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domenica 22 settembre 2019

se non siamo consapevoli non possiamo definire la nostra identità





Noi, infatti, non potremmo dichiarare la nostra identità, definirla come Io, se non avessimo la possibilità di riconoscere come “nostri” comportamenti, pensieri e sentimenti che ci appartengono intimamente.

Contemporaneamente, però, non potremmo neppure riconoscere il mondo se il ricordo non ci fornisse quelle basi solide sulle quali erigiamo relazioni fra gli oggetti, incaselliamo eventi e situazioni che altrimenti ci apparirebbero costantemente nuovi e sconnessi, simili ad apparizioni rapide e discontinue. La realtà, dunque, nasce dalla memoria.

l’aspetto più importante non riguarda la verosimiglianza dei nostri ricordi con la realtà e non ha una grande importanza se il nostro racconto sia più o meno conforme ai fatti, così come sono realmente accaduti, ma riguarda ciò che ricordiamo di aver fatto, le motivazioni che ci hanno spinto ad agire, piuttosto che le azioni stesse;

le situazioni nelle quali abbiamo scelto determinati comportamenti, piuttosto che i comportamenti stessi, cioè il “che cosa” abbiamo fatto; il tessuto relazionale sul quale abbiamo agito, piuttosto che il semplice rapporto con questa o con quella persona.



Giacomo Dallari






L’identità deriva quindi dalle scelte, consapevoli o meno, che una persona fa all’interno di un sistema che si va strutturando nel tempo e, soprattutto, in funzione degli altri. E tali scelte sono la risultante di un processo nel quale la memoria ricopre un ruolo dominante e funzionale. Nel rapporto fra memoria e identità non va quindi sottovalutato il fatto che nel corso della nostra esistenza ricopriamo ruoli differenti, abbiamo cioè molte identità dissimili, ausiliarie e aggiuntive e, in definitiva, possediamo diverse memorie di noi stessi.

Giacomo Dallari


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