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martedì 7 agosto 2018

La verità





La verità non è tanto nella parola, ma negli occhi, nelle mani e nel silenzio.
La verità sono occhi e mani che ardono nel silenzio.
Christian Bobin

È difficile dire la verità, perché ne esiste sì una sola, ma è viva e possiede pertanto un volto vivo e mutevole.
Franz kafka

"Lo scandalo non sta nel non dire la verità, ma di non dirla tutta intera, introducendo per distrazione una menzogna che la lascia intatta all'esterno, ma che gli corrode, così come un cancro, il cuore e le viscere".
Georges Bernanos


lunedì 28 marzo 2016

Il mio “Io irragionevole’, che è innamorato di te, vorrebbe conoscerla

lettere a Milena

«È all’incirca come quando uno, prima di ogni passeggiata, dovesse non solo lavarsi, pettinarsi ecc – già questo costa fatica – ma siccome prima di ogni passeggiata gli mancano sempre tutte le cose necessarie, dovesse anche cucirsi il vestito, farsi le scarpe, fabbricarsi il cappello, tagliare il bastone e così via».
 

«Amavo una ragazza, che mi riamava, ma dovetti lasciarla.

Perché?

Non so. Pareva che fosse circondata da un cerchio di armati… appena mi avvicinavo a lei, urtavo nello loro cuspidi, restavo ferito e dovevo indietreggiare…

Non aveva nessuna colpa la ragazza? Credo di no, o meglio, so che non l´aveva. La similitudine precedente è incompleta, in quanto anche io ero circondato da una cerchia di armati che tenevano le lance contro di me… È rimasta sola quella ragazza?

No un altro è giunto fino a lei, con facilità e senza ostacoli. E io, esausto dai miei sforzi, sono stato a guardare con assoluta indifferenza…».



«Questo incrociarsi di lettere deve cessare, Milena, ci fanno impazzire, non si ricorda che cosa si è scritto, a che cosa si riceve risposta e, comunque sia, si trema sempre».
 

«Cara dolce Milena,

ho scoperto, in certi tuoi gesti acerbi, che mi inteneriscono, una Milena più piccola (della quale dovresti farmi un disegno).

Il mio “Io irragionevole’, che è innamorato di te, vorrebbe conoscerla.

Vorremmo conoscervi.

Ci piacerebbe molto stare con voi, fare cose, le più banali: mangiare biscotti, darvi inutile affetto, leggere storie, prendersi in giro, guardare il soffitto, incasinarvi moltissimo…».


«Cara, dolce , Milena grande,

sentendo certe notizie che giungono alle mie orecchie trasecolo. Chi ti ha detto che mai e poi mai vorrei coprirti di baci? Se c´è qualcosa di cui sono sicuro è che vorrei coprirti di baci. In verità, qualche volta ho pensato anche a coprirti di carezze (di quelle delicate che si scambiano al buio, per riconoscersi e appartenersi, gli amanti), ma queste avrebbero avuto un ruolo propedeutico volto a rivelare i punti migliori per distribuire i baci (di cui sopra). Chiarito questo, torniamo a noi. Effettivamente, di quell´uomo di cui mi hai parlato, quello un po´ triste che ti scrive cose fuori luogo e strane, si dice racconti bugie: secondo me è una bugia (per quanto ne so, a modo suo, ti ama)».



Franz Kafka lettere a Milena
 

 

mercoledì 7 ottobre 2015

ami tuo marito al punto da non poterlo abbandonare





Domenica sera.
Una cosa mi disturba da tempo nel tuo ragionamento, nell'ultima lettera appare con particolare evidenza, è indubbiamente un errore, circa il quale puoi sempre esaminarti: quando dici che (come è anche vero) ami tuo marito al punto da non poterlo abbandonare (non fosse altro per amor mio; voglio dire che per me sarebbe una cosa orribile, se tu lo facessi ciò nonostante), ci credo e ti do ragione.

Quando dici che tu lo potresti bensì abbandonare, ma lui ha bisogno di te, intimamente, e senza di te non può vivere, che tu dunque per questo non puoi abbandonarlo, ancora ci credo e ancora ti do ragione.

Ma quando dici che esteriormente non può vivere senza di te e perciò (questo sarebbe l'argomento fondamentale) perciò non puoi abbandonarlo, allora o lo dici per nascondere i motivi indicati prima (non per rafforzarli, giacché quei motivi non hanno bisogno di essere rafforzati) o invece è soltanto uno di quegli scherzi del cervello (dei quali parli nella tua ultima lettera) sotto i quali il corpo si torce, e non soltanto il corpo.

Franz Kafka - lettere a Milena



per qualche motivo che ignoro mi piaci moltissimo



Per qualche motivo che ignoro, mi piaci moltissimo. Molto, niente di irragionevole, direi quel poco che basta a far sì che di notte, da solo, mi svegli e, non riuscendo a riaddormentarmi, inizi a sognarti. (F. Kafka, Lettere a Milena)
Leonardo Da Vinci


venerdì 11 settembre 2015

il silenzio delle sirene





Ora, le Sirene hanno un'arma ancora più terribile del canto, cioè ilsilenzio. Non è certamente accaduto, ma potrebbe essere che qualcuno si sia salvato dal lorocanto, ma non certo dal loro silenzio.
[....]
Ma Odisseo tuttavia, per così dire, non udì il loro silenzio, e credette che cantassero e diessere lui solo protetto dall'udirle.
Franz Kafka *** il canto delle sirene

Il silenzio delle sirene

Dimostrazione del fatto che anche mezzi inadeguati, persino puerili, possono servire alla salvezza. Per difendersi dalle Sirene, Odisseo si tappò le orecchie con la cera e si lasciò incatenare all'albero maestro. Naturalmente tutti i viaggiatori avrebbero potuto fare da sempre qualcosa di simile, eccetto quelli che le Sirene avevano già sedotto da lontano, ma era risaputo in tutto il mondo che era impossibile che questo potesse servire. Il canto delle Sirene penetrava dappertutto e la passione dei sedotti avrebbe spezzato ben più che catene e albero.Odisseo non ci pensò, benché forse lo sapesse. Confidava pienamente in quel poco di cera ein quel fascio di catene, e, con innocente gioia per i suoi mezzucci, andò direttamente incontro alle Sirene. Ora, le Sirene hanno un'arma ancora più terribile del canto, cioè il silenzio. Non è certamente accaduto, ma potrebbe essere che qualcuno si sia salvato dal loro canto, ma non certo dal loro silenzio. Al sentimento di averle sconfitte con la propria forza, al conseguente orgoglio che travolge ogni cosa, nessun mortale può resistere. E, in effetti,quando Odisseo arrivò, le potenti cantatrici non cantarono, sia che credessero che solo il silenzio potesse vincere quell'avversario, sia che, alla vista della beatitudine nel volto di Odisseo, che non pensava ad altro che a cere e a catene, si dimenticassero proprio di cantare.Ma Odisseo tuttavia, per così dire, non udì il loro silenzio, e credette che cantassero e di essere lui solo protetto dall'udirle. Di sfuggita vide sulle prime il movimento dei loro colli, il respiro profondo, gli occhi pieni di lacrime, le bocche socchiuse, ma credette che questo facesse parte delle arie che non udite risuonavano intorno a lui. Ma tutto ciò sfiorò appena il suo sguardo fisso nella lontananza, le Sirene sparirono davanti alla sua risolutezza e, proprio quando era più vicino a loro, non seppe più niente di loro. Quelle - più belle che mai - si stirarono e si girarono, fecero agitare al vento i loro tremendi capelli sciolti e tesero le unghie sulle rocce. Non volevano più sedurre, volevano solo carpire il più a lungo possibile lo sguardo dei grandi occhi di Odisseo. Se le Sirene avessero coscienza, quella volta sarebbero state annientate. Ma sopravvissero, e solo Odisseo sfuggì a loro. A questo punto, si tramanda ancora un'appendice. Odisseo, si dice, era così astuto, era una tale volpe, che neppure la Parca del destino poteva penetrare nel suo intimo. Egli, benché questo non si possa capire con l'intelletto umano, forse si è realmente accorto che le Sirene tacevano e ha, per così dire,solo opposto come scudo a loro e agli dèi la suddetta finzione.
Franz Kafka *** il silenzio delle sirene



domenica 12 luglio 2015

rifiuto

Il rifiuto

Se incontro una bella ragazza e la prego: “Sii buona, vieni con me” e lei mi passa davanti muta, con questo ella vuol dire: “Tu non sei un duca dal nome alato, non sei un americano tarchiato dalla corporatura indiana, dagli occhi orizzontali, dalla pelle levigata dall’aria delle praterie e dei fiumi che le irrigano, non hai viaggiato verso i grandi laghi e sopra di essi, che si trovano non so dove. Perciò ti prego di dirmi, perché dovrei io, una bella ragazza venire con te?”.

“Tu dimentichi che nel vicolo non ti porta nessuna automobile molleggiante; non vedo i signori in abiti attillati che compongono il tuo seguito, mentre, mormorando benedizioni sopra di te, ti seguono in un semicerchio preciso; il tuo seno è ben raccolto nel tuo corpetto, ma le tue gambe e le tue anche si compensano di quelle austerità; tu indossi un vestito di taffettà pieghettato, come piaceva tanto nell’autunno scorso a noi tutti, eppure tu sorridi, con questa minaccia alla vita indosso, di quando in quando.”

“Si, abbiamo ragione entrambi, e per non rendercene irrefutabilmente conto, è meglio che ciascuno vada a casa solo”. .

Franz Kafka ** (da “Racconti”, Mondadori, 1970)

sabato 28 marzo 2015

decisiva è la mia incapacità di arrivare al di là delle lettere

Franz Kafka dalle “Lettere a Milena”

(Milena Jesenka morta nel Campo di concentramento di Ravensbrück, 17 marzo 1944)


«Amore è il fatto che tu sei per me il coltello con cui frugo dentro me stesso»


« E’ già tanto tempo che non le scrivo, signora Milena, e anche oggi Le scrivo soltanto per caso: Veramente non dovrei neanche scusarmi se non scrivo , Lei sa come odio le lettere. Tutta l’ infelicità della mia vita – e con ciò non voglio lagnarmi, ma soltanto fare una costatazione universalmente istruttiva – proviene, se vogliamo, dalle lettere o dalla possibilità di scrivere lettere. Gli uomini non mi hanno forse mai ingannato, le lettere invece sempre, e precisamente non quelle altrui, ma le mie. Nel caso mio si tratta di una disgrazia particolare, della quale non voglio dire altro, ma nello stesso tempo anche di una disgrazia generale.
La facilità di scrivere lettere – considerata puramente in teoria- deve aver portato nel mondo uno spaventevole scompiglio delle anime. E’ infatti un contatto fra fantasmi, e non solo col fantasma del destinatario,ma anche col proprio, che si sviluppa tra le mani nella lettera che stiamo scrivendo, o magari in una successione di lettere, dove l’ una conferma l’ altra e ad essa può appellarsi per testimonianza. Come sarà nata mai l’ idea che gli uomini possano mettersi in contatto fra loro attraverso le lettere? A una creatura umana distante si può pensare e si può afferrare una creatura umana vicina, tutto il resto sorpassa le forze umane…»


«se tu volessi venire da me, se dunque volessi abbandonare tutto il mondo per scendere da me…non dovresti scendere, bensì sorpassare in modo sovrumano te stessa, in alto, oltre te stessa, talmente che dovresti forse dilaniarti, precipitare, scomparire (certo anche io con te). E tutto ciò per arrivare in un punto che non ha niente di allettante”


«ciò che tu sei per me, Milena, per me al di là di tutto il mondo in cui viviamo, non è detto nei quotidiani brandelli di carta che ti ho scritto» …


«decisiva è la mia incapacità di arrivare al di là delle lettere…e decisiva è la voce irresistibilmente forte, come dire la voce tua che mi esorta a stare zitto».



Questo incrociarsi di lettere deve cessare, Milena, ci fanno impazzire, non si ricorda che cosa si è scritto, a che cosa si riceve risposta e, comunque sia, si trema sempre.



“Tu mi appartieni, anche se non dovessi vederti mai più”
a Milena, 12. Juni 1920


Franz Kafka dalle “Lettere a Milena”

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