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domenica 9 dicembre 2018

Cingo i miei fianchi

Amal Musa
O fuoco
cosa ti spegne?
Una goccia sgorga da me
oppure una fiamma che dentro mi brucia?

Cingo i miei fianchi

 
Cingo i miei fianchi
per essere una tela che si allarghi nell’ora dell’ira
e che si ritiri quando mi acquieto.
Chiesi al fuoco che divampa dentro di me:
quale uomo può sopportarmi
quale donna trovarmi amica
quale bambino che il mio stupore non possa uccidere
quale padre dare alla luce una simile a me
o quale nome contenere il mio aspetto
e quale verbo domarmi.
O fuoco
cosa ti spegne?
Una goccia sgorga da me
oppure una fiamma che dentro mi brucia?
 
Amal Musa

sabato 8 dicembre 2018

sabato 5 marzo 2016

DONNA D'ACQUA

Poesia femmina



DONNA D’ACQUA

L´acqua non è scivolata verso di noi
ardendo con la violenza della sete.


Perché l´acqua segue le mie tracce
dimentica dei sui canali
e delle pianure alluvionali?


Perché non poggio il mio viso
sull´orlo dell´acqua
per sapere
come ha potuto nasconderci il suo colore,
come le abbiamo fatto perdere l´odore?


Perché non divento il segreto dell´acqua?
Perché non divento femmina per il suo maschio,
e lo aspetto nella caraffa
fino al sopraggiungere dell´estate?


[Amal Musa (1971) Tunisia]

venerdì 4 marzo 2016

amami

Poesia femmina

AMAMI
 
Mi trasporto in punta di piedi
mi trasporto nel galoppo della mia vista.
Mi avvolgo nelle fasce della mia pelle.
Mi abbraccio desiderandomi.
Benedico il mio flusso, lo zampillare che da me proviene.
Mi cullo sul mio seno.
Alle mani germoglianti infilo i guanti della poesia.
 
Reclamo la rivelazione,
le mie incisioni sono su pietra.
La mia immagine reca acqua alla sete
ed esche alla rete dei pescatori.
Trascorro i rintocchi delle campane della sera
scolpendo.
Dormo nella mia stessa ombra.
Indosso la mia natura beduina
quando sono stanca.
Entro in un giardino
che non mi istiga contro me stessa.
Amo la mia anima impossibile,
quella i cui piedi
sono ignoti alla terra.
 
[Amal Musa (1971) Tunisia]

giovedì 2 luglio 2015

un uomo che che mi indossa come un vestito di seta




Sogno un uomo che ha raccolto i suoi resti in un bacio
un uomo che mi invade l’anima
che mi indossa come un vestito di seta.
che vive nell’esilio
e quando mi dissolvo
mi trattiene nel borgo dell’anima
senza abluzioni e senza sepoltura.


Amal Musa

sabato 4 aprile 2015

Benedico il mio flusso, lo zampillare che da me proviene.

Amami

Mi trasporto in punta di piedi
mi trasporto nel galoppo della mia vista.
Mi avvolgo nelle fasce della mia pelle.
Mi abbraccio desiderandomi.
Benedico il mio flusso, lo zampillare che da me proviene.
Mi cullo sul mio seno.
Alle mani germoglianti infilo i guanti della poesia.
Reclamo la rivelazione,
le mie incisioni sono su pietra.
La mia immagine reca acqua alla sete
ed esche alla rete dei pescatori.
Trascorro i rintocchi delle campane della sera
scolpendo.
Dormo nella mia stessa ombra.
Indosso la mia natura beduina
quando sono stanca.
Entro in un giardino
che non mi istiga contro me stessa.
Amo la mia anima impossibile,
quella i cui piedi
sono ignoti alla terra.

Amal Musa

da Non ho peccato abbastanza. Antologia di poetesse arabe contemporanee a c. di V. Colombo

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