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lunedì 21 maggio 2018

Certe canzoni e certe parole


Ci sono parole
che solo parlano
ma nulla dicono


 
Certe canzoni e certe parole

Ci sono suoni
che solo ti sfiorano
e non ti toccano
 
Ci sono parole
che solo parlano
ma nulla dicono
 
Ci sono menti
e anime
e suoni
e parole...
 
certe ragioni
poca ragione hanno
che poi su certe ragioni
poco da ragionare vi è.

D.N. 13/05/2018

sabato 22 luglio 2017

Come è triste!

Buenas tardes

Crediamo di conoscere una persona, di capirla,
e abbiamo la presunzione di poterle dare dei consigli.
Come è triste accorgersi un giorno che no,
non siamo stati mai capaci di capirla.
 


domenica 9 luglio 2017

Poiché non mi veniva nessuna parola



ti ho dato il mio silenzio
ed ho ascoltato il tuo,

Margherita Guidacci
Poiché non mi veniva nessuna parola
Poiché non mi veniva nessuna parola
(la parola era “addio”, ma non riuscivo a dirla)
ti ho dato il mio silenzio
ed ho ascoltato il tuo,
 
e non è stato un vuoto, ma condivisa pienezza
e ancora gioia, mentre accettavamo,
come la terra, un nostro tempo di neve,
bianco grembo d’attesa delle future estati.
 
Margherita Guidacci

sabato 8 luglio 2017

Non regge la forma umana del nostro sentire gli altri, del nostro amarli


Noi diamo agli altri sempre una parte di noi stessi anche quando ci sforziamo in ogni modo di dare tutto, di andare oltre. Anche nell’amore più vivo, più infiammato rimane qualcosa in noi che non ci lascia, che non prende la via dell’altro. E così fanno anche gli altri con noi. Ci accolgono, ci sorridono, ci fanno grandi promesse, ma poi tramonta il sole, arriva la notte, poi c’è il giorno dopo. Sono anni che penso alla macchina di demolizione che è il giorno dopo.
[...]
E invece niente, il giorno dopo cadono i ferri dalle mani, l’intreccio è perduto, il filo spezzato. Accade così anche negli incontri d’amore. Ogni volta proviamo a raccontare il nostro guasto per intero, proviamo a raccontare il nostro naufragio senza fine. Sembra che veniamo accolti, ma qualcuno vuole asciugarci un braccio, qualcun’altro vuole asciugarci un piede.
 
Quello che non pare possibile tra esseri umani è essere presi interamente. Solo la morte ci prende interamente, non scarta niente di noi.
[...]
In me c’è un sogno, uno solo, è il sogno di incontrare una persona con cui è possibile sfasciarsi assieme. Il mio è il sogno di un amore disumano. Non è questione di fedeltà, di assiduità, di coerenza. Non è neppure questione di rispetto, di attenzione per l’altro. In questo fiume siamo sassi aguzzi, coccodrilli a bocca aperta, siamo spine negli occhi. Io continuo ad avanzare, a proporre il mio sogno. So che è incomprensibile.
[...]
Non regge la forma umana del nostro sentire gli altri, del nostro amarli, del nostro tradirli. Non abbiamo più consistenza e non sappiamo accogliere l’inconsistenza. Ci annoia la coerenza e ci indigna l’incoerenza. Siamo delle bestie che non possono usare la loro ferocia, degli angeli che non possono usare le loro ali. Abbiamo messo noi stessi e la vicenda umana in uno spazio piccolo e senza luce. Per uscire, per avere ancora terra e cielo dentro e davanti a noi, adesso dobbiamo celebrare la nostra fine, chiudere col fiocchetto della morte questo lungo disordine che chiamiamo vita e vedere se resta qualcosa, vedere se c’è un oltre, se c’è un prima, se c’è qualcosa al fianco dell’umanità che abbiamo trascurato, qualcosa in cui versare il sacchettino della nostra avventura.
 
Franco Arminio
La forma umana non regge più link esterno

venerdì 7 luglio 2017

la distanza genera distanza

Jonathan Safran Foer
"Eccomi"
Una volta Jacob aveva pensato se comprare una spilla a Julia.
[...]
Era bella? Era un rischio? Si portano le spille? Era stucchevole nel suo simbolismo? [...] Non erano i soldi a preoccuparlo, ma il rischio di sbagliare, l’imbarazzo di tentare e fallire..
[...]
La distanza genera distanza, ma se la distanza è nulla, da che cosa si origina? Non c’era trasgressione né crudeltà e neppure indifferenza. La distanza iniziale era stata vicinanza: l’incapacità di superare la vergogna di bisogni sotterranei che non avevano più posto in superficie.  
voglio vederti venire
poi puoi avere il mio cazzo


    Jonathan Safran Foer
Eccomi

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giovedì 6 luglio 2017

Ma la distanza che non esisteva era troppo grande

Jonathan Safran Foer
"Eccomi"
Una volta Julia [...] fu inaspettatamente travolta da quel genere di tristezza che non si riferisce a nulla e non ha un significato ma solo un peso opprimente. Avrebbe voluto portare quella tristezza a Jacob, non nella speranza che lui capisse qualcosa che lei non riusciva a capire, ma che potesse aiutarla a sopportare quello che lei non riusciva a sopportare. Ma la distanza che non esisteva era troppo grande.

    Jonathan Safran Foer
Eccomi

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mercoledì 5 luglio 2017

Avevano bisogno di una distanza che non fosse un ritrarsi ma un tendere la mano.

Jonathan Safran Foer
"Eccomi"
Una volta Jacob scrisse quella che secondo lui era la migliore battuta che avesse mai scritto. Avrebbe voluto condividerla con Julia – non perché fosse fiero di sé ma perché voleva capire se era ancora possibile raggiungerla come in passato, indurla a dire qualcosa come: «Sei il mio scrittore preferito».
[...]
Lui avrebbe voluto dire: «Di’ solo: ‘Sei il mio scrittore preferito’».
 
Ma non poteva superare la distanza che non esisteva. L’ampiezza della loro vita in comune rendeva impossibile condividere le loro unicità. Avevano bisogno di una distanza che non fosse un ritrarsi ma un tendere la mano.

    Jonathan Safran Foer
Eccomi

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martedì 4 luglio 2017

Cos'è che mi trattiene

Poesie dell'Adolescenza
Cos'è che mi trattiene?

Cos'è che mi trattiene?
Cos'è che non mi lascia andare?
    Vorrei amare di più...
    Vorrei poter amare tutti!
 
Vorrei riuscire a parlare
Vorrei poter dire quello che provo.
Potessero capirmi senza che io parli!
 
Ma non accade
e a me non resta altro che dover parlare,
dover riuscire a dire parole su parole,
per esprimere qualcosa che le parole
    non potranno mai definire.
 
Spiegare ciò che niente e nessuno
è capace di comprendere se non lo si coglie
da se...
 
D.N. *** 1983

lunedì 3 luglio 2017

per paura che lui non la notasse

Jonathan Safran Foer
"Eccomi"
Una volta Julia si era comprata della lingerie. Aveva posato il palmo sulla pila morbida, non perché le interessasse ma perché, come sua madre, non riusciva a controllare l’impulso di toccare la merce nei negozi. Aveva prelevato cinquecento dollari dal bancomat perché l’acquisto non comparisse sul conto della carta di credito. Avrebbe voluto condividere l’acquisto con Jacob e aveva fatto del suo meglio per trovare o creare l’occasione giusta.

Una sera, dopo che i bambini erano andati a dormire, si era messa la culotte. Avrebbe voluto scendere le scale, tappare la penna di Jacob e comunicargli, senza dire una parola: Guarda come sono. Ma non ci era riuscita. Esattamente come non riusciva a convincersi a indossarla prima di andare a letto per paura che lui non la notasse. Esattamente come non riusciva neppure a lasciarla sul letto in modo che lui la vedesse e le chiedesse qualcosa. Esattamente come non riusciva a restituirla.

    Jonathan Safran Foer
Eccomi

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domenica 2 luglio 2017

Il desiderio era diventato una minaccia – un nemico – nella loro vita domestica

Jonathan Safran Foer
"Eccomi"
C’erano cose che Jacob voleva e che voleva da Julia. Ma la possibilità di condividere i desideri diminuiva mentre il bisogno di Julia di sentirseli dire aumentava. E viceversa. Amavano sinceramente la compagnia reciproca, più che stare soli o in compagnia di chiunque altro, ma più stavano bene insieme, più vita condividevano, più si estraniavano dalle rispettive vite interiori.
[...]
L’incrollabile padronanza di sé che Julia dimostrava con i figli era cresciuta fino a sembrare onnipazienza, mentre la sua capacità di esprimere pulsioni con suo marito si era ridotta agli sms con la poesia del giorno. L’abilità con cui Jacob toglieva il reggiseno a Julia senza mani era stata rimpiazzata dalla straordinaria e deprimente abilità nel montare il box dei bambini mentre lo portava su per le scale.
Julia sapeva tagliare le unghie di un neonato con i denti [...] ma aveva dimenticato come toccare suo marito. Jacob insegnava ai bambini la differenza tra altro e altrui, ma non sapeva più come parlare a sua moglie.
[...]
e tra loro si era innescato un ciclo distruttivo: con l’incapacità di Julia di esprimere pulsioni, Jacob era diventato sempre meno sicuro di essere desiderato e sempre più timoroso di rischiare il ridicolo, e così la distanza tra la mano di Julia e il corpo di Jacob era ulteriormente aumentata, senza che Jacob avesse parole per definirla. Il desiderio era diventato una minaccia – un nemico – nella loro vita domestica.

    Jonathan Safran Foer
Eccomi

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