nel mare senza una rotta tracciata
dalle spumose creste dell'onda,
può contare solo sul vento
come guida verso la meta bramata.
Fujiwara no Kachion
Questo lo scrivo per te
che vivi dall´altra parte del mare,
lì dove anche le ore
battono secondo alte energie.
Questo lo scrivo per te
che non hai mai vinto,
anche se hai sempre giocato bene,
ma poi la palla è finita sul palo.
Questo lo scrivo per te,
che cammini svelta tra la gente distratta,
che non sa che fortuna
ha nell´averti vicino.
Questo lo scrivo per te,
ora che viaggi lungo un´altra rotta
e il mio vettore largamente diverge
per verso, modulo e direzione.
Stamattina ti ho vista
era una bella giornata di sole
guardavi silenziosa una vetrina colorata
i capelli erano più corti dei tuoi,
gli occhi di un altro colore,
e indossavi un abito che non avresti mai portato.
Fra me e te c´erano sette secondi luce
e quando mi hai guardato
non mi hai riconosciuto.
Eppure eri tu. Ne sono certo.
Eri tu.
Tutto ho raccolto di te, briciole, frammenti, polvere, tracce, supposizioni, accenti restati in voci altrui, qualche grano di sabbia, una conchiglia, il tuo passato immaginato da me, il nostro supposto futuro, ciò che avrei voluto da te, ciò che mi avevi promesso, i miei sogni infantili; l'innamoramento che da bambina sentii per mio padre, certe sciocche rime della mia giovinezza, un papavero sul ciglio di una strada polverosa […]
Suonatina di pianoforte
Eugenio Montale
Burlington -
(la più bella radio del mondo)
lettere a Milena

«Amavo una ragazza, che mi riamava, ma dovetti lasciarla.
Perché?
Non so. Pareva che fosse circondata da un cerchio di armati appena mi avvicinavo a lei, urtavo nello loro cuspidi, restavo ferito e dovevo indietreggiare
Non aveva nessuna colpa la ragazza? Credo di no, o meglio, so che non l´aveva. La similitudine precedente è incompleta, in quanto anche io ero circondato da una cerchia di armati che tenevano le lance contro di me È rimasta sola quella ragazza?
No un altro è giunto fino a lei, con facilità e senza ostacoli. E io, esausto dai miei sforzi, sono stato a guardare con assoluta indifferenza ».

«Cara dolce Milena,
ho scoperto, in certi tuoi gesti acerbi, che mi inteneriscono, una Milena più piccola (della quale dovresti farmi un disegno).
Il mio Io irragionevole’, che è innamorato di te, vorrebbe conoscerla.
Vorremmo conoscervi.
Ci piacerebbe molto stare con voi, fare cose, le più banali: mangiare biscotti, darvi inutile affetto, leggere storie, prendersi in giro, guardare il soffitto, incasinarvi moltissimo ».
«Cara, dolce , Milena grande,
sentendo certe notizie che giungono alle mie orecchie trasecolo. Chi ti ha detto che mai e poi mai vorrei coprirti di baci? Se c´è qualcosa di cui sono sicuro è che vorrei coprirti di baci. In verità, qualche volta ho pensato anche a coprirti di carezze (di quelle delicate che si scambiano al buio, per riconoscersi e appartenersi, gli amanti), ma queste avrebbero avuto un ruolo propedeutico volto a rivelare i punti migliori per distribuire i baci (di cui sopra). Chiarito questo, torniamo a noi. Effettivamente, di quell´uomo di cui mi hai parlato, quello un po´ triste che ti scrive cose fuori luogo e strane, si dice racconti bugie: secondo me è una bugia (per quanto ne so, a modo suo, ti ama)».
lettere a Milena
la tua chioma è un reame
dove regina è l'oscurità
la tua fronte è uno svolo di fiori
è la tua testa come un bosco vivo
ricolmo di uccelli che dormono
i tuoi seni son grappoli di api
candidi sopra il ramo del tuo corpo
il tuo corpo è l'aprile e le ascelle
mi annunziano la primavera
sono bianchi cavalli le tue cosce
aggiogati ad un cocchio da re
sono il ritmo d'un bravo menestrello
e in mezzo a loro c'è sempre una musica
amore mio
la tua testa è uno scrigno per la gemma
fresca della tua mente
i tuoi capelli son come guerrieri
che non sanno sconfitta
i tuoi capelli sulle spalle sono
un'armata con trombe vittoriose
le tue labbra son satrapi in porpora
i cui baci sanno far congiungere
come re
e i polsi
fanno la guardia alla chiave del sangue
sulle caviglie i piedi sono fiori
in vasi d'argento
fluttuano flauti nella tua bellezza
hanno i tuoi occhi l'ambiguità
di campane intuite nell'incenso.
non ho imparato a considerare l'eccitazione come qualcosa che bisogna liquidare nell'astinenza e scacciare come il diavolo, e un'eccitazione così forte come questa mia di oggi la considero qualcosa che non chiama, ma proprio urla vendetta perché vuole essere soddisfatta e non fatta oggetto di ascetica astinenza.
Le mie labbra stringono la tua mano
nel buio sospesi
nel calore che si accumula
nel respiro trattenuto
finchè allento la morsa travolta
da un fiume
e
Le tue labbra mi saziano avide.
Ci si perde quando non ci si riconosce più.— Dani_ora (@_Ironica_1) 26 marzo 2016