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domenica 14 gennaio 2018

La morte di Juan Ruiz

Sulla morte di Juan Ruiz
Francesco Dalessandro

Quartine di morte e vita
Juan Ruiz non è più. Si è tolto la vita lunedì scorso [ 8 gennaio 2018] alle quattro del pomeriggio. Alle 15.27 aveva spedito un ultimo messaggio whatsapp alla giovane donna con la quale negli ultimi anni aveva intrattenuto una tormentata relazione sentimentale.
«È tutto finito. Non una parola di più»,
le aveva scritto. Il messaggio chiudeva la relazione e la sua vita. Avrebbe compiuto presto settant’anni.
“In un modo o nell’altro, si muore. A me tocca per un no secco e affilato come una lama, colpo ben assestato, che non mi lascia scampo. Amore è morte, si sa”.
Così l’ultimo messaggio, a chi scrive.
 
Lunedì scorso – per una tragica coincidenza –, mentre lui moriva, si poteva leggere qui la serie di dieci Quartine di morte e vita, la sua ultima poesia (nella quale “ho tratteggiato il mio lamento senza ‘lagnarmi’, come mi è stato fatto notare”, aveva scritto inviandola).
 
Tutta l’opera di Ruiz consiste, del resto, nella trentina di poesie d’amore pubblicate qui nel corso dell’ultimo anno, a partire dal 5 marzo. Aveva iniziato a scrivere solo da qualche anno, per amore della donna che è stata anche causa della sua morte. Diceva che, prima di conoscerla, aveva avuto un’esistenza incerta, contrastata, scontenta, sempre ai margini del “gran spettacolo”.
 
Quella che segue è l’ultima poesia che pubblicheremo, salvo trovarne di nuove fra le sue carte. Ne conosciamo altre tre, ma il lessico impiegato le rende impubblicabili.
 
Luce nuova
 
Chiudi gli occhi, non guardare
la fredda superficie delle cose
dove solo si rivela un mondo
di misere apparenze, un mondo
di voglie banali che non sa
né conosce cos’è il desiderio.
Dimentica che ti hanno insegnato
a vedere, chiudi gli occhi
e guarda in te, donna che va
nel sole, riflessa nella luce.
 
Nel buio dello sguardo troverai
quel che hai dimenticato.
Indaga, cerca in te, nel buio
fervido dell’anima, una luce
nuova…
 
                Cercami! Sono io,
io, non mi vedi? quel punto radiante
amore nel cerchio della tua vita,
io, ora costretto a possederti
solo con le parole con la nuda
fantasia ma senza il tormento
di scivolare arreso nella morte.
 
Francesco Dalessandro
Poesia Senza pari link esterno

Quartine di morte e vita

Juan Ruiz
se con te avessi vita
nuova non avrei morte

Quartine di morte e vita
1.
vivere senza vita
morire senza morte
questa è la mia sconfitta
e sarà la mia sorte
 
2.
morire nella vita
vivere nella morte
se con te avessi vita
nuova non avrei morte
 
3.
ma con te non ho vita
nuova rimane morte
morte d’arida vita
vita d’inerte morte
 
4.
oh mia vita mia morte
ho finito le scorte
d’amore e non ho vita
da offrirti che smarrita
 
5.
oh tu mia vita morta
vita stanca e perduta
la vita che era sorta
ora morte l’ha avuta
 
6.
nella mia morta notte
oh mia notte di vita
ora notte di morte
si è spenta la mia vita
 
7.
vita perduta e sola
abbandonata vita
nemmeno la parola
potrà ridarti vita
 
8.
morte che vivi in me
perché vita è passata
l’amore ora non c’è
ma tu mi sei legata
 
9.
tigre affamata morte
divori amore e vita
il tuo artiglio di morte
recide la mia vita
 
10.
vita di morte guasta
solo morte ha la vita
poca che m’è rimasta
presto sarà finita
 
Juan Ruiz
Poesia Senza pari link esterno

di Francesco Dalessandro

domenica 9 luglio 2017

Non solo dobbiamo morire

Franco Arminio
Possono essere persone care
o persone sconosciute, poco importa,
quello che conta è rubare il seme del bene
e piantarlo sulle facce della gente.

Non solo dobbiamo morire
Non solo dobbiamo morire,
ma prima di noi
 
assistiamo alla morte degli altri,
lenta o improvvisa, sempre ingiusta,
infame, orrenda.
 
Chiarito che contro la morte
nulla possiamo,
non abbiamo altro da fare
che stare attenti
e donarci
 
un attimo di bene, uno alla volta,
uno per noi e uno per gli altri.
 
Possono essere persone care
o persone sconosciute, poco importa,
quello che conta è rubare il seme del bene
e piantarlo sulle facce della gente.
 
Franco Arminio
LA PAGINA di Franco Arminio così stilisticamente piana, chiara, di quella claritas latina, lontana quindi da qualsiasi stilema ridondante, ha nella sua scorrevolezza le stimmate del seme del piangere, quindi della vera poesia. Di quel pianto interno però, che deriva da un sentire ben preciso, individuato: la precarietà dell’esistere.
il manifesto - l'ardore di una lingua metafisica link esterno

sabato 8 luglio 2017

Le persone che incontriamo raramente sono interessate al giardino nero della nostra infanzia


Tutti dobbiamo morire, ma solo alcuni sentono la morte ogni giorno. Sono le persone che mi piacciono. Le uniche persone che mi piacciono. Chi non sente la morte non mi interessa, è inutile nasconderlo, prima o poi la mia noia diventa evidente davanti agli accaniti al contingente.
 
Mi interessa la morte, non la necrofilia. Quasi tutti i politici pensano poco alla morte, ma sono necrofili, maneggiano pensieri morti, compiono azioni morte.
 
La meraviglia è quando incontri una donna che sente la morte. Quando abbracci una donna che ha l'orecchio appoggiato sulla morte e quindi anche su Dio e sulla poesia. Non è un ascolto che arriva da adulti o da vecchi. La morte di cui sto parlando arriva a quattro, a sei, a dieci anni. Arriva e non va più via.
 
Le persone che incontriamo raramente sono interessate al giardino nero della nostra infanzia. E allora non ci resta che trasformare il giardino in un orto. Scrivere in fondo è arare la morte e cercare di trarne qualche frutto. Io ho sempre cercato una donna che prima di avere confidenza con me avesse confidenza con la morte. La morte e le seghe sotto il tavolo, la sensualità di chi non ha fiorellini nell'anima, ma una bestia feroce che non si sfama mai.
 
L'errore che spesso facciamo è tenere la bestia fuori di noi, la allontaniamo pensando di essere più appetibili. Per fortuna a volte arriva qualcuno che ci vede veramente, e ci fa tornare a casa, noi e la nostra bestia. Sono cose che per accadere non hanno bisogno dei fitti e anemici commerci sessuali dei nostri giorni. Le vere confidenze nascono quando sappiamo spartirci la morte con lietezza. Quando sappiamo tenerla vicina, possiamo essere vicini a tutto.
 
L'amore è proprio questo sentire il tutto e non solo chi solletica il nostro narcisismo.
 
Franco Arminio

mercoledì 28 giugno 2017

Quando morirò



No, non chiudermi gli occhi
quando morirò,
perché io veda
almeno una volta
il tuo rimpianto.

Mila Kacic
QUANDO MORIRÒ
Quando morirò
non chiudermi gli occhi.
Voglio vedere
il mio nome
appeso alle tue labbra
come una pesante goccia d'amarezza.
 
Sarai sempre attratto e conteso
da me
e dai marmi da scolpire.
 
Voglio vedere
la mia morta immagine
sepolta nei tuoi occhi,
la tua mano
ansiosa di trattenere
le ore perdute.
 
No, non chiudermi gli occhi
quando morirò,
perché io veda
almeno una volta
il tuo rimpianto.
 
Mila Kacic

lunedì 28 dicembre 2015

Si invecchia un poco alla volta




Si invecchia un poco alla volta: in un primo momento si attenua la voglia di vivere e di vedere i nostri simili. A poco a poco prevale il senso della realtà, ti si chiarisce il significato delle cose, ti sembra che gli eventi si ripetano in maniera fastidiosa e monotona. Anche questo è un segno di vecchiaia. Quando ormai ti rendi conto che un bicchiere non è altro che un bicchiere e che gli uomini, qualunque cosa facciano, sono solo creature mortali.
 
Poi invecchia il tuo corpo; non tutto in una volta, certo, invecchiano per primi gli occhi oppure le gambe, lo stomaco, il cuore. Si invecchia così, un pezzo dopo l’altro.
 
Poi a un tratto invecchia la tua anima: anche se il corpo effimero e mortale, l’anima è ancora mossa da desideri e ricordi, cerca ancora la gioia. E quando scompare anche questo anelito alla gioia, restano solo i ricordi e la vanità di tutte le cose; a questo stadio si è irrimediabilmente vecchi.
 
Un giorno ti svegli e ti strofini gli occhi e non sai più perché ti sei svegliato. Conosci già esattamente quello che il giorno presenterà tua vista: la primavera o inverno, gli scenari abituali, le condizioni atmosferiche, l’ordine dei fatti. Nulla di sorprendente può mai accadere: non ti sorprenderanno più neanche gli eventi inattesi, insoliti o raccapriccianti, perché conosci tutte le probabilità, hai previsto già tutto e non ti aspetti più nulla, né in bene né in male… e questa è la vera vecchiaia.
 
Eppure qualcosa è ancora vivo nel tuo cuore, un ricordo, una qualche speranza vaga e nebulosa, c’è qualcuno che vorresti vedere, c’è qualcosa che vorresti ancora dire o apprendere. Un giorno, lo sai bene, quel momento arriverà, e allora, tutto a un tratto, apprendere e affrontare la verità non ti sembrerà più tremendamente importante come avevi supposto durante i decenti di attesa. L’uomo comprende il mondo un po’ alla volta e poi muore.

Sandor Marai Le braci


lunedì 31 agosto 2015

nostalgia della morte

Novembre

 E poi - se accadrà c'io me ne vada -
resterà qualchecosa
di me
del mio mondo -
resterà un'esile scia di silenzio
in mezzo alle voci -
un tenue fiato bianco
in cuore all'azzurro
Ed una sera di novembre
una bambina gracile
all'angolo d'una strada
venderà tanti crisantemi
e ci saranno le stelle
gelidi verde remote -
Qualcuno piangerà
chissà dove - chissà dove -
per me
nel mondo
quando accadrà che senza ritorno
io me ne debba andare

Antonia Pozzi

La nostalgia della morte è acuta e straziante specchio di una lacerazione dell'anima che l'ha accompagnata lungo gli anni, brevi come un sospiro, della sua vita: una vita e una morte che sono state in lei, e in infinite altre adolescenze, la conlcusione di fragilità e di sensibilità ferite. e forse mai presagite.
 
Eugenio Borgna La fragilità che è in noi
 
la nostalgia link esterno


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