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martedì 12 agosto 2025

sui social ci comportiamo un po’come nelle feste paesane o di quartiere


Daniela Nurra



“Il potere delle donne risiede nella loro capacità
di essere vulnerabili e autentiche”
(Brenè Brown)
Immagino abbia contribuito a questa voglia di riscatto, affermazione anche, la diffusione dei social network. Complice l’esposizione continua, il confrontarsi continuamente, scoprire situazioni, realtà e idee che prima dell’avvento della globalizzazione erano quasi sconosciuti o lontani, si scoprono argomenti e materie prima riservate esclusivamente ad artisti, creativi, letterati o esperti di settore.

Comunemente prima di internet, chi avrebbe mai ragionato, ad esempio, su certe abitudini (strane) sane? Oppure che certi alimenti, musica, costumi sono fonte di arricchimento, di integrazione e di scoperta? Prima dell’avvento di internet poteva capitare, certo, che qualcuno avesse preso contatto e conoscenza con realtà diverse, magari lontane, e poi magari trasmetteva questa esperienza agli altri, ma erano abbastanza limitati. Di certo, però, l’impetuosa ondata di dati, contenuti e informazioni che ci veicola la Rete non erano minimamente immaginabili.

Come ci rapportiamo coi i social? In questo senso, che siamo donne, uomini, giovani, meno giovani i Social impongono tutta una serie di sfide e parametri, che giocoforza ci toccano, sia che li seguiamo, sia che non siano una nostra frequentazione.

In fin dei conti sui social ci comportiamo un po’come nelle feste paesane o di quartiere: ci si prepara, ci si fa belli, mostrando il nostro lato migliore o che più vogliamo mostrare, anche nascondendo o mascherando difettucci. E soprattutto cercando sempre di mettere in mostra la parte migliore di noi. In questo ovviamente non c’è nulla di male, finché non diventi una corsa a mostrare esclusivamente aspetti forzatamente positivi, patinati e irreali o quantomeno inumani.

Finché non pretendiamo di fare tutto bene, di essere sempre al massimo delle nostre capacità, senza errori sbavature. Ecco in questo i social ci hanno portato e portano continuamente a voler essere, a dover essere sempre al meglio. Un meglio dal punto di vista fisico, un meglio dal punto di vista psicologico, sociale e qualsiasi nostra angolazione e sfaccettatura, almeno in apparenza. In qualche modo ci siamo convinti che se non si fa o meglio se non si mostra ciò che a volte si fa, non si ha, che se non si appare sempre al meglio, non siamo persone degne di merito e amore.

Questa prospettiva risulta ancora più gravosa se parliamo di donne: la sindrome dell’impostore, è inculcata fin dai primi anni di vita[1]. Gli standard per le donne frequentemente, sono sempre alti, sempre più alti. Senza voler cadere nell’antagonismo uomo-donna, possiamo rilevare che alle donne è chiesta una presenza fisica oltre che psicologica, nel senso che essere piacenti, piacevoli sia esteticamente che caratterialmente, spesso è il minimo sindacale.

[1] La sindrome dell’impostore è stata descritta per la prima volta a fine anni ’70 dalle psicologhe P. Clance e S. Imes. Si tratta di una percezione interna di non meritevolezza del successo personale. Vd. IPSICO dott.ssa. I. Castellani.

Daniela Nurra - Imperfetto femminile


venerdì 4 luglio 2025

Imperfetto femminile


Imperfetto femminile



Che società e sviluppo avrebbe il nostro mondo se alle donne, da sempre, fosse stato consentito di esprimersi liberamente? Come sarebbe la società se alle donne fosse stato permesso di manifestare ambizioni, talenti e inclinazioni? Non si può tornare indietro e cambiare il passato, ma ci si può evolvere e costruire un futuro migliore. Conoscere limiti, pregi, difetti, fragilità sarebbe un ottimo punto di partenza. E se mettere insieme questi pezzi del puzzle potesse aiutare persone di ogni genere nella comprensione del proprio contesto? Forse la chiave di lettura dell'autrice può essere uno spunto utile per camminare verso una società più inclusiva e equa.

Daniela Nurra

Daniela fin ora l'abbiamo conosciuta come poeta, vocazione naturale che l'accompagna sin dall'adolescenza. Con sorprendente semplicita' scava nell'intimita' dell'animo umano, nelle pieghe piu' nascoste della nostra essenza, di cio' che siamo e non siamo stati e vorremmo essere. I suoi versi seguono il ritmo del respiro e dei sogni e della nostalgia. Ma i suoi versi esprimono anche la forza e la determinazione di chi non si rassegna e aspira a un mondo migliore.

Ora per la prima volta scrive libro dedicato alla condizione femminile, sull'essere donna in questo mondo brutale che scatena la violenza dei fragilissimi maschi, che hanno perso il ruolo dominante che hanno esercitato da sempre e che rischia di condurci all'estinzione. Uno sguardo mite eppure profondo.
un Libro da leggere !

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