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domenica 13 settembre 2015

un mondo folle e onirico dove tutto era permess


Nabokov

Mi rotolò accanto, e i suoi tiepidi capelli castani mi si posarono sulla clavicola. Feci la mediocre imitazione di un uomo che si sveglia, e poi restammo un po’ in silenzio. Le carezzai piano i capelli e ci baciammo con dolcezza. Il suo bacio, con mio rapito imbarazzo, aveva una certa comica ricercatezza in fatto di guizzi e sondaggi, da cui arguii che dovesse esser stata precocemente da una piccola lesbica. Quello non glielo aveva certo insegnato nessun Charlie. Come se volesse appurare se fossi sazio e se avessi imparato la lezione, Lo si ritrasse e mi scrutò. Aveva gli zigomi accesi, il tumido labbro inferiore luccicante; la mia dissoluzione era vicina. Tutto d’un tratto, con un empito di gioia maliziosa (il marchio della ninfetta!) mi accostò la bocca all’orecchio… ma per qualche tempo la mia mente non riuscì a dividere in parole il tuono ardente del suo sussurro, e lei rise, e si scostò i capelli dal viso, e provò di nuovo, e a poco a poco, mentre capivo quello che proponeva, mi pervase la strana sensazione di vivere in un mondo nuovo di zecca, un mondo folle e onirico dove tutto era permesso.

Nabokov *** Lolita


sabato 12 settembre 2015

Era molto umida, piacevolmente salata


Michel Houellebecq

Christiane si sfilò la felpa, si sdraiò per traverso sul letto, si mise un cuscino sotto il sedere, aprì le gambe. Dapprima Bruno le leccò a lungo i bordi della fica, poi eccitò il clitoride a piccoli e rapidi colpi di lingua. Christiane sospirò profondamente. “Infila un dito…” gli disse. Bruno obbedì, si voltò per continuare a leccare Christiane mentre le carezzava il seno. Sentì i capezzoli indurirsi, sollevò la testa. “Continua per favore…” gli chiese lei. Bruno sistemò il capo in una posizione più comoda e le carezzò il clitoride con l’indice. Le piccole labbra cominciarono a gonfiarsi. Preso da un moto di gioia, le leccò con avidità. Christiane emise un gemito. Per un istante, Bruno rivide la vulva magra e vizza della madre; poi il ricordo svanì, continuò a sfregarle il clitoride, sempre più in fretta, continuando a leccare le labbra con colpi di lingua decisi ma garbati. Lei ansimava sempre più forte, il ventre le si era un po’ arrossato. Era molto umida, piacevolmente salata. Dopo una breve pausa, Bruno le introdusse un dito nell’ano e un altro nella vagina e tornò a dedicare al clitoride piccoli e rapidissimi colpi di lingua. Christiane godette in silenzio, a lunghi fremiti. Bruno rimase immobile, col viso appoggiato alla vulva umida, e tese le mani verso di lei; sentì le dita di Christiane richiudersi sulle sue. “Grazie,” disse lei. Poi si rialzò, si infilò la felpa e tornò a riempire i bicchieri.

Michel Houellebecq


con due uomini


Bret Ellis

Jamie si alza sul letto e si mette a cavalcioni di Bobby all’altezza dei fianchi. Si abbassa sopra l’uccello, lo prende con una mano, se lo infila nella fica e ci si siede sopra, sporgendosi in avanti, appiattendosi contro Bobby, premendogli i seni sulla faccia, e Bobby li afferra con entrambe le mani e le succhia i capezzoli. Io sono accovacciato tra le gambe di Bobby dentro a quelle di Jamie e le allargo le natiche e comincio ad accarezzarle il buco del culo che sporge in fuori per la pressione esercitata dal grosso cazzo di Bobby dentro di lei. Mi siedo sui talloni con un’erezione vibrante e quando le allargo ancora le natiche Jamie solleva i fianchi, Bobby scivola fuori lasciando solo la cappella inserita fra le labbra della vulva e io infilo senza sforzo il cazzo nel culo di Jamie. Con cautela, Jamie si sistema di nuovo sul cazzo di Bobby mentre io mi muovo su e giù, l’uccello di Bobby si spinge fino in fondo quando il mio scivola fuori a metà ed entrambi sentiamo i muscoli vaginali di Jamie contrarsi spasmodicamente durante l’orgasmo mentre si dimena in mezzo a noi…

Bret Ellis - Glamorama


giovedì 10 settembre 2015

Ella obedì. Nel letto, smarrita, sbigottita




1889
“Egli si levò; le prese le mani; la trasse nell’altra stanza. Ella obedì. Nel letto, smarrita, sbigottita, innanzi al cupo ardore del forsennato, ella gridava: «Ma che hai? Ma che hai? ». Ella voleva guardarlo negli occhi, conoscere quella follia; ed egli nascondeva il viso, perdutamente, nel seno, nel collo, ne’ capelli di lei, ne’ guanciali.”

citazione ripresa da Le parole e le cose


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