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martedì 28 gennaio 2020

Sei così bella questa sera

Giuseppe Conte
Ma quando? Dove? Chi ci assicura
che tanta brama domani dura?

Sei così bella questa sera

 
Sei così bella questa sera
così assurdamente felice
che dovrei osare ora, subito
farti scivolare giù la camicia
larga e bianca attraverso
cui intravedo il tuo seno
e prenderti qui nel giardino,
prenderti sino al primo mattino.
 
Invece ci siamo appena baciati
e adesso già fuggiamo via
dicendoci solo: ci rivedremo.
Ma quando? Dove? Chi ci assicura
che tanta brama domani dura?
 
Giuseppe Conte
A volte gli capitava di ricordare quei momenti in cui tratteneva il desiderio, quella smania di sesso. il loro rapporto era cosi' intenso che avrebbero potuto osare di superare ogni limite. E insieme immaginavano fino a che punto avrebbero osato.
C'è tempo, non abbiamo fretta diceva lui.
Fino a che d'un tratto, improvvisamente, seppe che quel tempo era finito.

sabato 25 gennaio 2020

abbagli


Rachel Cusk



Com’è che si chiamano, – ha detto Dale, – quelle dannate visioni, quelle illuminazioni accecanti che cambiano il tuo modo di vedere le cose?

Transiti di Rachel Cusk


In fondo


Esercizi di ammirazione

 
In fondo
 
In fondo ce l'hai messa tutta
a vincere la repulsione
e la noia
 
In fondo ce l'ho messa tutta
a vincere il desiderio
e il dolore
 
Abbiamo fatto del nostro meglio
per aggrapparci a quel filo
per sempre
 
Juan Pedroso

17 giugno2018



lunedì 21 ottobre 2019

Non ha più incanto il mondo. Ti han lasciato

Jorge Luis Borges
ma essere forte non ti basterà
per imparare l'arte dell'oblio.

Non ha più incanto il mondo. Ti han lasciato.

 
Non ha più incanto il mondo. Ti han lasciato.
Non condividerai la chiara luna
né i lenti parchi. Non c'è luna ormai
che non sia specchio del passato, sole
d’agonie, cristallo di solitudine.
Addio alle mutue mani e alle tempie
che l’amore accostava. Oggi hai soltanto
la fedele memoria e i vuoti giorni.
Solo si perde (ripeti vanamente)
quel che non si ha e non si è mai avuto,
ma essere forte non ti basterà
per imparare l'arte dell'oblio.
Un simbolo, una rosa può ferirti,
e può ucciderti un accordo di chitarra.
 
Ya no es mágico el mundo. Te han dejado.
Ya no compartirás la clara luna
ni los lentos jardines. Ya no hay una
luna que no sea espejo del pasado,
cristal de soledad, sol de agonías.
Adiós las mutuas manos y las sienes
que acercaba el amor. Hoy sólo tienes
la fiel memoria y los desiertos días.
Nadie pierde (repites vanamente)
sino lo que no tiene y no ha tenido
nunca, pero no basta ser valiente
para aprender el arte del olvido.
Un símbolo, una rosa, te desgarra
y te puede matar una guitarra.
 
Jorge Luis Borges
Trovo abbastanza ignobile questo modo silenzioso che hanno gli uomini di restituirti al corso del tempo. Come se bisognasse ricordarci, a ogni buon conto, che l’esistenza è discontinua.
[...]
Mi ha assalito una specie di pena, non posso dire una pena d’amore, no, piuttosto una pena d’abbandono.

C’è una poesia di Borges che comincia così: «Ya no es mágico el mundo. Te han dejado». «Non ha più incanto il mondo. Ti han lasciato». Dice lasciato, una parola di tutti i giorni, che non fa alcun rumore. Tutti possono lasciarvi, anche Jean-Gabriel Vigarello con la sua pettinatura da Beatles cinquant’anni dopo.

Jasmina Reza - - - Felici i felici

sabato 19 ottobre 2019

lascia andare

Franco Arminio in rete

Ringazia le cose
che perdi
perché sei più leggero.


Lascia andare
Lascia andare.
I respiri vanno via,
lascia andare tutto il resto, lascia andare gli anni,
le gioie e le paure,
non trattenere nulla,
c'è un secondo nuovo,
un altro luogo mai visto,
un gesto senza noia,
un raggio di sole.
Chiama la sera,
chiama il cielo,
chiama chi vuoi,
chiama ancora,
non hai mai parlato così,
non hai visto,
non hai mai sentito
così bene.
Ringazia le cose
che perdi
perché sei più leggero.
Lascia tutto. Lascia ancora.
Porteranno una foglia
al cimitero.
 
Franco Arminio

sabato 5 ottobre 2019

Chi ci dice addio

Franco Arminio in rete

Chi ci dice addio
sparisce dietro le montagne.


Chi ci dice addio
Chi ci dice addio
sparisce dietro le montagne.
E a poco serve alzarci
in piedi sul nostro cuore
per vederlo ancora.
 
Franco Arminio

giovedì 3 ottobre 2019

perchè non dovrebbe passare l'amore?





«Il Tempo, che invecchia i volti e i capelli, invecchia anche, ma ancor più rapidamente, gli affetti violenti. La maggior parte della gente, per la sua stupidità, riesce a non accorgersene, e crede di continuare ad amare perché ha contratto l’abitudine di sentire se stessa che ama. Le creature superiori, tuttavia, sono private della possibilità di codesta illusione, perché non possono credere che l’amore sia duraturo, né quando sentono che esso è finito, si sbagliano interpretando come amore la stima, o la gratitudine, che esso ha lasciato. Se la stessa vita, che è tutto, passa, perché non dovrebbero passare l’amore, il dolore e tutte le altre cose che sono parti della vita?»

Fernando Pessoa - lettera a Ophelia



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martedì 1 ottobre 2019

la tenerezza che si prova verso la comune banalità umana

Fernando Pessoa
Anche se non posseggo altre virtù, ho almeno una virtù: la novità perenne della sensazione libera.
 
Oggi, mentre percorrevo Rua Nova de Almada mi son messo a osservare le spalle di un uomo che camminava davanti a me. Erano le spalle comuni di un uomo qualsiasi, la giacca di un vestito modesto addosso a un passante occasionale. Portava una vecchia borsa sotto il braccio sinistro e batteva per terra,
 
accompagnandolo al suo passo, un ombrello chiuso che reggeva con la mano destra.
 
All’improvviso ho provato per quell’uomo una sensazione simile alla tenerezza. Ho avuto per lui la tenerezza che si prova verso la comune banalità umana, verso il grigiore quotidiano verso il capofamiglia che si reca al lavoro, verso il suo focolare umile e allegro, verso i piaceri allegri e tristi di cui è fatta la sua vita senza scampo, verso l’innocenza di chi vive senza scervellarsi sulle cose, verso la naturalezza animalesca di quelle spalle vestite.
 
Ho puntato gli occhi sulla schiena di quell’uomo, finestra attraverso la quale ho visto questi miei pensieri. La sensazione è stata identica a quella che ci assale in presenza di qualcuno che dorme. Tutte le creature che dormono sono nuovamente bambini. Forse perché il sonno non si può fare del male e non ci si accorge della vita per una naturale magia, anche il peggiore criminale o il più assoluto egoista nel sonno diventano sacri. Credo che non ci sia differenza fra uccidere un bambino e uccidere qualcuno che dorme.
 
E le spalle di quest’uomo dormono. Tutto lui, che cammina davanti a me con un passo uguale al mio, dorme. Cammina innocente. Vive innocente. Dorme perché tutti dormiamo. Tutta la vita è un sonno. Nessuno sa quello che fa, nessuno sa quello che vuole, nessuno sa quello che sa. Dormiamo la vita, eterni bambini del Destino. Perciò, se penso con questa sensazione, provo tenerezza informe e immensa per tutta l’umanità infantile, per tutta la vita sociale che dorme, per tutti, per tutto. Ciò che provo in questo momento è un umanitarismo diretto, senza tesi e senza ideali: una tenerezza come un dio che guarda. Attraverso la compassione di un unico consapevole li vedo tutti, questi poveri uomini, questa povera umanità. Ma tutto ciò che senso ha?
 
Ogni movimento, ogni intenzione vitale, dalla primitiva vita respiratoria alla costruzione di città e di confini degli imperi, mi sembrano una sonnolenza: qualcosa come sogni o tregue che hanno luogo involontariamente nell’intervallo fra una realtà e un’altra realtà, fra un giorno e un altro giorno dell’Assoluto. E come una persona astrattamente materna, mi chino nottetempo sui buoni e sui cattivi figli, accomunati dal sonno che li fa miei. Mi intenerisco con una vastità di infinito. Distolgo gli occhi dalle spalle dell’uomo che mi precede e guardando tutti coloro che camminano in questa strada, tutti li abbraccio con nitore nella medesima tenerezza assurda e fredda che mi è giunta dalle spalle di colui che non sa che io seguo. Costui è tutto questo: sono tutte queste apprendiste che parlano presso il loro atelier, questi giovani impiegati che ridono sotto le finestre dell’ufficio, queste servette pettorute che ritornano dalle compere pesanti , questi garzoni che fanno la loro prima commissione; tutto ciò è una stessa incoscienza diversificata in volti e in corpi distinti, come fantocci mossi da fili che li collegano alle dita della mano di un essere invisibile. Camminano con tutti gli atteggiamenti con i quali la coscienza si manifesta, non hanno coscienza di nulla perché non hanno coscienza di avere coscienza. Alcuni intelligenti, altri stupidi, sono tutti ugualmente stupidi. Alcuni vecchi, altri giovani, sono della stessa età. Alcuni uomini, altri donne,sono di uno stesso sesso inesistente.

FERNANDO PESSOA
Il libro dell’inquietudine
Di Bernardo Soares
Traduzione di Maria José de Lancastre e Antonio Tabucchi


Fernando Pessoa



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domenica 29 settembre 2019

Franco Arminio in rete

questo sentimento segreto
Che commuove ogni mio secondo,
che non mi fa stare con voi,
non mi rassegna al mondo.


Chi ha provato ad amarmi
Chi ha provato ad amarmi
prima o poi si è arreso.
Ma una donna ci deve essere
che lo vede
questo sentimento segreto
Che commuove ogni mio secondo,
che non mi fa stare con voi,
non mi rassegna al mondo.
 
Franco Arminio

sabato 28 settembre 2019

Il mio sangue ti vede ancora

Franco Arminio in rete

Il mio sangue ti vede ancora,
temeva la tua morte
non il tuo abbandono.


Il mio sangue ti vede ancora
Il mio sangue ti vede ancora,
temeva la tua morte
non il tuo abbandono.
Quello che conta
è che la fiamma del tuo corpo
bruci ancora.
Oggi ti avrei baciata a lungo
le ginocchia
come un prigioniero appena uscito
dalla cella.
Se restavi ferma sarei sceso
verso i piedi
e poi verso la terra
 
Franco Arminio

È bello che resti al centro della tua vita,

Franco Arminio in rete

Il male che puoi farmi m'interessa appena.


È bello che resti al centro della tua vita,
È bello che resti
al centro della tua vita,
senza pensare di essere
al centro della mia.
Il male che puoi farmi
m'interessa appena.
Verso il tuo bene
indifferenza piena.

 
Franco Arminio

I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti

Fernando Pessoa
“I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l’ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c’è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l’insoddisfazione per l’esistenza del mondo”.

Fernando Pessoa



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mercoledì 25 settembre 2019

Ho deciso di strapparmi la memoria a pugni

Lucía Rivadeneyra

sei una lucciola nei miei giorni
e un poco di mercurio nella mia estate.

SEI UNA LUCCIOLA
Ho deciso di strapparmi la memoria a pugni
e dimenticarti come il giornale di ieri
anche se resto senza oroscopo
mordendomi le unghie
 
perché mentre io
spruzzo i cimiteri con cannella
cammino con Truffaut sul bordo dei marciapiedi
e sono un'orchidea che sa scegliere le sue albe
tu
mi offri l'amore col coprifuoco
adorni il mio letto con lattughe
tessi angoli retti con parole
e crei favole senza pane
 
e poi
che peccato
non sai baciarmi dentro
non hai guardato mai le palme delle mie mani
e non comprendi il mio modo di sequestrare la luna
 
sei una lucciola nei miei giorni
e un poco di mercurio nella mia estate.
 
Lucía Rivadeneyra

lunedì 29 luglio 2019

Non ero amata

Maria Pawlikowska
prima di credere alfine alla semplice
verità: non ero amata.

Ofelia

 
Ah, come a lungo giacerò
nelle acque vitree, nella rete d'alghe,
prima di credere alfine alla semplice
verità: non ero amata.
 
Maria Pawlikowska


mercoledì 5 giugno 2019

lunedì 6 maggio 2019

Ma non poteva, non poteva essere

Buenas noches

[...]
Ma non poteva, non poteva essere
perché ci sono cose che non devono
compiersi, benché nate dal profondo
con forza e desiderio.
[...]
 
Eloy Sánchez Rosillo

domenica 7 ottobre 2018

Perché sapevo che non l'avrei più rivista





Non ricordo di cos'altro parlammo, ma in certi momenti mi sentii felice e rasserenato, quasi mi fossi liberato di un peso illusorio e opprimente....
 
Pagai e uscimmo.

Fuori continuava a piovere, ma sull'orizzonte frastagliato della strada il sole aveva aperto uno spiraglio di cielo luminoso e terso, che lasciava presagire un pomeriggio asciutto.

Claudia aprì l'ombrello e io alzai il bavero del giubbotto.

Sentii freddo.

«Sei venuto in macchina?» chiese Claudia.

«No.»

«Vuoi un passaggio da qualche parte?»

«Non ce n'è bisogno» dissi. «Prendo un taxi.»
Claudia insistette a voler aspettare finché non comparve un taxi. Aspettammo in silenzio, sicuri di non avere nient'altro da dirci, riconciliati con la tristezza quasi gradevole della pioggia che cadeva sull'asfalto, fine, leggera e verticale, e ricordo che mentre ci riparavamo da quella pioggia da adolescenti - perché agli adolescenti piace soffrire - mi tornò in mente e canticchiai Stairway to Heaven, la vecchia canzone dei Led Zeppelin che dopo tanto tempo senza sentirla avevo ricordato e canticchiato qualche settimana addietro, facendo la doccia a casa di Claudia, felice e con ancora l'odore di lei addosso, la vecchia e bellissima canzone dell'adolescenza che mi piaceva tanto all'epoca in cui ero innamorato di Claudia
 
«Bene» disse Claudia. «Arrivederci, Tomás
«Sì» dissi, «arrivederci.»
Si avvicinò, mi prese sotto l'ombrello, mi fissò, seria e diafana, e mi baciò dolcemente sulle labbra. Mi staccai da lei senza guardarla, aprii lo sportello del taxi e, prima di entrare, mi voltai. Claudia era sempre sotto l'ombrello, quasi aspettasse qualcosa; la figura da eterna ragazza era offuscata dallo sgualcito impermeabile verde militare; mi parve che un vago sorriso si disegnasse sulle sue labbra. Allora provai una sorta di nostalgia anticipata, come se, anziché vedere Claudia, la stessi già ricordando.
 
Perché sapevo che non l'avrei più rivista. E che l'avrei ricordata così per sempre.



sabato 6 ottobre 2018

che potevo piacere ad altri; o che potevo piacere a me stessa,





"Non importa" disse .....
"Ciò che importa é che stato meraviglioso rivederci, vero "?...
"Il resto è meglio dimenticarlo" concluse. "Se ti ho fatto del male, mi spiace. Davvero. Suppongo, non so, suppongo che si finisca sempre per fare del male a chi si ama di più"
Pensai che quell'idea compassionevole fosse una magra consolazione per chi subisce il male, e che Claudia lo diceva solo per lusingarmi.........ma poi pensai a Luisa e a me, e ritenni che nel nostro caso fosse vera.....

"Per quel che mi riguarda, ti sembrerà una sciocchezza, ma è stato importante" aggiunse "esserci incontrati intendo dire".....
"Sai? allora non credevo di poter più piacere a un altro uomo"..

"Senza di te ci avrei messo chissà quanto a constatare che potevo piacere ad altri; o che potevo piacere a me stessa, che in fondo é lo stesso. In qualche modo mi hai restituito l'autostima".

Javier Cercas
La donna del ritratto


mercoledì 3 ottobre 2018

ebbi la sensazione di vederla per la prima volta





..mentre l'ascoltavo parlare ebbi la sensazione di vederla per la prima volta...
Era la prima volta che vedevo Claudia con gli occhi dell'uomo che ero diventato
Javier Cercas
La donna del ritratto


martedì 25 settembre 2018

Un distacco implicito


Gli innamoramenti

Javier Marias








Dopo di ciò non vi era stato bisogno di intrattenere altri contatti con me, di esporsi ai miei sospetti, ai miei sguardi, alle mie ragioni evasive, ai miei silenziosi giudizi, e nemmeno io avrei voluto sottoporlo a quelli, ci avrebbe avvolti un’atmosfera di silenzio e malessere.

Era stato un distacco implicito, si era arrivati a un finale che nessuna attrazione fisica reciproca né nessun sentimento non reciproco sarebbero bastati a differire.
 
Javier Marias




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