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venerdì 21 settembre 2018

la nostra essenziale fragilità

Buenas noches

in realtà chiunque può annichilirci, così come chiunque può conquistarci,
è questa la nostra essenziale fragilità.


 
Javier Marias
Gli innamoramenti

sabato 20 gennaio 2018

l'amico ideale - I


1. L'amico ideale sa mostrare le sue debolezze
L'amico ideale non prova a dimostrare quanto sia bravo e di successo; al contrario, molto spesso ci fa sapere cose imbarazzanti e potenzialmente imbarazzanti su se stesso. Mostra quanto si fida di noi confessando le debolezze e le sofferenze che li pottrebbe esporre alla possibile umiliazione dal mondo esterno.
 
Ci offre il dono della sua vulnerabilità.

the book of life

sabato 11 febbraio 2017

Mettersi a nudo

citazioni: Alda Merini


mettersi a nudo

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri. E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri. Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercé di chi ci sta di fronte. Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forz…a appunto. Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà. Mi piacciono i barboni. Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore
 
Alda Merini

 

domenica 6 novembre 2016

io volo

Marina Cvetaeva

È il momento in cui potrebbero quasi lasciarci liberi.

io volo

Alla mia povera fragilità
guardi senza sprecar parole.
Tu sei di pietra, ma io canto.
Tu sei un monumento, ma io volo.
Io so che il più tenero maggio
all’occhio dell’Eternità è nulla.
Ma io sono un uccello e non incolparmi
se una facile legge m’è imposta.
Marina Cvetaeva

venerdì 9 settembre 2016

confondere vulnerabilità con innocenza

Buenas noches

Nella disgrazia, per di piú, rischiamo di confondere
vulnerabilità con innocenza e crediamo che le vittime
non sappiano ferire, è un errore diffuso.
 
Javier Marias

martedì 8 marzo 2016

sabato 23 gennaio 2016

fragili per natura



Le donne sono categorie a rischio perché, purtroppo, ci ficcano nel cervello fin da piccole questa storia dell'amore romantico e del prinicpe azzurro. Questo desiderio di esere protette e non proteggersi. Ci raccontano che siamo fragili per natura. è molto facile, avendo questa idea di te stessa, anche se non è manifesta, cadere nelle grinfie di manipolatori

@yarlaim - Antonella Vitale

sabato 31 ottobre 2015

forza e fragilità







lunedì 26 ottobre 2015

la forza della fragilita



 
A volte mi sento piccola, ingenua, perdente. Tanti mi dicono che non devo fidarmi, che devo pensare di più a me, che devo difendermi. Difendermi da chi e da che cosa? Da tutti. Vivere allora erigendo muri, sempre in trincea. No, non fa per me. Preferisco il rischio, preferisco come dice Socrate subire un'offesa piuttosto che infliggerla. E nel momento che decido questa linea di condotta, mi sento più tranquilla, vedo la realtà con occhi più sereni.
 
Capisco allora che l'esigenza di molti di difendersi nasce dalla paura di riconoscere la propria debolezza, la propria fragilità. E' così che esibiamo quello che non siamo, un’immagine deformata che cerca disperatamente di affermarsi sugli altri, di opporsi all'incontro con l'altro. Ma a chi può far bene erigere muri per non essere attaccato ancor prima che scoppi una guerra? A chi può far bene perdere la fiducia nella vita e negli altri, sentire intorno a sé un mondo ostile?
 
Al contrario è proprio nel riconoscimento dei propri limiti che sta la nostra forza, è proprio dal riconoscimento della nostra debolezza, all'incontro delle nostre fragilità che può iniziare un cammino per costruire vere relazioni, per costruire un mondo migliore.
 
Fragilità non vuol dire sentirsi inferiore, fragilità vuol dire guardare in faccia l’uomo così com'è e in questo riconoscimento trovare la forza di dire NO a una società troppo prepotente ed arrogante, incurante delle debolezze degli altri, di tutti quelli che come Charlie Brown sanno che la squadra “vince solo se lui non gioca”.
 
Ma chi non vuole “vincere” a tutti i costi sa anche “perdere tempo”, chi sa di abitare la fragilità e chi riconosce i suoi limiti sa ascoltare e parlare in dialogo senza prevaricare. Non essere in corsa per vincere una gara, vuol dire essere padroni del proprio tempo: il tempo diventa una categoria della vita, non qualcosa da bruciare nell'autoaffermazione di quel falso sé che non riesce più a distinguere le menzogne che dice e che sente. Non difendersi dagli altri, vuol dire costruire nella propria quotidianità un mondo di pace, vuol dire guardarsi dentro per cambiare se stessi e non aver più la pretesa di cambiare gli altri.
 
“Sei amato solo dove puoi mostrarti debole senza provocare in risposta la forza.”
Theodor Adorno


Tratto -> da pensare in un'altra luce


mercoledì 2 settembre 2015

la donna riconosce più facilmente le ferite dell'anima

Alla conoscenza delle proprie fragilità non si giunge se non sulla scia dei sentieri che portano alla nostra interiorità, e che costa fatica seguire, perchè ci confrontiamo con le nostre emozioni e con le nostre sensibilità, con le nostre angosce e con le nostre speranze recise, dalle quali è piú comodo fuggire: ignorandole, o rifiutandole, e vivendo come se non fossero in noi.
 
Ora, l'attitudine all'introspezione, all'analisi di quello che avviene nel fluire ininterrotto della vita interiore, consente alla donna di riconoscere piú facilmente le ferite dell'anima, le fragilità, che sono in lei; accettandole con coraggio e con fermezza, e mai ignorandole, o rifiutandole.
 
Ma non è facile dare parole a queste ferite, alle emozioni dolorose che a esse si accompagnano, e in questo, anche in questo, la donna sa meglio esprimere quello che prova con il linguaggio delle parole, e con il linguaggio del corpo vivente, che è il linguaggio della voce e del volto, degli sguardi e delle lacrime, del sorriso e del silenzio. Contestualmente la donna non si vergogna nel manifestare le ferite dell'anima che sono in lei, nel chiedere aiuto, quando le tempeste emozionali lo consentano, e anche nell'accettare eventualmente di essere curata. Le fragilità riconosciute, le fragilità accolte nella loro significazione umana, pesano infinitamente meno che non quelle ignorate, o rifiutate, che si trasformano in pietre dalle quali non sempre è possibile liberarsi.
 
Le emozioni, ancora, sono nella donna piú facilmente straziate da contesti ambientali freddi e indifferenti che destano dolorose risonanze interiori, e lasciano cicatrici talora insanabili; e questo sapersi analizzare interiormente consente alla donna di riconoscere non solo le proprie fragilità ma anche quelle degli altri, e di coglierne le radici motivazionali. Ci sono poi, lo diceva Norberto Bobbio, emozioni emblematicamente femminili, e in esse vorrei comprendere non solo la mitezza ma, anche, la gentilezza e la tenerezza, la timidezza e la letizia, che cambiano il modo di creare e di vivere le relazioni umane; immergendole in atmosfere di accoglienza, e di non conflittualità.
 
Eugenio Borgna La fragilità che è in noi

essere consapevoli della ricchezza che risiede nella fragilità

Vorrei che raverle ricondotte alle loro radici esistenziali, e raverle descritte nelle loro molteplici forme di espressione, possano contribuire a sottrarre le fragilità alle ombre e alle diffidenze, al disprezzo talora, con cui tendono a essere considerate, e a essere giudicate; e ancora vorrei che persone giovani, e non piú giovani, alle quali non siano estranee le ombre della fragilità, possano divenire consapevoli della ricchezza umana che è in essa.
 
Ma non potrei anche non dire come la fragilità, la sensibilità e la vulnerabilità rendano le persone molto piú esposte alle ferite dell'anima: ferite dolorose, sí, ma portatrici di slanci del cuore che danno senso alla vita. Le persone fragili, che soffrano delle loro fragilità, non hanno bisogno di farmaci, .... ma hanno bisogno di presenze umane, non necessariamente professionali, capaci di ascolto e capaci di creare comunità di cura, e magari comunità di destino, nelle quali il piú forte dia una mano al piú debole.
 
Eugenio Borgna La fragilità che è in noi

così come la fragilità dei fiori accresce la bellezza del ciliegio

La nostra carne è fragile: qualsiasi pezzo di materia in movimento può trafiggerla, lacerarla schiacciarla, oppure inceppare per sempre uno dei suoi congegni interni.
La nostra anima è vulnerabile, soggetta a depresioni immotivate, penosamente in balia di ogni genere di cose, e di esseri altrettanto fragili o capricciosi.
La nostra persona sociale, da cui dipende quasi il sentimento dell'esistenza, è costantemente e interamente esposta al caso.
....

il centro stesso del nostro essere è legato alle sue tre parti con fibre tali da risentire delle ferite di ciascuna, anche se non gravi, fino a sanguinare. In particolare è come se ogni cosa che sminuisce o distrugge il nostro prestigio sociale, il nostro diritto alla considerazione altrui alterasse o sopprimesse la nostra stessa essenza: fino a questo punto abbiamo per sostanza l'illusione.
...

Quando tutto va più o meno bene, non si pensa a questa fragilità quasi infinita. Ma nulla costringe a non pensarvi. La si può guardare di continuo, e ringraziarne continuamente Dio.
....

Possiamo pensare a questa fragilità con amore e con riconoscenza in circostanze di grande o piccola sofferenza. Pensare ad essa in momenti pressochè indifferenti. Pensarvi in qualsiasi lieta occasione. Non dovremmo farlo, invece, se questo pensiero fosse di natura tale da turbare o sminuire la gioia. Ma non è così. La gioia acquisisce soltanto una dolcezza più penetrante e pungente, così come la fragilità dei fiori accresce la bellezza del ciliegio.
 
Simone Weil +++ citato da Eugenio Borgna, La fragilità che è in noi

martedì 1 settembre 2015

la bellezza della fragilità

Non c'è nulla di ancora piú fragile di un sorriso, che talora nasconde dolorose intermittenze del cuore, della nostalgia, questa patria perduta e mai dimenticata, della neve che cade a Natale, e di un raggio di luna su un libro che ci è caro;

e da queste metafore umbratili e iridescenti rinasce una ultima immagine della fragilità: quella visibile solo agli occhi bagnati di lacrime.

Eugenio Borgna La fragilità che è in noi



Alberto Giacometti - seated woman



riconoscere la fragilità

La fragilità é un modo di essere emozionale ed esistenziale che vive del cammino misterioso che porta verso l'interno, e che non si riconosce se non andando al di là dei comportamenti e scendendo negli abissi della nostra interiorità, e dell'interiorità altrui. Ancora oggi si tende ingiustamente a guardare alla fragilità come a una forma di vita inutile e antisociale, e anzi malata, che ha bisogno di cure, e che non merita nel migliore dei casi se non compassione; e non si sanno intravedere in essa le tracce incandescenti della sensibilità e della gentilezza, della timidezza e della tenerezza, della creatrice malinconia leopardiana.
 
Certo, come la sofferenza passa, ma non passa mai l'avere sofferto, cosi anche la fragilità é un'esperienza umana che, quando nasce, non mai si spegne in vita, e che imprime alle cose che vengono fatte, alle parole che vengono dette, il sigillo della delicatezza e dell'accoglienza, della comprensione e dell'ascolto, dell'intuizione dell'in-dicibile che si nasconde nel dicibile. Si, ci sono momenti in cui la presenza, o almeno la percezione, che ciascuno di noi ha della propria fragilità si accentua, osi inaridisce; ma in ogni caso dovremmo educarci a riconoscerla in noi ma soprattutto a riconoscerla negli altri da noi: un impegno etico, questo, al quale noi tutti siamo chiamati in vita. Non solo negli incontri che la vita ci propone ogni giorno, ma anche, e soprattutto, negli incontri che si hanno con pazienti divorati dalla fragilità e dall'insicurezza, dalla debolezza e dall'inquietudine agostiniana del cuore, é davvero necessario ascoltare e interpretare il senso misterioso di un dialogare nel silenzio; e questo al fine di intuire cosa sentano, e come si sentano, quali attese e quali speranze inquiete abbiano, e quali ombre scendano sugli orizzonti della loro vita.
 
Eugenio Borgna La fragilità che è in noi

le fragilità nascoste

Ci sono anche le fragilità che si nascondono nelle sensibilità ferite della timidezza e dallo smarrimento, dal silenzio e dalla sventura. Sono umane fragilità che ci passano accanto nella vita di ogni giorno con le loro scie di impalpabili penombre e di inafferrabili fluorescenze, e che non è facile riconoscere. Sono fragilità che gridano nel silenzio dell'anima, e che sono udite solo quando in noi ci siano le tracce della sensibilità e dell'attenzione che...appartiene all'ordine della grazia. Riconoscere queste fragilità, le fragilità che vivono segrete nel cuore delle persone con cui ogni giorno ci incontriamo, è cosa ancora più importante che non quella di riconoscere le nostre fragilità.
 
Eugenio Borgna La fragilità che è in noi

il male oscuro



mi sentivo in gabbia ero disperata....
ho deciso di andare per la mia strada
Gabriella R.
 
Quando, per i nostri miseri interessi, per le nostre focose sensazioni di lussuria e per l'amore che ci trasforma in uomini dal cuore spezzato, ci prepariamo a fare cose disgustose, vorremmo sempre avere un fine, se possibile supremo.....
Orhan Pamuk
 
pensi di dare aiuto e invece ferisci"
Orhan Pamuk
 
Sono fragilità che gridano nel silenzio dell'anima, e che sono udite solo quando in noi ci siano le tracce della sensibilità e dell'attenzione che...appartiene all'ordine della grazia.
Riconoscere queste fragilità, le fragilità che vivono segrete nel cuore delle persone con cui ogni giorno ci incontriamo, è cosa ancora più importante che non quella di riconoscere le nostre fragilità.
Eugenio Borgna



lunedì 31 agosto 2015

nostalgia della morte

Novembre

 E poi - se accadrà c'io me ne vada -
resterà qualchecosa
di me
del mio mondo -
resterà un'esile scia di silenzio
in mezzo alle voci -
un tenue fiato bianco
in cuore all'azzurro
Ed una sera di novembre
una bambina gracile
all'angolo d'una strada
venderà tanti crisantemi
e ci saranno le stelle
gelidi verde remote -
Qualcuno piangerà
chissà dove - chissà dove -
per me
nel mondo
quando accadrà che senza ritorno
io me ne debba andare

Antonia Pozzi

La nostalgia della morte è acuta e straziante specchio di una lacerazione dell'anima che l'ha accompagnata lungo gli anni, brevi come un sospiro, della sua vita: una vita e una morte che sono state in lei, e in infinite altre adolescenze, la conlcusione di fragilità e di sensibilità ferite. e forse mai presagite.
 
Eugenio Borgna La fragilità che è in noi
 
la nostalgia link esterno


domenica 30 agosto 2015

la fragilità, la parola, il silenzio


 
Come non distinguere, in particolare, la fragilità come grazia, come linea luminosa della vita, che si costuisce come il nocciolo tematico di esperienze fondamentali di ogni età della vita, dalla fragilità come ombracome notte oscura dell'anima, che incrina le relazioni umane e le rende intermittenti e precarie, incapaci di tenuta emozionale e di fedeltà.
 
Solo l'intuizione e la sensibilità ci consnetono di cogliere le parole fragili e delicate che sono arcobaleno di speranza. Le parole fragili sono parole portatrici di significati inattesi e trascendenti, luminosi e oscuri, umbrattili e crepuscolari. Spnop fragili le parole rilkiane, che si aprono e sichiudono come ortensie azzurre, e che alludono a foreste di segni insondabili; e sono infinitamente fragili le parole leopardiane, nelle loro risonanze così facilmente ferite dalla nostra indifferenzae dalla nostra noncuranza, dalla nostra fretta e dalla nostra disattenzione.
 
Sono fragili le aprole ungarettiane che, come allodole accecate da troppa luce, rinascono dal silenzioe dalla discrezione, dalle luci e dalle penombre della vita. Sono, queste, le parole di cui hanno bisogno le persone fragili e insicure, sensibili e vulnerabili, indirizzate alla disperata ricerca di accoglienza e di rispetto della loro debolezza: della loro digità
...
Le parole non sono incolori, non sono uniformi, non sono semplici e, solo se sgorgano dal cuore e dal silenzio, solo se sono fragili e gentili, umbrattili e arcane, lasciano una traccia profonda nell'anima di ch ista male e chiede aiuto divorato dalla angoscia e dalla disperazione.
La parola è il tratto distintivo dell'uomo, non perchè aggiunto alla sua natura, ma perchè suo cotitutivo. L'uomo nasce, si sviluppa, si modella e si esprime entro un linguaggio. Ma il linguaggio porta necessariamente al dialogo, ed è perciò la piattaforma sulla quale si realizza l'incontro io-tu, che il solitario tenta di sfuggire come in compatibile col suo disegno.
 
...Per ascoltare occorre tacere. Non soltanto attenersi a un silenzio fisico...... ma a un silenzio interiore, ossia un atteggiamento tutto rivolto ad accogliere la parola altrui. Bisogna far tacere il lavorio del proprio pensiero, sedare l'irrequietezza del cuore, il tumulto dei fastidi, ogni sorta di distrazioni. Nulla come l'ascolto, il vero ascolto, ci puo' far capire la correlazione tra il silenzio e la parola.

Giovanni Pozzi
Ma il silenzio, nella sua stremata fragilità, non ha solo mille modi di venire alla luce, ha anche mille modi di essere ferito dalle parole, o dai gesti. Il silenzio ha in sè tracce di mistero e di oscurità, di fascinazione e di speranza, e le parole, le parole che aiutano a vivere, nascono dal silenzio e muoiono nel silenzio in una circolarità senza fine.
 
Sono molti i modi con cui il silenzio e le parole si intrecciano: c'è il silenzio che rende palpitante e viva la parola; c'è il silenzio che si sostituisce alla parola nel dire il dolore e l'angoscia, la gioia e la speranza; c'è il silenzio oscuro, o ambivalente, nei suoi significati.Ogni silenzio ha un suo proprio linguaggio, e non è facile coglierne, e decifrarne, gli orizzonti di senso; e questo ha una particolare importanza quando si ha a che fare con condizioni psicopatologiche di vita nelle quali il silenzio è dolorosamente presente: fragile, e vulnerabile.
.....
Come non essere tentati di guardare al silenzio come a un modo di essere inutile e negativo, e alla parola invece come a un modo di essere sfolgorante e positivo? Ma dovremmo sapere che nella vita non tutto è dicibile, e non tutto è esprimibile; e non dovremmo illuderci di potere spiegare i pensieri che abbiamo, e le emozioni che proviamo, con le sole parole chiare e distinte. La parola che tace è talora piu' importante della parola che parla

Eugenio Borgna La fragilità che è in noi

senso del vivere e del morire






Nell'adolescenza rinascono improvvisamente le grandi domande sul senso del vivere e del morire; e nascono i grandi ideali a cui consegnare un senso alla vita: un senso alto e luminoso che ne te metta in fuga le ombre. Ma queste domande, e quesito ideali, si confrontano con le abitudini e la lontananza, la distrazione e l'estraneità del mondo degli adulti, e allora ne scaturisce la ricerca della solitudine, il distacco dal mondo e il ripiegamento nella propria interiorità che si sente ferita, e sempre più fragile.

Eugenio Borgna La fragilità che è in noi




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