venerdì 24 luglio 2015

amicizia tra anime




Qual è l'amicizia perfetta fra due esseri umani Qual è l'amicizia perfetta fra due esseri umani: quella fra due Persone o quella fra due Anime? La differenza è che le Persone sono ancora condizionate dalla dura scorza dell'Ego, dalle circostanze esteriori (sociali, culturali, economiche), dalla convergenza di interessi specifici; mentre le Anime affini vanno dritte l'una al cuore dell'altra.

Secondo noi, non c'è alcun dubbio che l'amicizia tra Anime sia il livello più alto che l'amicizia può assumere nella vita terrena; essa non bada in alcun modo alle circostanze e alle convenienze e non si impernia attorno a particolari motivi d'interesse; ma è caratterizzata da un'attrazione e da una dedizione totali, ed in essa si ha sovente l'impressione di ritrovare qualcosa che si era già vissuto altrove.

Invero, vi è qualcosa di arcano e quasi di sconvolgente in quella forza misteriosa che ci sospinge irresistibilmente verso un altro essere umano, al di là di qualunque ragionamento e di qualsiasi argomento razionale o suscettibile di essere esaminato e spiegato in termini razionali; qualcosa che fa realmente pensare alla metempsicosi e alla reminiscenza, come se ci fosse dato di ritrovare qualcuno che avevamo già conosciuto prima, anche se, in questa vita, siamo assolutamente certi che non avevamo mai visto quella tale persona.

Quando, poi, una amicizia fra Anime si instaura fra due individui di sesso diverso - evento raro e difficile, e sempre sospeso su un filo di rasoio - noi veramente sentiamo una potenza immensa sprigionare da essa, sentiamo le nostre forze moltiplicarsi inspiegabilmente; ci sembra di trasformarci quasi in creature sovrumane, non per qualche nostro merito speciale, ma proprio in virtù di quella prodigiosa alchimia che si sprigiona dal contatto e dall'incontro profondo tra la nostra anima e quella dell'altra (o dell'altro).

A volte gli psicologi moderni creano parole ed espressioni nuove per indicare contenuti antichi: l'amicizia fra Anime designa, in fondo, qualcosa di molto vicino al concetto di «amicizia spirituale», ben noto ai filosofi e ai teologi medievali (cfr. il nostro precedente articolo «Bellezza, bontà e verità dell'amicizia spirituale nel pensiero di Aelredo di Rievaulx», consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice). Un altro aspetto importante dell'amicizia fra Anime è che essa si configura sempre come un triangolo: perché, accanto ai due individui in essa coinvolti, si staglia la presenza di un Altro, che ne è il supremo garante ed il silenzioso testimone: è da Lui che scaturisce un altissimo concetto della verità, per cui né l'una, né l'altra anima oserebbero mentire, ingannare, barare al gioco della vita in qualunque maniera, come invece avviene, purtroppo, nell'amicizia tra persone.

In un certo senso, l'Altro è sempre presente, e non solo nelle relazioni umane; ma solo nell'amicizia tra anime Egli diviene elemento decisivo, perché solo nell'amicizia tra anime i due contraenti preferirebbero qualunque male, anche la morte, piuttosto che venire meno alla verità che vive in essa e rimangiarsi la sacra promessa di lealtà e fedeltà incondizionate. «Non esiste amore più grande di colui che dà la vita per i propri amici», ebbe a dire un Maestro che, di queste cose, se ne intendeva.

Scrivono Connie Zweig e Steve Wolf nel libro «Il volto nascosto dell'anima» (titolo originale: «Romancing the Shadow», New York, Ballantine Books, 1997; traduzione italiana di Laura Castoldi ed altri, Milano, Rizzoli Editore, 1997, pp. 232-34): «In molte culture vengono organizzati rituali per onorare il vincolo unico dell'amicizia. In India ragazzi si sposano due volte: prima, durante la pubertà, si legano a un amico verso il quale si assumono un impegno per la vita e poi, all'età di sedici anni, scelgono una moglie, con cui allacciano un altro legame inscindibile. Grazie a questi riti il ragazzo impara ad avere fiducia nelle relazioni, insegnamento che non dimentica mai. Anche in Germania le cerimonie dell'amicizia richiedono che le due persone, ciascuna delle quali tiene in mano un boccale di vino o birra, si avvicinino fisicamente intrecciando le braccia e vuotino i bicchieri dopo aver formulato una promessa di fratellanza eterna.

Questo tipo di amicizia non è un'amicizia tra Persone, che potrebbe nascere da circostanze comuni come quella in cui vengono a trovarsi i colleghi di lavoro, i componenti di una squadra sortiva o i genitori di bambini in età scolare. Di solito non deriva da una coincidenza degli obiettivi come quelli perseguiti dai membri di un club che mirano ai medesimi risultati o dai membri di una comunità spirituale alla ricerca di una consapevolezza più elevata, i quali condividono il legame dello spirito, che trascende la Persona, ma non il legame più personale dell'anima. In un'amicizia al livello della Persona possiamo essere attratti dagli scudi dell'altro individuo (sesso, denaro, potere) e cercare di accattivarceli per il nostro interesse, di sfruttarli per i nostri fini. Può darsi che rimaniamo imprigionati in determinati ruoli, in cui uno porta l'altro alla dipendenza o ha una posizione di superiorità perché l'altro prova invidia o vergogna; oppure può darsi chele due persone pratichino un'attività insieme, come lo shopping o il basket, senza molta confidenza. In un'amicizia tra Persone i due individui tendono infine a esprimere sentimentalismo, che rappresenta un surrogato, una forma facilmente digeribile delle emozioni più profonde e oscure.

In un'amicizia tra anime accettiamo e riconosciamo invece le nostre nature essenziali. I ruoli sono più fluidi; il rispetto è reciproco; quello che avvertiamo come un legame profondo non si basa tanto sul "fare" quanto sull'"essere". L'amicizia a livello dell'anima richiede una lealtà che vada al di là de sentimenti o delle opinioni effimere dell'amico, una lealtà che spera gli obiettivi e le apparenze temporanei. Richiede autenticità o lealtà dell'anima. Richiede infatti di onorare il Terzo dell'amicizia. In cambio offre un posto ove non abbiamo bisogno di nasconderci.

L'amicizia tra anime assume inoltre significati diversi a seconda del contesto. Per due ragazzine che si conoscono durante l'adolescenza, provano un forte interesse reciproco, entrano nella fase del guscio, diventano inseparabili e rimangono amiche fedeli negli anni del college, del matrimonio e della maternità, l'amicizia tra anime sopravvive al passare del tempo. Dura nonostante le circostanze mutevoli e le differenze evolutive. Può darsi che perda di intensità, che rimanga latente per anni o che rappresenti l'unica relazione stabile della vita, un rapporto che dura persino più del matrimonio. Ognuna delle due donne coinvolte ha una testimone alla stria della propria vita. Se è fortunata, ognuna delle due ha un posto dove sentirsi a casa.

Per queste amicizie intramontabili il ricordo della storia vissuta in comune è un fattore chiave. Mnemosine, la dea della memoria, alimenta il rapporto permettendo agli amici di unirsi attraverso il passato quando il legame presente si assottiglia. In quanto madre delle Muse, ama la meditazione, i racconti, le rime e i miti nonché le immagini che danno unità alle narrazioni. Quando gli amici si abbandonano ai ricordi sono meno interessati ai fatti o agli avvenimenti che alla memoria simbolica, al ricordo di momenti vissuti con intensità e carichi di significato. Come la psicoterapia, l'amicizia dà spazio a questo tipo di memoria soggettiva.

Alcuni amici che si incontrano dopo anni hanno l'impressione di riconoscersi l'un l'altro a un livello profondo e inespresso; l'affinità trascende le loro storie personali. Non hanno dunque bisogno di voltarsi indietro e ricordare il passato. Entrano insieme nel presente come se il loro legame non avesse tempo, come se il Terzo fosse esistito prima del loro incontro e incollasse i loro destini l'uno all'altro.

Coloro che sono attratti dall'affinità o che amano incontrare persone simili a se stessi provano una sensazione di risonanza con l'altra persona come se si trattasse di un gemello. Come i greci Castore e Polluce, in alcune tribù africane i gemelli rappresentano l'ideale dell'amicizia. I bambini nati nello stesso giorno sono considerati gemelli che in qualche modo sono stati separati prima della nascita ma che sono uniti da un legame eterno. Gli amici condividono quindi il percorso prima e dopo la vita; i loro destini sono intrecciati. Incarnano il mistero del due in uno.»

L'amicizia fra anime, come dicevamo, è di per se stessa uno degli indizi che sembrano suggerire la realtà di una nostra esistenza anteriore a questa vita presente, perché essa, talvolta, nasce e si sviluppa con ardore così impetuoso, con forza così invincibile, come se ciascuno dei due individui percorresse una strada già nota in precedenza: la strada di casa.

Dove fosse la nostra casa prima di questa vita, nessuno può dirlo, così come nessuno può dire con precisione dove essa sarà, dopo che ce ne saremo andati; ma quel legame indissolubile, che unisce due anime per la vita e per la morte, riesce difficile da spiegare, se si ritiene che tutto ciò che esiste sia qui, ora, sotto i nostri sensi, e che non vi siano né un prima, né un dopo. Invero, così come certi legami tra figli e genitori sembrano suggerire che siano stati i primi a scegliere i secondi, in un altrove che nessuno potrebbe precisare, allo stesso modo certi legami che si stabiliscono nell'amicizia fra anime fanno pensare al ritrovarsi di due anime che si erano già conosciute e che già godevano della reciproca vicinanza come del bene più prezioso.

Nell'amicizia fra anime cade ogni astuzia, ogni competizione, ogni istinto di supremazia, per lasciare il posto al desiderio del bene incondizionato per l'altro: nessun legame umano è ad essa paragonabile, nemmeno quello tra genitori e figli, perché quest'ultimo ha un'origine biologica e sociale, mentre quella si direbbe venuta direttamente dal cielo.

Molti poeti e scrittori antichi ne hanno compresa tutta l'importanza e la magnificenza, e l'hanno celebrata in alcune delle pagine più belle della letteratura di ogni tempo; un esempio per tutti è quello dell'amicizia fra Eurialo e Niso, nell'«Eneide», ove Virgilio tocca un vertice insuperato nella descrizione di tale sublime sentimento, così come neppure Omero aveva saputo fare (se non, forse, nell'ambito dell'amicizia fra uomo e animale, e precisamente nello stupendo episodio del cane Argo, che attende per venti anni il ritorno del suo padrone Ulisse, nell'«Odissea»). La tanto decantata amicizia fra Achille e Patroclo, in confronto, appare sbiadita e indefinibile: infatti noi possiamo intuirla, più che vederla, nei versi dell'«Iliade».

Altri esempi celebri di amicizia fra anime sono quello di Davide e Gionata, nell'ambito dell'Antico Testamento, e quello di Gilgamesh ed Enkidu, in quello della cultura babilonese. È quasi superfluo aggiungere che molti studiosi moderni, sulla scorta della psicanalisi freudiana, non hanno saputo trattenersi dal ravvisare, in ciascuna di tali amicizie leggendarie, le tracce di una forte componente omosessuale, più o meno esplicita; ma, come spesso avviene ai seguaci della dottrina del sospetto, non è detto che le loro sin troppo facili illazioni abbiano colto nel segno.

La verità è che un'amicizia fra anime è talmente rara e preziosa, talmente al di là e al di sopra delle normali amicizie tra persone, che, giudicata dall'esterno, essa può facilmente dare adito a un tale genere di pensieri; ma, spesso, a torto. Il fatto è che colui che sta su di un piano inferiore, non possiede gli strumenti concettuali ed etici per comprendere, e meno che meno per giudicare, ciò che giace ad un livello superiore.

Un esempio banale: per un uomo rozzamente materiale, una donna nuda, distesa mollemente in posa sensuale, non è altro che un richiamo ai più bassi appetiti del corpo; ma per il grande artista, come Tiziano o Giorgione, è il magnifico soggetto di una grande opera d'arte, nella quale il mistero della bellezza viene celebrato in un'aura di sublime poesia. Perciò, bisogna stare attenti a non giudicare secondo le apparenze: perché ciascuno vede secondo la propria capacità visiva, e giudica secondo il proprio metro di evoluzione spirituale.

Concludiamo queste brevi riflessioni affermando che l'amicizia indissolubile fra due anime è una di quelle esperienze eccezionali che possono conferire significato e valore ad una intera esistenza umana.

In essa, infatti, ciascuna delle due parti si sente continuamente sollecitata a dare il meglio di sé, in termini di devozione, gratitudine, lealtà, solidarietà, abnegazione, all'interno di una nobile competizione per non essere mai da meno l'una dell'altra; ed è così rara perché, se è vero - come sosteneva Aristotele - che la vera amicizia è propria solo dei buoni, allora bisogna ammettere che l'amicizia fra anime è propria soltanto delle anime eccellenti: le quali, nel panorama della vita ordinaria, costituiscono notoriamente una merce assai poco frequente.

Prof. Francesco Lamendola

la persona giusta




La persona giusta Un giorno incontriamo la persona giusta. Restiamo indifferenti, perché non l’abbiamo riconosciuta. Passeggiamo con la persona giusta per le strade di periferia, prendiamo a poco a poco l’abitudine di passeggiare insieme ogni giorno. Di tanto in tanto, distratti, ci chiediamo se non stiamo forse passeggiando con la persona giusta: ma crediamo piuttosto di no. Siamo troppo tranquilli, la terra e il cielo non sono mutati; i minuti e le ore fluiscono quietamente, senza rintocchi profondi nel nostro cuore. Noi ci siamo sbagliati già tante volte: ci siamo trovati in presenza della persona giusta, e non la era […]. Per settimane e mesi, passiamo i giorni con la persona giusta, senza sapere: solo a volte, quando rimasti soli ripensiamo a questa persona, la curva delle sue labbra, certi suoi gesti inflessioni della voce, nel ripensarli, ci danno piccolo sussurro al cuore: ma non teniamo conto d’un così piccolo, sordo sussulto. La cosa strana, con questa persona, è che ci sentiamo sempre così bene e in pace, con un largo respiro, con la fronte che era stata così aggrottata, torva per tanti anni, d’un tratto distesa; e non siamo mai stanchi di parlare e ascoltare. Ci rendiamo conto che mai abbiamo avuto un rapporto simile a questo con nessun essere umano; tutti gli esseri umani ci apparivano dopo un po’ così inoffensivi, così semplici e piccoli; questa persona, mentre cammina accanto a noi col suo passo diverso dal nostro, col suo severo profilo, possiede una infinita facoltà di farci tutto il bene e tutto il male. Eppure noi siamo infinitamente tranquilli.
Natalia Ginzburg,

Con uno sguardo mi ha reso più bella




Con uno sguardo mi ha reso più bella
e io questa bellezza l’ho fatta mia.
Felice, ho inghiottito una stella.
Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
nel battito di ali improvvise.
Il tavolo è tavolo, il vino è vino
nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria,
incredibilmente immaginaria,
immaginaria fino al midollo.
Gli parlo di tutto ciò che vuole:
delle formiche morenti d’amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta.
Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un’invenzione. E ballo, ballo
nella pelle stupita, nell’abbraccio
che mi crea.
Eva dalla costola, Venere dall’onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.
Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.
— Wislawa Szimborska


ultimi




Io sono quello dell'ultima fila,
dell'ultimo treno, dell'ultima ora.
Dell'ultimo bacio rubato, negato.
Dell'ultimo sguardo tradito dal sole.

@ilcontenudo




sarditudine




sarditudine” rimanda a un complesso di elementi soprattutto interiori (in linguistica “connotativi”), quella che il sardo Gramsci chiamava “concezione del mondo”.

Paolo Pulina

sarditudine, sardità,




«Non so più nemmeno se il mio sia amore oppure fastidio, rabbia di essere nato là, di essere legato, di rimanere legato per tutta la vita a una terra tanto vecchia e tanto lontana dal mondo nel quale vivo. Eppure quella è la mia piccola patria. Là sono diventato uomo, là è la mia gente, dove io ho vissuto bambino, la casa di mio padre, case e tombe. Ma ciò che conta di più è che io, anche ora, se vado là, mi sento più forte e intelligente, anzi onnisciente. Se immergo la mano nell’ acqua della Spendula, o del Rio Manno, so di che cosa è fatta quell’acqua. Se raccolgo un sasso di Giarrana, ho di quel sasso una conoscenza che arriva fino alle molecole, fino all’atomo. Là mi sono sentito al centro dell’universo come un astronauta. È per questo che sono geloso della mia terra, della mia Isola, e odio tutto ciò che può renderla volgare»

Giuseppe Dessì

sardità







di Gabriele Ainis

“[…] l’identità può uccidere, uccidere con trasporto.”
Amartya Sen (Identità e violenza, Laterza 2006)

Che diamine sarebbe la “sardità”?
Non lo sa nessuno, forse perché non esiste, come non esistono tutti gli stereotipi creati ad arte per riunire ed escludere ad un tempo: riunire attorno ad una bandiera, escludere dal recinto, il nostro!
Del resto, la definizione di questa bizzarra categoria antropologica si scontra anche contro il sentire comune di coloro che potremmo, forse, chiamare davvero “sardi” e precisamente chi tale si ritiene. 

Gabriele Ainis


giovedì 23 luglio 2015

“L'amavo, insomma. Ed ero infelice. Ma come lei avrebbe mai potuto capire questa mia infelicità? Ci sono quelli che si condannano al grigiore della vita più mediocre perché hanno avuto un dolore, una sfortuna; ma ci sono anche quelli che lo fanno perché hanno avuto più fortuna di quella che si sentivano di reggere.” . —



Italo Calvino, Gli amori difficili

essere se stessi



Chi avvicinavo o mi avvicinava aveva solo me e non la proiezione di una sua fantasia

Ferzan Ozpetek *** Sei la mia vita

miti



pensate per esempio a Peter Green, che fonda i Fleetwood Mac, ottiene con loro un enorme successo, dopodiché, apparentemente senza motivo, li abbandona, realizza da solo un album straordinario come The end of the game e subito dopo scompare nel nulla per dieci anni, dieci anni in cui, si scoprirà, fa il becchino sotto falso nome, e quando non fa il becchino è internato in un ospedale psichiatrico… Poi, com'era scomparso, riappare: fa qualche altro disco dopodiché sparisce di nuovo: lo rintracceranno qualche anno più tardi a Richmond, dove vive come un barbone e i bambini del quartiere lo chiamano l'Uomo Lupo… Ecco, chiedete in giro chi è Peter Green, non lo sa nessuno, eppure ha lasciato dei capolavori, oltre a un gruppo che ha continuato a mietere successi anche dopo la sua sparizione… Syd Barrett invece è un'icona, è come Morrison o Hendrix senza però essere morto

Michele Mari *** Rosso floyd

si tace per creare un vuoto che si desidera colmato dall’interesse degli altri




la terza fase
la terza fase non è smettere di parlare. il silenzio è una forma di protesta che reclama attenzione. si tace per creare un vuoto che si desidera colmato dall’interesse degli altri. dopo la discussione feroce, che è la prima fase, e dopo il silenzio corrucciato, che è la seconda, subentra l’ultima ed irreversibile trasformazione. si parla (o si scrive), nella totale indifferenza dell’opinione altrui. quando si è oltre la linea rossa del silenzio, l’unico dialogo ammissibile è quello del confronto con se stessi. non più alla ricerca della ragione, ma per snidare il torto che ciascuno di noi conduce celato e greve nell’andito più discosto del proprio corpo.

Comandante Nebbia

mercoledì 22 luglio 2015

respiro lungo




stare sempre in guardia....

imparare a controllare l'energia sentirla capirla incanalarla

e aspettare il momento giusto con la persona giusta

Marcello e Gabriella

ricami d'api


Ricami di api

Ricami di api
orientati verso
il cielo,
mazzi di gemme
proiettate verso
il sole.
 
Un viale
profumato e
fitto di bouquet
preziosi.

D.N. ** 20/4/11

Sai quanto pesa una carezza?


Come crepiti nelle mie mani.

Come crepiti nelle mie mani.
Da quando ti ho conosciuto
ho perso i valori estremi della vita.
Sai quanto pesa una carezza?
Sai cosa sono le mani?
Sono uccelli che cercano orizzonti,
sono uccelli che cercano pace,
sono le mani dell’intelligenza e della ritrosia,
sono il pane quotidiano degli angeli,
sono le ali che cercano refrigerio.
Il tuo volto è un nido d’aria
attraverso il quale io trovo il mio nulla.

Alda Merini

la gente non legge



La maggior parte della gente non legge..in fondo la gente non legge..o non comprende,o se comprende dimentica


Amélie Nothomb ** igiene dell'assassino

eterna presenza


Eterna presenza


Non importa che non ti abbia,
né importa che non ti veda.
Prima ti abbracciavo,
prima ti guardavo,
ti cercavo tutta,
ti volevo intera.
Oggi più non chiedo
agli occhi e alle mani
le ultime prove.
Di stare al mio fianco
ti chiedevo prima;
sì, accanto a me, sì,
sì, però lì fuori.
A me già bastava
sentir le tue mani
darmi le tue mani,
sentire che ai miei occhi
tu davi presenza.
Ma adesso ti chiedo
di più, ben di più
di un bacio o uno sguardo:
di starmi più addosso
di me stesso, dentro.
Come il vento sta
donando, invisibile,
la vita alla vela.
Come sta la luce,
ferma, fissa, immobile,
facendo da centro
che non mai vacilla
al tremulo corpo
della fiamma inquieta.
Come sta la stella,
presente e sicura,
senza voce o tatto,
sul petto disteso,
sereno, del lago.
Quello che ti chiedo
è di essere l’anima
dell’anima mia,
sangue del mio sangue
dentro le mie vene.
È che tu stia dentro
di me come il cuore
mio, che io mai
vedrò, toccherò,
ma il cui palpitare
non sarà mai stanco
di darmi la vita
finché morirò.
E come lo scheletro,
segreto profondo
di me, che soltanto
mi vedrà la terra,
intanto però,
è lui che nel mondo
sostiene il mio peso
di carne e di sogno,
di gioia e di pena
misteriosamente
senza che degli occhi
lo vedano mai.
Quel che ti chiedo
è che la corporea
passeggera assenza
per noi non sia fuga,
mancanza, oblio:
ma che per me sia
possesso totale
dell’anima lontana
eterna presenza.
Pedro Salinas

(Traduzione di Valerio Nardoni)
da “Il corpo, favoloso. Lungo lamento”, Passigli Poesia, 2015


***
Eterna presencia 
No importa que no te tenga, 
no importa que no te vea.
Antes te abrazaba,
antes te miraba,
te buscaba toda,
te quería entera.
Hoy ya no les pido,
ni a manos ni a ojos,
las últimas pruebas.
Estar a mi lado
te pedía antes;
sí, junto a mí, sí,
sí, pero allí fuera.
Y me contentaba
sentir que tus manos,
me daban tus manos,
sentir que a mis ojos
les dabas presencia.
Lo que ahora te pido
es más, mucho más,
que beso o mirada:
es que estés más cerca
de mí mismo, dentro.
Como el viento está
invisible, dando
su vida a la vela.
Como está la luz
quieta, fija, inmóvil,
sirviendo de centro
que nunca vacila
al trémulo cuerpo
de llama que tiembla.
Como está la estrella,
presente y segura,
sin voz y sin tacto,
en el pecho abierto,
sereno, del lago.
Lo que yo te pido
es sólo que seas
alma de mi ánima,
sangre de mi sangre
dentro de las venas.
Es que estés en mí
como el corazón
mío que jamás
veré, tocaré,
y cuyos latidos
no se cansan nunca
de darme mi vida
hasta que me muera.
Como el esqueleto,
el secreto hondo
de mi ser, que sólo
me verá la tierra,
pero que en el mundo
es el que se encarga
de llevar mi peso
de carne y de sueño,
de gozo y de pena
misteriosamente
sin que haya unos ojos
que jamás le vean.
Lo que yo te pido
es que la corpórea
pasajera ausencia
no nos sea olvido,
ni fuga, ni falta:
sino que me sea
posesión total
del alma lejana,
eterna presencia.
Pedro Salinas
de “Largo lamento”, Alianza Editorial, 1989


danzami sopra




Mi dicevi: sono il tuo uomo
sono la tua donna ti dicevo
portami tu al prossimo valzer
 
portami nel tuo paradiso
porta sotto la pioggia
le mie labbra secche
e dissetami
 
nascondimi lungo le colonne
sciogli i pensieri nel
tuo profumo
guidami costringimi sgusciami
inumidisci il mio petto
che corre
calpestami danzami sopra
accosta le tue guance
conduci le mie mani
annegami di sospiri

Marcello C.

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