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lunedì 4 marzo 2019

la fiducia ci espone ma ci rende liberi






[...] Solo nell’intimità dell’amore ci si può togliere la maschera e uscire dai ruoli. E allora certo che si è dipendenti! Certo che si è vulnerabili! Certo che si ha paura!

Che cosa mi succede se poi anche lui o anche lei mi giudicano male e se ne vanno? Non rischio di ritrovare solamente con un pugno di polvere in mano?

Quando si ama, si rischia. Sempre. E nessuno potrà mai avere la certezza che l’altro non approfitterà delle nostre fragilità e che, prima o poi, ci rinfaccerà tutto quello che gli abbiamo chiesto, tutto quello che gli abbiamo confessato, tutto quello che gli abbiamo svelato. Eppure è solo quando la si smette di aver paura e ci si fida, che il mondo privato, come scriveva Hannah Arendt, “non è più un inferno”. Ci si toglie la maschera e si smette di recitare. Ci si toglie la maschera e ci limita ad essere come si è. Talvolta insopportabili. Sempre imperfetti. Come tutti d’altronde. Condividendo quella paura che, nel momento in cui viene finalmente accolta e tollerata, finisce poi anche con il sembrarci meno insormontabile.

Michela Marzano
le paure che l'amore risveglia




venerdì 19 ottobre 2018

Indossavo la collana di pietre rosse





Quando i suoi genitori erano andati a letto, Gregor aveva aperto la porta e si era infilato sotto le mie coperte. “No,” avevo bisbigliato, “non qui.” “Allora vieni nel fienile.” Mi si erano appannati gli occhi. “Non posso, se tua madre se ne accorge?”
Non avevamo mai fatto l’amore. Non l’avevo mai fatto con nessuno.
Gregor mi aveva accarezzato piano le labbra, ne aveva disegnato il perimetro, poi aveva premuto il polpastrello sempre più forte, fino a scoprire i denti, aprirmi la bocca, ficcarci dentro due dita. Le avevo sentite asciutte sulla lingua. Avrei potuto serrare la mandibola, morderlo. Gregor non ci aveva nemmeno pensato. Si è sempre fidato di me.
Nella notte non avevo resistito, ero salita in soffitta e avevo aperto io la porta. Gregor dormiva. Avevo accostato le labbra dischiuse alle sue, per mescolare i respiri, si era svegliato. “Volevi sapere che odore ho nel sonno?” mi aveva sorriso. Gli avevo spinto uno poi due poi tre dita in bocca, avevo sentito la bocca allargarsi, la saliva bagnarmi. Questo era l’amore: una bocca che non morde. O la possibilità di azzannare a tradimento, come un cane che si ribella al padrone.
Indossavo la collana di pietre rosse, quando durante il viaggio di ritorno mi aveva afferrato la nuca. Non era accaduto nel fienile dei suoi, ma in una cabina senza oblò.

Rosella Pastorino
Le assaggiatrici


giovedì 18 ottobre 2018

una che non era mai stata toccata in un fienile

Buenas noches

aveva la faccia di una che non era mai stata toccata in un fienile, nemmeno nell’inerzia esausta della fine del raccolto.


 
Rosella Pastorino
Le assaggiatrici
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