Vincenzo Consolo - Retablo
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martedì 10 marzo 2015
vorrei ancora viaggiare...ma insieme provo gran nostalgia
Vincenzo Consolo - Retablo
lunedì 9 marzo 2015
la nostalgia dell'ignoto marinaio
Quel sorriso ti rapisce e da solo, meglio di qualunque trattato, esprime il sentimento della nostalgia, di chi ha molto viaggiato, osservato e conosciuto, di chi si sente ovunque spaesato e ovunque a proprio agio, di chi ha imparato l'indolenza e il disincanto di fronte al dolore, alle gioie, al piacere, all'inganno e al tradimento. Di chi molto potrebbe dire raccontare e svelare sulle vicende di cose e persone ma le guarda con distacco.......
C.
C.
Vincenzo Consolo - Il sorriso dell'ignoto marinaio
Se vi capita di passare per Cefalù, sulla strada che da Messina conduce a Palermo fermatevi almeno mezza giornata per visitare questa citta' antica e il museo mandralisca e lasciatevi catturare dal "sorriso di ignoto" detto anche il sorriso dell'ignoto marinaio ( nome che da il titolo a un bellissimo libro di Vincenzo Consolo di cui vengono qui e nel post precedente riportati alcuni brani), quadro di Antonello da Messina (1429 -1479), grande pittore siciliano.
C.
lunedì 2 marzo 2015
Rosa, Corona di delizia e di tormento
rosa che è datura
Rosalia. Rosa e lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha róso, il mio cervello s’è mangiato. Rosa che non è rosa, rosa che è datura, gelsomino, bàlico e viola; rosa che è pomelia, magnolia, zàgara e cardenia. Poi il tra monto, al vespero, quando nel cielo appare la sfera d’opalina, e l’aere sfervora, cala misericordia di frescura e la brezza del mare valica il cancello del giardino, scorre fra colonnette e palme del chiostro in clausura, coglie, coinvolge, spande odorosi fiati, olezzi distillati, balsami grommosi. Rosa che punto m’ha, ahi!, con la sua spina velenosa in su nel cuore.
Lia che m’ha liato la vita come il cedro o la lumia il dente, liana di tormento, catena di bagno sempiterno, libame oppioso, licore affatturato, letale pozione, lilio dell’inferno che credei divino, lima che sordamente mi corrose l’ossa, limaccia che m’invischiò nelle sue spire, lingua che m’attassò come angue che guizza dal pietrame, lioparda imperiosa, lippo dell’alma mia, liquame nero, pece dov’affogai, ahi!, per mia dannazione. Corona di delizia e di tormento, serpe che addenta la sua coda, serto senza inizio e senza fine, rosario d’estasi, replica viziosa, bujo precipizio, pozzo di sonnolenza, cieco vagolare, vacua notte senza lume, Rosalia, sangue mio, mia nimica, dove sei?
Vincenzo Consolo - Retablo
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