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venerdì 18 ottobre 2019

non hanno neppure una reale autobiografia





Alla fine i soggetti ambigui, non avendo una reale identità
non hanno neppure una reale autobiogravia
non sono in grado di raccontarsi
come non sono in grado di rappresentarsi

Riccardo Dalle Luche, Simone Bertacca


domenica 4 agosto 2019

L'attesa tradita





L’attesa è l’intervallo, di tempo e spazio, tra il passato di quello che avrebbe potuto essere e il futuro di ciò che potrebbe.
Chiara Valerio

Crudele è chi tradisce l'attesa, promessa
con la leggerezza dei bambini.
E quell'intervallo di tempo e spazio
si rivela all'improvviso un tempo del tradimento e del dolore,
un tempo inutilmente perduto



giovedì 1 agosto 2019

i sei pilastri dell'autostima




Dei sei pilastri menzionati dall'autore, la consapevolezza è l'elemento portante.
Solo se si ha piena coscienza di se, delle proprie capacita e dei propri limiti, si puo'
vivere pienamente ogni istante della propria esperienza ed essere padroni dei propri pensieri, dei sentimenti e delle proprie azioni.
Forse è solo in un contesto di relazioni che si puo' acquisire piena consapevolezza di se. Lo scambio di emozioni sentimenti ed esperienze ci consente di acquisire una piena coscienza di noi stessi in relazione al mondo che circonda.
Dobbiamo avere un sufficiente grado di empatia per capire le conseguenze delle nostre azioni e delle nostre parole sugli altri.
A volte succede che la nostra buona fede ci possa tradire, arrecando danno a noi stessi prima che agli altri:
pensiamo di far bene e invece procuriamo dolore.
Pensiamo di essere compassionavoli e invece le nostre parole diventano un micidiale strumento di inganno e di umiliazione.
Pensiamo di voler bene e invece tradiamo la fiducia di chi ci vuole bene.
 
Se non siamo consapevoli, le nostre azioni saranno il frutto di oscure ragioni e potranno avere conseguenze che in cuor nostro non avremmo mai voluto che avessero.
 
Solo la consapevolezza puo' darci la forza, la libertà e la gioia di coltivare relazioni e sentimenti profondi.
E di essere e di sentirci responsabili delle conseguenze delle nostre azioni, nel bene e nel male.



sabato 26 agosto 2017

Ho smesso di dare peso


Ho iniziato a pensare ci possano essere cattiverie
Ho iniziato a credere non tutti siano giusti


 
Ho smesso di dare peso

Ho smesso di dare peso a ciò che pensano gli altri
Ho iniziato a dare peso a ciò che penso io
 
Ho smesso di credere che uno sguardo sia sempre sincero
Ho smesso di pensare che ogni parola sia vera
 
Ho iniziato a pensare ci possano essere cattiverie
Ho iniziato a credere non tutti siano giusti
 
Ho smesso di dare peso a ciò che pensano gli altri
E Ho iniziato a dare peso a ciò che penso io

D.N. 22/8/2017

giovedì 22 dicembre 2016

Mi era stato inculcato il senso della responsabilità

Javier Marias

Sentivo di aver preso un impegno, mi sentivo in debito. Lei veniva da me senza sapere nulla di quello che mi stava succedendo, di quello che mi era successo; piena di illusioni e di speranze pur nel suo dolore, dopo tanti brutti colpi consecutivi. Non me la sentivo di assestargliene un altro a tradimento, quando ormai era troppo tardi: sarebbe stato quello definitivo, o cosí mi sembrava allora. Inconvenienti di un’educazione all’antica, giovane De Vere, e io ero ancora giovane, non me ne ero allontanato a sufficienza. Mi era stato inculcato il senso della responsabilità. L’idea che bisogna saper tenere la parola data. La nozione di cavalleria, che oggi suona addirittura ridicola, ma non vent’anni fa, scompare tutto cosí in fretta –.

Così ha inizio il male
     Javier Marias

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giovedì 19 maggio 2016

quello che pensi ti faccia vivere meglio.

Javier Marias

«Fai quello che ritieni tuo dovere, – mi aveva detto. – Quello che ti tormenterà meno, quello che pensi ti faccia vivere meglio. Però poi non ricordarti di te e di me. Non ricordarti mai di noi due insieme se non vuoi soffrirne giorno dopo giorno e ancora di piú notte dopo notte. Non ricordarti nemmeno di noi due separati, perché alla fine ci si ricongiunge sempre, nel ricordo».
[...]
Avevo dato ascolto alle parole che tu mi hai ripetuto, a ciò che mi aveva consigliato l’altra donna. Era stata una raccomandazione retorica, se non melodrammatica, una messinscena, un modo per chiudere in bellezza, da parte sua. Si addiceva alle circostanze, a un addio inaspettato e improvviso, le serviva per non perdere la faccia. Ma io l’avevo presa alla lettera, vi avevo visto un senso. E feci come lei mi aveva detto, non ricordai né lei né me, nella misura possibile; vale a dire, in superficie: nel fondo rimane sempre il rimpianto della vita a cui si è rinunciato, e nei brutti momenti è lí che ci si rifugia come in un sogno a occhi aperti o in una fantasmagoria.
[...]
«La amerò», mi dissi, «rimarrò sempre al suo fianco. Le sarò fedele», mi ripetei mille volte, «e non le mancherò di rispetto né la abbandonerò. Lei è la donna che mi è toccata in sorte, senza che fossi io a sceglierla. Non importa, le starò vicino, la proteggerò e la sosterrò e crescerò i suoi figli, e la amerò come se l’avessi scelta. Dimenticherò quello che ho perso lungo la strada, ormai è tardi per tornare sui miei passi e quella strada non è piú la mia. Percorrerò questa senza voltarmi indietro e starò attento a non lamentarmi». Me lo dissi e me lo ricordai un’infinità di volte, per molto tempo.

Così ha inizio il male
     Javier Marias

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domenica 24 aprile 2016

Può il battito d'ali di una farfalla scatenare un uragano a migliaia di chilometri di distanza?

Buenas noches

Che sia dettata dall'istinto o a ragion veduta,
qualsiasi decisione o gesto che compiamo (o non compiamo)
producono delle conseguenze  di cui siamo responsabili.
Che ne siamo consapevoli o meno
 
Gonzalo
Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l'uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza.
Alan Turing

sabato 9 aprile 2016

memoria, identà, sguardo, responsabilità

Alberto Peretti
I ciechi che vediamo avanzare e cadere vivono ingabbiati in un misero eterno presente, concentrati solamente sul passo che stanno compiendo. Privi di vista-memoria, misurano e vivono il cammino solo attraverso la lunghezza del loro braccio o del loro bastone.
 
La memoria di sé è un elemento essenziale per vivere con pienezza la propria esistenza. A differenza di chi non “vede”, chi usa la “vista” interiore è invece consapevole di avanzare potendo periodicamente “osservare” e valutare la distanza fisica, temporale, psicologica che si frappone tra il suo stato attuale e la condizione di partenza.
 
Non è infatti la memoria dell’origine che dà il senso al viaggio? Che cosa sarebbe una meta senza percorso?
 
Coloro che avanzano “ciecamente” ci dice Bruegel camminano come automi e si trasformano in caricature: rinunciano infatti a dialogare con sé stessi e con gli altri, diventano sordi e indifferenti alle voci del mondo che li ricorda.
 
Senza la consapevolezza che il tempo e gli avvenimenti modificano la nostra identità, ci si chiude in sé stessi e si rischia di precipitare nel buio e nella trappola dell’incoscienza, di trattare sé stessi come creature rigide e fisse, gli altri come strumenti da usare e non come interlocutori per i quali provare comprensione e simpatia.
 
[...] La dimenticanza di sé e delle proprie scelte impedisce l’atteggiamento responsabile. Il primo cieco della fila infatti può essere ritenuto veramente responsabile della caduta dei suoi compagni? La sua cecità non lo assolve da qualsiasi responsabilità? L’identità, intesa come dignità morale e psicologica [...] è sovente un fardello pesante e impegnativo: implica infatti la piena responsabilizzazione nei confronti delle proprie azioni, il farsi carico in prima persona delle conseguenze delle proprie scelte. [...]

Alberto Peretti
Continuità nel tempo, dialogo con la memoria, formazione dell’identità




lunedì 21 dicembre 2015

Gli uomini contribuiscono al loro destino





Gli uomini contribuiscono al loro destino, a determinare certi eventi. Invocano il loro destino, lo stringono a sé e non se ne separano più. Agiscono così pur sapendo fin dall’inizio che il loro modo di agire porterà a risultati nefasti.
 
L’uomo e il suo destino si realizzano reciprocamente modellandosi l’uno sull’altro. Non è vero che il destino si introduce alla cieca nella nostra vita: esso entra dalla porta che noi stessi gli abbiamo spalancato, facendoci da parte per invitarlo a entrare.

Sandor Marai Le braci


sabato 17 ottobre 2015

uno di quei dubbi che uno va rinviando



Ma non cominciò subito. L'espressione affabile, dissimulatamente sorridente di poco prima era stata sostituita da uno sguardo assorto o pensieroso, o da uno di quei dubbi che uno va rinviando perché non se la sente di affrontarli né di sprofondarvi e che per ciò stesso ritornano, si fanno ricorrenti e a ogni nuovo riaccendersi diventano piú tormentosi, non essendosi risolti nel periodo in cui li si era tenuti a bada o lontani dalla mente, anzi, sono per cosí dire cresciuti nell'assenza e non hanno smesso di tenderci i loro lacci segretamente o sotterraneamente, come i prodromi di una rottura amorosa che prima o poi dovrà avvenire ma che ancora non riusciamo nemmeno a immaginare: quelle ondate di freddezza e irritazione e stanchezza nei confronti di una persona molto amata che si presentano, rimangono per un po' e poi se ne vanno, e ogni volta noi vorremmo credere che la loro visita sia stata un'illusione - il frutto di un disagio con noi stessi, o di un'insoddisfazione generale, o perfino delle contrarietà o del caldo - e che non ritorneranno.

Solo per scoprire la volta successiva che la nuova ondata si è fatta piú appiccicosa e duratura e ci avvelena e tormenta lo spirito e ci spinge a dubitare e a maledirci un poco di piú. Tarda a delinearsi quel sentimento di disaffezione, e ancora di piú a formularsi nella mente («Credo che non la sopporto, devo chiudere con lei, ecco cos'è»), e quando finalmente la coscienza lo ha accettato, è ancora lunga la strada che dobbiamo fare prima di riuscire a verbalizzarlo ed esporlo a colei che sarà lasciata e che neppure lo sospetta o lo immagina - perché nemmeno noi, i lascianti, lo immaginiamo, impostori, codardi, temporeggiatori, subdoli, vorremmo l'impossibile: scansare la colpa, annullare il danno -, e alla quale toccherà soffrirne incredula, e forse morire nel suo pallore.

Javier Marias *** Così ha inizio il male


@Higo Ferreira

martedì 13 ottobre 2015

le scelte infelici




Le scelte infelici
iventano errori
olo quando
i riconosci come tali
@_ironica_1





Altrimenti
ono solo scelte
he ti dicono
ove andare..
@_ironica_1




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