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domenica 26 gennaio 2020

come un falco che volteggia e s’innalza.


Rachel Cursk



Un’intuizione cominciò a farsi strada dentro di me, un pensiero in erba, come se un elemento incomprensibile tutt’a un tratto fosse andato a posto.

Abbiamo attraversato la strada ritrovandoci nel cono di luce che proveniva dall’albergo. Ho aperto il cancello e il moderatore mi ha seguita nel giardino inghiaiato. C’era una rampa di ampi gradini di pietra che conduceva alla porta d’ingresso. Mi sono fermata, l’ho ringraziato per avermi riaccompagnata, gli ho girato le spalle e ho salito i gradini.

Lui mi ha seguita; lo sentivo subito dietro di me, un’oscura sagoma di sorvegliante, come un falco che volteggia e s’innalza. Quando mi sono girata di nuovo ha fatto due rapidi passi verso di me. Sembrava che stesse attraversando un qualche elemento insondabile o un baratro.

Il suo corpo ha raggiunto il mio, mi ha spinta contro la porta e mi ha baciata. Mi ha ficcato in bocca la sua lingua tiepida, spessa; mi ha infilato le mani nella giacca. Il suo corpo snello e duro era piú insistente che forzuto. Sentivo gli abiti morbidi, costosi che indossava, e sotto la sua pelle ardente. Ha scostato per un attimo la faccia dalla mia, onde poter parlare.

– Sembri un’adolescente, – ha detto.

Mi ha baciata a lungo. A parte quel suo commento, nessuno ha detto niente. Non ci sono state spiegazioni né affettuosità. Cominciavo a percepire un che di muffito nei miei vestiti umidi e nei capelli aggrovigliati. Quando infine i nostri corpi si sono separati mi sono fatta piú in là, ho girato il pomo della porta e l’ho aperta di qualche centimetro. Lui è arretrato di un passo; sembrava sogghignasse. In quell’oscurità vibrante era una silhouette riempita di luce bianca.

Buonanotte, ho detto.

Transiti di Rachel Cursk


venerdì 6 dicembre 2019

e sollevò le natiche per accogliere la mia erezione


Guillaume Musso



Non permettere che la bellezza dell’istante presente fosse guastata dalla pesantezza del passato o dall’incertezza del nostro futuro.
 
Le sfiorai con le mani le curve dei seni, che risaltavano nella penombra azzurrognola dell’alba. Mi accarezzò i capelli con le dita, mi cercò le labbra e sollevò le natiche per accogliere la mia erezione dentro di sé. Inarcò la schiena e iniziò a muoversi avanti e indietro con regolarità Aggrappata al mio torace, gettò la testa indietro, ondeggiando su di me con gli occhi sigillati e la bocca socchiusa. Le mie dita scivolarono dalle labbra ai seni di lei. E d’un tratto le idee mi si confusero. Sentii mancarmi l’aria.
 
No, non adesso!
 
Lisa mi stava cavalcando muovendosi con un ritmo sempre più rapido, e io le afferrai i fianchi, cercando di aggrapparmi a tutto ciò che potevo: ai suoi gemiti, al profumo di cipria della sua pelle.
Qualunque cosa pur di godere di qualche minuto in più.
Qui e adesso.
 
Lisa agganciò il mio sguardo. Sentii fremere il suo corpo. L’ondata di piacere la scosse e si riversò su di lei. Al momento di godere, Lisa aprì la bocca per gridare il mio nome.Non permettere che la bellezza dell’istante presente fosse guastata dalla pesantezza del passato o dall’incertezza del nostro futuro.
 
Le sfiorai con le mani le curve dei seni, che risaltavano nella penombra azzurrognola dell’alba. Mi accarezzò i capelli con le dita, mi cercò le labbra e sollevò le natiche per accogliere la mia erezione dentro di sé. Inarcò la schiena e iniziò a muoversi avanti e indietro con regolarità Aggrappata al mio torace, gettò la testa indietro, ondeggiando su di me con gli occhi sigillati e la bocca socchiusa. Le mie dita scivolarono dalle labbra ai seni di lei. E d’un tratto le idee mi si confusero. Sentii mancarmi l’aria.
 
No, non adesso!
 
Lisa mi stava cavalcando muovendosi con un ritmo sempre più rapido, e io le afferrai i fianchi, cercando di aggrapparmi a tutto ciò che potevo: ai suoi gemiti, al profumo di cipria della sua pelle.
Qualunque cosa pur di godere di qualche minuto in più.
Qui e adesso.
 
Lisa agganciò il mio sguardo. Sentii fremere il suo corpo. L’ondata di piacere la scosse e si riversò su di lei. Al momento di godere, Lisa aprì la bocca per gridare il mio nome.

Guillaume Musso - - - L'istante presente


domenica 22 settembre 2019

giovedì 19 settembre 2019

Le storie d'amore

Franco Arminio in rete

Sono storie bianchissime,
fiamme bianchissime,
un incendio in paradiso.


Le storie d'amore
Esistono
le storie d'amore corrisposto.
Esistono
le storie d'amore non corrisposto.
Esistono
le storie d'amore che si fanno da sole.
Sono storie bianchissime,
fiamme bianchissime,
un incendio in paradiso.
 
Franco Arminio

martedì 16 luglio 2019

i tuoi seni

Andres Moreira

Come reverenti al mordere,
i miei denti perdono il filo.


Eros mi scuote
I TUOI SENI
Si posano sulle mie labbra
i tuoi bottoni sfidano la mia lingua
in un viavai di santi
camminatori. È così,
sono santi i calici di madreperla
che sostengono il tuo collo
si rifrangono in fiumi in piedi.
Come reverenti al mordere,
i miei denti perdono il filo.
 
Andres Moreira

sabato 6 luglio 2019

Qualsiasi cosa tocchi,

Yiannis Ritsos

Le mie mani attaccate ai tuoi seni.
Non le controllo le mani.


Eros mi scuote
Qualsiasi cosa tocchi,
Qualsiasi cosa tocchi,
la carta, il tavolo, il bicchiere,
è te che tocco.
Le mie mani attaccate ai tuoi seni.
Non le controllo le mani.
 
Yiannis Ritsos

giovedì 16 maggio 2019

-laudatus membrum-

Francesca Dono
Maltrattarmi con infinita perversione .
Aderisco.

-laudatus membrum-

 
laudatus membrum.
In corpo profundissimo meam Elebab inter vulvam.
Nulla avevi lavato.
Maltrattarmi con infinita perversione .
Aderisco.
Nel tuo ventre la scollatura del sottoveste.
Laudatus membrum.
Mea culpa dentro un pube formidabile e sfoderato.
Cavalcarono le nostre mani.
Due colpi indolenziti.
Urlo.
Ci chiniamo muti per ansimare.
-Aspettami_ non schizzare_ mio bellissimo Mefisto-.
Avilas et Imes dai primi umori.
Vengo a te sporca di malizia.
Laudatus membrum.
Tuas cagnam animosa all’angolo di un fiotto inossidabile.
Palmo a palmo.
L’arco lunare in noi sotto la diagonale.
Il macello.
 
Francesca Dono

venerdì 10 maggio 2019

mi ha chiesto di non lavarmi prima di andare da lui


L'intenso calore della luna



"Sai che cosa mi ha chiesto?" dice Emma portando alle labbra il calice di vino bianco con un sorriso malizioso. "Di non lavarmi prima di andare da lui perché vuole sentirmi addosso l'odore che avrei se avessi passato la notte nel suo letto."

Gioconda Belli


il tuo corpo

Antologia di Daniela
Yiannis Ritsos

Il tuo corpo
mi disloca,
mi contiene.

Il tuo corpo
Il tuo corpo
mi disloca,
mi contiene.
Coricato mi ergo
dentro di te.

Yiannis Ritsos

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mercoledì 1 maggio 2019

Nel bagno

Corrado govoni

O carezze de l’onde, o riflettuto
riso de la sua bocca porporina!
O movenza di coscie serpentine


Eros mi scuote
Nel bagno
CLEOPATRA IV
Così parla Cleopatra ed il cresputo
ventre tuffa ne l’acqua cristallina
lasciva a quella sua carne divina,
morbida come tenero velluto.
 
O carezze de l’onde, o riflettuto
riso de la sua bocca porporina!
O movenza di coscie serpentine
sotto il liquido specchio compiaciuto!
 
La regina delira e la fiumana
scioglie dei suoi capelli portentosi
che le formano un soffice origliere,
 
e poi chiama la bella pompeiana
che porti i lini rustici odorosi,
col liquore incitante nel bicchiere.
 
Corrado Govoni

lunedì 29 aprile 2019

la mia vulva

Corrado govoni

Ho le braccia carnose e affusolate,
più candide e più liscie de l’avorio,
e l’ascelle pelose ed incavate,


Eros mi scuote
la mia vulva
CLEOPATRA III
Se sciolgo i miei capelli risplendenti
sul mio ventre e sui fianchi flessuosi,
i miei capelli tortili serpenti,
densi lunghissimi ed insidiosi,
 
le mie nudità impazienti
essi coprono dei meravigliosi
loro veli, e di caldi pulsamenti
fremono i due miei seni golosi.
 
Ho le braccia carnose e affusolate,
più candide e più liscie de l’avorio,
e l’ascelle pelose ed incavate,
 
ed il mio caro pube saccheggiato
e un prezioso e rorido ciborio
che trabocca d’odore di peccato.
 
Corrado Govoni

domenica 28 aprile 2019

l mio ventre

Corrado govoni

La mia vulva è un ardente braciere
di lussuria che chiede gli unguenti
densissimi e copiosi de l’etère
e degli ermafroditi adolescenti.


Eros mi scuote
Il mio ventre
CLEOPATRA II
Il mio ventre è l’alcova del piacere
a cui corrono i maschi renitenti,
insaziantemente a compiacere
la mia fame di lunghi abbracciamenti.
 
La mia vulva è un ardente braciere
di lussuria che chiede gli unguenti
densissimi e copiosi de l’etère
e degli ermafroditi adolescenti.
 
Amo pure i guerrieri impetuosi
e membruti che lasciano i segnali
dei loro amplessi su la mia vita;
 
ma preferisco i baci voluttuosi
de le giovani leslie virtuali
che sul letto m’abbattono sfinita.
 
Corrado Govoni

sabato 27 aprile 2019

Io son maestra de le oscenità

Corrado govoni

ha dei denti appuntiti e vigorosi,
piccolissimi e rari gelsomini,
ed una lingua ruvida e lasciva.


Eros mi scuote
Io son maestra de le oscenità
CLEOPATRA I (Maga)
Io son maestra de le oscenità
che non conosce alcuna cortigiana,
sono l’irresistibile sovrana
de le più deliziose voluttà.
 
Sono la maga che a sazietà
sorbisce da la vulva di puttana
rossa come una rossa melagrana,
il seme con libidinosità.
 
La mia bocca à dei filtri saporosi
e dei tumidi labri porporini,
simili a petali di sensitiva;
 
ha dei denti appuntiti e vigorosi,
piccolissimi e rari gelsomini,
ed una lingua ruvida e lasciva.
 
Corrado Govoni

lunedì 15 aprile 2019

rigirando sotto la luce

Francesca Dono
Io con le dita smarrite.
Ho masturbato ancora la mia vulva.

-rigirando sotto la luce-

 

rigirando sotto la luce.

                La mia voluttà tra le tue gambe slanciate e bianche.

          Era ora_ pensai distesa sul tappeto.      

Il tuo pene mutevole dentro l´argano del foro.

Non respiravo.

Corsetto e maschera nera per invogliarti sadicamente dalle labbra carnivore.

                   -Stai ferma idiota-  gridavi  col cuore svagato .

L´organo emanava.

 A stantuffo il lamento dell´orgasmo.

                               Così  ti ho amato.

Ti è piaciuto?

                 

                            Lui dormiva.

Il territorio fradicio .

Io con le dita smarrite.

                      Ho masturbato ancora la mia vulva.


 
Francesca Dono

domenica 14 aprile 2019

fai di me qualsiasi cosa

Francesca Dono
In nomine cunnilingus sanctissimo. Entrami. Io sono
indegna e maledetta. Molte volte il tuo spermatozoo per inseminarmi.

-fai di me qualsiasi cosa-

 

fai di me qualsiasi cosa.
                           Nell´unica pelle-estasi l´orlo consumato mi seduce.
Grandi labbra spurgano.
                      Al tuo membro sadico tutte le mie bave bendate.
               Acqua e combustione.
          Anche il buio caustico s´intimidisce delle nostre saffiche voglie.
Ti scoprirai dal prepuzio?
                  Dimentica ogni cosa che lontano muove.
                           Impavidamente il nostro amplesso.
                        Sesso inciso.
Il foro da scuoiare verso l´impossibile.
                    Amorale mi possiedi .
Nessuna pietas.
                                   Ti fai unto nella notte nera.
Soltanto istinto nell´umido imene che
                           cattura sul marmo il lungo sudore.
  Mangiami.
                    Leggero e calzante l´amore dentro la caverna palpitante.
                         A noi dio della carne bollente.
                                              Puoi adesso torturarmi?
In ginocchio montata come un vitello.
                              Pax Fiat.
Nudi fino alla morte.

-artiglium tuus-

 artiglium tuus.

In nomine cunnilingus sanctissimo.  Entrami. Io sono

indegna e maledetta. Molte volte il tuo spermatozoo per inseminarmi.

Lubrificatum mea ficam _caro amante sopravvissuto. Insieme fluttuiamo.

La nostra pantera-sadomaso per resuscitare. Ti piaccio? Ho i miei oggetti da

legare al guinzaglio. Nient´altro. Quasi in piedi non ci reggiamo. Giarrettiera e

stivali di ormoni nei tuoi sensi abbondanti di sborra. Ora mi svuoti la bocca dalla bruciatura

acquosa.

__________________   Bassum ventrum.

                                                    Ti schiavizzo con una succhiata.


 
Francesca Dono

lunedì 8 aprile 2019

Ti bacio in silenzio

Franco Arminio in rete

Ti abbraccio tutta.
Tu diventi più piccola.
Ti tocco le mani.
Tu le apri tutte come un gatto,


Ti bacio in silenzio.
Ti bacio in silenzio.
Tu resti ferma.
Ti tengo la faccia tra le mani.
Tu dici grazie.
Ti bacio lo sterno.
Tu respiri di più.
Ti metto le mani sui fianchi.
Tu sorridi e i fianchi si fanno più grandi.
Ti abbraccio tutta.
Tu diventi più piccola.
Ti tocco le mani.
Tu le apri tutte come un gatto,
Ti bacio il collo.
Tu lo allunghi, e il collo diventa profumato.
Ti stendo e mi metto sopra di te.
Tu chiudi gli occhi, annusi l’aria:
ora in questa stanza
ci sono tutte le rose del mondo.
 
Franco Arminio
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