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giovedì 19 ottobre 2017

il rimpianto per ciò che non esiste

Buenas noches

il futuro anticipa il non esistere dal punto di vista
del presente tale e quale come il passato,
cioè c’è una morte futura e una morte passata
e la lingua può partecipare dell’una e dell’altra;
ma è costantemente una lingua morta


 
Giorgio Manganelli
Quel che ci spiega Manganelli è che il rimpianto per ciò che non esiste non è solo la contemplazione della morte, ma anche la delusione per ciò che non è ancora nato, per ciò che forse sappiamo bene non potrà mai nascere. Ciò che è impossibile. (Racconti impossibili, per Landolfi, sono quelli che si scrivono malgrado già si sappia che sarà impossibile portarli a compimento.)

l’insoddisfazione per ciò che c’è – il cattivo infinito del presente, la prosa della vita, il lato diurno dell’esistenza – e l’attrazione maniaca, invece, per tutto quanto può costituire un’alternativa, un aldilà, un oltre. Appunto il passato, per esempio: qualcosa di estinto, che si può ricostruire filologicamente, per tracce e residui. Da cui sogniamo – forse temiamo – possa venir fuori qualcosa di inaspettato, una folata di vento nella nostra vita. Qualcosa che non possiamo far altro che attendere. Invano.
Andrea Cortellessa

Nostalgia ovvero l'invenzione del passato link esterno



domenica 19 aprile 2015

l’invenzione del passato

il passato

Volevo leggere una pagina... diciamo, di questa idea del passato. All’inizio di Filologia dell’anfibio c’è una “Giustificazione”, come usava nei saggi di una volta, che recita:
Ci sono persone per le quali il passato è la sola dimensione reale. Per queste persone vivere significa essenzialmente aggiornare il proprio passato; di tale aggiornamento essi hanno coscienza discontinua, apparendo loro talvolta come conservazione, talvolta invece come perdita. È in simili momenti di lutto che queste persone, inorridite dal dilapidante cangiare della vita, chiedono soccorso alla letteratura
Michele Mari
In questo caso la scrittura, dunque, anziché ricostruire una presenza – un dato oggettivo, una verità –, cancella un’esperienza dolorosa, la imbalsama e così la oggettivizza; archiviandola l’esclude dal circuito delle proprie sensazioni primarie. La filologia, anziché ricostruire un dato, circoscrive una lacuna. Forse come succede in quel salto nell’iperspazio intuitivo che i filologi chiamano divinatio: quando di fronte a un elemento che non torna patiscono l’esperienza dell’arbitrio. È allora che interviene la scrittura, cioè l’immaginazione – cioè appunto l’invenzione del passato. La nostalgia

Andrea Cortellessa

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