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sabato 8 giugno 2019

il fascino delle iene





E fu in quel momento che lei lo vide: il carisma sfacciato e impudente di quell’uomo. Nel breve tempo che aveva passato con lui, Kim si era chiesta cosa diavolo ci avesse visto Jemima in Simon Roach.

Angela Marson
unamorte perfetta


giovedì 15 novembre 2018

Eppure, questa ragazza....tratta malissimo chi la corteggia


La più amata

Teresa Ciabatti








Compulsiva negli innamoramenti non corrisposti. Paolo, Luigi, Guido, Andrea, Stefano, Giorgio. E poi: Matteo, Roberto, Enrico, Luca, Mario, Filippo. Anche questo colpa del padre, autoritario, gelido, assente, maledetta figura paterna, padre dispotico, minaccioso, vendicativo, dannata figura paterna, a tratti tenero, premuroso, attento.
 
Se non si ripetessero identiche, potrei elencare tutte le situazioni umilianti in cui mi sono trovata col genere maschile, in cui mi sono buttata quasi cercando dolore.
 
E la volta che in lacrime mi sono presentata a casa sua (Roberto o Enrico?), dicendo che qualcuno mi stava seguendo, e io avevo paura, tanta paura, e al citofono lui mi ha detto che dormiva, maledizione, e neanche solo. Fine.
 
E quando lui, mi pare Filippo, mi diceva non insistere, ti prego, e io niente, ho insistito, continuando a telefonare, mandare messaggi, scrivere mail, ti amo, non ho mai amato
 
nessuno in questo modo, finché stremato lui è stato costretto a dirmi: non mi piaci fisicamente, ok? E la volta che ho minacciato di uccidermi, e il tizio, non ricordo il nome, mi ha detto: problemi tuoi.
[...]
Eppure, di contro, questa ragazza né brutta né bella, bei capelli bella bocca, tratta malissimo chi la corteggia, chi osa invitarla a uscire, o anche solo farle un complimento, un timido complimento – bei capelli bella bocca – provando ribrezzo, quasi vomito, rabbia, incontenibile rabbia per tutti gli uomini che la cercano, che la guardano anche solo con un breve lampo di desiderio.
 
Teresa Ciabatti

tacere parlare.....

martedì 16 ottobre 2018

piegare lo sguardo a simbolo di penetrazione?





Mi ricordo la differenza tra come mi fittiava Franco e come, quella sera, mi hai fittiato tu.
Io?
Come l’avevo fittiata?
Perché ero meno buon ragazzo di Franco?
Possibile che quella frase non mi avesse colpito nemmeno un po’, tre anni prima?
Lessi, rilessi e mi prese una specie di disorientamento lessicale. Per quel che ne sapevo, fittiare significava guardare con insistenza una ragazza. Com’era la mia insistenza, nel 1962, com’era quella di Franco? Educata la sua, volgarotta la mia?
Andai a cercare nel vocabolario napoletano-italiano. Fittiare non lo trovai, trovai fittivo – affliggente, molesto – e fittiglie/fettiglie – noie, molestie, angosce –, tutte voci che rimandavano a figere, ma contaminato con fictilia, da fingere. Come al solito, pensai, nelle parole c’è piú di quanto ci pare di dire. Fittiare conteneva figere, ficcare e, insieme, fingere, plasmare. Significava, dunque, piegare lo sguardo a simbolo di penetrazione? Questo faceva il buon ragazzo Franco, questo facevo io, ragazzo di un paio d’anni piú grande e forse perciò meno buono?

Domenico Starnone
Autobiografia erotica di Aristide Gambia


domenica 23 settembre 2018

L'innamoramento


Gli innamoramenti

Javier Marias








Hai capito che per me i miei desidéri sono al di sopra di ogni considerazione e di ogni freno e di ogni scrupolo. E di ogni lealtà, lo puoi immaginare. Per me è diventato molto chiaro, da qualche tempo, che voglio passare insieme a Luisa quel che resta della mia vita.
 
Ce n’è una sola ed è questa e non si può confidare nella fortuna, che le cose accadano da sole e che si facciano da parte come per incantesimo gli ostacoli e le resistenze. Uno deve mettersi al lavoro.
 
Per me è l’unico modo di riconoscere quel termine che tutti quanti usano con disinvoltura ma che non dovrebbe essere tanto facile visto che non lo conoscono molte lingue, soltanto l’italiano oltre la nostra, che io sappia, certo che io ne so poche… Forse il tedesco, la verità è che lo ignoro: l’innamoramento. Il sostantivo, il concetto; l’aggettivo, lo stato, questo si è più conosciuto, almeno il francese lo ha e l’inglese no, ma si sforza e si avvicina…
 
Ci attirano molto alcune persone, ci divertono, c’incantano, ci ispirano affetto e addirittura ci inteneriscono, o ci piacciono, ci trascinano, riescono anche a renderci pazzi momentaneamente, godiamo del loro corpo o della loro compagnia o di entrambe le cose, come mi succede con te e mi è successo altre volte, poche. Persino, alcune, ci diventano imprescindibili, la forza delle abitudini è immensa e finisce per supplire a quasi tutto, e al limite per sostituirlo.
 
Può sostituire l’amore, ad esempio; ma non l’innamoramento, conviene fare distinzione tra i due, anche se si confondono non sono la stessa cosa… Quel che è molto raro è provare una debolezza, una vera debolezza per qualcuno, o che costui la produca in noi, che ci renda deboli. Questa è la cosa determinante, che ci impedisca di essere oggettivi e ci disarmi in eterno e ci faccia arrendere in tutte le contese,
 
Javier Marias




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domenica 25 febbraio 2018

Oh che simpatico, ti fa ridere



 
Oh che simpatico, ti fa ridere
 
Oh che simpatico, ti fa ridere
Mentre ti attira nella sua rete
Lui che appare come vorresti che fosse
l’uomo dei tuoi sogni
Che ora ti tiene sotto scacco
 
Con gli occhi sognanti
andrai incontro al sacrificio
e al dolore
senza un attimo di respiro
senza un attimo di noia
 
Così si compie il rito della seduzione
del predatore
 
Carmelo



martedì 17 ottobre 2017

Non dimenticarti mai che sei viva

Valerio Grutt
Si moltiplica il sole
al di là dei monti, si aprono
nuove porte negli occhi degli incontri
e questo mio cuore batte solo
mentre si alza il tuo respiro.

Non dimenticarti mai che sei viva
Non dimenticarti mai che sei viva
anche quando tramonta la stanza
e le voci si fanno lontane
anche quando il dolore ti copre
ti chiude la faccia e si blocca
il film dei figli, dei pochi amanti.
Tu non dimenticare mai che sei qui
dove non c’è morte
e lo spettacolo non lascia in pace.
Si moltiplica il sole
al di là dei monti, si aprono
nuove porte negli occhi degli incontri
e questo mio cuore batte solo
mentre si alza il tuo respiro.
 
Valerio Grutt

sabato 27 maggio 2017

Poi l'Altro se ne va


Memoria di ragazza

Annie Ernaux






Né sottomissione nè consenso, soltanto lo sconcerto del reale che permette giusto di dirsi "cosa mi sta succedendo?" o "è a me che sta succedendo?", se non fosse che un me, un io, in questa circostanza non c'è più, o non è già lo stesso.
 
C'é soltanto l'Altro, padrone della situazione, dei gesti, del momento successivo, che è l'unico a conoscere.
 

Poi l'Altro se ne va, hai smesso di piacergli, non ti trova più di suo interesse. Ti abbandona con il reale, ad esempio un paio di mutandine macchiate. Ormai bada soltanto al suo tempo. Resti solo con quella che, di già, è diventata la tua abitudine di ubbidire. Solo in un tempo senza padrone.
 
Annie Ernaux

Nel romanzo Annie D. cede a H. in cinque minuti, senza corteggiamento, senza resistenza; con grande generosità si concede trascinata da un selvaggio e irrefrenabile desiderio di esperienza.
H. è sempre una mossa avanti, sicuro, spigliato, deciso, la tiene sotto scacco.
Annie D. inconsapevole e inesperta, cerca di recitare ubbidiente il ruolo che le è stato assegnato.
Annie D. è «sempre in ritardo sull'Altro».
l’«assenza a se stessi» propria della «sottomissione», la perdita di controllo e potere, era una delle possibilità, a un certo punto persino volute e ricercate, di questo percorso, dove la consapevolezza è rimossa e cede il posto allo stordimento.

lunedì 23 gennaio 2017

...anche se ci maltratta

Riletture:
Javier Marias
È molto difficile non rimanere innamorati o prigionieri di qualcuno che ci piace e per di piú ci diverte, anche se ci maltratta;

leggi tutto il testo
Così ha inizio il male

    Javier Marias

venerdì 13 gennaio 2017

non ti ama chi ti sottomette









Se un tizio tratta una donna come una merda


Efraim Medina Reyes

Se un tizio dice a una donna che lei è il suo tesoro e poi la tratta come una merda l'unica opzione che ha quella donna è sparargli in bocca.

Se invece cerca di giustificarlo o gli da un'altra possibilità, l'uomo se ne renderà conto che lei è proprio una merda e agirà di conseguenza.
     Efraim Medina Reyes



mercoledì 24 agosto 2016

«Allora devi essere punita, vero?»

Ann Owen

Guy portò le sedie davanti a lei, disponendole una contrapposta all’altra, con gli schienali che si toccavano alla sommità. Batté la mano sulla sedia più vicina a lei. «Sali qui con le ginocchia, piccola spudorata.»
 
Jane si mosse goffamente, il vestito che le impediva di essere agile, ben conscia della vagina bagnata, del ventre fremente. Tremando di aspettativa e timore, salì sulla sedia come il suo padrone le aveva ordinato, con le ginocchia sulla seduta, poggiando le mani alla sommità dello schienale.
 
Guy si portò alle sue spalle, spostandole di lato i capelli sfuggiti dalla crocchia, poi si chinò verso di lei e posò la bocca sul suo orecchio. «La mia svergognata, ingorda Jane» le sussurrò, riempiendola di brividi per il suo respiro caldo e profumato di menta. «Avevi tanta voglia di succhiarmelo, non è vero?»
 
«Sì…»
 
Guy lasciò scivolare la mano sul suo sedere, e lei trattenne un sospiro di desiderio. «Ma quello è un premio che ci si deve meritare… tu te l’eri meritato?» La mano scese fino all’orlo della gonna e cominciò a sollevargliela. «Ti avevo dato il permesso?»
 
«N…no.» Jane lo aiutò a scoprirla, alzando prima un ginocchio, poi l’altro. La sua sollecitudine era imbarazzante, e se ne sarebbe vergognata, ripensandoci a mente fredda. Ma ora no. Ora aveva bisogno che lui la toccasse, o anche soltanto che la guardasse, con la gonna sollevata a mostrargli l’umido desiderio che le colava tra le gambe.
 
Le mani di Guy si posarono sulle sue natiche. «Allora devi essere punita, vero?»
 
«Sì…»
 
Con una mano, Guy le abbassò le mutande, sfiorandole la vulva con le dita. Ridacchiò. «Dio, sei tutta bagnata…» Jane gemette. Lui la sfiorava appena, acuendo il suo desiderio.
 
«Ti prego» mormorò, spingendo il pube verso la sua mano. «Ti prego, Guy…»
 
«Oh, no.» Lui rise, perfido. «Devi prima mostrarmi quanto sei pentita. Chinati in avanti e appoggia le mani sull’altra seduta, da brava.»
 
Lei deglutì. Sporgendosi in avanti, con l’ombelico che toccava la sommità delle spalliere unite, si mise a quattro zampe tra le due sedie, con il sedere nudo al livello del pene di lui. E quello che desiderava di più era averlo dentro di sé… anche in quel modo, se non poteva spingerlo a prenderla nell’altro.
 
«Quando mi fai godere nella tua bocca, Jane… le brave bambine non lo fanno, lo sai?…»
Schiava per vendetta
     Ann Owen

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venerdì 27 maggio 2016

trema la mia pelle


lettere immaginarie
trema la mia pelle
 
trema la mia pelle al tuo tocco di miele
- ora forza la saracinesca - ti dicevo
prenditi ogni cosa
rompi gli argini
sfonda la resistenza della carne vergine
ed entra dentro di me.

Dovrò essere più deciso dunque
 
Marcello C.





sabato 12 dicembre 2015

amare senza dominare l'altro



 
Ogni volta che due persone si incontrano e stabiliscono una relazione si tratta di vedere chi domina l'altro. La gente non ha imparato ad amare. Il prerequisito per potere amare senza dominare l'altro è che il tuo corpo impari, dal momento in cui abbandona il ventre della madre, che può morire. Il punto è che credo di potere esprimere meglio quello che sento quando uso un personaggio femminile come centro.

Rainer Werner Fassbinder blog non solo proustlink esterno
 

 


venerdì 16 ottobre 2015

sembrava un frutto da mordere.








Piegata davanti a lui, Jane era uno spettacolo meraviglioso. Manteneva la testa alta, a guardare fuori come le aveva ordinato, e la curva della sua schiena era sinuosa e femminile. Il cazzo di Guy premeva contro la stoffa dei calzoni in una dolorosa protesta per il modo in cui era rinchiuso.

Tra poco, amico mio.

Le sollevò la gonna. Il sedere di lei, ricoperto dalla stoffa bianca della sottoveste, sembrava un frutto da mordere. Non era voluminosa, la sottoveste, non come quelle che le amanti di Guy amavano portare; la biancheria di Jane era modesta e semplice, priva di pizzi e nastri colorati.

Le appoggiò la gonna sulla schiena e riportò le mani sulle sue natiche, godendo della loro consistenza.

Che attimo magnifico, che culo magnifico…

La sentì tirare su con il naso. Piangeva di già? Spietato, infilò le mani sotto l’orlo della sottoveste e la sollevò. Sfiorò il bordo inferiore dei mutandoni… più in alto ancora, le splendide natiche, stringendole nei palmi mani, massaggiandole, prendendone possesso.

Sue. Sue sue sue…

«Che panorama, piccola Jane…» ansimò, «adorabile, davvero…»

Spinse l’inguine contro di lei. I mutandoni pesanti gli impedivano di farle sentire al meglio l’uccello, coperto dal dannato pantalone; ma il sedere era morbido e pieno, e sotto la stoffa… oh, quel che c’era sotto la stoffa lo avrebbe portato in paradiso.

Respirò profondamente, e l’odore di Jane, così vicino a lui, gli scese nei polmoni, dandogli lo stesso piacere del primo sorso di cioccolata calda in un giorno di neve.

Portò una mano davanti e le toccò il monte di Venere, attraverso la stoffa delle mutande. Il respiro di lei era difficile e veloce, forse piangente; le strinse la vulva nel palmo, muovendolo su e giù

Ann Owen - Schiava per vendetta











domenica 12 luglio 2015

quando potrai mostrare la tua debolezza



Sarai amato quando potrai mostrare la tua debolezza senza che l'altro se ne serva per affermare la sua forza.

@8papere


sabato 18 aprile 2015

sarà sempre una preda nelle mani degli uomini




È una giovane donna affascinante e infelice alla quale la vita riserverà sempre sofferenze perché sarà sempre una preda nelle mani degli uomini, niente di più

È degna di amicizia, di pietà, di venerazione e d'indulgenza, perché ha molto amato, molto sofferto

Guillaume Apollinaire ,


frammento di lettera confessione del 30 luglio 1915 inviata a Madeleine in cui lo scrittore parla di Louise de Coligny Chatillon


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