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domenica 9 ottobre 2016

E rimediò, con le mani, con i baci, con la lingua,

Ann Owen

«Shhh.» La spinse di lato e si distese su di lei, lasciando scendere la mano tra le sue gambe. «Qui c’è una piccola, dolce fichetta che è stata trattata duramente» sussurrò al suo orecchio, cominciando a toccarle i morbidi ricci tra le cosce, «è il caso di rimediare, non credi?»
 
E rimediò, con le mani, con i baci, con la lingua, assaporando il suo sapore misto al sangue della deflorazione. Jane venne nella sua bocca, e fu una quasi-contessa che godeva su un letto macchiato di sangue, alla luce piena e scandalosa del mattino.
Schiava per vendetta
     Ann Owen

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domenica 4 settembre 2016

e il seme le ricoprì le labbra, le palpebre, i capelli,

Ann Owen

Jane obbedì per quanto la posizione lo permetteva, e s’inarcò senza vergogna, premendo la pancia sulle spalliere delle sedie per allargare i glutei in un osceno invito. Invito che Guy colse, infilandole un dito umido nell’ano e cominciando a muoverlo dentro di lei. La preparò per qualche attimo, poi avvicinò il pene al buchetto proibito, penetrandola con lentezza.
 
Era di nuovo pronto per lei… il suo desiderio la riempì di una felicità assurda.
 
Non si spinse fino in fondo; era sempre molto delicato quando la sodomizzava, ma i primi tempi averlo lì dietro le era risultato strano, non del tutto piacevole; ora era diverso. Adorava avere Guy dentro di sé, anche se nell’entrata sbagliata. Lui le tenne le mani sulle natiche, stringendogliele e dandole un leggero pizzicore per le sculacciate, allargandogliele e prendendo a muoversi più velocemente.
 
Lei gemette di piacere, con il viso che le andava avanti e indietro.
 
«Ti piace, Jane… ti piace la tua punizione…»
 
«Sì… oh, sì…»
 
Le portò una mano sulla vulva, toccandola con decisione. Mosse il medio su e giù. Raggiunse la perlina del suo piacere, eccitata e gonfia, mentre le spingeva il cazzo in fondo, sbattendo le palle contro le sue cosce tese. «Oh Guy, sì… sì, amore mio!…»
 
Guy la tirò a sé mentre le violente e meravigliose contrazioni dell’orgasmo la scuotevano. Anche lui stava per godere, ma tirò fuori il cazzo gonfio ed eretto, e si portò davanti a lei. Jane teneva il capo chinato e il corpo abbandonato nell’oblio; Guy le afferrò i capelli e le sollevò il viso.
 
Jane socchiuse gli occhi appannati.
 
«Te lo sei meritato, adesso…»
 
Bastò un movimento della mano e il seme le ricoprì le labbra, le palpebre, i capelli, mentre Guy le veniva copiosamente sul viso.
Schiava per vendetta
     Ann Owen

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mercoledì 24 agosto 2016

«Allora devi essere punita, vero?»

Ann Owen

Guy portò le sedie davanti a lei, disponendole una contrapposta all’altra, con gli schienali che si toccavano alla sommità. Batté la mano sulla sedia più vicina a lei. «Sali qui con le ginocchia, piccola spudorata.»
 
Jane si mosse goffamente, il vestito che le impediva di essere agile, ben conscia della vagina bagnata, del ventre fremente. Tremando di aspettativa e timore, salì sulla sedia come il suo padrone le aveva ordinato, con le ginocchia sulla seduta, poggiando le mani alla sommità dello schienale.
 
Guy si portò alle sue spalle, spostandole di lato i capelli sfuggiti dalla crocchia, poi si chinò verso di lei e posò la bocca sul suo orecchio. «La mia svergognata, ingorda Jane» le sussurrò, riempiendola di brividi per il suo respiro caldo e profumato di menta. «Avevi tanta voglia di succhiarmelo, non è vero?»
 
«Sì…»
 
Guy lasciò scivolare la mano sul suo sedere, e lei trattenne un sospiro di desiderio. «Ma quello è un premio che ci si deve meritare… tu te l’eri meritato?» La mano scese fino all’orlo della gonna e cominciò a sollevargliela. «Ti avevo dato il permesso?»
 
«N…no.» Jane lo aiutò a scoprirla, alzando prima un ginocchio, poi l’altro. La sua sollecitudine era imbarazzante, e se ne sarebbe vergognata, ripensandoci a mente fredda. Ma ora no. Ora aveva bisogno che lui la toccasse, o anche soltanto che la guardasse, con la gonna sollevata a mostrargli l’umido desiderio che le colava tra le gambe.
 
Le mani di Guy si posarono sulle sue natiche. «Allora devi essere punita, vero?»
 
«Sì…»
 
Con una mano, Guy le abbassò le mutande, sfiorandole la vulva con le dita. Ridacchiò. «Dio, sei tutta bagnata…» Jane gemette. Lui la sfiorava appena, acuendo il suo desiderio.
 
«Ti prego» mormorò, spingendo il pube verso la sua mano. «Ti prego, Guy…»
 
«Oh, no.» Lui rise, perfido. «Devi prima mostrarmi quanto sei pentita. Chinati in avanti e appoggia le mani sull’altra seduta, da brava.»
 
Lei deglutì. Sporgendosi in avanti, con l’ombelico che toccava la sommità delle spalliere unite, si mise a quattro zampe tra le due sedie, con il sedere nudo al livello del pene di lui. E quello che desiderava di più era averlo dentro di sé… anche in quel modo, se non poteva spingerlo a prenderla nell’altro.
 
«Quando mi fai godere nella tua bocca, Jane… le brave bambine non lo fanno, lo sai?…»
Schiava per vendetta
     Ann Owen

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mercoledì 20 luglio 2016

Baciò la sporgenza

Ann Owen

Sollevò il busto, rimanendo in ginocchio davanti a lui. Gli prese la mano e la baciò. Guy rimase immobile. Lei non stava obbedendo a un suo ordine, e il cuore le batteva fortissimo. L’avrebbe respinta?
L’avrebbe obbligata a tornare agli stivali, e leccarli, e lucidarli in quel modo degradante?
Cagna.
E lei l’avrebbe fatto, si rese conto. L’avrebbe fatto persino con piacere, se avesse sentito il suo desiderio. Ma c’era un’ombra sul cuore di Guy; Jane non voleva risparmiarsi un’umiliazione, voleva solo farlo tornare com’era qualche ora prima… qualche minuto prima, quando l’aveva guardata con dolcezza in giardino.
Era stato suo padre a farlo incupire così?
Gli baciò il pugno chiuso. Guy tacque, ma i suoi occhi erano fermi su di lei, il suo corpo rigido.
Spostò la bocca sui suoi calzoni, a lato del rigonfiamento che cominciava a tirare la stoffa. Baciò la sporgenza. Con la mano sinistra, lo accarezzò. La bocca si fece più ingorda, aprendosi e sentendo la forma del pene sotto la stoffa. L’erezione crebbe ancora, la rigidità di Guy si attenuò. Prese a respirare con difficoltà. La saliva gli bagnava i calzoni, e Guy le posò una mano sulla testa. Jane sentì riempirsi il cuore di felicità. Lui non parlava, ma stava accettando il suo regalo… la sua consolazione per qualunque cosa gli avesse spento gli occhi e indurito il cuore.
Cagna.
Gli aprì la patta dei pantaloni, abbassandoglieli. Gli lasciò su le mutande, e lui si portò una mano ai bottoni per slacciarli.
«No» mormorò Jane, fermandogli la mano e alzando gli occhi. «Non ancora.»
Guy la guardò stupito. La piccola Jane gli aveva appena dato un ordine?
Lentamente, sorrise. Ritirò la mano dalle mutande e gliela posò sulla guancia, accarezzandola con il pollice.
«Vuoi farmi implorare, angelo?»
 
Angelo…
Jane deglutì, commossa; non rispose e inclinò il capo per baciargli il palmo, poi lo leccò piano, come una cagnolina, sì, ora andava bene, andava così bene.
Oh, Guy, io ti amo da morire…
Lentamente tornò al cazzo. Svettava dentro il cotone bianco dei mutandoni. Cominciò dalla base; inclinando il capo, allargò le labbra in una pressione laterale. Risalì fino alla punta, in morbidi morsi.
Il desiderio di Guy cresceva a ogni bacio, a ogni leccata. Il suo respiro, i suoi ansimi, le davano potere e coraggio. La stoffa si stava inumidendo, e gemette quando lei gli prese in bocca la cappella.
«Jane…» mormorò. «Jane, così mi fai morire.»
Con una mano lei gli strinse la base, e allontanò il viso. Tirando fuori la lingua, cominciò a leccargli la punta sulla stoffa. Nessuna umiliazione, ma potere, il potere di una donna che ha in pugno un uomo.
Guy contrasse la mano sui suoi capelli. «Succhiamelo, piccola, io… non resisto più.»
Jane portò una mano al bordo delle mutande e le sbottonò. Il cazzo, prima limitato dalla stoffa, si erse davanti a lei.
«Prendilo in bocca, Jane, angelo mio…»
Ma lei scosse la testa. Si rivolse al di sotto del membro, alle palle. Le leccò assaporandone ogni piega; si spinse ancora più dietro, tra lo scroto e l’ano, e Guy si lasciò sfuggire un’oscenità eccitata tra i denti.
Lei aprì la bocca per accogliere il più possibile i suoi testicoli. La lingua, dentro quella calda cavità, si muoveva avvolgente e dolce. Dalla punta del cazzo cominciò a uscire un po’ di liquido preseminale.
«Oh, sì… così, bambina…»
Lei si staccò dai testicoli, e un filo di saliva unì le labbra alla pelle di lui. Leccò l’asta partendo dal basso, e godendo dei suoi gemiti, della sua eccitazione quasi dolorosa, arrivò alla punta del pene. Ci girò intorno con la lingua, mentre Guy le teneva la mano sulla testa. La guardava rapito, e il pensiero le contrasse il basso ventre. Averlo in suo potere la eccitava e, in basso, persino le faceva male. Si fermò a giocare sul frenulo, poi chiuse la bocca sulla cappella, andando avanti e indietro, spingendosi fino a sentirlo in gola.
«Dio, sei… sei splendida, Jane…»
Il pene si contrasse… Guy stava per venire. Jane gli prese la base con la mano, e mosse più veloce la bocca, la lingua che lo assaporava con voluttà.
 
«Succhialo, sì… oh, così, così…»
Venne con densi e potenti fiotti di sperma. Jane lo ingoiò, un po’ ne sfuggì ai lati della bocca. Accompagnò il suo orgasmo fino alla fine, poi fermò la mano, tirò via la bocca.
Lui si poggiò con le spalle al muro, disfatto.
Jane rimase con il capo contro la sua gamba. Con un dito, si ripulì dal seme ai lati della bocca. Soddisfarlo la rendeva felice, non era qualcosa che avrebbe dovuto aborrire? Ma era la sua schiava, e Dio, non voleva essere altro; che il cielo potesse avere pietà di lei e della sua anima. Gli strinse la gamba destra con la mano.
Schiava per vendetta
     Ann Owen

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domenica 17 aprile 2016

Ora devo prepararti un po’..ma non avere paura, sarò… delicato.

Ann Owen

Con il panciotto e la camicia, in ginocchio dietro di lei, Guy teneva gli occhi fissi alle sue natiche. In mano teneva qualcosa… un piccolo vasetto circolare, che aveva preso dalla tasca.

«Ora devo prepararti un po´» le spiegò a voce malferma, «ma non avere paura, sarò… delicato.» Prese un unguento dal vasetto con due dita e le posò sul suo ano. Era fresco e piacevole; Guy lo spalmò, poi inserì le dita nel suo ano, lubrificandola.
«Guy, cosa…»
«Shhh… va tutto bene…» Le prese le natiche tra i palmi, massaggiandole e separandole. «Meravigliosamente…»
Un dubbio terribile nacque in lei; tenne lo sguardo alto, terrorizzata, e quando sentì, e vide, premere la punta del pene contro il suo ano, fece un gridolino. Lì? Voleva entrare lì? Ma era contro natura e… lui era grande, così grande!…
«No… no, Guy, non voglio!…»
«Rilassati, angelo… e fammi… fammi godere…»

Spinse la larga cappella nel buco, entrando con la punta; la lunghezza del suo pene era fuori, visibile nello specchio. Jane s´irrigidì, aspettando l´affondo, ma lui avanzò poco, accarezzandole le natiche.
«Rilassati» ripeté, e le portò una mano davanti, tra le cosce, titillandole i riccioli bagnati. «Adesso lo facciamo diventare bello, bambina…»

La toccò con ritmo veloce tra le gambe, e dietro si spinse di più, un centimetro alla volta, fino ad arrivare a metà. Era così largo; lei era stretta e Guy la occupava all´inverosimile, si sentiva così piena… piena di lui. Era… non doloroso; fastidioso, sì. Guy cominciò a muoversi, lui…
Era dentro di lei.
Il pene andava avanti e indietro nel buchetto lubrificato. Guy le teneva i fianchi mentre guardava ipnotizzato le sue natiche violate, spingendo più a fondo. Il suo viso risplendeva del piacere maschio di sodomizzarla; e c´era altro, nella sfrontatezza della scena e nelle sensazioni fisiche, che presero Jane alla sprovvista. Il fastidio divenne un ingombrante massaggio, e quando Guy allungò una mano verso i suoi capelli e li strinse nel pugno come fossero redini, il leggero tirare della cute la eccitò assurdamente; la vulva, gonfia di piacere, colò sotto le dita di lui. Jane s´inarcò, ansimando, quella presenza in lei era vergogna, santo cielo, vergogna innaturale, ma Dio, era Guy…
«Che culo divino, Jane… divino…»
La cavalcò in un modo sfacciato mentre lei, con il sedere all´aria e i gomiti in terra, spalancava le gambe per farlo affondare di più. Ma lui non si spinse fino in fondo; e già con metà pene la riempiva totalmente. Il senso di pienezza le fece chiudere gli occhi; era Guy, era dentro di lei, e saperlo le dava una felicità inspiegabile; il membro di lui si muoveva in un ritmo sensuale e possessivo, sfregando tra le sue pareti strette e scivolose. Le sue dita toccavano la fica, affondavano, nuotavano nei suoi umori; suoni bagnati, turgido rigonfiamento all´inizio della vulva, e il ventre di Jane si tese; stava per godere, avvertì il momento meraviglioso crescere in lei, lo pregustò e lo maledisse.
«Oh, Guy…» annaspò, «Guy!…»
Venne copiosamente, con piccole grida strozzate, abbassando il viso e tremando in un orgasmo violento. Quanto degradante fosse quello, non se lo chiese; il calore di Guy le esplose dentro e lei lo accolse con folle emozione; il suo seme la riempì, lui si spinse in fondo a lei per la prima volta, sbattendo le palle contro le sue natiche e occupandola senza pietà, con tutto il suo desiderio, il suo volume e il suo possesso. «Oh sì…» ansimò, stringendole i fianchi, «Dio, sì…»
Lei, fiacca, non volle riaprire gli occhi. Stava bene, mentre le ultime, residue contrazioni le scuotevano il ventre. Se avesse aperto gli occhi, avrebbe visto il proprio viso arrossato di piacere; il volto di una schiava, di una… di una cagna, vero?… che aveva goduto nelle mani del suo padrone.
Il fuoco nel camino scoppiettò. Quanto tempo era passato? Stava tornando in sé. Non voleva tornare in sé.
Quello che era appena successo…
Guy uscì da lei lentamente. «No» le disse con voce roca quando lei accennò a muoversi. «Rimani ferma.»
Respirando piano, indifesa e molle, Jane chinò la fronte sul tappeto. Un liquido caldo le scendeva tra le natiche e le bagnava le cosce. Il seme di lui, misto agli umori del proprio, sconvolgente, orgasmo.
Guy si sedette sul tappeto dietro di lei. Jane aveva ancora il collare al collo; rimase così, a gambe spalancate, e gli lasciò guardare lo spettacolo del suo fondoschiena posseduto e aperto, e dello sperma che, scivolando lentamente sulla sua pelle, la marchiava in modo indelebile.


Schiava per vendetta
     Ann Owen

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sabato 12 marzo 2016

e Jane sentì il suo calore, la sua saliva

Ann Owen

 Con il dito, le accarezzò la bocca. Jane aveva gli occhi confusi, e l´oro delle iridi lo ipnotizzò. Puro, purissimo oro. Ruotò il pollice sulle sue labbra. Jane chiuse strettamente le palpebre. Lei non voleva, lei avrebbe odiato un suo bacio…
Ma una vergine andrebbe baciata la sua prima volta, perdio.
[...]
Con il pollice le accarezzava le labbra, aprendogliele nel movimento. Ripensava a quando si era fatto succhiare il pene? Ripensava a lei a quattro zampe?
Il suo respiro si fece più agitato. Non riaprì gli occhi. Il cuore le sbatteva in petto con tonfi sordi. Contro il fianco destro, dura, grande, spingeva la sua virilità. E il dito, sulla bocca, sfiorava, accarezzava, giocava. Jane deglutì. Ora glielo avrebbe spinto tra le labbra. Gliel´avrebbe spinto tra le labbra, e poi le avrebbe ordinato…
Jane riaprì gli occhi. Lo stupore superò la paura. La bocca di Guy si era posata sulla sua. Leggera e gentile, le stava succhiando le labbra, ma non le forzava. La sfiorava con la lingua, senza aprirle.
La stava baciando, e lei riconobbe il suo sapore; l´aveva già sentito, una volta, tanti anni prima.
Il suo stomaco fece una capriola. Senza pensare, Jane alzò le mani alle sue spalle – per difendersi, ma poi si ritrovò a stringergliele, a cercare sostegno su quei muscoli d´acciaio, su quel calore. Dietro la sua spalla sinistra, al tatto, c´era una porzione di pelle irregolare, rialzata e frastagliata sotto i polpastrelli; una cicatrice, una bruciatura?
Chiuse gli occhi, beandosi di quell´attimo di totale dolcezza. Sentendosi a casa come non le capitava da anni – da quasi otto anni, non è vero?…
«È così terribile un mio bacio, Jane?…»
Terribile?
Guy si piegò su di lei, il torace le coprì il petto. Aveva un odore delicato, di sapone di Marsiglia; si lavava con il sapone da bucato anche da bambino, e quel ricordo la riscaldò. La lingua di Guy s´infilò nella sua bocca, e lei lo lasciò entrare. Era suo dovere, e gli fu assurdamente grata per averle concesso quel bacio: credeva che non avrebbe mai voluto baciarla sulla bocca. Non provava schifo per lei? Per quello che aveva fatto poco prima con il suo pene?
Guy incontrò la sua lingua. Jane la teneva ferma, non giocava insieme a lui. Lo sentì sorridere sulle sue labbra.
«Hai un sapore buonissimo, mio piccolo angelo… buonissimo…»
[...]
Quella lingua era calda… era padrona. Ingiustamente padrona, e Jane la odiava e la voleva su di sé. Era così delicato, il suo diavolo, mentre la leccava, la mordicchiava, e quando portò entrambe le mani sui seni, a toccarli in modo simmetrico, Jane s’inarcò, permettendogli di palparla meglio, di umiliarla meglio, ma a questo non pensava, a questo non voleva pensare…
Guy spinse una mano in basso, sul suo inguine, ricominciando con le sue carezze ritmiche, con le sue dita curiose e prive di pudore. La trovò bagnata; il denso umore accolse i suoi polpastrelli, sempre più, in gocce spesse e bollenti. «Ora sei… sei pronta…» mormorò roco, «vero, piccola…»
«Sì…» rispose ansimando, e con un coraggio che non avrebbe mai avuto nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, gli portò le mani sulla testa, stringendogli i capelli scuri nei pugni. Morbidi, e tra le gambe il dito aveva trovato la sua strada, umida, dolce e desiderosa, così vergognosamente desiderosa, delle sue carezze. «Sì, Guy…» boccheggiò senza più pudore, inarcando l’inguine contro il suo palmo. «Oh sì… sì…»
[...]
«Mia piccola vergine» mormorò sulla sua pelle. «Mio piccolo angelo.»
La vagina si dilatò in attesa di lui. L´istinto sapeva come un uomo fa sua una donna.
Guy si spostò più in basso. Voleva guardarla da vicino? Voleva guardarla come…
«Guy!» gridò.
Non le stava guardando la vagina. Gliela stava…
«Guy… no, è… è troppo… è… oh, Dio… mio Dio…»
Dove prima c´era il dito, c´era ora la sua lingua. «Va tutto bene…» mormorò lui, sconvolgente, su quella parte del corpo così vietata, così oscena; «voglio solo scoprire… che sapore hanno gli angeli…»
La leccò, facendosi spazio tra le labbra, ruotando tra i riccioli e dandole gentili colpi, e Jane sentì il suo calore, la sua saliva. Dio del cielo, era quello che aveva fatto lei a lui, prima, e anche Guy aveva sentito quella dolcezza? Quel piacere meraviglioso, quel piacere che non poteva essere male? La vista della testa scura tra le sue gambe, sulla sua peluria bionda, e quel succhiare, tracciare, inumidire, fu troppo. Jane sollevò le mani al cuscino, lo strinse, s´inarcò.
«Oh, Guy!…»
Un travolgente piacere esplose nel suo ventre sollecitato; chiuse gli occhi e pianse d´assurda gioia, mentre il suo padrone le teneva la lingua ferma sul bottoncino che si contraeva e s´inzuppava, e inzuppava lui con il suo orgasmo, e la bocca che beveva di lei.
Contro la sua vulva ipersensibile, Guy fece un verso di soddisfazione animale, e un getto caldo e denso le bagnò le gambe. Il suo seme. Aveva goduto anche lui, masturbandosi con la mano, senza chiederle altro.
Il cuore nel petto di Jane batteva veloce. Dimentico di ogni cosa. Con lentezza, Guy portò il capo sul suo ventre. Le diede un leggero bacio sull´ombelico. Jane, sognante, gli portò una mano alla testa, senza riaprire gli occhi.
Lui le baciò il corpo risalendo verso di lei. La pelle. Il seno. Il collo. Arrivò con la bocca al suo orecchio, e lì si fermò, sfiorandola con le labbra umide di lei.

Ann Owen Schiava per vendetta



venerdì 16 ottobre 2015

sembrava un frutto da mordere.








Piegata davanti a lui, Jane era uno spettacolo meraviglioso. Manteneva la testa alta, a guardare fuori come le aveva ordinato, e la curva della sua schiena era sinuosa e femminile. Il cazzo di Guy premeva contro la stoffa dei calzoni in una dolorosa protesta per il modo in cui era rinchiuso.

Tra poco, amico mio.

Le sollevò la gonna. Il sedere di lei, ricoperto dalla stoffa bianca della sottoveste, sembrava un frutto da mordere. Non era voluminosa, la sottoveste, non come quelle che le amanti di Guy amavano portare; la biancheria di Jane era modesta e semplice, priva di pizzi e nastri colorati.

Le appoggiò la gonna sulla schiena e riportò le mani sulle sue natiche, godendo della loro consistenza.

Che attimo magnifico, che culo magnifico…

La sentì tirare su con il naso. Piangeva di già? Spietato, infilò le mani sotto l’orlo della sottoveste e la sollevò. Sfiorò il bordo inferiore dei mutandoni… più in alto ancora, le splendide natiche, stringendole nei palmi mani, massaggiandole, prendendone possesso.

Sue. Sue sue sue…

«Che panorama, piccola Jane…» ansimò, «adorabile, davvero…»

Spinse l’inguine contro di lei. I mutandoni pesanti gli impedivano di farle sentire al meglio l’uccello, coperto dal dannato pantalone; ma il sedere era morbido e pieno, e sotto la stoffa… oh, quel che c’era sotto la stoffa lo avrebbe portato in paradiso.

Respirò profondamente, e l’odore di Jane, così vicino a lui, gli scese nei polmoni, dandogli lo stesso piacere del primo sorso di cioccolata calda in un giorno di neve.

Portò una mano davanti e le toccò il monte di Venere, attraverso la stoffa delle mutande. Il respiro di lei era difficile e veloce, forse piangente; le strinse la vulva nel palmo, muovendolo su e giù

Ann Owen - Schiava per vendetta











giovedì 15 ottobre 2015

E più in basso, tra le natiche, spingeva la sua dura e famelica virilità.





«Guarda dalla finestra» le disse quando le fu davanti.

Lei si sentì morire. Rivolgergli le spalle la terrorizzava più che averlo di fronte, ma obbedì. Fuori il mondo era lo stesso: la strada larga e innevata, i colori dei cappotti dei bambini a passeggio per Natale. E la casa sulla destra, dall’altro lato, chiusa da un cancello di ferro e un muro alto due metri. Da lì uscivano i rami degli alberi più alti; la casa non era abbandonata, ma molto trascurata, e la signora che ci viveva faceva paura a Jane da piccola. Forse faceva ancora paura ai bambini di Courtnell Street.

«Ti piace, Jane?»

Sobbalzò e fece per voltarsi. Guy le mise le mani sulle spalle, fermandola, e si avvicinò fino a toccarle la schiena con il torace. E più in basso, tra le natiche, spingeva la sua dura e famelica virilità.

«Il panorama» le spiegò con voce sorridente. «Ti piace il panorama?» Portò una mano sul seno di Jane, a sfiorarlo con il palmo. Lei s’irrigidì. Voleva prenderla, si chiese? Voleva prenderla in quella soffitta, mentre suo padre li aspettava di sotto?

«Ti prego, Guy» mormorò angosciata. «Ti prego, non adesso!»

Lui piegò il capo in avanti e ridacchiò contro la sua guancia. «Adoro quando mi preghi, lo sai?…» Sollevò una mano alla sua nuca e la spinse in avanti.

«Guy!…»

«Shhh.» Spinse con più decisione. «Piega il busto in avanti, angelo… appoggia le mani sul davanzale.»

«Guy, no…» Ma la mano spingeva, comandava… dominava; e lei cedette. Piegandosi a novanta gradi, con la vista appannata dalla paura e dall’insostenibile vergogna, le sue natiche sporsero oscenamente verso di lui, in uno scandaloso invito.

La voce di Guy risuonò roca e sensuale. «Mi hai detto che ti eri trasferita qui per il panorama, vero, piccola Jane?…»

Dio, che… che infame. Jane sentì le lacrime spingerle negli occhi. Non era ubriaco, la sera di Natale di quattro anni prima. Ricordava ogni cosa

«È vero?» ripeté lui.

«S…sì.»

«Allora, angelo» le posò le mani sulle natiche, e intorno a lei tutto prese a girare, «visto che ti piace la vista, guarda fuori… e goditi il panorama.

Ann Owen - Schiava per vendetta








lunedì 14 settembre 2015

Dove prima c’era il dito, c’era ora la sua lingua.


Ann Owen

Guy era sul suo seno, la mano la toccava ritmicamente tra le cosce. La sua testa era così scura, sul suo petto. La leccava e Jane ansimava, stringendogli i capelli, dimenandosi sotto di lui. Era così bello… così bello. Il suo diavolo, il suo padrone… il suo Guy.

   Fa che non smetta; ti prego, Dio, mandami all’inferno… ma non farlo smettere…

   Guy scivolò con la bocca più in basso, sul suo ventre contratto. Fermò la mano sulla vulva, e Jane si morse il labbro per non supplicare di riprendere a toccarla, di liberarla da quel bisogno che pulsava nel ventre.

   Ti prego, Guy… ti prego…

   Ma lui portò la mano più in basso, sotto la gamba, e gliela sollevò.    «Guy… Guy…»

   Leccandola sotto l’ombelico, le sollevò anche l’altro ginocchio. Le allargò le gambe, tenendole le mani sotto le cosce.

   «Mia piccola vergine» mormorò sulla sua pelle. «Mio piccolo angelo.»

   La vagina si dilatò in attesa di lui. L’istinto sapeva come un uomo fa sua una donna.

   Guy si spostò più in basso. Voleva guardarla da vicino? Voleva guardarla come…

   «Guy!» gridò.

   Non le stava guardando la vagina. Gliela stava…

    «Guy… no, è… è troppo… è… oh, Dio… mio Dio…»

   Dove prima c’era il dito, c’era ora la sua lingua. «Va tutto bene…» mormorò lui, sconvolgente, su quella parte del corpo così vietata, così oscena; «voglio solo scoprire… che sapore hanno gli angeli…»

   La leccò, facendosi spazio tra le labbra, ruotando tra i riccioli e dandole gentili colpi, e Jane sentì il suo calore, la sua saliva. Dio del cielo, era quello che aveva fatto lei a lui, prima, e anche Guy aveva sentito quella dolcezza? Quel piacere meraviglioso, quel piacere che non poteva essere male? La vista della testa scura tra le sue gambe, sulla sua peluria bionda, e quel succhiare, tracciare, inumidire, fu troppo. Jane sollevò le mani al cuscino, lo strinse, s’inarcò.

   «Oh, Guy!…»

Un travolgente piacere esplose nel suo ventre sollecitato; chiuse gli occhi e pianse d’assurda gioia, mentre il suo padrone le teneva la lingua ferma sul bottoncino che si contraeva e s’inzuppava, e inzuppava lui con il suo orgasmo, e la bocca che beveva di lei.

   Contro la sua vulva ipersensibile, Guy fece un verso di soddisfazione animale, e un getto caldo e denso le bagnò le gambe. Il suo seme. Aveva goduto anche lui, masturbandosi con la mano, senza chiederle altro.

   Il cuore nel petto di Jane batteva veloce. Dimentico di ogni cosa. Con lentezza, Guy portò il capo sul suo ventre. Le diede un leggero bacio sull’ombelico. Jane, sognante, gli portò una mano alla testa, senza riaprire gli occhi.

   Lui le baciò il corpo risalendo verso di lei. La pelle. Il seno. Il collo. Arrivò con la bocca al suo orecchio, e lì si fermò, sfiorandola con le labbra umide di lei.

   «Benvenuta ad Ashbourne House» le mormorò rocamente

Ann Owen *** Schiava per vendetta





venerdì 11 settembre 2015

sfiorandola con le labbra umide di lei



 
Il cuore nel petto di Jane batteva veloce. Dimentico di ogni cosa. 
Con lentezza, Guy portò il capo sul suo ventre. Le diede un leggero bacio sull'ombelico. Jane, sognante, gli portò una mano alla testa, senza riaprire gli occhi. Lui le baciò il corpo risalendo verso di lei. La pelle. Il seno. Il collo. Arrivò con la bocca al suo orecchio, e lì si fermò, sfiorandola con le labbra umide di lei. «Benvenuta ad Ashbourne House» le mormorò rocamente.
Ann Owen - Schiava per vendetta

Jane avvertì il suo calore oltre gli abiti, oltre la propria vestaglia e camicia da notte.



 
La candela, cadendo, si spense; rimasero al buio, con il rumore del vento che sbatteva contro le imposte. Guy si appoggiò alla sua schiena e, nel freddo della soffitta, Jane avvertì il suo calore oltre gli abiti, oltre la propria vestaglia e camicia da notte. 
Cercò di urlare, ma la mano glielo rendeva impossibile, pesante e grande, togliendole il respiro, stretta contro le labbra e sotto le narici. Portò le mani su quella di Guy, ma non riuscì a spostarla. La testa le girò, il filo d'aria che passava le fece temere di svenire, no, Dio no, non doveva accadere!

Ann Owen  - Schiava per vendetta

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