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sabato 10 settembre 2016

la potenza mistica e sensuale dei piedi femminili

Alessandro Canzian


La poesia Adori i tuoi piedi link esterno di Mehmet Yashin mi dice e mi convince assolutamente di questo.
 
I piedi della donna amata sono sempre un luogo mistico di bellezza e sacralità. Vi è un segreto, un mistero nei suoi piedi. Perchè sono radici dalle quali lei emerge fino ai capelli (che sono i petali del fiore che è, le foglie dell’albero della vita che rappresenta). Sono il punto di contatto con la terra (chi non ricorda il contrasto tra aspirazione alla vita religiosa e amore terreno di Petrarca). Non per nulla anche la religione, nello specifico cristiana, ha colto il significato dei piedi femminili piegandoli alla propria simbologia (la donna che schiaccia con un piede il serpente).
 
Anche la donna è sempre ben consapevole della potenza mistica e sensuale dei propri piedi. Una cara persona una volta mi ha detto che c’è un’arte nell’ondeggiare di una donna sui tacchi. Un’arte quasi da studiare, tanto è importante. Certo forse un’arte effimera, che passa col passare della donna, ma come Kundera bene ha espresso ne L’immortalità ci sono gesti che tornando costanti nel tempo, nei secoli, gesti di donna che sono sempre quelli eppure sempre unici. Sempre un’arte. Ad alcuni sarà poi capitato come a me, tra gli uomini, di mettere le scarpe senza infilare la parte posteriore della calzatura, e camminare mimando un poco una donna che cammina sui tacchi, e nello specifico una donna amata e persa che camminava sui tacchi. Rimpiangendo quel gesto che si mima, quei tacchi che lei aveva, quei piedi e quella donna su quei piedi.

POESIE – MEHMET YASHIN link esterno
     Alessandro Canzian

mercoledì 25 maggio 2016

Lucia martinez - entre luz y sombra

Federico Garcia Lorca

Perché voglio e perché posso.
Ombra di seta rossa.
Lucia Martinez.
 
Lucia Martinez. 
Ombra di seta rossa. 

Le tue cosce come la sera 
vanno dalla luce all'ombra. 
Le recondite ambre 
oscurano le tue magnolie. 

Eccomi qui, Lucia Martinez. 
Vengo a consumare la tua bocca 
e a trascinarti per i capelli 
in aurore di conchiglie. 

Perché voglio e perché posso.  
Ombra di seta rossa.


Federico Garcia Lorca

(È nelle imperfezioni che si trovano parole di senso.
In quelle pieghe della pelle, del terreno, dell'orizzonte; nelle pieghe che interrompono.
È nel momento dell'imperfezione che si scoprono parole nuove. Nel pungiglione del sentimento che provoca pensieri di ricerca.
È lì che si continua a camminare.
Il pensiero critico viene dalla consapevolezza dell'imperfezione, entre la luz y la sombra)

@yarlaim

martedì 22 marzo 2016

le tue parole

Le tue parole
sono musica,
le tue parole
sono macigni

Dora Libretti

Buenos dias !!

Le tue parole
sono musica,
le tue parole
sono macigni

Dora Libretti

venerdì 26 febbraio 2016

Forse la giovinezza è solo questo




Forse la giovinezza è solo questo

Forse la giovinezza è solo questo
perenne amare i sensi e non pentirsi

Forse l’ispirazione è solo un urlo
confuso. Ma entro le colonne della
legge, ridendo si masturba ogni fanciullo.

Appoggio la mia fronte alla ringhiera
gelida del cancello.  La mia notte
ascolta dileguare ogni fanciullo.

Arso completamente dalla vita
io vivo in essa felice e dissolto.
La mia pena d’amore non ascolto
più di quanto non curi la ferita.

Forse è meglio soffrire che godere.
O forse tutto è uguale. Anche la neve
è più bella del sole. Ma l’amore…

Sandro Penna



venerdì 29 gennaio 2016

Che cosa ne pensa lei del culo?


Naturalmente, doveva succedere; è secondo le sacre e misteriose leggi della natura, e sarebbe vano, forse empio, far contrasto. Un uomo pensoso di sé e della galassia, uno studioso delle comete dell’anima, lettore di classici, amante della sintassi, cultore di aggettivi; tradotto, anche, in lingue bizzarramente locali, sussurrate da pochi e nevrotici indigeni; un uomo così fatto sa che la sperduta umanità si rivolgerà a lui come a un saggio, diciamo una roba zen, un po’ sul guru.

Mi si consenta di uscire dal generico, e di inalberare i vessilli del narcisismo. Mi hanno chiesto, a bruciapelo, come usava nell’Iowa, cosa pensavo della morte, che idea avevo dell’aldilà, che cosa pensavo di una certa nave fenicia, e naturalmente della droga, del Foscolo, dell’amore, dell’eros, dell’erotismo, della pornografia, del sesso, dell’eterosessualità, della fotografia, del cinema muto, degli handicappati, degli omosessuali, dell’inferno, della scuola, dei flipper, di Dio, del romanzo; ma un oracolo non ha raggiunto il suo culmine, non è se stesso, se non gli fanno la domanda estrema: “Che cosa ne pensa lei del culo?”.

Di questa domanda debbo osservare in primo luogo che è formulata con il “lei”, e dunque deferente, lievemente angosciata, e che include la parola “culo”. A domande così rispondeva in altri tempi il decaduto oracolo di Delfi, o la quercia di Dodona. E appunto così avrebbero parlato gli antichi: non avrebbero detto “parti deretane”, o “natiche”, o “sedere”, o “servizi”, o “didietro”, tutte parole svergognatamente senza vergogna, oneste, semplici, leali. No: è quella parola breve e sonora, quel “culo”, che vuole una risposta. Mi dicono che il culo oggi sia in crescita, che la sua dignità venga riconosciuta, che sia di moda. Quando diventerà di moda l’orecchio sinistro? O il mastoide? Le lacrime romantiche erano solo un caso – antico – di moda fisiologica?

Questo senso della indegnità del deretano, per cui lo si chiama culo, ha in sé qualcosa di razzista, giacché anche il nostro corpo ha in sé pezzi di varia estrazione; e qui siamo ebrei, lì negri, lì “gialli”, meridionali, zulù. Il culo è vergognoso e ridicolo. Il deretano è un signore serio, di modeste vocazioni, che non fa nulla per farsi notare; fa il suo lavoro, mantiene una onesta famigliola. Il sedere è di vocazione politica, un po’ supponente, chiesastico. Il didietro fa il maggiordomo in una casa patrizia, ma non gli dispiace, ed ha acquisito un certo stile. Ma il culo porta il cappello floscio dei gangster, parla con la sigaretta tra le labbra, pendula, si dice che abbia ucciso, certamente è uomo sordido, traffica in droga, fa la spia; è lo scemo del paese, ma finge.

Si dirà: c’è anche la cula. C’è veramente? Non credo. Venere aveva solo un corpo, era totalmente corpo, e di quella misteriosa forma senza carne Venere gioiva. Il culo riguarda il malparlare e il malvivere maschile dei goffi guerrieri e impiegati che vorrebbero fare i delinquenti. Come oracolo dico: la parola culo si usi solo in versi, meglio se sonetto o sestina, o prosa ciceroniana. È parola infima e sublime.

Giorgio Manganelli Improvvisi per macchina da scrivere

IL CULO, CHE MERAVIGLIA Il culo, che meraviglia. E' tutto un sorriso, non é mai tragico. Non gli importa cosa c'é sul davanti del corpo. Il culo si basta. Esiste dell'altro? Chissà, forse i seni. Mah! - sussurra il culo - quei marmocchi ne hanno ancora di cose da imparare. Il culo sono due lune gemelle in tondo dondolio. Va da solo con cadenza elegante, nel miracolo d'essere due in uno, pienamente. Il culo si diverte per conto suo. E ama. A letto si agita. Montagne s'innalzano, scendono. Onde che battono su una spiaggia infinita. Eccolo che sorride il culo. E' felice nella carezza di essere e ondeggiare. Sfere armoniose sul caos. Il culo é il culo, fuori misura. Carlos Drummond De Andrade
s

venerdì 8 gennaio 2016

Stiamo vicini… pelle contro pelle…





Cento Quartine di Patrizia Valduga



“Mucchi di mondi, grappoli di stelle…
sfoggio di universo mica per noi..
Stiamo vicini… pelle contro pelle…
e poi, mia vita, salvati se puoi!”

Patrizia Valduga

s

giovedì 7 gennaio 2016

Perché anche il piacere è come un peso?





Cento Quartine di Patrizia Valduga



Perché anche il piacere è come un peso
e la mente che è qui mi va anche via?
Su, spiegamelo tu. “Per chi mi hai preso?
per un docente di filosofia?

Patrizia Valduga

s

martedì 5 gennaio 2016

fammi la guardia come un carceriere





Cento Quartine di Patrizia Valduga



Tu, misterioso spirito gentile,
fammi la guardia come un carceriere:
che non nasconda piú, vanesia e vile,
verità vergognose e voglie vere.

Patrizia Valduga

s

lunedì 4 gennaio 2016

Allagata di me, perduta ancora,





Cento Quartine di Patrizia Valduga



Allagata di me, perduta ancora,
disciolta assieme a te in sangue di cuore,
più dentro, più in profondo affondo ancora
e vengo ancora… al rallentatore…

Patrizia Valduga

s

domenica 3 gennaio 2016

No, niente amore qui, soltanto sesso





Cento Quartine di Patrizia Valduga



“No, niente amore qui, soltanto sesso:
non svegliamo l’invidia degli dèi”.
Ora che tanto bene mi hai concesso,
dio dell’amore, miserere mei…

Patrizia Valduga

s

sabato 2 gennaio 2016

Quanto vale una notte come questa?





Cento Quartine di Patrizia Valduga



“Quanto vale una notte come questa?
E’ già tanto se copro le mie spese.
“Finisce che ti viene il mal di testa
a furia di fantasticare offese…”

Patrizia Valduga



mercoledì 30 dicembre 2015

donna incompiuta, o… uomo incompiuto?








Cento Quartine di Patrizia Valduga



Dove sei stato tutti questi anni?
Non hai sentito che gridavo aiuto?
sotto i miei falsi amori e falsi affanni
donna incompiuta, o… uomo incompiuto?

Patrizia Valduga

s



martedì 29 dicembre 2015

Oh, tienimi con te, fammi da guida!








Cento Quartine di Patrizia Valduga



Non desidero quello che possiedo.
Non fidarti di me! “E chi si fida?”
Senti il mio cuore… Scoppierà? “Non credo.”
Oh, tienimi con te, fammi da guida!

Patrizia Valduga

s



lunedì 28 dicembre 2015

Dal mio martirio viene questa pace








Cento Quartine di Patrizia Valduga



Dal mio martirio viene questa pace,
questa pienezza dalla tua rapina…
A tutto ciò che non ha nome e tace
sento l’anima mia farsi vicina.



Patrizia Valduga

s



sabato 26 dicembre 2015

In spasmi da ogni poro mi esce l’anima.





Cento Quartine di Patrizia Valduga



Da nervi vene valvole ventricoli
da tendini da nervi e cartilagini
papille nervi costole clavicole…
In spasmi da ogni poro mi esce l’anima.



Patrizia Valduga

s

venerdì 25 dicembre 2015

E se ti dessi un po’ da fare, eh?





Cento Quartine di Patrizia Valduga



“E se ti dessi un po’ da fare, eh?
Ma devo proprio dirti tutto quanto?
L’orgasmo, credi che venga da sé?
Che te lo mandi lo Spirito Santo?”

Patrizia Valduga



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