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mercoledì 26 giugno 2019

Mi son fatto un punto d'onore



 
Mi son fatto un punto d'onore
di non restare deluso da te
e a dispetto del tuo impegno
ci sono sempre riuscito.
 
Però mi chiedo
perché aver salvato l'illusione
se adesso devo portarla in un campo
e strangolarla da me.
 

Michele Mari
Cento poesie d'amore a Ladyhawke


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venerdì 20 ottobre 2017

partite mai chiuse



la nostalgia ha come oggetto non ciò che si è perduto ma ciò che non è stato e che poteva essere
[...]
parlare del passato significa sempre riattualizzare partite mai chiuse. A me capita ancora adesso (ogni tanto mi ci sorprendo e inorridisco di me medesimo) di trovarmi a rivolgere in mente conversazioni avvenute ventott’anni fa rammaricandomi per non aver detto la tal cosa o perso la tale occasione, come si trattasse di un episodio di poche ore prima. E tuttavia anche vedendo la cosa dal di fuori, anche rendendomi conto della mostruosità, io ancora sento come possibile (anzi come necessaria) quella continuazione-integrazione-correzione.
[...]
Si vive dunque come postumi, in un limbo che non è anteriore ma appunto posteriore, senza però che da questo derivi una resa, e con la resa una qualche forma di pace. Al contrario, come credo sia evidente in Rondini sul filo, ci si vota a uno stato di permanente agonismo, nella speranza folle che alla millesima ripetizione di qualcosa che ci dicono morta ci sia un’eccezione, uno scarto, un imprevisto che retroattivamente modifichi tutto il nostro destino: giacché al vero agonista non interessano vittorie future che non riscattino sconfitte passate.
 
Michele Mari

Nostalgia ovvero l'invenzione del passato link esterno

tutto è fermo e bloccato, ma non (si badi) concluso



Mi è capitato recentemente di leggere un saggio di Eugène Minkowski11 sulla tendenza di un certo tipo nevrotico a “topicizzare” la memoria, o meglio il passato, plasticizzandolo e reificandolo come se fosse un paesaggio, un luogo:
 
un luogo visitabile e ripercorribile all’infinito, perché in esso tutto è fermo e bloccato, ma non (si badi) concluso: bloccato e pietrificato, invece, proprio nella sua incompiutezza, nella sua frustrazione, e in quanto non ci soddisfa e finalmente ci angoscia: rapporti con gli altri, comportamenti propri, discussioni, situazioni, gesti, tutto sembra pronto per rimettersi in gioco, come un “fermo immagine” che attenda di ripartire.
 
Michele Mari

Nostalgia ovvero l'invenzione del passato link esterno

giovedì 9 marzo 2017

Tu non ricordi


Tu non ricordi ma in un tempo cosí lontano che non sembra stato ci siamo dondolati su un’altalena sola Che non finisse mai quel dondolio fu l’unica preghiera in senso stretto che in tutta la mia vita io abbia levato al cielo Michele Mari - Cento poesie d'amore a Ladyhawke


venerdì 18 novembre 2016

ti ho amata in silenzio

riletture: Michele Mari


[...]
finché scoprimmo insieme
di esser vissuti vent’anni nell’errore
tu ignorando
io presumendo
e allora in un punto è stato chiaro
che solo al muto
il battito del cuore
è rimbombante
Michele Mari
leggi tutto il testo
Ti ho amata in silenzio

 

 

mercoledì 2 novembre 2016

Arrivati a questo punto

riletture: Michele Mari

Non capivi che il bello era proprio quel punto
era rimanere
nel limbo delle cose sospese
Michele Mari
leggi tutto il testo
Arrivati a questo punto

 

 

sabato 23 gennaio 2016

non so cosa mi aspetta


Avendo la testa montata all’indietro non so cosa mi aspetta ma quando cadrò nel vuoto starò certamente ammirando la sinossi di tutti i nostri incontri Michele Mari - Cento poesie d'amore a Ladyhawke


lunedì 18 gennaio 2016

Sei venuta a vedere per la prima volta


Sei venuta a vedere per la prima volta l’università dove insegno e dove ho studiato il giorno stesso in cui mi hai detto addio Non altrimenti l’assassino fruga nel portafoglio della vittima per saperle un nome che ne renda più domestico il fantasma Michele Mari - Cento poesie d'amore a Ladyhawke


sabato 16 gennaio 2016

Arrivati a questo punto


Arrivati a questo punto dicesti o si va oltre o non ci si vede mai più Non capivi che il bello era proprio quel punto era rimanere nel limbo delle cose sospese nella tensione di un permanente principio nel nascondiglio di una vita nell’altra Così il mio contrappasso di pokerista è stato perdere tutto appena hai forzato la mano Michele Mari - Cento poesie d'amore a Ladyhawke


Nel cuore sì nella vita no


Nel cuore sì nella vita no Presumo che per dirlo ti sei già procurata un bisturi un barattolo e due litri di formalina Michele Mari - Cento poesie d'amore a Ladyhawke Cinico: che rivela disprezzo o indifferenza per i sentimenti e le consuetudini: freddo, indifferente, insensibile. ↑ sprezzante


venerdì 15 gennaio 2016

Dimmi


Dimmi è stata l’ora legale a fregarmi è stato quel furto nella sostanza del tempo a restaurare l’ora dei mariti spedendo gli amanti a bruciare nel sole? Michele Mari - Cento poesie d'amore a Ladyhawke


giovedì 23 luglio 2015

miti



pensate per esempio a Peter Green, che fonda i Fleetwood Mac, ottiene con loro un enorme successo, dopodiché, apparentemente senza motivo, li abbandona, realizza da solo un album straordinario come The end of the game e subito dopo scompare nel nulla per dieci anni, dieci anni in cui, si scoprirà, fa il becchino sotto falso nome, e quando non fa il becchino è internato in un ospedale psichiatrico… Poi, com'era scomparso, riappare: fa qualche altro disco dopodiché sparisce di nuovo: lo rintracceranno qualche anno più tardi a Richmond, dove vive come un barbone e i bambini del quartiere lo chiamano l'Uomo Lupo… Ecco, chiedete in giro chi è Peter Green, non lo sa nessuno, eppure ha lasciato dei capolavori, oltre a un gruppo che ha continuato a mietere successi anche dopo la sua sparizione… Syd Barrett invece è un'icona, è come Morrison o Hendrix senza però essere morto

Michele Mari *** Rosso floyd

domenica 19 luglio 2015

The great Gig in the sky



ma in un caso io ero anche solista: nel celeberrimo assolo di The great Gig in the sky. Ora, non ci vuol molto a capire che cimentarsi in quel pezzo significa misurarsi con il fantasma di Gare Torry, la vocalist che lo esegui divinamente, anzi che lo inventò, per la registrazione dell'album. Io ho sempre fatto del mio meglio, ma sapevo che non era mai abbastanza. Il pubblico aveva in testa quell'esecuzione e qualsiasi cosa io facessi non era all'altezza. Mi venne un esaurimento nervoso, al punto da giunge re a proporre a David Gilmour di farmi cantare in play back: " Sulla tua voce, o sulla sua?” mi disse gelandomi, la cosa cadde. Però l'idea devo avergliela data, perché ne video del concerto di Venezia l'assolo è di Clare, non mio.

In ogni caso, il suo fantasma ha incominciato a ossessionarmi. Conoscerete tutti le circostanze di quella miracolosa registrazione: i Pink Floyd pensavano a una vera cantante lirica come Cathy Berberian, ma Alan Parsons, che allora era il loro direttore del suono, impose quella sconosciuta vocalist di blues, che arrivò, si senti dire di cantare come volesse purché pensasse alla morte, tirò fuori non si sa da dove quegli orgasmi celestiali, intascò 30 sterline di compenso e scomparve.

Una “tipica casalinga inglese” la definì qualcuno del gruppo riferendosi al suo aspetto, e in effetti l'unica sua foto conosciuta dà proprio questa impressione. Quante amiche hanno cercato di consolarmi dicendomi cose come: “Tu fai impazzire gli uomini, davvero vorresti fare il cambio con quelle guanciotte?”, ma l'ossessione è cresciuta. così ho fatto delle ricerche, e ho scoperto che di quella donna non si sa nulla: dove sia nata, dove abiti, se sia ancora viva… Ho raccolto voci che la davano per morta di brutta malattia o addirittura suicida, altre voci che segnalavano erroneamente la sua partecipazione a questo o quel disco; ho parlato con un tecnico del suono secondo il quale Clare Torry non è mai esistita ed è un'invenzione dei Pink Floyd per coprire una diavoleria elettronica che produce voci sintetiche… Se vi chiedete perché da un certo momento in poi non mi avete più vista è perché sono crollata: a lungo andare inseguire un fantasma rende un fantasma anche te.

Ma il colpo di grazia me lo ha dato una notizia che ha incominciato a circolare pochi anni fa: nel 2003 Clare Torry si sarebbe fatta viva con i Pink Floyd per reclamare le royalties che le spettavano per quel brano, visto che un forfait di 30 sterline le sembrava poco per un album che da trent'anni vendeva più di un milione di copie all'anno… Ma chi è, mi chiedo, che ha bisogno di trent'anni per accorgersi che The dark side of the Moon è stato un successo mostruoso? Cos'ha fatto, in quei trent'anni, dov'era? così ho scritto una lettera a David Gilmour per chiedergli se era vero: voi non ci crederete, ma mi ha risposto di si! E che erano giunti a un accordo privato! Ha anche precisato, però, che una clausola di quell'accordo vincolava la Torry a non rendere pubblico il tenore dell'accordo medesimo, e i Pink Floyd a non divulgare nulla che la concernesse. Allora io vi domando: perché tanti misteri?

E perché nonostante tutto continuo ad ascoltare quel disco?


Michele Mari *** Rosso floyd



https://youtu.be/jL5SEBdG5RQ

mother



A dire il vero mio figlio non l'ha mai potuta soffrire, e credo pensasse a lei quando ha scritto le tremende parole di quella canzone intitolata Mother, quella in cui la madre, con il tono di chi emette una sentenza, dice al figlio che per lei rimarrà sempre un bambino… E sapete cos'ha detto Roger dopo che Syd è stato male e si è rinchiuso nel suo seminterrato? “Ecco, adesso la vecchia ce l'ha tutto per sé”.

Michele Mari *** Rosso floyd

amicizia e amore



E vero che le due donne più importanti nella vita di Syd sono state sua madre e sua sorella, e che dall'età di ventitre anni non ha più avuto rapporti normali con il nostro sesso, ma è anche vero che prima non ho mai visto nessuno affascinare le donne come lui. Era bello, era dolce, era luminoso, era languido, era magro, con i boccoli neri che gli ricadevano sulle guance, era timido ma lasciava intravedere profondità abissali e altezze celesti, aveva una grazia innata che lo faceva sembrare elegantissimo qualsiasi cosa avesse addosso, radioso come un angelo ma di un pallore spettrale, sempre divertente e sempre malinconico, vederlo e innamorarsene era una cosa sola, e vi assicuro che non c'entrava la fama, per noi ragazze di Cambridge Syd Barrett era una leggenda molto prima che si mettesse a suonare, figuratevi dopo, alla sua porta era una processione continua di fanciulle incantate pronte a darglisi anima e corpo, e mai, dico mai, lui se n'è approfittato, in genere le accoglieva con cortesia, offriva loro un frappé, una crèpe ai mirtilli, una cosa disarmante, il fatto è che più le disarmava più quelle si scioglievano per lui…

E io? Io sono stata la sua migliore amica, troppo complici eravamo, la nostra attività principale era ridere, la quantità di facce buffe che avevamo in repertorio! Bastava che uno dei due dicesse qualcosa perché l'altro ci aggiungesse una rima o un'associazione verbale e già si sviluppava una filastrocca, io ci mettevo del mio ma lui era prodigioso, improvvisava come un giullare senza mai perdere un colpo, mai fuori metro, mai fuori ritmo, mai nulla di forzato o di stonato, e quello che creava era così naturale pur nell'assurdità che sembrava esistere da sempre, per giorni poi continuavamo a ripetere e variare quelle nenie, ce ne lasciavamo impregnare totalmente…

il mio Syd… Mio, si, perché anche se eravamo solo amici c'era fra noi qualcosa di unico, dopo tante millantatrici mi vergogno un po' a dirlo ma Emily sono io, era con me quando ha composto See Emily play, è a me che l'ha dedicata, non posso pensarci senza sentirmi male perché è dall'enorme successo di quel singolo che è incominciato tutto, la tremenda pressione perché ne tirasse fuori subito un altro…

Oh, Syd! È per te se oggi distinguo il canto dell'allodola da quello della cincia e del pettirosso, è per te se sono in grado di spiegare ai miei figli che tipo di grillo o di rana stia elevando al cosmo il suo lamento… Stava diventando una rockstar ma si capiva che si trovava molto più a suo agio fra gli animali che fra gli umani…

Sembrava che il suo sangue aspettasse solo di uscire dal suo corpo, anche se non ho mai visto uno più pallido di lui, persino sotto il sole la sua pelle aveva un pallore lunare…

Michele Mari *** Rosso floyd



Su Syd è stato scritto di tutto… che era un puro di spirito ed è rimasto schiacciato dalla macchina del successo… che il suo animo delicato e libero non poteva reggere alle pressioni di quel mondo… che appena ha smesso di divertirsi si è spento, che non sopportava l'idea di essere un leader, che la sua stessa fama lo inorridiva… e naturalmente, che l'acido ha fatto il resto… Tutto vero, però io so che già da bambino era diverso da chiunque altro, interrogate i suoi compagni di scuola e tutti vi parleranno dell'ombra che ogni tanto passava sul suo sguardo così luminoso, della sua impenetrabilità, dell'indecifrabilità del suo sorriso… Sembrava fosse sempre a conoscenza di cose che noi ignoravamo, cose talmente lontane che non valeva nemmeno la pena tentare di spiegarle… Ma soprattutto, e di questo ho parlato a lungo con Johnny, era come se non ci fosse, era li con noi eppure era assente, tanto assente da mancare anche a se stesso…
Michele Mari +++ Rosso floyd

sabato 18 luglio 2015

la madre del cuore atomico



Testimonianza quarta John Aldiss

Mi chiamo John Aldiss, fondatore e direttore di uno dei più qualificati cori classici del Regno Unito, il John Aldiss Choir. Ho trascorso tutta la vita a dirigere musica rinascimentale e barocca, ma probabilmente passerò alla storia come il direttore di Atom heart mother. Atom heart mother, per intenderci, è l'album dei Pink Floyd universalmente noto come l'album della Mucca.

Ecco com'è andata.

A differenza del primo, il secondo tour americano dei Pink Floyd fu un grande successo. Ancora più trionfale fu la lunga tournée inglese del '69, coronata da un concerto alla Royal Albert Hall insieme alla Royal Philharmonic. Questa consacrazione andò di pari passo con l'abbandono della nomea di gruppo underground: immagino che l'allontanamento di Barrett abbia facilitato la trasformazione, con buona pace dei puristi della prim'ora. Contestualmente, i loro spettacoli divennero sempre più teatrali, con complesse scenografie, decine di comparse e rutilanti giochi di luci. Non c'è da stupirsi che per questa via gli ambiziosi giovanotti arrivassero a concepire un brano per coro e orchestra. La Royal Philharmonic li aveva solo accompagnati: adesso si trattava di comporre un brano originale che coinvolgesse una cinquantina di elementi, e vi assicuro che non è la stessa cosa. Waters si rivolse a Ron Geesin, un compositore molto raffinato, incaricandolo di mettere insieme un'orchestra: i primi screzi si ebbero quando Geesin si rese conto che secondo i Pink Floyd l'idea di orchestra corrispondeva a una ventina di ottoni e poco più… Per il coro Waters voleva “il meglio”, e Geesin, bontà sua, gli fece il mio nome. Non so però se per me sia stato un grande affare, perché per l'intera realizzazione di quel lunghissimo brano il mio compito principale è stato mediare fra Waters e Geesin, in disaccordo pressoché su tutto (a partire dal fatto che Geesin, cosa che Waters riuscì sempre a impedire, avrebbe preferito avere come interlocutore Wright, l'unico di loro ad avere una formazione musicale classica).

Comunque che tipo, quel Geesin. Mai visto nessuno con un simile talento per le gaffes. Ricordo il gelo che scese in sala di registrazione una volta che, durante una pausa, si discuteva dei possibili titoli da dare al brano. Gilmour propose, non so quanto seriamente, The amazing pudding, al che Geesin salta su ed esclama: “Cavoli, ma questo è purissimo Barrett!” Dopo interminabili attimi di silenzio Waters alza la testa e sibila: “Tu Barrett non devi nominarlo”, dopodiché fu chiaro a tutti che per quel giorno le prove erano finite.

Era comunque destino che Barrett avesse un ruolo decisivo nella scelta del titolo. In primavera il brano era pronto, e pur avendolo già eseguito qualche volta dal vivo, ancora non sapevamo come chiamarlo. Ma ora si trattava di registrarlo per il nuovo album, che anzi avrebbe preso proprio quel titolo. Eravamo tutti in una sala riunioni della EMI, i Pink Floyd, Geesin, io, Norman Smith, forse qualcun altro. Smith, il supervisore artistico imposto dalla casa discografica, sta sfogliando una rivista sgualcita abbandonata su un tavolino. A un certo punto esclama: “Ehi, ma qui c'è una recensione a Madca! " The Madcap laughs era uno dei due album realizzati da Barrett in quello stesso 1970. Smith legge ad alta voce la recensione, un articolo che si concludeva più o meno così: “Insomma, dopo un lungo isolamento Syd Barrett è tornato a creare, ed è una singolare coincidenza che il suo nuovo album sia uscito il 3 gennaio, lo stesso giorno in cui Mary Sheldon, un'operaia di Cambridge cui pochi mesi fa è stato impiantato un pacemaker di nuovissima concezione, ha dato alla luce il piccolo Brian, meritandosi così il titolo di madre dal cuore atomico”.

Madre dal cuore atomico, “atomic heart mother”… Waters si impossessa della frase, la ripete più volte a mezza voce, le dà una limatina metrica, ed ecco il titolo del brano e dell'album, un titolo sul quale milioni di persone si sono rotte la testa… Quanto alla mucca posso ragguagliarvi anche su di lei: si chiamava Lulubelle III, e viveva con quattro compagne nella fattoria Potter, esattamente a metà strada fra Cambridge e Londra. La fotografò al volo Storm Thorgerson mentre Wright, che come al solito aveva sbagliato scorciatoia, chiedeva informazioni. Geesin, tanto per

Michele Mari - Rosso floyd








Syd Barrett non fu cacciato perché era impazzito: impazzi perché lo stavano cacciando.




Lamentazione ottava Marzio Acquaviva

Buongiorno, mi chiamo Marzio Acquaviva, ho sessantanni e un commercio di legnami vicino ad Ancona. Anche se il mio nome non vi dirà nulla, dirigo uno dei più importanti siti internet dedicati a Syd Barrett.

Non voglio farla lunga, solo aprire gli occhi a chi non ha ancora dimestichezza con il mio sito. Avrete sentito mille volte la storia di Syd che impazzisce e viene allontanato dai suoi afflitti compagni: balle! Non che non stesse bene, l'acido è acido, ma da qui a diventare un deficiente da un giorno all'altro… La verità è che gli altri credevano di aver trovato la gallina dalle uova d'oro e continuavano a chiedergli roba nuova, e scrivici questo e scrivici quello, e lui li accontentava senza mai protestare, pezzi che altri musicisti avrebbero scritto in dieci giorni lui li sfornava in tre ore, e adesso vai sul fantascientifico e lui ci andava, adesso vai sullo psichedelico e lui, pronti! adesso sul beffardo-surreale, adesso sul cosmico-delirante, ohp, ohp! Scriveva più canzoni di quante ne potessero registrare o suonare dal vivo, per questo sono andati avanti anni a vivere di rendita con quel materiale… Lo rifirmavano ed era fatta, tanto a lui non interessava più niente, era caduto per sempre in un pozzo senza fondo, si, ma ce lo avevano spinto loro… Erano troppo giovani, non erano pronti per il successo di Arnold Layne e di See Emily play, così prima lo misero sotto pressione perché sfornasse subito un altro brano di successo, poi lo fecero sentire in colpa perché quel singolo, Apples and oranges, non salì così in alto in classifica come i primi due, da quel momento incominciarono a guardarlo storto… così basta singoli e sotto, tirar fuori un intero album in pochi mesi! The Piper è stato un miracolo, ma credete si siano accontentati? In quello stesso periodo Syd aveva composto anche una canzone che fin dal titolo rifletteva il suo malessere, Vegetable man: gli altri a momenti lo menano, come vegetale? Loro sono l'avanguardia della sperimentazione musicale, una fornace di idee, il nome Pink Floyd deve evocare intelligenza, spirito, scintillio! così Syd, che era più spiritoso di tutti loro messi insieme, si diverte a provocarli, recita la parte dello svagato, mette in atto strategie di sabotaggio come proporre infinite varianti in sede di registrazione, arrivare regolarmente in ritardo alle prove, presentarsi a una trasmissione della BBC con gli abiti tutti sgualciti e macchiati, sapete quegli sfarzosi vestiti pop che mettevano anche i Beatles, pieni di raso e di sbuffi… E siccome era anche un pochino… come posso dire? un pochino autolesionista, ecco, quando li vede belli esasperati decide di esagerare anche sul palco, si comporta come uno zombie, guarda verso il pubblico con l'espressione da scemo, lascia pendere il labbro inferiore… Lui voleva farsi cacciare, capite, anche se al tempo stesso questa era la cosa che lo addolorava di più, perché i Pink Floyd erano una sua creazione, erano la sua famiglia… così quando capi, perché lo capi prestissimo, che stavano meditando di sostituirlo, non fece nulla per impedirlo, anzi io credo che fu allora che incominciò ad esagerare con l'LSD, dopo il disastroso tour americano, e non prima come hanno sempre ripetuto i suoi compagni. Syd Barrett non fu cacciato perché era impazzito: impazzi perché lo stavano cacciando.

Michele Mari - Rosso floyd

Ciononostante continuava a scrivere canzoni bellissime


la storia di Syd Barret - anima dei Pink Floyd
I suoi compagni bevevano solo birra e whisky, ma lui, forse perché aveva già provato con la marijuana, si converti subito. A detta di tutti, non si vide mai nessuno consumare tanto LSD come lui. Nel giro di qualche mese lo sguardo gli cambiò per sempre, divenne fangoso, assente, due occhiaie spaventose… Andò a vivere da solo in una topaia in Cromwell Road, l'unica volta che sono riuscito a gettarvi dentro un'occhiata sono rimasto sconvolto dalla montagna di vestiti sporchi ammassati ovunque… Ciononostante continuava a scrivere canzoni bellissime, il loro primo album l'ha fatto praticamente tutto lui, parole e musica, e almeno venti altri pezzi sono rimasti fuori… Il problema semmai era che ad ogni registrazione introduceva nuove varianti in un processo infinito, per fare uscire The Piper at the gates of dawn, Roger dovette prendersi per ogni canzone la responsabilità di dire a un certo punto: “È perfetta così, non tocchiamola più”…
Comunque finché creava a quel ritmo e con quella qualità Syd non costituì un problema per gli altri. Certo i suoi blackout sul palco li imbarazzavano, ma chi rinuncia a una fonte così? Andrew ed io invece incominciammo a preoccuparci molto prima, così un giorno, dopo una sessione di prove, prelevammo di peso Syd e lo portammo dal più celebre psichiatra di Londra. Allego il referto.


Londra, 18 luglio 1967.
Esaminato da me in due distinte occasioni a istanza dei signori Peter Jenner e Andrew King, il soggetto Roger Keith Barrett di anni 21 ha manifestato una condizione di grave disturbo mentale, attribuibile con ogni probabilità, in attesa dei necessari esami clinici, ad abuso reiterato di dietilamide dell'acido lisergico, più noto come LSD. L'anamnesi famigliare e individuale infatti, pur nella scarsità di dati disponibili, non autorizza al momento altre ipotesi. Passando dal piano neurologico a quello psicologico, il mio parere è tuttavia che l'origine dei disturbi mentali del soggetto possa essere rintracciata nel fortissimo ancorché non necessariamente consapevole desiderio di successo da parte dei suoi compagni di lavoro, le cui eccessive sollecitazioni, ponendo il soggetto di fronte al dovere di una ininterrotta creatività, avrebbero associato quest'ultima non più al piacere ma all'angoscia.

In ogni caso, essendosi il soggetto rifiutato di continuare i nostri colloqui, questo documento ha un valore meramente congetturale e non potrà in alcun modo essere adibito ad usi legali.
Dr Ronald D. Laing

Michele Mari - Rosso floyd


domenica 14 giugno 2015

ch’avea il guardo pieno di lagrime




Notte.


 
Questa sera Tardegardo, come suo costume, si trattenne lunga pezza al verone a contemplare il notturno stellato. Io non ardii di raggiungerlo, ma vidi egualmente, da certo luccicore, ch’avea il guardo pieno di lagrime, e, al solito, ne provai viva pena. Mi parve anche che tremasse, e osservandolo meglio (pur discosto com’ero), che movesse le labbra alla volta della luna, splendidissima e tersa qual da tempo non si mostrava.

Michele Mari - Io venia pien d'angoscia a rimirarti





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