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lunedì 21 maggio 2018

Certe canzoni e certe parole


Ci sono parole
che solo parlano
ma nulla dicono


 
Certe canzoni e certe parole

Ci sono suoni
che solo ti sfiorano
e non ti toccano
 
Ci sono parole
che solo parlano
ma nulla dicono
 
Ci sono menti
e anime
e suoni
e parole...
 
certe ragioni
poca ragione hanno
che poi su certe ragioni
poco da ragionare vi è.

D.N. 13/05/2018

martedì 17 maggio 2016

La parola

XHEVAHIR SPAHIU

lei pensò,
lei parlò,
ma al posto dei suoni
ne uscì sangue.

LA PAROLA

Hanno detto alla parola: ora sei libera
ma la parola non aveva forza per dire: non mi serve.
A cosa serve
se non ho parlato quando serviva?
Sono rimasta priva d´ali,
sono rimasta senza cielo,
sono una vita priva di sogno,
sono un sogno privo di vita.
Hanno detto alla parola: sei libera.
Difficile, ha detto la parola, quanto difficile
credere d´essere liberi;

dopo aver mangiato le proprie sillabe,
dopo essere rimasti stroncati
anche la libertà diviene prigione.
Hanno detto alla parola: la libertà vive.
La parola disse:
sono come Costantino che dopo la morte ancor viaggia.
Hanno detto alla parola: tu sei la libertà.
Per capire ciò serve ben poco
lei pensò,
lei parlò,
ma al posto dei suoni
ne uscì sangue.

(Traduzione di Anila Resuli)


XHEVAHIR SPAHIU

giovedì 10 marzo 2016

Ogni parola crea una nuova realtà

Nell’arco di un’ora, si afferma tutto e il contrario di tutto, si parla, si mente, si dimentica ciò che si è appena detto ( e ciò che hanno detto gli altri ), tanto, dire non è fare, la parola non costa nulla e come tutto ciò che non ha un costo, vale poco. Mentre lentamente stiamo soffocando in quel mare di parole senza senso, prive di contenuto che produciamo in ogni istante, le nostre amate chiacchiere, in altre parti del mondo – e in altri tempi – per una parola sola, si può finire in carcere o addirittura perdere la propria vita. Lo so che questa non è una novità. Non è un’ affermazione originale, anzi, lo sanno tutti. Sto facendo del moralismo? E’ come quando si osa dire che noi mangiamo fino al vomito mentre altrove ogni trenta secondi si muore per mancanza di cibo? Non si può dire questo, perché tanto si sa? Perché tanto non cambia nulla. Perché tanto… Ma non parlo della fame nel mondo. Parlo di chi ha perso la vita per aver detto la sua parola. Perché una parola non è solo una parola, ma è già un atto. Dire è fare. Ogni parola crea una nuova realtà. Dipende da noi.

La poesia e lo spirito link esterno , articolo di Sgolisch su Alaide Foppa

mercoledì 9 marzo 2016

Costa poco la parola

Costa poco la parola, anzi, non costa nulla. Tanto, la si dice soltanto e dire non è fare. Dire non vale. Non è vincolante. Non è una promessa. Si può sempre tornare indietro, tanto l’ho solo detto. Siamo abituati a poter dire tutto ciò che vogliamo senza temere alcuna conseguenza e infatti diciamo tutto, siamo circondati di parole e produciamo in continuazione fiumi di parole, parliamo senza fine, senza pensare, scriviamo, leggiamo, pensiamo, le parole non ci lasciano mai in pace ( e nemmeno noi a loro concediamo un attimo di tregua), ci girano sempre intorno, le sentiamo, ma non le ascoltiamo e se le ascoltassimo, scopriremmo che il più delle volte non significano nulla. Tutto è possibile, tutte le parole sono permesse e in questo fiume traboccante le parole non si distinguono più.

La poesia e lo spirito link esterno , articolo di Sgolisch su Alaide Foppa

giovedì 3 dicembre 2015

lei è musica ed insieme parola



SILENTIUM Lei non è dal suo mare ancora nata, lei è musica ed insieme parola; è il legame che mai si potrà sciogliere fra tutto ciò che vive nel creato. Delle onde respiran calmi i seni, ma un chiarore impazzito il giorno illumina, e stanno i lillà scialbi della schiuma dentro un vaso color celeste-nero. Acquistino le mie labbra, recuperino la mutezza lontana, primordiale, simile a una nota di cristallo che vibra, fin dal suo nascere, pura! Rimani quel che sei – schiuma, o Afrodite, tu, parola, rifluisci in musica, vergognati del cuore, o cuore, fuso con l’elemento primo della vita! OSIP EMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM 1910


sabato 31 ottobre 2015

realtà / finzione




Ho detto: o meglio, perché allora io avevo una sorta di religioso, e superstizioso, amore e terrore delle parole (che mi è rimasto poi a lungo), sulle quali concentravo tutta la carica di realtà, invero scarsa, che mi riusciva scoprire nei vari oggetti del mondo; più semplicemente, le parole erano quasi le mie sole realtà.

Ad ogni modo, come preoccupante, faticosa, minacciosa è la realtà; come è meglio ciò che non lo è! Somma è veramente la mia ripugnanza della, e alla, realtà; non solo, intendo, delle piccole e meschine cose che in prevalenza la costituiscono, ma della realtà in quanto dimensione

Tommaso Landolfi


martedì 27 ottobre 2015

tutti parlano


Tutti parlano, tutto viene dilaniato dalle parole; e quanto oggi ancora sembra troppo duro per le zanne del tempo, domani, escoriato e scorticato, penderà da mille fauci. Tutti parlano, tutto passa inascoltato [...] Tutti parlano, nessuno che voglia ascoltare. Tutte le acque si precipitano scroscianti al mare, ma il ruscello sente solo il proprio scroscio. Tutti parlano, nessuno che voglia capire. Tutto finisce in fumo, nulla che vada a finire in una sorgente profonda. [...] O fratelli miei! Perché non imparate da me il silenzio! E la solitudine! Tutti parlano, nessuno che sappia dire. Tutti corrono, nessuno più che impari a camminare. Tutti parlano, nessuno mi sente cantare: Oh, che riusciate a imparare il silenzio da me!
Frammenti postumi autunno 1883, 18/34

lunedì 26 ottobre 2015

trattenere le parole come quando si scrive





C’è nello scrivere un trattenere le parole, come nel parlare c’è invece un liberarle, un distaccarsi da esse che può essere anche un distaccarsi da noi. Scrivendo si trattengono le parole, le si fanno proprie, soggette a ritmo, contrassegnate dal dominio umano di chi in questo modo le maneggia.…La volontà di trattenere si trova già al principio, alla radice dell’atto stesso di scrivere e l’accompagna permanentemente. Le parole vanno così cadendo precise, in un processo di riconciliazione dell’uomo che le libera trattenendole, di chi le pronuncia con cauta generosità.
Maria Zambrano


lunedì 7 settembre 2015

tacere parlare



Parlare... senza avere niente da dire
comunicare
in silenzio
i bisogni dell'anima

dar voce
alle rughe del volto
alle ciglia degli occhi
agli angoli della bocca

parlare
tenendosi per mano

tacere...
tenendosi per mano

Paul Eluard



Le parole che cambiano la vita.

Insomma le parole che non fanno male, le parole che aiutano le persone che vivono nel dolore, o nella disperazione, non le troveremo mai se non siamo capaci di immedesimarci nelle loro emozioni, e di riviverle per quanto è possibile dentro di noi. Non ci sono ricette, non ci sono consigli, in questo campo, ed è solo necessario affidarsi alle antenne leggere della intuizione e della sensibilità personali. Ci sono psichiatri e psicologi che non le hanno, e persone semplici che le hanno: sono antenne almeno in parte innate, ma educabili, piú o meno, in ciascuno di noi.
 
Eugenio Borgna *** Parlarsi

sabato 5 settembre 2015

le parole che fanno del bene

Le parole non sono di questo mondo, sono un mondo a se stante, ma sono anche creature viventi, e di questo non sempre siamo consapevoli nelle nostre giornate divorate dalla fretta e dalla distrazione, dalla noncuranza e dalla indifferenza, che ci portano a considerarle parole solo come strumenti,come modi aridi e interscambiabili di comunicare i nostri pensieri. Ma le parole che ci salvano non sono facili da rintracciare; e, come diceva Marina Cvetaeva, la grande scrittrice russa, dalla vita dilaniata dalla solitudine e dal dolore (le lettere meravigliose che ha scambiato con Rilke si leggono ancora oggi con stupore nel cuore), faticoso e febbrile é il lavoro necessario nel trovare parole che facciano del bene.
 
Eugenio Borgna *** Parlarsi

venerdì 4 settembre 2015

le parole giuste

Certo, non c'è comunicazione autentica in vita, nella vita sana e nella vita malata, se non quando si evitano parole indistinte e banali, ambigue e indifferenti, glaciali e astratte, crudeli e anonime.
 
Le parole giuste insomma non possono se non essere quelle gentili e silenziose che non rimarcano le differenze, ma colgono le affinità....
 
Eugenio Borgna *** Parlarsi

nelle sfumature leggere del mio ascoltare










In questo silenzio
In questo Silenzio
nelle sfumature leggere del mio ascoltare
Tu parli
    ed è dolce sentire
    anche se non capisco del tutto
    ti aspetto

D.N. *** 1983




giovedì 3 settembre 2015

il chiasso esteriore ed il chiasso interiore



Certo, bisogna difendersi dall'ininterrotto fiume di chiacchiere che sommergono il mondo,
«Quante cose superflue noi diciamo in un giorno, quante cose sciocche! Dobbiamo imparare a capire che il silenzio é bello; che non é un vuoto, ma vita genuina e colma. Di piú ancora, bisogna imparare il silenzio interiore; i calmi indugi sulle domande importanti, sui compiti gravi della vita, sui problemi riguardanti una persona che ci deve stare a cuore. Allora faremo una singolare esperienza: che il nostro mondo interiore è vasto; che in esso si può andare sempre piú a fondo».
Romano Guardini
ma il chiasso esteriore non é se non una metà delle logomachie delle quali siamo prigionieri. L'alra metà è il chiasso interiore:
«Il caos dei pensieri, il groviglio dei desideri, le inquietudini e le angosce dello spirito, il peso delle depressioni, il muro delle ottusità, e tutte le altre cose che si ammucchiano nel nostro mondo intimo come detriti sopra una sorgente occlusa».

Romano Guardini

Eugenio Borgna Parlarsi

Se le parole non vengono dal cuore

Se le parole non nascono dal cuore, se non sono leggere e profonde, gentili e assorte, fragili e sincere, fanno del male, e fanno del male i gesti che non sanno testimoniare attenzione e partecipazione.
 
Eugenio Borgna *** Parlarsi

la parola trae la sua potenza dallo sguardo interiore

Il silenzio, inoltre, è un manifestarsi di quell’immagine percepita dai sensi che si rivela allo sguardo interiore. Solo in tale manifestarsi se ne può esperimentare la potenza di significato, e solo da questa esperienza la parola trae tutta la sua energia di espressione.
 
Priva di questo rapporto col silenzio, la parola diviene vaniloquio; senza questo rapporto con la parola, il silenzio diviene mutismo. Questi due elementi – insieme – formano un tutto, ed è un fatto che induce a riflettere la circostanza che per questo tutto non esista alcun concetto. In esso esiste l’uomo.
 
Romano Guardini

la parola e il silenzio, il mutismo e il vaniloquio

E’ proprio dell’essenza di ogni forma di linguaggio l’essere rapportata al silenzio. Solo dal confluire di queste due componenti risulta il fenomeno nella sua interezza.
 
Esse si determinano reciprocamente, poiché solo chi sa tacere può veramente parlare nello stesso modo che l’autentico silenzio è possibile solamente a chi sa parlare.
 
Il vero silenzio non significa una mera entità negativa, tale da rimanere inespressa, ma un comportamento attivo, una commozione fervida della vita interiore, commozione nella quale tale silenzio diviene padrone di sé stesso. Solo da questa commossa serenità proviene alla parola quella forza silenziosa che la rende compiuta.
 
Romano Guardini
 

Ci sono parole, parole emozionali (le sole che contano), capaci di creare ponti di comunicazione ... e ci sono parole incapaci di farlo

Come comunicare?
 
Si comunica con il linguaggio delle parole, con quello del silenzio, e con quello del corpo vivente.
 
Le parole sono portatrici di comunicazione e di cura solo quando sono parole leggere e profonde, interiorizzate e calde di emozione, sincere e pulsanti di vita; ma gli orizzonti di senso delle parole cambiano nella misura in cui si accompagnano al linguaggio del silenzio, e a quello della voce, degli sguardi, dei volti e dei gesti, che contrassegnano i modi di essere del corpo vivente.
 
Ci sono parole, parole emozionali (le sole che contano), capaci di creare ponti di comunicazione ... e ci sono parole incapaci di farlo: determinando fratture incolmabili fra noi e gli altri. Come si entra in relazione con chi soffre di una malattia dell'anima, o del corpo?
 
... non lasciandosi trascinare dalle rigide scansioni di un tempo determinato, ma sintonizzandosi con gli sconfinati orizzonti del tempo interiore: del tempo vissuto. Ogni nostra emozione, la paura e l'angoscia, la insicurezza e la inquietudine dell'anima, ci fa cambiare il modo con cui noi incontriamo gli altri, e il modo con cui gli altri incontrano noi.
 
Eugenio Borgna Parlarsi

mercoledì 2 settembre 2015

capacità di comunicare con le parole e capacità di ascolto

Le parole non sono incolori, non sono semplici, non sono insignificanti, e solo quando nascano dal silenzio lasciano una traccia profonda nel cuore
 
Le parole che curano..... Anche solo il rimanere accanto .... non guardando l'orologio, non lasciandosi trascinare dalle rigide scansioni del tempo misurabile, ma sintonizzandosi con il tempo interiore, con il tempo vissuto, può aiutare a sentire ... Il cammino delle parole che diciamo, e di quelle che ascoltiamo, è misterioso. Le parole, che sono belle e creatrici in un determinato contesto, possono non esserlo in un altro, ed è cosa che non dovremmo mai dimenticare. (Ci sono parole che curano, e ampliano gli orizzonti della speranza, e ci sono parole che feriscono e lacerano l'anima...
 
Come posso conoscere, o meglio come posso intuire, quello che le mie parole comunicano a chi mi ascolta, a chi vorrei aiutare nella sua tristezza e nella sua angoscia, nella sua inquietudine e nella sua disperazione? In ogni incontro...non hanno solo importanza le cose che diciamo, ma anche il modo (il diapason emozionale) e il tempo (le scansioni temporali) con cui le cose sono espresse....: ci si metta in sintonia con la loro esperienza del tempo, del tempo vissuto, che non ha nulla a che fare con il tempo delle lancette dell'orologio: del tempo misurabile....
 
Quante infinite occasioni di ascolto noi abbiamo, ma quante volte siamo capaci di immedesimarci nei pensieri e nelle emozioni di chi sta parlando? Quante sofferenze, e quante ferite, eviteremmo se ogni volta seguissimo il cammino misterioso che porta a presagire quali sono le attese, giuste o sbagliate, silenziose o gridate, che sono in noi e negli altri da noi. (In ogni nostra giornata siamo circondati da sciami di attese: quelle delle persone che incontriamo...
 
Eugenio Borgna +++ Parlarsi

la parola del corpo vivente

Non sapendo cosa dire, e come trovare le parole che curano, meglio, molto meglio, tacere, e assegnare la espressione del nostro dolore, e della nostra comprensione, alle parole del corpo vivente che sono quelle dei gesti, degli sguardi e del sorriso, o di una stretta di mano, che, lo diceva Paul Celan (uno dei grandi poeti di lingua tedesca che mori suicida nelle acque della Senna a Parigi), possono essere infinitamente utili nelle ore del dolore e della sventura, e possono salvarci dalla solitudine, e dalla disperazione. Solo la grazia, questa misteriosa intuizione dell'indicibile e dell'infinito, che è presente nella vita di alcuni di noi, ci consente di trovare le parole nascoste che possano narrare il male del dolore, e della disperazione, ma anche il male della violenza quotidiana, nel silenzio e all'ombra della speranza.
 
Eugenio Borgna +++ Parlarsi
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