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sabato 1 aprile 2017

Per riuscire a parlarsi

Per riuscire a parlarsi, bisogna prima andare a letto insieme, aveva dichiarato. Il suo dono era di instaurare subito una sensazione di di intimità, di fiducia, che andava al di la dei corpi.

Ricardo Piglia
[ Solo per Ida Brown ]

mercoledì 29 marzo 2017

Non chiederci la parola

Eugenio Montale
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari

 Non chiederci la parola

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato. 

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.


Eugenio Montale

mercoledì 22 marzo 2017

le parole creano il mondo e sempre loro lo distruggono

Non deve aver paura della sua voce, Danielle. Non parlare non vuol dire non esistere. È come esistere disarmati, senza forma, senza potere. Lei è arrabbiata, Danielle, ma è viva. Provi a dirmi una parola, una parola qualsiasi.
Sono le parole che creano il mondo e sono sempre loro che lo distruggono. Anzi, sono l'unica cosa che può veramente annientarlo.

Alessandro Capone
[l'amore nascosto]
 

sabato 18 febbraio 2017

parlare e tacere





Tacere e parlare sono un modo di intervenire sul futuro.
Javier Marias


  • perche dire perchè tacere
  • parlare tacere
  • Parlare e tacere, ricordare e dimenticare, sapere e ignorare, rimanere uguali a sé stessi e cambiare, intuire gli altri e far finta di niente, tradire ed essere traditi......



    lunedì 6 febbraio 2017

    Ho raccontato. Ho raccontato.

    Javier Marias

    di  sicuro era soltanto questo ciò che io mi proponevo, uscire dal buio e  smettere di tenere un segreto o conservare un mistero, forse anch'io  ho a volte desideri di chiarezza e probabilmente di armonia.
     Ho  raccontato.
     Ho raccontato.
     E raccontando non ho provato la sensazione  di uscire dal mio incantamento da cui non sono ancora uscito e forse  non uscirò mai, ma di cominciare a mescolarlo con un altro meno  tenace e più benevolo.
     
     Colui che racconta di solito sa spiegare bene  le cose e si sa spiegare, raccontare è come convincere o farsi capire  o far vedere e così tutto può essere compreso, anche le cose più  infami; tutto perdonato quando c'è qualcosa da perdonare, tutto  tralasciato o assimilato e anche compatito, questo è avvenuto e  bisogna conviverci quando sappiamo che è stato, trovargli un posto  nella nostra coscienza e nella nostra memoria che non ci impedisca di  continuare a vivere perché è accaduto e perché lo sappiamo.
     
      L'accaduto è perciò sempre molto meno grave dei timori e delle  ipotesi, delle congetture e delle supposizioni e dei brutti sogni,  che in realtà non introduciamo nella nostra conoscenza ma che  mettiamo da parte dopo averli sofferti o dopo averli considerati  momentaneamente e perciò continuano a suscitare orrore a differenza  degli eventi, che diventano più lievi per la loro stessa natura,  cioè, appunto perché sono dei fatti: dato che ciò è successo e lo so  ed è irreversibile, ci diciamo rispetto a quelli, devo spiegarmelo e  farlo mio o fare sì che me lo spieghi qualcuno, e la cosa migliore  sarebbe che me lo raccontasse esattamente chi si è incaricato di  farlo, perché è lui che sa.
     
     Ma se si racconta si può perfino entrare  nelle grazie, questo è il pericolo.
     La forza della rappresentazione,  immagino: per questo ci sono accusati, per questo ci sono nemici che  si assassinano o si giustiziano o si linciano senza lasciarli dire  una sola parola - per questo ci sono amici che si mandano in esilio e  si dice: «Non ti conosco», o non si risponde alle loro lettere -,  affinché non si spieghino e possano all'improvviso entrare nelle  grazie, quando parlano mi calunniano ed è meglio che non parlino,  anche se nel tacere non mi difendono.
    [...]
    E' chi racconta che decide di farlo e anche di imporlo e  chi si scopre o confessa e decide quando, di solito quando è ormai  troppo grande la fatica che portano il silenzio e l'ombra, è l'unica  cosa che spinge a volte a raccontare i fatti senza che nessuno lo  chieda né nessuno se lo aspetti, non ha niente a che vedere con la  colpa né con la cattiva coscienza né con il pentimento, nessuno fa  niente credendosi miserabile nel momento di farlo se sente la  necessità di farlo, soltanto dopo arrivano il malessere e la paura e  non vengono poi molto, è più malessere o paura che pentimento, o è  più stanchezza.

    Domani nella battaglia pensa a me
    Javier Marias     

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    sabato 7 gennaio 2017

    lascia parlare il corpo

    Clirim Muça

    Non parlare, ti prego!
    Non ora, non questa volta

    Lascia parlare il corpo
    
    Lascia parlare il corpo, 
    le tue labbra unite alle mie 
    e leggi il segno della mia mano tremante 
    mentre t’accarezzo il volto.
    Non parlare, ti prego! 
    Non ora, non questa volta
    
    
    Clirim Muça

     

    venerdì 6 gennaio 2017

    tacere e parlare

    Tacere o parlare

    «Tacere la verità può essere anche generoso. Le persone che conservano i segreti, spesso lo fanno non solo per proteggere se stesse, ma anche chi è coinvolto, per conservare amicizie e amori, per rendere la vita più tollerabile o per sollevare le persone amate dall’angoscia»,
     
    «In un rapporto d’amore o d’amicizia la verità è sempre protagonista. La verità abita nel rapporto con gli altri e non nel segreto. La gioia più grande è potersi abbandonare.
     
    Ma poiché la vita è molto complicata ci sono esigenze di cautela. Nella coppia credo nella vita condivisa. Con il passare del tempo, le attenzioni devono aumentare e non diminuire, e cresce quella spontaneità che ci fa parlare a fondo e capire quando è il momento di tacere».
     
    In Un cuore così bianco di Javier Marías, il protagonista dice
     
    «non ho voluto sapere, ma ho saputo»
     
    e il saperlo è più una sventura che una liberazione. La verità è pericolosa, «un salasso al cuore».
     
    Claudio Magris


    Tutti abbiamo dei segreti come dice Javier Marias
    ...con ogni persona sono alcune le zone illuminate e altre quelle tenebrose, cambiando a seconda della conoscenza e dei giorni e degli interlocutori e delle ambizioni,

    ...come è faticoso tenere un segreto o conservare un mistero, che fatica la clandestinità e la permanente coscienza di come non tutti i nostri congiunti possano avere uguali  conoscenze, a un amico si nasconde una cosa e a un altro un'altra  diversa da quella che è nota al primo,
    Javier Marias - Domani nella battaglia pensa a me
    Ad ogni persona che incontriamo nella nostra vita riveliamo parti della nostra biografia e ne nascondiamo altre e non sono sempre le stesse.
    Ma tra il tacere e parlare non ci può essere nessuna via di mezzo. Non puoi instillare il dubbio di essere stato sleale, di aver tradito la fiducia, di aver nascosto la verità, o di averne nascosta una parte, non importa se le tue intenzioni erano buone, se la pietà o l'amore hanno mosso i tuoi passi. E non puoi dimenticare, non puoi chiudere gli occhi come facevi da bambino, "tutto è passato, non c'è motivo di spiegare, smettila di voler capire, mettiti nei miei panni, non ho niente da dire, devi accettare, io conservo dei bei ricordi, è stato bello ed è tutto finito, così è la vita".

    La verità può far male, ma ancor più doloroso è scoprire che ci è stata nascosta una parte della verità, che non sapremo mai cosa è stato, se era una finzione, se siamo stati ingannati e perchè.
    La notte ti sveglierai tutto sudato morso dai dubbi, i ricordi si affollano e si rincorrono incerti perchè non sai più cosa ricordare nè come ricordarlo.
    Non lo saprai mai e dovrai dimenticare, lasciare che tutto sfumi, come sfumano i miraggi.
    G.
    di  sicuro era soltanto questo ciò che io mi proponevo, uscire dal buio e  smettere di tenere un segreto o conservare un mistero, forse anch'io  ho a volte desideri di chiarezza e probabilmente di armonia.
     Ho  raccontato.
     Ho raccontato.
     E raccontando non ho provato la sensazione  di uscire dal mio incantamento da cui non sono ancora uscito e forse  non uscirò mai, ma di cominciare a mescolarlo con un altro meno  tenace e più benevolo.
    [...]
    L'accaduto è perciò sempre molto meno grave dei timori e delle  ipotesi, delle congetture e delle supposizioni e dei brutti sogni,  che in realtà non introduciamo nella nostra conoscenza ma che  mettiamo da parte dopo averli sofferti o dopo averli considerati  momentaneamente e perciò continuano a suscitare orrore a differenza  degli eventi, che diventano più lievi per la loro stessa natura,  cioè, appunto perché sono dei fatti: dato che ciò è successo e lo so ed è irreversibile.
    Javier Marias -

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    martedì 6 settembre 2016

    Tacere, parlare, raccontare, ingannare, occultare, svelare


    tacere, parlare, svelare, raccontare, occultare, omettere, nascondere, ingannare.




    lunedì 16 maggio 2016

    è il privilegio di chi racconta

    Javier Marias

    ora che aveva accettato di raccontarmi tutta la storia, voleva farlo con i suoi tempi e i suoi modi. Questo è il privilegio di chi racconta, chi ascolta non ne ha, o ha solo quello di potersene andare. E io di certo non me ne sarei andato.

    Così ha inizio il male
         Javier Marias

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    lunedì 26 ottobre 2015

    trattenere le parole come quando si scrive





    C’è nello scrivere un trattenere le parole, come nel parlare c’è invece un liberarle, un distaccarsi da esse che può essere anche un distaccarsi da noi. Scrivendo si trattengono le parole, le si fanno proprie, soggette a ritmo, contrassegnate dal dominio umano di chi in questo modo le maneggia.…La volontà di trattenere si trova già al principio, alla radice dell’atto stesso di scrivere e l’accompagna permanentemente. Le parole vanno così cadendo precise, in un processo di riconciliazione dell’uomo che le libera trattenendole, di chi le pronuncia con cauta generosità.
    Maria Zambrano


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