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martedì 28 marzo 2017

le grida che hanno lanciato e non si sentono più

Buenas noches

Solo che io simpatizzo altrettanto, e forse più,
con le miserie scomparse dei popoli morti
a cui nessuno pensa, con tutte le grida
che hanno lanciato e che non si sentono più.
 

 
Gustave Flaubert

mercoledì 20 luglio 2016

Perchè uno scrive IV

Antonio Tabucchi - perchè uno scrive IV
A questo proposito, vorrei aprire una parentesi su un mio libro, perché io posso parlare solo della mia esperienza personale di scrittore. Ho fatto questa riflessione quando mi fecero un questionario a proposito di “Si sta facendo sempre più tardi”, che raccoglie – per chi non l’avesse letto – una serie di lettere, tutte maschili, che degli uomini hanno scritto a delle donne con cui hanno avuto un rapporto amoroso che non è finito molto bene, e serbano molti rancori perché possono anche aver lasciato tracce molto forti nella loro vita.
 
Poiché io non volevo scrivere un libro tradizionale, nel senso che non volevo scrivere un romanzo epistolare, le risposte delle destinatarie non ci sono in questo libro. Questo fa pensare che gli uomini che scrivono e che raccontano la storia, in fondo la raccontano dal loro punto di vista, non è mica detto che sia andata proprio così, anzi, io ne dubiterei fortemente...
 
Non ho scritto le lettere di risposta per due sostanziali motivi che riassumo: il primo è perché, francamente, per uno scrittore uomo è molto difficile, e forse anche un po’ arrogante, mettersi nell’universo femminile e assumerne il punto di vista, anche se io ho tentato perché ho scritto in quanto bambina, ho scritto come una madre a cui viene ucciso un figlio. Ho tentato di assumere un corpo femminile; è raro però che uno scrittore maschile riesca a scrivere da donna, forse i due grandi che ci sono riusciti e per i quali ho una grande stima, sono Flaubert con “Madame Bovary” e Tolstoj con “Anna Karenina”.
 
Prendiamo ad esempio una conversazione in cucina, per dire una piccolezza, tra una vecchia cuoca, un’altra che parla, una ha una nipote che deve sposarsi, l’altra ha appena avuto una bambina e una dice “Ah, poverina, pensa te”...Beh, Scusate il riassunto frettoloso, ma vedete, se uno scrittore riesce a parlare così, da donna, quello è un grande scrittore.
 
Prima difficoltà: mettermi in vesti femminili. Seconda difficoltà: volevo che il mio libro fosse semplicemente una mancanza di comunicazione, un insieme di disincontri, di gente che non si è trovata, perché la vita molto spesso è fatta così.
 
Se invece li mettevo a dialogare, riempivo i vuoti, mentre volevo fare un libro di assenze, perciò le lettere di risposta non le ho scritte. Ma le ho pensate. Posso confessare che a volte, dopo aver scritto una lettera dell’uomo, la sera andavo a letto e inevitabilmente rispondevo. Poi non ho avuto il coraggio di scriverle e non l’ho fatto. Ma il fatto di aver scritto la lettera prima, mi obbligava ad andare a prendere anche l’altro ruolo, e per lo meno mentalmente, tra me e me l’ho fatto, perché dicevo “beh, a questo mascalzone bisognerebbe dargli una risposta” e lo facevo, insomma. Ad alcuni, non tutti sono mascalzoni, altri magari hanno pure ragione, ma ce ne sono due o tre che sono veramente.. a quelli ho risposto, mentalmente. Allora, rispondendo al questionario che poi mi fecero su questo libro, avevo fatto questa riflessione – e premetto che quando uno scrive è un po’ tutti i suoi personaggi, non si può negare. Cervantes ad esempio, nello scrivere il Don Chisciotte, non è solo Don Chisciotte e Sancio Panza, è anche il barbiere, la sua nipote. Uno, quando scrive un romanzo, deve essere tutto, non è solo il capocomico, è tutta la compagnia. Ed io, quando ho scritto Pereira, non ero solo Pereira, ma dovevo anche essere il direttore del suo giornale, ho dovuto pensare come pensava il direttore. Però per quanto riguarda il libro in questione, io ho risposto così: “Per le destinatarie è la stessa cosa. Per quanto possa sembrare paradossale, in un certo modo sono stato anche quelle, perché le lettere che scrivevo mi ferivano come se le ricevessi io”.
 
Scrivendo questo libro ho creduto di capire un verso di Baudelaire che mi era sempre rimasto oscuro:
“Sono stato lo schiaffo e la guancia”.

 

..penso che ti scriverei che non sapevo che il tempo non aspetta, davvero non lo sapevo, non si pensa mai che il tempo è fatto di gocce, e basta una goccia in più perché il liquido si sparga per terra e si allarghi a macchia e si perda. E ti direi che amo, che amo ancora, anche se i sensi sembrano stanchi, perché lo sono, e quel tempo che era così rapido e impaziente, ora è lunghissimo da passare in certe ore del pomeriggio, soprattutto sul fare dell’inverno..

Antonio Tabucchi - si sta facendo sempe più tardi




Antonio Tabucchi
tabucchi alla Sagarana link esterno
 

venerdì 11 marzo 2016

quel rapido corrompersi di ogni cosa

Però non era felice, non lo era stata mai. E di dove veniva quell’inadeguatezza della vita, quel rapido corrompersi di ogni cosa a cui lei si appoggiava? Ma se c’era chissà dove un essere forte e bello, un temperamento ricco, pieno di slancio e insieme di raffinatezza, un cuore di poeta in sembianze d’angelo, lira dalle corde di bronzo capace di alzare al cielo epitalami elegiaci, perché mai lei non doveva trovarlo? Che sogno vano! Niente, del resto, valeva lo sforzo di una ricerca: tutto era menzogna. Ogni sorriso nascondeva uno sbadiglio annoiato, ogni gioia una maledizione, ogni piacere il disgusto, e i baci più appassionati non lasciavano sulle labbra se non l’impossibile desiderio di una voluttà più grande.

Gustave Flaubert Madame Bovary

venerdì 27 febbraio 2015

poi in sua presenza l'emozione svaniva



"Era innamorata di Leon e ricercava la solitudine per poter godere liberamente di quel pensiero. La vista della sua persona turbava la voluttà' di quella meditazione.
 Emma palpitava al rumore dei suoi passi; poi, in sua presenza, l'emozione svaniva, e le restava solo un senso di stupore che finiva in tristezza"


"Sarà forse innamorato, si domandò. Di chi, dunque ? Ma di me! Tutte in una volta le si dispiegavano innanzi le prove ... e il cuore le balzò in petto. (…) Cominciò allora
l'eterno lamento: oh! Se il cielo lo avesse voluto! E perchè no! Chi lo impediva dunque?"


(Gustave  Flaubert  - Madame Bovary )


domenica 22 febbraio 2015

le parole dell'amore che sembrano così belle nei libri

(....) Prima di sposarsi, Emma aveva creduto di essere innamorata, ma la felicità che sarebbe dovuta nascere da questo amore non esisteva, ed ella pensava ormai di essersi sbagliata. Cercava ora di capire che cosa volessero dire realmente le parole felicità, passione, ebbrezza, che le erano sembrate così belle nei libri.

Gustave Flaubert, Madame Bovary

Trattò l’amante senza il minimo riguardo

[…] …Rodolphe intravide in quell’amore altri godimenti da assaporare.Giudicò fuori luogo ogni pudore. Trattò l’amante senza il minimo riguardo. La ridusse alla piu’ assoluta docilita’, alla piu’ convinta corruzione. Emma aveva per lui un attaccamento idiota, ribollente d’ammirazione, ne ricavava una gran vollutta’, una beatitudine paralizzante: la sua anima si sprofondava in quell’ebbrezza, vi s’annegava, vi s’annullava come il dice di Clarence nella botte di Malvia.

Gustave Flaubert, Madame Bovary

lunedì 16 febbraio 2015

L'attesa

Nel fondo della sua anima, Emma aspettava che qualche cosa accadesse. Come i marinai in pericolo, volgeva gli occhi disperata sulla solitudine della sua vita e cercava, lontano, una vela bianca tra le brume dell'orizzonte. Non sapeva che cosa l'aspettasse, quale vento avrebbe spinto quelle vele fino a lei, su quale riva l'avrebbe portata, né sapeva se sarebbe stata una scialuppa o un vascello a tre ponti, carico di angoscie o pieno di felicità fino ai bordi.


Gustave Flaubert, "Madame Bovary"

Anima inquieta


Anima mia,
Sapessi quante volte mi sono distratto rincorrendo i tuoi pensieri!
Mi sono perduto per strada, ho perso i treni e ho sbagliato direzione e semafori.
Dalle tue parole, dalle attese e dai silenzi, avvertivo i ltuo struggimento e non riuscivo a coglierne il mistero.

A volte come d'incanto riveli un lembo della tua anima ma poi tutto svanisce di nuovo.
Eppure è così bello starti vicino!!!
Anima mia, se tu potessi leggermi dentro,
questa febbre che mi prende e mi lascia sospeso non so dove, in quale punto che mi sembra di starti accanto
La notte sogno quella bambina che se ne sta nell'angolo
e io la guardo
sono l'unico ad accorgermi della tua presenza
mi avvicno e ti sfioro la guancia con una carezza e
i tuoi occhi si accendono
si accende il tuo sorriso e
si annulla la distanza
Marcello C.
Ma una donna ha continui impedimenti. A un tempo inerte e cedevole, ha contro di sé le debolezze della carne e la sottomissione alle leggi. La sua volontà, come il velo del suo cappello tenuto da un cordoncino, palpita a tutti i venti, c'è sempre un desiderio che trascina, e una convenienza che trattiene.
Flaubert, Madame Bovary
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