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venerdì 18 maggio 2018

la sensazione dei suoi pantaloni bagnati sul ginocchio




Entrando nella stanza Nino notò che la mamma e lo zio stavano con le ginocchia unite anzi lo zio teneva le ginocchia della mamma fra le sue e una mano sulla gamba di lei. Chissà quante altre volte erano stati in atteggiamenti simili davanti al ragazzo; infatti non si mossero. Ma Nino si accorse per la prima volta in vita sua che quel gesto era molto intimo. Fece finta di non guardarli nemmeno e si avviò verso la sua stanza ma con la coda dell'occhio vide che lo zio stava accarezzando la gamba della mamma con un movimento lento soffermandosi ogni tanto per stringerla. ercole patti
 
Nino non si muoveva, sentiva la coscia calda della zia gravare su di lui e ad ogni risata di lei ne avvertiva l'eco e il tremito sulla propria gamba provando a quel contatto fortuito una sensazione piacevole. Ad un certo punto la zia si spostò ancora fino a fare incastrare il ginocchio del ragazzo in mezzo alle proprie gambe. Nino sentí sprofondare il ginocchio fra le cosce di lei che si schiudevano e di tanto in tanto si stringevano in un movimento che sembrava casuale. Parlando la zia si piegava in avanti fino a mettersi quasi a cavalcioni e a stringere il ginocchio del ragazzo; e Nino avvertiva che lei si muoveva su e giù fino a fargli sentire il calore umido dell'inguine attraverso i leggeri pantaloni che gli coprivano il ginocchio.
 
Al ragazzo rimase in mente la sensazione di calore umido sul ginocchio e dei movimenti che la zia faceva forse eccitata da quel contatto. Ripensandoci dopo per giorni e giorni ricostruiva la scena e sempre più si convinceva e forniva prove a se stesso che tutto si era svolto proprio come pensava lui e che la zia si era strofinata di proposito sulla sua gamba fino ad inumidirgli il ginocchio. La cosa lo aveva turbato tanto da fargli trascorrere ore rivivendo la scena nei suoi più piccoli particolari; la figura di quella giovane zia Cettina cosí calda e vogliosa abbandonata sulla sua gamba fino all'estenuazione e la sensazione dei suoi pantaloni bagnati sul ginocchio non lo abbandonò più.
 
Ercole Patti
Un Bellissimo novembre link esterno



domenica 30 aprile 2017

non ti fidar di me se il cor ti manca

Ercole Patti

Poco prima di mezzanotte tutti cominciarono a raggiungere le loro stanze.
 
Soltanto la zia Cettina e Nino si avviarono verso l'ala sinistra. La zia era allegra per il vino bevuto, appoggiò il braccio sulla spalla del nipote mentre si inoltravano nel lungo corridoio fian-cheggiato da porte chiuse con pomi di porcellana istoriati di fiorellini colorati.
 
La stanza della zia era accanto a quella di Nino anzi essendo sulla parete di fronte del corridoio la porta era sistemata ad angolo retto con quella della stanza del nipote.
 
La zia entrò nella sua camera, accese la luce.
 
"Speriamo," disse, "che nell'armadio non ci siano topi. L'anno scorso ce n'era uno che la notte non mi faceva dormire. Proviamo a guardare dentro. Vieni qui Nino."
 
Il ragazzo entrò nella grande stanza pavimentata con mattonelle di terracotta. Un vasto letto matrimoniale si alzava contro una parete; era in ferro battuto tinto di nero, con fregi di ottone, i pomi di vetro verde in forma di pigne; era altissimo coi suoi quattro fitti e gonfi materassi di lana. Sulla parete opposta c'era un grande armadio, nell'angolo accanto alla porta-finestra che dava sulla terrazza una toletta dallo specchio snodato che sul retro recava in tutta la superficie una im-magine colorata di donna in costume settecentesco. A fianco del letto c'era un comò di noce con sei cassetti e sopra due lumiere di ottone a beccucci.
Nel centro del comò un San Giuseppe di gesso colorato sistemato sotto una campana di vetro.
 
La zia aprì piano un battente dell'armadio che mandò un odore pungente di rinchiuso e di naftalima; si vedevano nel fondo due cappelliere di car-tone leggermente rosicchiate dai topi una sull'altra e due ombrellini da sole appoggiati in un angolo; nell'altro angolo un bastone di quelli con dentro lo stocco di acciaio; ìe grucce per appendervi gli abiti erano libere.
 
"L'odore dei topi c'è," disse la zia annusando mentre Nino aveva preso il bastone animato e lo tirava per il manico cercando di estrarne la lama.
 
"Stai attento a non tagliarti," disse la zia.
Nino sguainò lo stocco, la lama istoriata color d'argento brillò sotto la lampadina.
"Che cosa c'è scritto?" chiese la zia curvandosi sulla lama e appoggiandosi al nipote.
Sulla lama lucente dello stocco a caratteri maiuscoli in rilievo, di un colore di argento opaco, c'era una scritta.
"Non ti fidar di me," lesse Cettina.
Nino voltò la lama e sul lato opposto la zia lesse il seguito della frase: "Se il cor ti manca. Adesso mettilo via," aggiunse, "e aiutami ad aprire le valigie."
 
Intanto che Nino ringuainava lo stocco e riponeva il bastone nell'armadio Cettina si sfilò l'abito che appese a una gruccia e rimase in sottoveste; poi sedette su una delle poltrone ai piedi del letto e si tolse le calze.
 
Nino vide le gambe nude della zia; lei si toglieva le calze con molta naturalezza senza curarsi del ragazzo; intanto la leggera sottoveste le scivolava indietro scoprendo le cosce.
 
"Apri prima quella più piccola," disse lei.
Nino apri la valigia.
"Che debbo fare?" chiese respirando il profumo della zia Cettina che si levava dagli indumenti ripiegati dentro.
"Guarda a destra, ci debbono essere un paio di pantofoline."
Nino cercò trovò le pantofoline chiuse in un sacchetto di stoffa a fiorellini.
"Eccole."
"Passamele per favore."
Il ragazzo si avvicinò alla zia che era sempre seduta sulla poltrona e le porse le pantofoline.
 
Cettina le sfilò dal sacchetto e le calzò lentamente mettendo ogni volta una gamba sull'altra e scoprendo in quel movimento le cosce fino in fondo; poi si alzò. Sotto la stoffa leggera della sottoveste si indovinava il suo corpo saldo che si muoveva con indolenza.
"Quel vino mi è andato in testa," disse con un sorriso dolce. "Aiutami a tirar fuori la roba dalla valigia"
Cettina si curvò sulla valigia accanto al ragazzo che sentiva contro il suo braccio che usciva dalla maglietta a mezze maniche il braccio nudo di lei caldo e liscio; subito il ricordo di quel pomeriggio del marzo scorso nella casa di via Montesano gli tornò in mente coi suoi vivi e indimenticabili particolari.
Via via che tirava fuori la roba dalla valigia Cettina la passava al nipote indicandogli i cassetti dove doveva metterla. Poi volle invertire le parti: Nino prendeva la roba dalla valigia e lei la sistemava nell'armadio e nei cassetti.
Venne fuori il vestito da caccia dello zio Biagio il marito di Cettina; Nino lo porse alla zia con un senso di avversione per quell'indumento che odorava sfacciatamente di uomo. Cettina appese la pesante giacca con toppe di cuoio ai gomiti a una gruccia sopra un paio di pantaloni di erto fustagno. Nino provava uno strano senso di gelosia per l'intimità che il marito doveva avere con lei. Questo sentimento si ripeteva a tutti gli indumenti maschili che venivano fuori dalla valigia.
Ad un certo punto la zia interruppe l'operazione.

Un bellisimo novembre
Ercole Patti     

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sabato 26 novembre 2016

una curiosa forma di eccitazione erotica che veniva senza che lui la volesse

Ercole Patti
L'idea che la mamma potesse fare all'amore con un uomo come tante altre donne, come quelle delle quali lui parlava coi suoi compagni, gli sembrava un sopruso intollerabile, un orribile tradimento che lo disonorava per sempre.
 
E se gli capitava di scoprire una carezza più profonda o, nella casa di campagna dello zio Concetto verso Linguaglossa dove andavano ogni anno per Pasqua ospiti di lui, se gli accadeva di sentire di notte qualche rumore che non lasciava dubbi sul fatto che lo zio era andato nel letto della mamma, provava sempre un senso di avvilimento e di repulsione misto a una curiosa forma di eccitazione erotica che veniva senza che lui la volesse anzi sentendone una certa ripugnanza.

......anche certe amiche di sua madre che facevano i bagni con lei allo stabilimento Longobardo Guarnaccia alla Guardia, talvolta gli accendevano i sensi.

    Ercole Patti
Un bellisimo novembre

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venerdì 25 novembre 2016

una profanazione senza rimedio

Ercole Patti
L'idea che la mamma potesse fare all'amore con un uomo come tante altre donne, come quelle delle quali lui parlava coi suoi compagni, gli sembrava un sopruso intollerabile, un orribile tradimento che lo disonorava per sempre.
 
Un pomeriggio che aveva detto di andare al cinema con un compagno rientrò in casa dopo mezz'ora in punta di piedi. La mamma e lo zio erano chiusi nella stanza da letto, Nino udì il loro par-lottare, appoggiò l'orecchio alla porta, gli parve di sentire il rumore di un bacio, lo scricchiolio delle molle del letto e la voce sommessa dello zio che mormorava qualcosa. Con enorme ripugnanza accostò l'occhio al buco della serratura e vide una gamba nuda di donna sulla sponda del letto; si ritrasse di colpo con orrore come se lo avesse colpito uno schizzo di vetriolo nell'occhio.
 
Uscì senza far rumore con un senso di disperazione come se fosse accaduto qualcosa di irreparabile, un fatto che aveva insozzato per sempre i sentimenti più sacri e gelosi della vita, una profanazione senza rimedio.

    Ercole Patti
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giovedì 24 novembre 2016

notò che la mamma e lo zio stavano con le ginocchia unite

Ercole Patti
Un giorno rientrando dalla scuola aveva trovato la mamma e lo zio Concetto seduti di fronte come tante altre volte dietro i vetri del balcone dal quale si vedeva un pezzetto di via Caronda e la bottega del barbiere di fronte con dentro due o tre persone; osservare quelli che entravano e uscivano dal barbiere, stavano a farsi fare la barba o tagliare i capelli era uno degli spettacoli di maggiore interesse che si potevano vedere da quel balcone dato lo scarso movimento che c'era in quel tratto di strada.
 
Entrando nella stanza Nino notò che la mamma e lo zio stavano con le ginocchia unite anzi lo zio teneva le ginocchia della mamma fra le sue e una mano sulla gamba di lei. Chissà quante altre volte erano stati in atteggiamenti simili davanti al ragazzo; infatti non si mossero. Ma Nino si accorse per la prima volta in vita sua che quel gesto era molto intimo. Fece finta di non guardarli nemmeno e si avviò verso la sua stanza ma con la coda dell'occhio vide che lo zio stava accarezzando la gamba della mamma con un movimento lento soffermandosi ogni tanto per stringerla.
 
Improvvisamente gli venne come una specie di gelosia per i rapporti che c'erano fra la madre e lo zio. Si chiuse nella sua stanza, il suo cervello cominciò a lavorare: certamente lo zio Concetto era l'amante della mamma chissà da quanto tempo, forse da sempre, da quando lui era bambino e non poteva capire queste cose. Quel pensiero lo in-fastidiva molto, gli provocava una specie di avvilimento come una cosa vergognosa fatta alle sue spalle che lo offendeva e che lui doveva subire.

    Ercole Patti
Un bellisimo novembre

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martedì 22 novembre 2016

Al ragazzo rimase in mente la sensazione di calore umido sul ginocchio

Ercole Patti
Al ragazzo rimase in mente la sensazione di calore umido sul ginocchio e dei movimenti che la zia faceva forse eccitata da quel contatto. Ripen-sandoci dopo per giorni e giorni ricostruiva la scena e sempre più si convinceva e forniva prove a se stesso che tutto si era svolto proprio come pensava lui e che la zia si era strofinata di proposito sulla sua gamba fino ad inumidirgli il ginocchio. La cosa lo aveva turbato tanto da fargli trascorrere ore rivivendo la scena nei suoi più piccoli particolari; la figura di quella giovane zia Cettina cosí calda e vogliosa abbandonata sulla sua gamba fino all'estenuazione e la sensazione dei suoi pantaloni bagnati sul ginocchio non lo abbandonò più.
 
La zia sembrava non ricordarsi più di nulla; incontrandolo a casa di lei o altrove lo trattava come sempre, come si tratta un nipote di sedici anni senza prenderlo sul serio come giovanotto.

    Ercole Patti
Un bellisimo novembre

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domenica 20 novembre 2016

avvertiva l'eco e il tremito sulla propria gamba

Ercole Patti
La zia Cettina era incastrata nella poltroncina di vimini quasi addosso a Nino che per farle posto si era rincantucciato nell'angolo ed era rimasto sommerso nell'oscurità.
La giovane donna parlava protendendosi in avanti accalorata nella discussione che si era accesa su certi costumi da bagno arrivati in quei giorni in un magazzino di via Etnea.
 
Indossava una gonna larga che le arrivava quasi alla caviglia e una camicetta chiusa attorno al collo da un alto collarino scuro sostenuto da piccole stecche di balena; un cappellino a calotta le incapsulava la testa lasciando uscire due ciocche di capelli castano chiaro. Muovendosi nello stretto spazio che le rimaneva nella sedia aveva finito per sedersi senza accorgersene per metà sulla gamba del nipote.
 
Nino non si muoveva, sentiva la coscia calda della zia gravare su di lui e ad ogni risata di lei ne avvertiva l'eco e il tremito sulla propria gamba provando a quel contatto fortuito una sensazione piacevole. Ad un certo punto la zia si spostò ancora fino a fare incastrare il ginocchio del ragazzo in mezzo alle proprie gambe. Nino sentí sprofondare il ginocchio fra le cosce di lei che si schiudevano e di tanto in tanto si stringevano in un movimento che sembrava casuale. Parlando la zia si piegava in avanti fino a mettersi quasi a cavalcioni e a stringere il ginocchio del ragazzo; e Nino avvertiva che lei si muoveva su e giù fino a fargli sentire il calore umido dell'inguine attraverso i leggeri pantaloni che gli coprivano il ginocchio.

    Ercole Patti
Un bellisimo novembre

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giovedì 17 novembre 2016

Come la quercia sarda



 



Come la quercia sarda
 

Ogni giorno diversa
Ogni giorno me stessa

Cambio ogni giorno
La mia natura è  mutevole

Ogni giorno diversa
Ogni giorno me stessa

La mia natura è così
Qual piuma al vento

Ma stabile come la quercia sarda.


D.N. 16 novembre 2016

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