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martedì 24 gennaio 2017

delitto


Maram al-Masri

un fiume inebriante
e una ribellione di vita.


Delitto
 
Che
meraviglioso delitto
ho commesso?
Ho goduto
di un corpo
che mi ha donato
un fiume inebriante
e una ribellione di vita.

Che dispiacere
per ogni parola d’amore
che voleva dichiararsi
e che fu seppellita viva.
Che dolore
in gola.

Maram al-Masri

lunedì 14 settembre 2015

Dove prima c’era il dito, c’era ora la sua lingua.


Ann Owen

Guy era sul suo seno, la mano la toccava ritmicamente tra le cosce. La sua testa era così scura, sul suo petto. La leccava e Jane ansimava, stringendogli i capelli, dimenandosi sotto di lui. Era così bello… così bello. Il suo diavolo, il suo padrone… il suo Guy.

   Fa che non smetta; ti prego, Dio, mandami all’inferno… ma non farlo smettere…

   Guy scivolò con la bocca più in basso, sul suo ventre contratto. Fermò la mano sulla vulva, e Jane si morse il labbro per non supplicare di riprendere a toccarla, di liberarla da quel bisogno che pulsava nel ventre.

   Ti prego, Guy… ti prego…

   Ma lui portò la mano più in basso, sotto la gamba, e gliela sollevò.    «Guy… Guy…»

   Leccandola sotto l’ombelico, le sollevò anche l’altro ginocchio. Le allargò le gambe, tenendole le mani sotto le cosce.

   «Mia piccola vergine» mormorò sulla sua pelle. «Mio piccolo angelo.»

   La vagina si dilatò in attesa di lui. L’istinto sapeva come un uomo fa sua una donna.

   Guy si spostò più in basso. Voleva guardarla da vicino? Voleva guardarla come…

   «Guy!» gridò.

   Non le stava guardando la vagina. Gliela stava…

    «Guy… no, è… è troppo… è… oh, Dio… mio Dio…»

   Dove prima c’era il dito, c’era ora la sua lingua. «Va tutto bene…» mormorò lui, sconvolgente, su quella parte del corpo così vietata, così oscena; «voglio solo scoprire… che sapore hanno gli angeli…»

   La leccò, facendosi spazio tra le labbra, ruotando tra i riccioli e dandole gentili colpi, e Jane sentì il suo calore, la sua saliva. Dio del cielo, era quello che aveva fatto lei a lui, prima, e anche Guy aveva sentito quella dolcezza? Quel piacere meraviglioso, quel piacere che non poteva essere male? La vista della testa scura tra le sue gambe, sulla sua peluria bionda, e quel succhiare, tracciare, inumidire, fu troppo. Jane sollevò le mani al cuscino, lo strinse, s’inarcò.

   «Oh, Guy!…»

Un travolgente piacere esplose nel suo ventre sollecitato; chiuse gli occhi e pianse d’assurda gioia, mentre il suo padrone le teneva la lingua ferma sul bottoncino che si contraeva e s’inzuppava, e inzuppava lui con il suo orgasmo, e la bocca che beveva di lei.

   Contro la sua vulva ipersensibile, Guy fece un verso di soddisfazione animale, e un getto caldo e denso le bagnò le gambe. Il suo seme. Aveva goduto anche lui, masturbandosi con la mano, senza chiederle altro.

   Il cuore nel petto di Jane batteva veloce. Dimentico di ogni cosa. Con lentezza, Guy portò il capo sul suo ventre. Le diede un leggero bacio sull’ombelico. Jane, sognante, gli portò una mano alla testa, senza riaprire gli occhi.

   Lui le baciò il corpo risalendo verso di lei. La pelle. Il seno. Il collo. Arrivò con la bocca al suo orecchio, e lì si fermò, sfiorandola con le labbra umide di lei.

   «Benvenuta ad Ashbourne House» le mormorò rocamente

Ann Owen *** Schiava per vendetta





domenica 13 settembre 2015

un mondo folle e onirico dove tutto era permess


Nabokov

Mi rotolò accanto, e i suoi tiepidi capelli castani mi si posarono sulla clavicola. Feci la mediocre imitazione di un uomo che si sveglia, e poi restammo un po’ in silenzio. Le carezzai piano i capelli e ci baciammo con dolcezza. Il suo bacio, con mio rapito imbarazzo, aveva una certa comica ricercatezza in fatto di guizzi e sondaggi, da cui arguii che dovesse esser stata precocemente da una piccola lesbica. Quello non glielo aveva certo insegnato nessun Charlie. Come se volesse appurare se fossi sazio e se avessi imparato la lezione, Lo si ritrasse e mi scrutò. Aveva gli zigomi accesi, il tumido labbro inferiore luccicante; la mia dissoluzione era vicina. Tutto d’un tratto, con un empito di gioia maliziosa (il marchio della ninfetta!) mi accostò la bocca all’orecchio… ma per qualche tempo la mia mente non riuscì a dividere in parole il tuono ardente del suo sussurro, e lei rise, e si scostò i capelli dal viso, e provò di nuovo, e a poco a poco, mentre capivo quello che proponeva, mi pervase la strana sensazione di vivere in un mondo nuovo di zecca, un mondo folle e onirico dove tutto era permesso.

Nabokov *** Lolita


sabato 12 settembre 2015

Era molto umida, piacevolmente salata


Michel Houellebecq

Christiane si sfilò la felpa, si sdraiò per traverso sul letto, si mise un cuscino sotto il sedere, aprì le gambe. Dapprima Bruno le leccò a lungo i bordi della fica, poi eccitò il clitoride a piccoli e rapidi colpi di lingua. Christiane sospirò profondamente. “Infila un dito…” gli disse. Bruno obbedì, si voltò per continuare a leccare Christiane mentre le carezzava il seno. Sentì i capezzoli indurirsi, sollevò la testa. “Continua per favore…” gli chiese lei. Bruno sistemò il capo in una posizione più comoda e le carezzò il clitoride con l’indice. Le piccole labbra cominciarono a gonfiarsi. Preso da un moto di gioia, le leccò con avidità. Christiane emise un gemito. Per un istante, Bruno rivide la vulva magra e vizza della madre; poi il ricordo svanì, continuò a sfregarle il clitoride, sempre più in fretta, continuando a leccare le labbra con colpi di lingua decisi ma garbati. Lei ansimava sempre più forte, il ventre le si era un po’ arrossato. Era molto umida, piacevolmente salata. Dopo una breve pausa, Bruno le introdusse un dito nell’ano e un altro nella vagina e tornò a dedicare al clitoride piccoli e rapidissimi colpi di lingua. Christiane godette in silenzio, a lunghi fremiti. Bruno rimase immobile, col viso appoggiato alla vulva umida, e tese le mani verso di lei; sentì le dita di Christiane richiudersi sulle sue. “Grazie,” disse lei. Poi si rialzò, si infilò la felpa e tornò a riempire i bicchieri.

Michel Houellebecq


con due uomini


Bret Ellis

Jamie si alza sul letto e si mette a cavalcioni di Bobby all’altezza dei fianchi. Si abbassa sopra l’uccello, lo prende con una mano, se lo infila nella fica e ci si siede sopra, sporgendosi in avanti, appiattendosi contro Bobby, premendogli i seni sulla faccia, e Bobby li afferra con entrambe le mani e le succhia i capezzoli. Io sono accovacciato tra le gambe di Bobby dentro a quelle di Jamie e le allargo le natiche e comincio ad accarezzarle il buco del culo che sporge in fuori per la pressione esercitata dal grosso cazzo di Bobby dentro di lei. Mi siedo sui talloni con un’erezione vibrante e quando le allargo ancora le natiche Jamie solleva i fianchi, Bobby scivola fuori lasciando solo la cappella inserita fra le labbra della vulva e io infilo senza sforzo il cazzo nel culo di Jamie. Con cautela, Jamie si sistema di nuovo sul cazzo di Bobby mentre io mi muovo su e giù, l’uccello di Bobby si spinge fino in fondo quando il mio scivola fuori a metà ed entrambi sentiamo i muscoli vaginali di Jamie contrarsi spasmodicamente durante l’orgasmo mentre si dimena in mezzo a noi…

Bret Ellis - Glamorama


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