Visualizzazione post con etichetta angoscia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta angoscia. Mostra tutti i post

sabato 18 gennaio 2020

angoscia


Arantza Portabales,



Nel buio della cella, immaginò Teo accanto a sé. Si toccò le labbra, i seni, scese con la mano destra fino al sesso, consapevole dell’assenza di Teo, in questa cella dove non era mai sola a causa delle norme per la prevenzione del suicidio che avevano messo in atto. Sentì le lacrime che le bruciavano gli occhi. Lacrime di rabbia.

A volte facciamo sesso per sfuggire l'angoscia e la frustrazione


sabato 10 novembre 2018

Era come abitare in un eterno novembre

Buenas noches

Era come abitare in un eterno novembre,
uno di quei giorni di luce livida,
quando tutto è stanco e non c’è cosa che non paia avviata al tramonto,
sul punto d’accasciarsi al suolo.


 
Tommaso Pincio
Il dono di saper vivere

domenica 3 settembre 2017

Se un giorno qualsiasi

Magda Zavala
il nostro incontro,
sarà di sicuro
in un incubo crudele.

Se un giorno qualsiasi
Se un giorno qualsiasi
arriverò a vederti, estraneo e insensibile,
come se non avessimo mai goduto
il nostro incontro,
sarà di sicuro
in un incubo crudele.
 
Magda Zavala
Fili d'aquilone link esterno

lunedì 31 agosto 2015

nostalgia della morte

Novembre

 E poi - se accadrà c'io me ne vada -
resterà qualchecosa
di me
del mio mondo -
resterà un'esile scia di silenzio
in mezzo alle voci -
un tenue fiato bianco
in cuore all'azzurro
Ed una sera di novembre
una bambina gracile
all'angolo d'una strada
venderà tanti crisantemi
e ci saranno le stelle
gelidi verde remote -
Qualcuno piangerà
chissà dove - chissà dove -
per me
nel mondo
quando accadrà che senza ritorno
io me ne debba andare

Antonia Pozzi

La nostalgia della morte è acuta e straziante specchio di una lacerazione dell'anima che l'ha accompagnata lungo gli anni, brevi come un sospiro, della sua vita: una vita e una morte che sono state in lei, e in infinite altre adolescenze, la conlcusione di fragilità e di sensibilità ferite. e forse mai presagite.
 
Eugenio Borgna La fragilità che è in noi
 
la nostalgia link esterno


paura dell'avvenire

E' forse per questa piena di sentimenti, per cui in una giornata soffro e godo ciò che apparentemente si può soffrire e godere in tutta un'esistenza, che rimpiango il passato, che adoro il presente, che non desidero l'avvenire, perchè sono contenta di essere io, con i miei difetti e con le mie poche virtù, perchè non so se in avvenire potrò essere ancora così.
 
Antonia Pozzi Diari

angosciosa ambivalenza

Nelle adolescenze di oggi rinasce la contraddizione dilemmatica tra il modo di essere del corpo pre-adolescenziale, che non si vuole perdere, e quello del corpo post-adolescenziale, che incombe come realtà contestualmente ricercata e rifiutata, con le crisi conseguenti che sono crisi di crescita e di maturazione. si assiste allora all'insorgenza di un'angosciata ambivalenza nei riguardi della vita sessuale, del corpo che si apre alla vita sessuale, e alla mancata accettazione del cambiamento psichico e biologico del proprio corpo, che nelle sue impetuose metamorfosi si allontana dalla sua immagine pre-adolescenziale eterea e indifferenziata
 
Eugenio Borgna La fragilità che è in noi

sabato 11 luglio 2015

Torni bambino e ti struggi dalla nostalgia


È sempre così che succede. Sono le cose prive di importanza che possono spezzare i legami più profondi. Una mezza parola buttata lì senza pensarci, uno scatto di nervi, una sfumatura nel tono di voce, un’occhiata che credi non sia per te e che pare mettere in dubbio ciò che solo un attimo prima davi per certo.

In quei momenti, sei attraversato da una tristezza così enorme che sembra essere la quintessenza di tutte le sofferenze sperimentate in passato. Torni bambino e ti struggi dalla nostalgia. Vorresti essere tra le braccia di tua madre, sentire il suo calore, avvertire il tocco leggero delle sue mani, mentre ti accarezzano dolcemente. Vorresti essere di nuovo piccolo, per rifugiarti in quell’abbraccio, l’unico davvero capace di farti sentire al sicuro e immune a qualsiasi dolore del mondo.

Ferzan Ozpetek  - Sei la mia vita




E' così dovevo essere io pensavo mentre divoravo la città vecchia camminando veloce.
Ero una bomba innescata sul punto di esplodere.
Non so come succede e cosa fa scattare questa sensazione di abbandono. Un gesto, un movimento degli occhi, una mezza parola, un pretesto qualsiasi perchè il bambino si impossessi di me.
E con lui emerge il dolore dell'abbandono, nessuno mi ama e tu mi respingi, qualcosa di me ti spaventa.
Voglio fuggire e spezzare questa angoscia, non sopporto il tuo rifiuto non lo capisco non lo posso accettare
voglio starmene solo con il mio dolore e la mia solitudine voglio precipitare nel buio della mia anima e rannicchiarmi, nascosto dal mondo.

Marcello C.


domenica 12 aprile 2015

il mio bene sei tu

il dolore sepolto




Cara, bene dell'anima mia
Sai, è come un dolore antico e sepolto che a volte riaffiora.
Quando succedeva, reagivo con rabbia, mi sentivo umiliato e offeso, mi dibattevo come
un animale ferito, mi tormentavo pieno di rancore e di odio.

E' il dolore di un bambino lontano dal calore della famiglia
un bambino solo, in collegio
un bambino che ha subito un torto e nessuno lo difenderà.
Il dolore lo avvolge e lui si rannicchia in se stesso e si chiude nel suo mondo.

Oh, io ho imparato a conoscerlo quel bambino  e cerco di capirlo cerco di vedere
i suoi occhi tristi di chi si sente solo, abbandonato, incompreso, ingiustamente punito.

Non servono mura e corazze lui era sempre lì sepolto.

L'undici novembre è risalito dal profondo il dolore di quel bambino e le sue grida mi toglievano il sonno e mi spezzavano il cuore.
schiumavo di rabbia e di rancore e con quel rancore addosso volevo fuggire e uscirne fuori come le altre volte.



Sono stato fermo e mi sono guardato dentro e ho accarezzato quel bambino ho cercato di capirlo e di calmarlo.
Un tweet mi ha salvato
Il resto lo sai come è andata. La tua grazia mi ha tirato fuori dalla mia prigione.

A volte un velo di malinconia mi avvolge. Non è la malinconia triste che soffoca e  angoscia.
come la bassa marea
sfuma l'euforia -
resto sospeso tra la nostalgia e
il disincanto

accarezzo il mio bambino
e non temo le ombre -
che dorma quieto
niente potrà ferirlo.

Gli parlo di te del tuo sguardo tenero e della tua comprensione
della tua infinita pazienza e generosità. Della tua immensa tenerezza.
Della tua grazia.

Il mio bene sei tu e non so spiegarti questa cosa.
Sii te stessa
che io non sia una catena o un impiccio
Voglio vederti libera serena e felice.
Il resto non conta.
Sto imparando a fare respiri lunghi come mi hai insegnato tu
a contenere e trattenere le emozioni forti.
Mi sento di camminare su una corda ho imparato a non perdere l'equilibrio
Mi sento la corda tesa di un arco ma ho imparato a rallentare la presa
respiro lungo e distendo i pensieri
Il mio bene sei tu, la mia gioia è  l'immagine di quel centrino,
una parola un gesto un sorriso.
Il resto non conta

Juan Pedroso -

lunedì 23 febbraio 2015

quanto più questo silenzio viene allontanato, tanto più esso si nutre di ombre e fantasmi maggiormente terribili.

Alla base dell'umano sentire esiste, forse, la consapevolezza della solitudine cui ogni uomo è, per sua natura, costretto. O meglio, su questo terreno si innesta una delle maggiori motivazioni non solo dell'innamoramento in quanto tale, quanto soprattutto dell'ostinazione con la quale molte persone proseguono nel portare avanti relazioni a volte impossibili.

E queste sono le basi anche dell'altrettanto ostinata ricerca da parte di alcuni di un rapporto ad ogni costo: quasi una coazione a ripetere che ci rende impossibile convivere con noi stessi. Un'affannosa ricerca di un Altro che con la sua sola presenza possa alleviare un silenzio interiore pericoloso e inquietante. Ma quanto più questo silenzio viene allontanato, tanto più esso si nutre di ombre e fantasmi maggiormente terribili, dando vita ad una spirale che impone la necessità di allontanare, a qualsiasi costo, la possibilità di confrontarsi con se stessi.

Il che, spesso, influisce negativamente sulla scelta dell'oggetto del nostro interesse. È, infatti, a volte, quasi soltanto il bisogno di "un" altro, più che dell'altro, a spingere l'uomo a legarsi, a costruire rapporti sentimentali che risultano, pertanto, al loro nascere già artificiosi.

Ciò ci fa credere e ipotizzare che in molti rapporti tormentati e difficili, che appaiono infiniti, ma che nascondo tante lacrime - così come in quegli amori che nascono e si consumano in un lasso di tempo tanto esiguo da apparire della consistenza di un soffio - vi è, forse, proprio un problema di basi. Di costruzione, di presupposti.

Aldo Carotenuto - Ai confini dell'amore
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

home