, un coraggio strano, come un pozzo di pietra in mezzo a un paesaggio lacustre, un coraggio simile a un vortice e a uno specchio. Che leggere non era più comodo che scrivere. Che leggendo s’imparava a dubitare e a ricordare. Che la memoria era l’amore”.

Roberto Bolaño I dispiaceri del vero poliziotto
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