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domenica 10 luglio 2016

Non muoio d'amore

Jaime Sabines

Muoio di te, amore, di amore per te,
dell’urgenza della mia pelle di te,
della mia anima di te e della mia bocca
e dell’insopportabile che sono senza te.

Non muoio d'amore
Non muoio di amore, muoio di te.
Muoio di te, amore, di amore per te,
dell’urgenza della mia pelle di te,
della mia anima di te e della mia bocca
e dell’insopportabile che sono senza te.

Muoio di te e di me, muoio di entrambi,
di noi, di questo,
lacerato, spezzato,
muoio, ti muoio, moriamo.

Moriamo nella mia stanza dove sto solo,
nel letto dove manchi,
per la strada dove il mio braccio va vuoto,
al cinema e al parco, sul tram,
i luoghi dove la mia spalla si abitua alla tua testa
e la mia mano alla tua mano
e tutto di te io conosco come me stesso.

Moriamo nel luogo che ho prestato all’aria
per farti stare fuori di me,
e nel luogo dove l’aria si esaurisce
quando ti copro con la mia pelle
e ci conosciamo dentro, separati dal mondo,
felicemente, profondamente, e di certo, interminatamente.

Moriamo, lo sappiamo, lo ignorano, noi moriamo
tra di noi, ora, separati,
l’uno dall’altra, quotidianamente,
cadendo in statue multiple,
in gesti che non vediamo,
nelle nostre mani che ci necessitano.
Moriamo, amore, muoio nel tuo ventre
che non mordo né bacio,
nelle tue cosce dolcissime e vive,
nella tua carne senza fine, muoio di maschere,
di triangoli oscuri e incessanti.
Muoio del mio e del tuo corpo,
della nostra morte, amore, muoio, moriamo.
Nel pozzo dell’amore a ogni ora,
inconsolabile, con grida,
dentro di me, voglio parlare, ti chiamo,
ti chiamano coloro che nascono, che arrivano
da te, coloro che giungono a te.
Moriamo, amore, e non facciamo niente
se non morire di più, ora dopo ora,
e scriverci e parlarci e morire.
 
Jaime Sabines


sabato 14 maggio 2016

Non muoio d'amore

Jaime Sabines

Moriamo nella mia stanza dove sto solo,
nel letto dove manchi,
per la strada dove il mio braccio va vuoto

Non muoio d'amore

Non muoio di amore, muoio di te.
Muoio di te, amore, di amore per te,
dell´urgenza della mia pelle di te,
della mia anima di te e della mia bocca
e dell´insopportabile che sono senza te.

Muoio di te e di me, muoio di entrambi,
di noi, di questo,
lacerato, spezzato,
muoio, ti muoio, moriamo.

Moriamo nella mia stanza dove sto solo,
nel letto dove manchi,
per la strada dove il mio braccio va vuoto,
al cinema e al parco, sul tram,
i luoghi dove la mia spalla si abitua alla tua testa
e la mia mano alla tua mano
e tutto di te io conosco come me stesso.

Moriamo nel luogo che ho prestato all´aria
per farti stare fuori di me,
e nel luogo dove l´aria si esaurisce
quando ti copro con la mia pelle
e ci conosciamo dentro, separati dal mondo,
felicemente, profondamente, e di certo, interminatamente.

Moriamo, lo sappiamo, lo ignorano, noi moriamo
tra di noi, ora, separati,
l´uno dall´altra, quotidianamente,
cadendo in statue multiple,
in gesti che non vediamo,
nelle nostre mani che ci necessitano.
Moriamo, amore, muoio nel tuo ventre
che non mordo né bacio,
nelle tue cosce dolcissime e vive,
nella tua carne senza fine, muoio di maschere,
di triangoli oscuri e incessanti.
Muoio del mio e del tuo corpo,
della nostra morte, amore, muoio, moriamo.
Nel pozzo dell´amore a ogni ora,
inconsolabile, con grida,
dentro di me, voglio parlare, ti chiamo,
ti chiamano coloro che nascono, che arrivano
da te, coloro che giungono a te.
Moriamo, amore, e non facciamo niente
se non morire di più, ora dopo ora,
e scriverci e parlarci e morire.


Jaime Sabines

sabato 27 febbraio 2016

Lento, amaro animale



Lento, amaro animale Lento, amaro animale che sono, che sono stato, amaro dal nodo di polvere e acqua e vento che nella prima generazione dell’uomo si appellava a Dio. Amaro come i minerali amari che nelle notti di completa solitudine -maledetta e fallimentare solitudine senza nessuno - salgono alla gola e, croste di silenzio, asfissiano, uccidono, risuscitano. Amaro come l’amara voce prenatale, presostanziale, che disse la nostra parola, che percorse il nostro cammino, che morì la nostra morte, e che in qualsiasi momento ritroviamo. Amaro dal di dentro, da ciò che non sono, - la mia pelle come la mia lingua - dal primo essere vivente, annuncio e profezia. Lento dai secoli, remoto – niente vi è più indietro -, lontano, discosto, sconosciuto. Lento, amaro animale che sono, che sono stato. Jaime Sabines (1926-1999)


mercoledì 17 febbraio 2016

solo nel sogno

Solo nel sogno, soltanto nell’altro mondo del sogno ti raggiungo, in alcune ore, quando chiudo porte dietro di me.
 
Sólo en sueños, sólo en el otro mundo del sueño te consigo, a ciertas horas, cuando cierro puertas detrás de mí.

Jaime Sabines - Messico
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