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lunedì 20 maggio 2024

Questa è la nostra vecchia storiella.


Claire Vaye Watkins



Questa è la nostra vecchia storiella. Come tutti i nostri ricordi, ci piace tirarla fuori una volta ogni tanto e piazzarla sul tavolo della cucina, come fa mia moglie con i suoi modelli di cucito, lì dove mettiamo a confronto la forma della nostra vita attuale con quella che allora immaginavamo sarebbe stata,

Nevada


domenica 20 ottobre 2019

sodade





Dico per favore, resto calmo, per favore, in modo pacato, mi vedo già correre a rotta di collo sulla tangenziale, ascoltando a tutto volume Sodade, una canzone che ho scoperto di recente, di cui non capisco nulla, se non la solitudine della voce, e la parola solitudine ripetuta all’infinito, anche se mi hanno detto che non significa solitudine bensì nostalgia, mancanza, rimpianto, spleen, tutte quelle cose intime e non condivisibili che si chiamano solitudine,....

Jasmina Reza - - - Felici i felici



sabato 28 settembre 2019

I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti

Fernando Pessoa
“I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l’ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c’è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l’insoddisfazione per l’esistenza del mondo”.

Fernando Pessoa



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sabato 18 maggio 2019

Mariposas


Silvio Rodriguez


Oggi sarà la quarta volta che ti aspetto
da quando so che non verrai mai più



Mariposas

Hoy viene a ser como la cuarta vez que espero
desde que sé que no vendrás más nunca.
He vuelto a ser aquel cantar del aguacero
que hizo casi legal su abrazo en tu cintura. 
 
Y tú apareces en mi ventana,
suave y pequeña, con alas blancas.
Yo ni respiro para que duermas
y no te vayas. 
 
Que maneras más curiosas
de recordar tiene uno,
que maneras más curiosas:
hoy recuerdo mariposas
que ayer sólo fueron humo,
mariposas, mariposas
que emergieron de lo oscuro
bailarinas, silenciosas. 
 
Tu tiempo es ahora una mariposa,
navecita blanca, delgada, nerviosa.
Siglos atrás inundaron un segundo
debajo del cielo, encima del mundo 
 
Tu tiempo es ahora una mariposa,
navecita blanca, delgada, nerviosa.
Siglos atrás inundaron un segundo
debajo del cielo, encima del mundo 
 
Así eras tú en aquellas tardes divertidas,
así eras tú de furibunda compañera.
Eras como esos días en que eres la vida
y todo lo que tocas se hace primavera.
Ay, mariposa, tú eres el alma
de los guerreros que aman y cantan,
y eres el nuevo ser que se asoma por mi garganta 
 
Que maneras más curiosas
de recordar tiene uno,
que maneras más curiosas:
hoy recuerdo mariposas
que ayer sólo fueron humo,
mariposas, mariposas
que emergieron de lo oscuro
bailarinas, silenciosas, 
 
Tu tiempo es ahora una mariposa,
navecita blanca, delgada, nerviosa,
Siglos atrás inundaron un segundo
debajo del cielo, encima del mundo. 
 
Tu tiempo es ahora una mariposa,
navecita blanca, delgada, nerviosa,
Siglos atrás inundaron un segundo
debajo del cielo, encima del mundo. 
 
Tu tiempo es ahora una mariposa,
navecita blanca, delgada, nerviosa,
Siglos atrás inundaron un segundo
debajo del cielo, encima del mundo.


Silvio Rodriguez


sabato 6 aprile 2019

Per quello che siamo stati


Fabio Stassi



E delle dediche che sono passate da qui, qualcuna te la ricordi?

 L'altra settimana ne ho scovata una molto bella, su una vecchia edizione del Grande Gatsby. L'aveva firmata una donna con il nome di Felicia, ma non è detto che si chiamasse per davvero così. Era indirizzata a un uomo. Diceva semplicemente:

Per quello che siamo stati,
 per quello che avremmo potuto essere.

Mi ha colpito il modo in cui era scritta. Come se la mano avesse indugiato un po'. Forse era un addio, chissà, o una tardiva dichiarazione d'amore, a giudicare dal romanzo che Felicia aveva scelto per trasmettere il suo messaggio. O soltanto una formula per perdonarsi. Eppure, a distanza di tanti anni e lontano dalle vicende personali che l'avevano generata, ho pensato che quelle parole non coinvolgevano più due persone e basta, ma si erano dilatate nel tempo e nello spazio, e ora comprendevano anche me, te, sì, insomma, tutto quello che saremmo potuti essere e non siamo.

Per tutte le altre destinazioni


lunedì 1 aprile 2019

la ricerca di un senso


Raffaela Sazio



La ricerca di un senso è anche il nostro modo di evitare che la nostalgia alimentata dal desiderio per una persona amata, in sé vitale, diventi dolorosa. Non sempre, naturalmente, l’esito è positivo.

Raffaela Sazio - La distanza



Ricordi alcuni momenti, alcuni belli altri dolorosi. Ricordi l'inizio, di più ricordi la fine, di cui ti senti spettatore, e non ne afferri il senso.
Non c'è un filo che lega quei momenti, non c'è un trama, non c'è una storia. Ed è come se pezzi del tuo passato si dileguano nella nebbia e non diventano esperienza.


mercoledì 23 gennaio 2019

Campana del mio villaggio

Fernando Pessoa

si fa più remoto il passato,
più presente la nostalgia.
Campana del mio villaggio

Campana del mio villaggio
dolente nella quieta sera
ogni rintocco tuo
nel mio animo risuona.
 
Così lento è il tuo suonare,
come fosse triste deliavita,
che già il tuo primo rintocco
porta il suono del successivo.
 
Per quanto rintocchi vicino
quando passo, eterno errante,
per me sei come un sogno,
mi riecheggi dentro distante.
 
Ad ogni rintocco tuo,
vibrante nel cielo aperto,
si fa più remoto il passato,
più presente la nostalgia.
 


Fernando Pessoa (Alvaro de Campos)
 

sabato 19 gennaio 2019

l’addio astioso e risentito


Alessandro Robecchi



Non ho mai chiesto la tua stampella
 Ora non chiedermi la mia.
.........

il verso che conta, che lo riguarda, che lo tocca davvero, è sempre quello, l’addio astioso e risentito di Don’t think twice, it’s all right, dove lui, che se ne va per la sua strada, sputa fiele, velenoso e incattivito:

Avresti potuto fare di meglio ma non mi interessa
 Hai solamente sprecato il mio tempo prezioso.

 Era l’inizio dei Sessanta, e la fidanzata del tempo non tornava dal suo viaggio in Italia, proprio come María, che ha detto «torno» e invece non torna. Un risentimento che Carlo non riesce a provare. Ma poi, in un’altra versione di quel pezzo suonato e risuonato un milione di volte,....... ecco che quella rabbia delusa diventa delusione soltanto. Come se il senso di ingiustizia venisse meno, cadesse come una vestaglia che scivola sul tappeto, lasciando la solitudine nuda.

 Quasi trent’anni dopo, in quella canzone le ferite sono diventate una malinconia morbida, persino affettuosa. Sì, certo, Dylan non cambia il testo di quel vecchio successo che è una delle sue cose migliori di sempre, le parole sono uguali, ma il senso... il senso è tutto diverso. Sono andato via, ti ho fatto male, ma oggi mi sembra tutto così... ragionevole, così coerente...

Lo spillone tra il cuore e l’ascella punge ancora di più, ora.

Carlo sa che ci sarà un tempo in cui quel dolore sarà sopportabile, ma ora non gli interessa, è già difficile consolarsi con il passato, figurarsi con il futuro. E poi lui non ce li ha trent’anni per curarsi le ferite, cazzo. Lui rivuole María, sa solo questo.

Alessandro Robecchi - Torto Marcio


martedì 9 ottobre 2018

Non posso ricordare

Rainer Maria Rilke

Il tuo non esserci
è già caldo di te, ed è più vero,
più del tuo mancarmi. La nostalgia
spesso non distingue.

Non posso ricordare

Noi III Non posso ricordare. Ma quei momenti
puri dureranno in me come
in fondo a un vaso troppo pieno.
Non penso a te, ma sono per amore tuo
e questo mi dà forza.
Non ti invento nei luoghi
che adesso senza te non hanno senso.
Il tuo non esserci
è già caldo di te, ed è più vero,
più del tuo mancarmi. La nostalgia
spesso non distingue. Perché
cercare allora se il tuo influsso
già sento su di me lieve
come un raggio di luna alla finestra.

Rainer Maria Rilke

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domenica 7 ottobre 2018

Perché sapevo che non l'avrei più rivista





Non ricordo di cos'altro parlammo, ma in certi momenti mi sentii felice e rasserenato, quasi mi fossi liberato di un peso illusorio e opprimente....
 
Pagai e uscimmo.

Fuori continuava a piovere, ma sull'orizzonte frastagliato della strada il sole aveva aperto uno spiraglio di cielo luminoso e terso, che lasciava presagire un pomeriggio asciutto.

Claudia aprì l'ombrello e io alzai il bavero del giubbotto.

Sentii freddo.

«Sei venuto in macchina?» chiese Claudia.

«No.»

«Vuoi un passaggio da qualche parte?»

«Non ce n'è bisogno» dissi. «Prendo un taxi.»
Claudia insistette a voler aspettare finché non comparve un taxi. Aspettammo in silenzio, sicuri di non avere nient'altro da dirci, riconciliati con la tristezza quasi gradevole della pioggia che cadeva sull'asfalto, fine, leggera e verticale, e ricordo che mentre ci riparavamo da quella pioggia da adolescenti - perché agli adolescenti piace soffrire - mi tornò in mente e canticchiai Stairway to Heaven, la vecchia canzone dei Led Zeppelin che dopo tanto tempo senza sentirla avevo ricordato e canticchiato qualche settimana addietro, facendo la doccia a casa di Claudia, felice e con ancora l'odore di lei addosso, la vecchia e bellissima canzone dell'adolescenza che mi piaceva tanto all'epoca in cui ero innamorato di Claudia
 
«Bene» disse Claudia. «Arrivederci, Tomás
«Sì» dissi, «arrivederci.»
Si avvicinò, mi prese sotto l'ombrello, mi fissò, seria e diafana, e mi baciò dolcemente sulle labbra. Mi staccai da lei senza guardarla, aprii lo sportello del taxi e, prima di entrare, mi voltai. Claudia era sempre sotto l'ombrello, quasi aspettasse qualcosa; la figura da eterna ragazza era offuscata dallo sgualcito impermeabile verde militare; mi parve che un vago sorriso si disegnasse sulle sue labbra. Allora provai una sorta di nostalgia anticipata, come se, anziché vedere Claudia, la stessi già ricordando.
 
Perché sapevo che non l'avrei più rivista. E che l'avrei ricordata così per sempre.



sabato 11 agosto 2018

Eri negli occhi



il mio corpo
è una casa
disabitata.

Chiara Olivero
Eri negli occhi
Eri
negli occhi
sottopelle
nelle vene.
Ora
il mio corpo
è una casa
disabitata.
 
Chiara Olivero

lunedì 6 agosto 2018

la nostalgia

Buenas noches

Si può uccidere tutto meno la nostalgia, la portiamo nel colore degli occhi, in ogni amore, in tutto ciò che profondamente tormenta e libera e inganna.
 
Julio Cortazar
Rayuela

giovedì 21 giugno 2018

ci sono giorni

Eugenio De Andrade

Allora si apre un sorriso
su un’estate lontana.
E dura, dura ancora.

ci sono giorni
Ci sono giorni in cui crediamo
che tutto lo schifo del mondo ci cada
addosso. Poi
usciamo sul balcone e vediamo
i bambini correre cantando
lungo il molo.
Non conosco i loro nomi. Uno
o l’altro mi assomiglia.
Voglio dire: somiglia a quello che fui
quando divenni
luminosa presenza della grazia
o dell’allegria.
Allora si apre un sorriso
su un’estate lontana.
E dura, dura ancora.

Eugenio De Andrade


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mercoledì 25 aprile 2018

Di nuovo ti rivedo

Fernando Pessoa (Ricardo Reis)

Una volta ancora ti rivedo,
col cuore più lontano e l’anima meno mia.
Di nuovo ti rivedo

Di nuovo ti rivedo,
città della mia infanzia spaventosamente perduta…
Città triste e allegra, eccomi tornato a sognare!
Io? Ma sono lo stesso che qui è vissuto, che qui è tornato,
e che qui è tornato a tornare, e a ritornare,
e di nuovo a ritornare?
O siamo, tutti gli Io che qui sono stato o sono stati,
una serie di grani-enti legati da un filo-memoria,
una serie di sogni di me di qualcuno fuori di me?
 
Una volta ancora ti rivedo,
col cuore più lontano e l’anima meno mia.
 
Una volta ancora ti rivedo – Lisbona e Tago, e tutto -,
viandante inutile di te e di me,
straniero qui come dappertutto,
casuale nella vita come nell’animo,
fantasma errante in sale di ricordi,
al rumore dei topi e delle tavole che scricchiolano
nel castello maledetto del dover vivere…
 
(traduzione di Antonio Tabucchi)

Fernando Pessoa (Alvaro de Campos)
 

 

domenica 15 aprile 2018

ti ricordi?








sabato 27 gennaio 2018

La tua voce fiorita



 
Nel buio della sera
ho ascoltato la tua voce fiorita

E leggero il mio sguardo
si è alzato sugli anni miei
che ora sono i tuoi.
 
Carmelo



giovedì 18 gennaio 2018

Dimmi che esisti

Clemente Rebora
Dimmi che esisti – non chiedo altro:
il resto al cuore io lo domando.

Dimmi che esisti
Dimmi che esisti – non chiedo altro:
il resto al cuore io lo domando.
Sete ingannata da ogni coppa,
senza il sapor della tua bocca,
riposo illuso in ogni sonno
senza il ristoro del tuo corpo.
Dimmelo sempre che ci sei,
comunque la tua vita speri.
La creatura in te più vera
ogni vicenda me la svela,
la lontananza ansiosa dice
l’amor che accanto ammutolisce;
Ma so, non so, so che tu sola
puoi dirmi: esisto – e dillo ancora.
 
Clemente Rebora
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