«Il corteggiamento, atto naturale che tutti gli esseri viventi mettono in pratica nella stagione degli amori. I rettili cambiano il colore della pelle, gli uccelli sfoggiano code e piume multicolori, i mammiferi fanno danze frenetiche, ma finisce lì, dura poco. Poi la femmina, di solito è lei quella che sceglie, dà il via e gli animali si accoppiano. Noi no, noi compriamo un vestito nuovo o un paio di scarpe alla moda, e cominciamo quel corollario di rotture di coglioni infinite che non ho più voglia di affrontare». Guardò la sigaretta arrivata quasi al filtro. «L’appuntamento, la cena, il cicchetto al bar, il cinema, il sorriso, i doppi sensi, e chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere inutili, lunghe, noiose, come se due adulti non conoscano già la meta, l’atto finale. E se tu ne parli durante l’incontro allora guai! No, deve risultare una sorpresa, un incidente di percorso: ma tu guarda, noi si parlava al ristorante e ora che ci facciamo a letto nudi?».
Lada sorrise. «Io invece...».
«Tu mi hai fatto saltare tutto questo e te ne sarò grato per sempre».
«Lo sai qual è secondo me la vera vacanza? Tornare per un po’ di giorni a quando avevi 10 anni. Per una settimana avere la capoccia e il cervello di un regazzino, quell’energia. Niente pensieri, niente paure, solo giocare e correre e fare cazzate. Ecco, quella è una vacanza, io dico. Torneresti a casa riposato e felice perché sono i guai, i pensieri e lo stress che da grande ti spezzano. Tu giochi perché secondo me vuoi tornare a quegli anni, ma fidati di me, Italo, che a quegli anni non ci si torna più. Indietro non si torna più. Se po’ solo anna’ avanti. Guarda Rocco. Quanto vorrebbe torna’ indietro. Ma non può».
Si abbracciarono senza dire niente, proprio in mezzo alla strada. Guardavano in terra, imbarazzati, neanche dovessero confessarsi l’un l’altro chissà quali nefandezze. Non si vedevano da mesi, da quando erano tornati da Cividale del Friuli, dopo l’arresto di Sebastiano. Brizio sempre in tiro, capelli perfetti, ci teneva troppo. Gli mancavano, Brizio Sebastiano e Furio, gli sarebbero sempre mancati, questo Rocco lo sapeva. Ma sapeva anche che non doveva precorrere i tempi, le cose fra loro si sarebbero aggiustate, erano amici, e quello fanno gli amici.
Quando qualcosa si rompe rincollano piano piano i pezzi e ricostruiscono il vaso, senza fretta, con pazienza.
Gli apparvero il viso magro e gli occhi pieni di lacrime. La donna alzò un poco il braccio, come volesse mostrare il biglietto. Con l’altra mano si nascose la bocca che s’era messa a tremare. Rocco si avvicinò cauto. Laura spalancò le braccia e lui ci cadde dentro. Si strinsero forte. Restarono così, avvinghiati in un abbraccio che aveva aspettato sei anni, e il pianto scoppiò come una sorgente segreta. Le lacrime si confusero, tanto erano le stesse, e le mani stringevano le spalle, anche quelle erano le stesse. Stesse gambe e stessi piedi, una sola testa, un corpo. Avevano paura di staccarsi, paura di guardarsi, vergognandosi quasi. «Addio Rocco...» disse la donna con un filo di voce.
«Addio Laura...». Con la testa bassa, senza guardarlo, la donna rientrò nel portone. Rocco si voltò.
Si cambia perché nella vita succede qualcosa che non dipende da te, oppure perché ti convinci che è arrivata l’ora di voltare pagina.
Cambiare era un progetto impossibile da affrontare, per ora a Rocco bastava dividere il letto con qualcuno, anche per una sola notte, anche per poche ore. Quello voleva, solo quello cercava.
Si chiedeva se le cicatrici di quelle colpe se ne sarebbero mai andate. Erano ancora lì e ogni tanto i punti saltavano e ricominciavano a sanguinare. Per quanto tempo?, si chiedeva. C’è un giorno, una data certa in cui il dolore finalmente si attenua? Ma una risposta ancora non l’aveva trovata. Invidiava chi ce la faceva a superare quegli ostacoli, a guardare avanti, a rimboccarsi le maniche per seguitare a camminare sulla propria strada, lunga o breve che fosse. Tu non ci riesci Rocco, si disse sorridendo.
A quelli che mantengono le promesse,
che non si nascondono,
che dubitano,
che preferiscono i fatti alle chiacchiere,
che sanno ascoltare e parlano quando c’è da parlare,
che se si perdono è leggendo un libro o dentro un film
o per amore,
che non creano falsi nemici,
che sanno prendersi le responsabilità senza dare
la colpa agli altri,
che non nascondono la verità con giochetti di prestigio,
seri nel lavoro e nello studio,
che sanno che una verità non è tale perché
ripetuta cento volte,
e che possono abbracciare senza vergognarsi.
A loro, leoni coi forti e cerbiatti con i deboli, dedico
questo libro