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domenica 6 dicembre 2015

le mie mani paralizzate...venivano lentamente trascinate in basso dalle sue

Javier Marias *** Così ha inizio il male

È probabile che fosse successo qualcosa del genere. È la cosa piú probabile. Che le mie emanazioni involontarie, o volontarie, o tutte e due le cose alternativamente, agissero come un’emanazione; c’erano momenti in cui non mi importava che lei se ne accorgesse, in altri ero assalito dal pudore e mi rimproveravo, mi ritenevo un traditore nei confronti di Muriel, benché lui avesse da tempo abbandonato quel campo. O questo è quello che pensai quando mi resi conto che le mie mani paralizzate, quasi addormentate sulle spalle di Beatriz, venivano lentamente trascinate in basso dalle sue, al di sopra della camicia da notte, non dentro.

Non la vedevo in faccia, lei era seduta di spalle a me, io ero ancora in piedi e le vedevo i capelli dal di sopra, ignoravo la sua espressione, se avesse gli occhi aperti o chiusi, se fosse pienamente consapevole che ero io ad accarezzarla o se si figurasse le carezze e il tocco di qualcun altro, di chi altri se non del marito rimpianto.

La mia posizione ora assomigliava a quella di Van Vechten a Darmstadt, solo che io non la spingevo e nemmeno ero all’altezza giusta per farlo, tutto quello che potevo fare sarebbe stato premere il bacino contro la sua spalla, perché lo sentisse, ma non ebbi il coraggio di stabilire quel contatto troppo esplicito, mi trattenni, non era il momento, sebbene lei avesse guidato le mie mani sui suoi seni che non potevano esserne interamente contenuti. Quel giorno sí che l’avevo vista bene in faccia, dal mio osservatorio sull’albero, il suo volto incollato alla finestra, in realtà era la sola cosa che avessi visto da quando il dottore l’aveva fatta girare, prima avevo osservato per un pezzo la sua nuca con un certo allarme, quasi sbattuta contro i vetri.

Quindi la immaginai cosí mentre la toccavo – sembrava incredibile però la toccavo –, con gli occhi strizzati come quelli di un ritratto insolito o infrequente, la pelle piú tersa e ringiovanita, le labbra piú carnose o grosse, come se invadessero zone a loro estranee e piú soffici e sfumate, socchiuse e piú rosse, le ciglia piú lunghe o piú visibili; ma tutto questo era il risultato di un orgasmo o di una concatenazione di orgasmi o di un preorgasmo, e ora non poteva esservi nulla del genere.



Javier Marias *** Così ha inizio il male

le sue ginocchia incontrarono la mia gamba destra

Javier Marias *** Così ha inizio il male

Non era ancora tornata a sedersi e la sentivo in piedi accanto a me, il corpo esuberante e grande molto vicino, ebbi la sensazione che la sua camicia da notte mi sfiorasse all’altezza della spalla e del braccio, ma può anche darsi che lo immaginassi soltanto, l’ansia fa di questi scherzi. La osservai di nuovo con la coda dell’occhio, dal basso, non dovevo alzare molto lo sguardo: il seno senza reggiseno le si alzava e abbassava come se avesse il respiro agitato, per via di quella domanda.
[...]
Tolse la mano dalla fronte e si voltò verso di me. In quel movimento le sue ginocchia incontrarono la mia gamba destra, sentii una lieve pressione ma lei non le tirò indietro; probabilmente non se ne accorse, anche se sono dell’opinione che tutti si accorgano dei contatti; oppure non ci fece caso. Ne approfittai per guardarle le cosce con la coda dell’occhio, adesso mi si mostravano di fronte. Saranno state anche un po’ grosse, però mi attraevano; parecchio scoperte, cosí robuste, cosí unite, nemmeno una fessura in mezzo.
 
Javier Marias *** Così ha inizio il male
 

sabato 13 giugno 2015

Se tocchi il tuo sogno morirari....non toccare mai. Non avvicinarsi




La donna: una buona fonte di sogni. Non toccarla mai.
 
Impara ad affrancare le idee dalla voluttuosità e dal piacere.
Impara ad apprezzare in ogni cosa non ciò che quella cosa è, ma le idee e i sogni che cagiona. Perché nulla è ciò che è, e i sogni sono sempre sogni. Per questo hai bisogno di non toccare nulla. Se tocchi il tuo sogno morirai, l'oggetto toccato occuperà la tua sensazione.
 
Vedere e ascoltare sono le uniche cose nobili che la vita contiene. Gli altri sensi sono plebei e camali. L'unica aristocrazia è non toccare mai. Non avvicinarsi: ecco in cosa consiste essere nobiluomo.

Fernando Pessoa - Il libro delle inquietudini




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