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giovedì 3 settembre 2015

il chiasso esteriore ed il chiasso interiore



Certo, bisogna difendersi dall'ininterrotto fiume di chiacchiere che sommergono il mondo,
«Quante cose superflue noi diciamo in un giorno, quante cose sciocche! Dobbiamo imparare a capire che il silenzio é bello; che non é un vuoto, ma vita genuina e colma. Di piú ancora, bisogna imparare il silenzio interiore; i calmi indugi sulle domande importanti, sui compiti gravi della vita, sui problemi riguardanti una persona che ci deve stare a cuore. Allora faremo una singolare esperienza: che il nostro mondo interiore è vasto; che in esso si può andare sempre piú a fondo».
Romano Guardini
ma il chiasso esteriore non é se non una metà delle logomachie delle quali siamo prigionieri. L'alra metà è il chiasso interiore:
«Il caos dei pensieri, il groviglio dei desideri, le inquietudini e le angosce dello spirito, il peso delle depressioni, il muro delle ottusità, e tutte le altre cose che si ammucchiano nel nostro mondo intimo come detriti sopra una sorgente occlusa».

Romano Guardini

Eugenio Borgna Parlarsi

la parola trae la sua potenza dallo sguardo interiore

Il silenzio, inoltre, è un manifestarsi di quell’immagine percepita dai sensi che si rivela allo sguardo interiore. Solo in tale manifestarsi se ne può esperimentare la potenza di significato, e solo da questa esperienza la parola trae tutta la sua energia di espressione.
 
Priva di questo rapporto col silenzio, la parola diviene vaniloquio; senza questo rapporto con la parola, il silenzio diviene mutismo. Questi due elementi – insieme – formano un tutto, ed è un fatto che induce a riflettere la circostanza che per questo tutto non esista alcun concetto. In esso esiste l’uomo.
 
Romano Guardini

la parola e il silenzio, il mutismo e il vaniloquio

E’ proprio dell’essenza di ogni forma di linguaggio l’essere rapportata al silenzio. Solo dal confluire di queste due componenti risulta il fenomeno nella sua interezza.
 
Esse si determinano reciprocamente, poiché solo chi sa tacere può veramente parlare nello stesso modo che l’autentico silenzio è possibile solamente a chi sa parlare.
 
Il vero silenzio non significa una mera entità negativa, tale da rimanere inespressa, ma un comportamento attivo, una commozione fervida della vita interiore, commozione nella quale tale silenzio diviene padrone di sé stesso. Solo da questa commossa serenità proviene alla parola quella forza silenziosa che la rende compiuta.
 
Romano Guardini
 

Chi non fa che parlare, non si possiede realmente

«E ciò che vale della conoscenza vale anche del rapporto umano. Esso consiste in buona parte nel dare agli altri qualcosa di se stessi: una simpatia, un aiuto, una compagnia, fino alle forme di comunione completa. Ma può uno dar via qualcosa di se stesso, se non possiede affatto se stesso?
 
Chi non fa che parlare, non si possiede realmente, giacché scivola via di continuo da se stesso, e ciò che egli dona agli altri non sono che vacue parole».
 
Romano Guardini
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