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domenica 21 febbraio 2016

lezione d'amore



Quanto è bello, da bambini, subire un torto per poi mettersi a letto e addormentarsi piangendo! Solo io mi amo, e la mia solitudine è cosi' drammatica, e mentre piango per la mia solitudine voi che sentite i miei singhiozzi e le mie urla, potreste venire ad aiutarmi.

Orhan Pamuk - Il mio nome è rosso

mercoledì 2 settembre 2015

la donna riconosce più facilmente le ferite dell'anima

Alla conoscenza delle proprie fragilità non si giunge se non sulla scia dei sentieri che portano alla nostra interiorità, e che costa fatica seguire, perchè ci confrontiamo con le nostre emozioni e con le nostre sensibilità, con le nostre angosce e con le nostre speranze recise, dalle quali è piú comodo fuggire: ignorandole, o rifiutandole, e vivendo come se non fossero in noi.
 
Ora, l'attitudine all'introspezione, all'analisi di quello che avviene nel fluire ininterrotto della vita interiore, consente alla donna di riconoscere piú facilmente le ferite dell'anima, le fragilità, che sono in lei; accettandole con coraggio e con fermezza, e mai ignorandole, o rifiutandole.
 
Ma non è facile dare parole a queste ferite, alle emozioni dolorose che a esse si accompagnano, e in questo, anche in questo, la donna sa meglio esprimere quello che prova con il linguaggio delle parole, e con il linguaggio del corpo vivente, che è il linguaggio della voce e del volto, degli sguardi e delle lacrime, del sorriso e del silenzio. Contestualmente la donna non si vergogna nel manifestare le ferite dell'anima che sono in lei, nel chiedere aiuto, quando le tempeste emozionali lo consentano, e anche nell'accettare eventualmente di essere curata. Le fragilità riconosciute, le fragilità accolte nella loro significazione umana, pesano infinitamente meno che non quelle ignorate, o rifiutate, che si trasformano in pietre dalle quali non sempre è possibile liberarsi.
 
Le emozioni, ancora, sono nella donna piú facilmente straziate da contesti ambientali freddi e indifferenti che destano dolorose risonanze interiori, e lasciano cicatrici talora insanabili; e questo sapersi analizzare interiormente consente alla donna di riconoscere non solo le proprie fragilità ma anche quelle degli altri, e di coglierne le radici motivazionali. Ci sono poi, lo diceva Norberto Bobbio, emozioni emblematicamente femminili, e in esse vorrei comprendere non solo la mitezza ma, anche, la gentilezza e la tenerezza, la timidezza e la letizia, che cambiano il modo di creare e di vivere le relazioni umane; immergendole in atmosfere di accoglienza, e di non conflittualità.
 
Eugenio Borgna La fragilità che è in noi

domenica 9 agosto 2015

riaprire la ferita



sotto la cicatrice, a volte,
la ferita sepolta
è viva e sanguina ancora...
allora ciò che occorre è doloroso ma necessario:
riaprire la ferita

Juan Pedroso




ferite




I’m proud of the scars in my soul. They remind me that I have an intense life.

“I don't regret my painful times, i bare my scars as if they were medals. I know that freedom has a high price, as high as that of slavery; the only difference is that you pay with pleasure and a smile, even when  that smile dimmed by tears”

“Scars speak more loudly than the sword that caused them.”

Take pride in your scars.They are medals branded on the flesh, they are proof of your long experience of battle

Paulo Coelho




sabato 2 maggio 2015

le ferite dell'infanzia: rassegnarsi o sfidarle?

Le ferite dell'infanzia

Anche i genitori più affettuosi sono, infatti, irresistibilmente portati a frenare e a reprimere l'eros del bambino: sia nel suo aspetto più intellettuale, mostrando insofferenza verso i suoi troppi perchè? sia nel suo aspetto sensuale, cioè quelle scoperte che vuole compiere attraverso il proprio corpo e il corpo degli altri, e che i genitori gli vietano dicendo che sono "cose brutte"
 
Difficile dire che cosa sia più doloroso per i piccoli, quando subiscono quella costrizione: se l'impedimento al desiderio di conoscenza e di piaceri - che, essendo tanto vasto, è tanto più doloroso da reprimere - oppure l'incapacità degli adulti di spiegare perchè precisamente impedire. Perchè se è un godimento? Perchè, se è una scoperta?
 
Un danno gravissimo è determinato dal fatto che non siano soltanto quegli episodi dolorosi a venire oscurati, ma anche ciò che è stato menomato - cioè il desiderio, la gioia della conoscenza, la fiducia nella propria capacità di scoprire il mondo e se stessi
 
Lì nell'"inconscio", d'altronde, le ferite non guariscono: un grave turbamento si può superare soltanto se chi l'ha provato lo esamina e lo comprende, e nel farlo cresce, diventando sufficientemente forte da non lasciarsene sgomentare; ciò non può accadere se il turbamento viene precluso all'attenzione della mente cosciente, e buona parte della sua attenzione deve rimanere ferma, a fargli la guardia. Così quei blocchi imposti all'eros continuano a produrre sofferenza, emorragie di energia, senza che chi ne è stato bloccato ci possa più fare nulla. A questa dinamica si dà in psicologia il nome di trauma.
 
Ma quelle ferite d'infanzia non vengono annientate dalla loro rimozione a opera della mente cosciente. E, oltre a intralciare la nostra esistenza sotto forma di fardelli oscuri di amarezza, ci pongono continuamente una scelta: se rassegnarci ad esse o sfidarle.
 
Così, i traumi da frsutrazione dell'eros bambino ci terranno lontani dall'irrazionalità di quel desiderio erotico di conoscenza e di piacere, che ci alimentava fin verso i tre o quattro anni, e dunque dei perche? e dal pensiero, e, - inevitabilmente anche dalla nostalgia... di quella apertura al divino, a cui il desiderio della conoscenza conduce.
 
Chi si rassegna ai traumi erotici....se amerà, amerà d'amore-amor o d'amore-love, e gli sembrerà sufficiente.
 
In compenso i suoi traumi lo lasceranno relativamente in pace, riemergeranno soltanto nei sogni - che è facile dimenticare al mattino.
 
Sfidare i traumi, invece, è affrontare ancora una volta il dolore che avevano prodotto.
 
In genere avviene così: una volta "dimenticato" un trauma, ha inizio il tormentoso sforzo di non accorgersi che in realtà non lo si è dimenticato affatto. La mente cosciente deve rimpicciolirsi, rinunciando ad alcuni settori del suo orizzonte; ma, per quanto doloroso possa essere volgersi di nuovo verso quei settori negati, a lungo andare lo diventa altrettanto la contrazione che la mente si è imposta: quando la sofferenza prodotta da tale contrazione comincia a risultare più intollerabile di quella racchiusa nella ferita "dimenticata", la mente organizza pazientemente, e tra mille cautele, la riscoperta di quest'ultima - orientando le proprie scelte, i propri desideri, le relazioni con altre persone in modo da produrre situazioni simili a quell'episodio doloroso. Il suo intento è di averlo di nuovo davanti a sè, così da poterlo affrontare - e da potersene difendere, invece di subirne lo strazio nell'"inconscio".
 
Ma si rivela un pessimo affare: dinanzi a questo replicarsi ci riscopriamo vulnerabili e inetti come lo eravamo stati la prima volta; riscopriamo e replichiamo, insieme a essi, anche la sconfitta subita allora - tanto da farci credere vittime non delle conseguenze di una ferita dell'infanzia, ma di un destino avverso.

Igor Sibaldi - Eros e Amore

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