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venerdì 18 novembre 2016

Aveva una pelle chiara e tutta punteggiata, inaspettata per una mora.

Elena Stancanelli


Le nuove fotografie della fica di Cane erano molto più elaborate delle precedenti. Dodici, scattate in un altro ambiente, con una luce diversa. Anche lei sembrava più adulta. Una sciocchezza, è chiaro. Era sempre Cane e aveva la stessa età, settimana più settimana meno. In queste nuove foto mostrava però alcuni particolari del viso. Gli occhi bistrati, truccati come fosse una geisha, la bocca rossa di rossetto.
Sembravano molto meno innocenti. Pur trattandosi di foto di genitali esposti, le altre avevano una specie di candore fanciullo. Queste no. Erano decisamente più porche.
Mi facevano malissimo.
 
Dovevano essere state fatte in un bagno. La parete di una vasca faceva da sfondo e a terra c’erano piastrelle bianche. Non era una casa, perché nonostante avessi ingrandito, girato, scurito e schiarito le foto, non mi era apparso niente che desse la sensazione di un luogo vissuto. Era un albergo, ma non un albergo di lusso. Sembrava piuttosto uno di quei bed and breakfast di paese, forse di montagna. Quelli con le tendine e la coppia di asciugamani lisi, uno diverso dall’altro.
 
Cane portava una vestaglia di seta rossa con un disegno giapponese. Stavolta si era fotografata anche il seno, in uno scorcio dall’alto che arrivava fino alle gambe. Il torso di Cane, che vedevo per la prima volta, era coperto di nei di diverse dimensioni. Aveva una pelle chiara e tutta punteggiata, inaspettata per una mora. In particolare aveva un grosso neo molto scuro a metà tra il seno e l’ombelico, sulla parte destra del corpo. Quando la tensione era troppo forte, mi concentravo su quel neo e cercavo di riprendere fiato. Ma per la maggior parte del tempo era la sua fica a prendersi tutta l’attenzione.
 
Se Cane aveva mandato a Davide delle immagini nelle quali si infilava cose nella fica, questo doveva significare che infilare cose nella sua fica era una pratica che avevano già condiviso. O avrebbero presto condiviso, o avevano parlato di condividere. Forse lei al telefono gli aveva spiegato nel dettaglio come lo faceva e Davide, in preda a un orgasmo incontrollabile, le aveva detto fammi vedere, subito. Cose di questo genere. Quello che era certo è che Cane non poteva aver mandato delle foto del genere rischiando che lui le trovasse volgari, o peggio ancora poco eccitanti. Era andata sul sicuro, per forza.
 
Ma la cosa più grave, che rendeva quella loro complicità un vincolo insolvibile ai miei occhi, è che uno dei due oggetti utilizzati per le foto mi era sembrato, dopo averlo guardato per ore, un attrezzo di quelli con cui Davide lavora. Un piccolo strumento per avvitare e svitare, qualcosa con un manico di plastica e una punta di ferro come ce n’erano molti nella sua officina. Nonostante non ne fossi sicura, la sola possibilità che si trattasse di uno dei suoi attrezzi, e che quindi quelle foto testimoniassero un gioco erotico così perfetto, mi feriva a sangue. L’altro oggetto invece, per quanto di forma bizzarra, poteva anche essere un dildo. Viola, trasparente. Un tubo grande come una lattina di Coca-Cola. Del tipo nuovo, più alto e più stretto. Di aspetto per niente realistico, non era modellato per somigliare a un cazzo. Il dettaglio interessante era che dentro aveva una specie di tubicino, collegato a qualcosa di esterno che poteva essere l’estremità di uno stantuffo. Apparentemente aveva la funzionalità di una grossa siringa, che sembrava poterle sparare dentro chissà che cosa. Non avevo mai visto un dildo con questo aspetto.
 

Non tutte le dodici foto del secondo invio contemplavano l’uso di quei due oggetti. Cinque erano simili alle precedenti, tranne il fatto che nell’inquadratura appariva anche il seno, o almeno una parte del torso. Con una mano Cane reggeva il telefonino o la macchina fotografica, con l’altra teneva aperte le labbra, giocava col clitoride, si accarezzava. Quattro erano quelle col tubone viola, tre le altre, quelle in cui compariva l’attrezzo per me ancora più inquietante del tubone. In tutte le foto si vedeva o si intravedeva il volto. Particolare che significava prima di tutto che lei si fidava di più. Aveva messo Davide in una posizione di forza, spedendogli fotografie hard nelle quali poteva essere riconosciuta. Era il segno di qualcosa, di una fase di maggiore complicità tra loro forse. Ma un altro dettaglio mi colpiva. Il viso di lei, che si vedeva o intravedeva sempre, aveva un’espressione un po’ arcigna. Non dimostrava mai nessun piacere, nessun abbandono a quelle pratiche. Cane si infilava roba dentro con praticità spiccia, sembrava volesse soprattutto dimostrare di saperlo fare. Come un gioco di prestigio. Una sfida. C’era qualcosa di sprezzante in quello sguardo. Perché?

     Elena Stancanelli
La femmina nuda

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martedì 15 novembre 2016

sono ancora qui, ti mando le mie foto e quindi ti scoperò ancora e ancora

Elena Stancanelli


bellezza e desiderio non sono sovrapponibili e spesso non sono neanche complici. Tantomeno l’eleganza, che non ha niente a che fare con la forza bruta del volersi scopare qualcuno. Io avevo reagito in quel modo alle foto di Cane perché le valutavo solo sul piano estetico. Non ero in grado di capire se e quanta eccitazione provocassero.
 
Ma c’era qualcos’altro. Nel sexting non è importante scambiarsi la foto migliore, la più porca o la più bella. Quei traffici di foto non servono tanto ad accumulare immagini con le quali provocarsi eccitazione, né a tenere sveglia la memoria su una parte del corpo desiderato, ma valgono soprattutto come un’indicazione di disponibilità, una proroga della disponibilità. Fare sexting serve a dire sono ancora qui, ti mando le mie foto e quindi ti scoperò ancora e ancora.
 
Mentre mandavo foto della mia bellissima fica depilata a uomini che non vedevo da un po’ e chissà quando avrei rivisto, pensavo che il sexting non è molto diverso dal telefonare ai genitori. Come va? Tutto bene? Tutto bene. Allora ci sentiamo. Certo. Ciao. Quando non puoi andare a trovare i tuoi genitori, li chiami. Non è che dici cose speciali, li chiami e basta. E una volta che li hai chiamati non devi più andarli a trovare. Per un paio di giorni, una settimana, un mese, dipende da quali sono i vostri rapporti. Li chiami perché non ci andrai.
 
L’invio di fotografie può sostituire del tutto il sesso. Mandami le tue foto, e io potrò fare a meno di te. Le terrò sul telefono, nel computer, non avrò neanche bisogno di guardarle. Il solo fatto di possederle mi procurerà abbastanza piacere da poter agilmente rinunciare a scoparti, se farlo sarà troppo difficile o se mi sembrerà troppo faticoso.

     Elena Stancanelli
La femmina nuda

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domenica 13 novembre 2016

ho deciso che per capire il segreto dovevo provarci

Elena Stancanelli


Fino a quel momento non avevo idea di che aspetto avesse la mia fica. Non mi ero mai preoccupata di sapere quanto somigliasse alle altre, se si potesse dire che era bella o brutta, eccezionale o nella norma.
Le donne non hanno l’abitudine di misurarsi la fica l’un l’altra come fanno i maschi col cazzo. Negli spogliatoi, da ragazzine, semmai ci controlliamo le tette. Dopo l’adolescenza e le prime mestruazioni, la fica si copre di peli e scompare. Sai che è lì, la senti benissimo e continuamente, ma non la vedi. Non pensi mai di controllare se è invecchiata, se ha bisogno di qualcosa. Io almeno non ci avevo mai pensato fin quando non ho visto la fica di Cane.
Cosa aveva di diverso, perché era così bella?
Dopo aver passato moltissime ore nella sua contemplazione, dopo aver visto tra le sue cosce tutto il possibile, dalla mia morte al parto di me stessa, ho deciso che per capire il segreto dovevo provarci.
Avrei fotografato la mia fica.
 
I primi risultati sono stati disastrosi. Mi fotografavo senza guardare, mettevo il telefonino davanti alle gambe spalancate e scattavo alla cieca. La maggior parte delle foto andavano a vuoto o ritraevano porzioni di pelle delle cosce a caso. Ma da un paio, più centrate, ho capito subito che la prima cosa da fare era depilarmi. Completamente. Per come ero messa non avrei ottenuto nessuna foto decente, era inutile andare avanti.
L’ho fatto da sola. Dopo un bagno, quando la pelle è più morbida, ho iniziato a tagliare. Prima ho accorciato i peli con le forbici, poi li ho tolti tutti col rasoio. Piano piano, perché avevo paura. Di farmi male, ma anche di quello che avrei trovato là sotto.
Ci ho messo tanto, e per quanto faccia fatica ad ammetterlo è stato una specie di rito. Con un movimento concentrico ho tolto tutta la peluria che nascondeva le labbra, il clitoride, fino a che è apparsa da sotto la mia carne bianchissima. Il rasoio faceva il solletico e sentivo il fresco addosso, come quando ti tagli i capelli corti sulla nuca.

     Elena Stancanelli
La femmina nuda

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venerdì 4 novembre 2016

Voleva che la ammirasse, più che desiderarla.

Elena Stancanelli


In un’altra foto, Cane aveva la mano aperta sopra la fica – le sue mani sono molto grandi, con dita lunghe e nodose come quelle di certe scimmie – e un paio di dita infilate dentro. L’indice e il medio. Tecnicamente, quindi, non si stava masturbando.
[...]
Mi chiedevo che tipo di messaggio volesse mandare a Davide con quella foto. Il più semplice: questa fica è tua, ricordatelo.
[...]
Oppure: questo è quello che di solito faccio con la mia fica quando penso a te. Ci infilo le dita, la apro, immagino la forma, il calco del tuo cazzo quando entra dentro, quando i miei muscoli gli si chiudono intorno. Oppure ancora: sbrigati a venire da me, che non posso resistere e quindi, mentre ti aspetto, inizio a masturbarmi. O ancora: tu sai cosa sono in grado di fare con questa. Cerca di non trascurarla, o quello che fa col tuo cazzo lo farà con quello di qualcun altro.
O nessuna di queste cose.
 
Quelle immagini erano troppo perfette, troppo silenziose per essere pensate in funzione del desiderio bruto. Voleva abbagliarlo, secondo me. Sorprenderlo, fare in modo che pensasse a lei come a una scarica elettrica. Voleva che la ammirasse, più che desiderarla.

     Elena Stancanelli
La femmina nuda

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giovedì 3 novembre 2016

perché lui le aveva detto che non aveva mai scopato bene come con lei

Elena Stancanelli


Erano autoscatti e l’inquadratura era così esatta che doveva averci perso un bel po’ di tempo. Come ti dicevo, nella foto si vedevano la fica e una porzione di cosce, aperte. Cane era seduta sul pavimento e teneva il telefonino con la mano. Non stava fotografando l’immagine riflessa in uno specchio. Come aveva fatto? Credevo che avesse dovuto scattare alla cieca, puntando il telefono verso di sé, verso la fica. Soltanto dopo avrei scoperto che in alcuni telefoni – non il mio – potevi invertire la direzione della fotocamera e vedere sullo schermo quello che stavi fotografando.
[...]
La mano destra reggeva il telefono e quindi non si vedeva. Con l’altra mano, la sinistra, si masturbava. Non è esatto. Ogni foto era diversa. La mia preferita era quella in cui con le dita teneva semplicemente le labbra allargate, quasi volesse invitare il suo interlocutore a guardarci dentro. Io ci ho guardato. Così a lungo che a un certo punto ho avuto la sensazione che mi stesse attirando verso di sé. Sentivo i muscoli in tensione, la schiena che si staccava dalla sedia. Guardavo quel buco nero come si fa con una prova, per scoprire se, a forza di guardarla, ci rivela qualcosa di utile per individuare l’assassino.
[...]
c’era la possibilità che lei gli mandasse quelle foto per dirgli che la sua fica era di lui, solo di lui. Perché con nessuno aveva mai scopato bene come con lui o, peggio ancora, perché lui le aveva detto che non aveva mai scopato bene come con lei. Questa era invece l’ipotesi più dolorosa.

     Elena Stancanelli
La femmina nuda

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